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18. Gli interessi legittimi -

Il problema dell'ingiustizia - e della risarcibilità - del danno prodotto mediante la lesione di p73 p73 una posizione qualificabile come interesse legittimo rileva soprattutto in materia di rapporti tra privati e p.a. (v. infra, @ 38.4.).

La questione può sorgere, tuttavia, anche con riguardo ad episodi che coinvolgono esclusivamente soggetti privati. In tali situazioni l'analisi viene ricondotta, di norma, all'identificazione della sussistenza - nella fattispecie concreta - degli elementi propri di un diritto soggettivo, in assenza dei quali si respinge ogni pretesa dell'attore. Nessun risarcimento, dunque, al farmacista per il danno conseguente all'illegittimo avvicinamento di un esercizio concorrente (Cass.Sez.U. 764/69); e lo stesso varrà nel caso del danno subito dal concessionario di un tratto di litorale in seguito all'inquinamento del mare prodotto da altro concessionario, pur quando questi abbia esorbitato dalla concessione (Cass.3214/82; v. però Cass. 848/75).

In materia di appropriazione delle onde elettromagnetiche, da parte di emittenti televisive private, si segnala tuttavia l'ord. del Trib. Torino (3.9.82, RCP, 1983, 142) nella quale - affermata la natura di interesse legittimo della libertà di diffusione a livello locale di trasmissioni via etere - è stato dichiarato applicabile l'art.2043, ove un altro privato disturbi o impedisca le trasmissioni (contra, in un caso analogo, Pret.Palestrina 24.3.84 (ord.), TR, 1984, II, 235).

19. Gli interessi diffusi

.........................#19. Gli interessi diffusi - Sono venute moltiplicandosi, negli

ultimi anni, le azioni intraprese da parte di organismi

associativi di varia natura - oppure di enti pubblici - quali p73

p73 portatori di interessi generali, diffusi all'interno di ampie

collettività (Alpa e Bessone 1982, 153; Denti 1983, 306; Festa

1984, 945; Caravita 1985, 57; Ruffolo, 1985; Salvi 1985, 255;

Alpa 1986, 48; Trocker 1987, 1141; Cass.Sez.U. 1463/79;

Cass.Sez.U. 2207/78).

Senza entrare nel merito della distinzione tra interessi diffusi ed interessi collettivi, va segnalato soltano come siano molte le occasioni nelle quali la richiesta di risarcimento riguarda la tutela dell'ambiente; e si tratta, di solito, di richieste presentate nell'ambito di procedimenti penali attraverso la costituzione di parte civile (costituzione ammessa con una certa larghezza a favore di Comuni o altri Enti pubblici) (Cass.pen. 6.2.81, MCP, 1982, 1057; Cass.pen. 20.5.80, MCP, 1982, 359; Cass.pen.Sez.U., 21.4.79, FI, 1979, II, 356; Cass. pen. 17.5.78, FI, 1979, II, 233; Pret. Castel di Sangro 10.11.77, FI, 1979, II, 235; contra, Cass.pen. 5.7.78, FI, 1979, II, 232).

Le decisioni - sempre su questioni ecologiche - non sono invece univoche quando ad agire siano soggetti privati: associazioni ecologiste o comitati di quartiere vengono a volte riconosciuti titolari dell'interesse collettivo, e ammessi perciò ad agire di fronte ad attività lesive dell'ambiente o a costruzioni abusive (Pret.Vibo Valentia 24.11.86, FI, 1988, II, 48; Pret. Agropoli 21.3.86, GI, 1986, II, 414; Pret.Sestri Ponente 7.2.86, FI, 1986, II, 323; Pret.Roma 5.2.80, RCP, 1980, 594; FI, 1980, II, 466; GM, 1980, II, 865; Pret.Trento 1.12.78, FI, 1979,II, 234; Pret. Sampierdarena 14.9.84, in Alpa e Bessone 1980a, 181; Giorgio 1988, 48; v. ora la normativa sul danno ambientale, retro, @ 13). p73 Altre volte viene negata la legittimazione a quanti risultino portatori - secondo la qualificazione adottata - di un interesse diffuso "di mero fatto": comitato di cittadini nei confronti del costruttore di un'opera idraulica, per i danni a terreni e fabbricati ubicati nel Comune (Trib.Belluno 9.2.83, RGEnel, 1983, 79); associazioni ambientaliste rispetto a reati urbanistici (Cass.Sez.U. 2207/78; Trib. Vallo di Lucania 13.11.86, GI, 1987, II, 184; Pret.Napoli 11.1.79, FI, 1979, II, 233). Altre decisioni riguardano, poi, l'intervento di associazioni femministe in procedimenti legati ad episodi di violenza sulle donne (Trib.Potenza 7.7.82, MCP, 1983, 1240; Trib.Trieste 24.5.79, MCP, 1979, 1015) e all'applicazione della l.194/78 sull'interruzione della gravidanza (Pret.Ancona 5.9.78, MCP, 1979, 1029; RIML, 1979, 344); oppure di comitati per l'attuazione della l.180/78 sull'infermità di mente (Pret.Bisceglie 8.3.80, DFP, 1981, 817); o, ancora, di associazioni di consumatori (Trib.Ravenna 18.9.84, CorG, 1984, 621; Verardi e Ferro 1986, 256). 20. Rapporto con il bene e legittimazione attiva ..#

miscellanea

13. L'ambiente

....................................#13. L'ambiente - La tutela risarcitoria del patrimonio ambientale

è diventata recentemente materia di una norma (art.18, l.349/86)

la quale, da un lato, riconosce e disciplina esplicitamente la

categoria del danno ambientale e, dall'altro lato, restringe la

legittimazione attiva al soggetto pubblico (Cendon e Ziviz 1987,

521; Libertini 1987, 120). Il Comune può, così, agire di fronte

al giudice ordinario (Corte cost. 641/87) per far valere il pro

prio diritto soggettivo rispetto ai danni ambientali riferiti al

suo territorio (Cass.Sez.U. 1491/88).

Il ruolo dell'art.2043 in materia di ambiente (Patti 1979, 53; Alpa e Bessone 1982, 149; Camerieri 1987, 151; Visintini 1987, 49, 332) appare legato essenzialmente a due ipotesi, la p73 prima delle quali relativa alle immissioni che superino la normale tollerabilità, la seconda concernente la tutela della salute. Nel primo caso si sostiene che le immissioni giudicate intollerabili, e verso le quali non si possa procedere al contemperamento delle esigenze in conflitto - come previsto dall'art. 844, 2 co. c.c. -, costituiscono fatto illecito, con la possibilità per il danneggiato di agire contro tutti i responsabili: la p.a. e il concessionario privato del servizio (Cass.Sez.U. 6476/84); il conduttore dell'abitazione vicina (Cass. 6356/81); il detentore del fondo (Cass. 740/77). La protezione della salute - si afferma poi - esula dall'ambito di applicazione dell'art.844 c.c., che disciplina i soli rapporti proprietari, e chiama invece in gioco le norme sull'illecito extracontrattuale (Cass.Sez.U. 4263/85; Corte cost. 247/74; Trib.Lecco 26.6.84, GI, 1986, I, 2, 32; Visintini 1987, 49). Il diritto all'ambiente salubre trova così tutela, davanti al giudice ordinario (Pret. Massa 23.4.88, NGCC, 1989, I, 475), anche nei confronti della p.a. (Cass.Sez.U. 5172/79; Alpa e Bessone 1982, 157).

Si tratta, in molti casi, di immissioni sonore, suscettibili di incidere sull'integrità psico-fisica di chi le subisce (Cass.2396/83; App.Milano 6.11.87, RCP, 1988, 201; App.Milano 9.5.86, RCP, 1986, 559;; App.Milano 14.4.84, GI, 1986, I, 2, 32; Trib.Lecco 26.6.84, ivi; Trib.Milano 7.1.88, FI, 1989, I, 903; con data 2.6.88, GI, 1989, I, 2, 386; Trib. Vigevano 9.2.82; Trib.Monza 26.1.82; Trib. Belluno, 3.11.81; Trib.Milano 17.6.81, tutte GI, 1983, I, 1, 398; Vaccà 1987, 226; Alpa 1986, 45). Altre p73 p73 volte si lamentano le esalazioni prodotte dall'attività svolta: mangimificio (Cass. 4263/85); stabilimento di pollicoltura (Cass. 2932/69). E' necessario, ad ogni modo, che l'attività immissiva intollerabile abbia prodotto effettivamente una lesione della salute, non essendo sufficiente dimostrare la mera lesività potenziale del fatto (Cass. 3367/88).

Ha diritto al risarcimento la società costruttrice di un ponte che sia stata costretta a modificare il progetto iniziale a causa dell'inquinamento del fiume con agenti chimici (Cass. 2331/80).

Il titolare della concessione per l'esercizio di stabilimento balneare su di un tratto di arenile gode di un diritto soggettivo al non inquinamento del mare, ed è legittimato ad agire per ottenere il risarcimento del danno conseguente alle esalazioni e al materiale fognante immesso senza depurazione nel canale antistante la spiaggia, da un vicino Comune (Cass. 848/75; contra, Cass. 3214/82).

Il Trib.Milano (30.6.86, AC, 1987, 47) ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dai produttori di sacchetti di plastica nei confronti di un'agenzia pubblicitaria che aveva realizzato uno spot nel quale invitava a non lasciare in giro i sacchetti stessi, in quanto dannosi per l'ambiente.

28. Computer

- Negli ultimi anni si è sviluppato - anche sulla scorta delle esperienze straniere - il dibattito intorno ai problemi di responsabilità connessi alla diffusione dello p73 strumento informatico ad ogni settore della vita economica e amministrativa (v. i vari interventi in Alpa 1985).

Ecco allora il richiamo ai vari effetti che la diffusione su vasta scala delle operazioni automatizzate può comportare, non solo come incremento quantitativo delle ipotesi di danno, ma anche per i caratteri di novità che gli illeciti informatici possono presentare. La raccolta e l'utilizzo di informazioni in proporzioni prima inimmaginabili - si afferma - deve essere conciliata con la tutela dei diritti della personalità, e in particolare dellA privacy (Rodotà 1973; Alpa e Bessone 1982, 112); l'affidamento di attività al controllo totale o parziale del computer determina il rischio di danni a seguito dell'errata progettazione o costruzione dell'hardware, all'errata programmazione del software, all'intervento di fattori esogeni suscettibili di determinare il disfunzionamento degli apparati (Alpa 1986a, 387).

29. La responsabilità della banca .................#

33. Illeciti sportivi. Generalità

- Quasi tutte le attività

sportive comportano per la persona rischi che, secondo

l'impostazione tradizionale, si ritengono peraltro accettati da

colui che le pratica (sul punto v. Romboli 1988, 331).

Simile presupposto può essere, tuttavia, considerato corretto fintanto che ci si riferisca al pericolo compreso nell'alea normale, quello cioè connaturato a quel certo tipo di gara: al di là di questa soglia, invece, occorre ammettere che permanga a carico di concorrenti e organizzatori il dovere di rispettare il principio del neminem laedere, a tutela di diritti primari e assoluti (App.Trento 31.7.82, RGCT, 1983, 298; RDS, 1983, 413; Trib.Napoli 21.5.86, RDS, 1986, 466; RCP, 1986, 568; AC, 1986, 973; De Cupis 1982, 170; Visintini 1967, 298). La liceità, dal punto di vista penale, della creazione del rischio a fini sportivi si traduce, sul piano risarcitorio, nell'applicazione di criteri particolari di valutazione del comportamento (De Cupis 1982, 172; Frattarolo 1984, 43). In pratica - è stato rilevato - si finisce quasi sempre, ove non siano applicabili figure di responsabilità oggettiva, per limitare la dichiarazione di illiceità della condotta alle sole ipotesi di colpa grave, se non addirittura di dolo (Figone 1987, p73 p73 369; Busnelli e Ponzanelli 1984, 282). Le ipotesi concrete sono numerosissime (v. l'ampia panoramica in Frattarolo 1984; Figone 1987, 369), e coinvolgono tutti i soggetti che ruotano intorno all'attività sportiva - atleti, medici, organizzatori, società, ecc. - e, pur con differenti frequenze, riguardano quasi tutte le discipline praticate. Su un altro versante, va ricordato che anche l'illecito sportivo in senso stretto, e cioè la condotta sleale o scorretta che sia volta ad alterare i risultati della gara, può in alcuni casi essere fonte di responsabilità (Frattarolo 1984, 155). 33.1. La responsabilità degli organizzatori .........#

33.1. La responsabilità degli organizzatori -

Gli organizzatori di incontri sportivi sono tenuti tanto all'osservanza delle regole proprie dello sport in questione, quanto al rispetto delle comuni norme di prudenza e diligenza (Trib. Busto Arsizio 22.2.82, RDS, 1982, 570). Sono molte le occasioni che nel corso degli anni hanno determinato i giudici a punire la mancanza di precauzioni da parte degli organizzatori: si va dalla corsa ippica, svolta nonostante le proibitive condizioni del tempo (Trib.Napoli 21.5.86, RCP, 1986, 568; AC, 1986, 973; RDS, 1986, 466), ai danni provocati agli spettatori a causa della pericolosità del campo sportivo (Cass. 97/85); dall'ordine di chiudere i cancelli dello stadio, ordine che determini pregiudizio all'incolumità di una persona premuta dalla folla (Trib.Milano 6.3.69, ARC, 1969, 954), all'annegamento di un partecipante a una manifestazione paracadutistica (Cass.pen. 10.11.65, RCP, 1966, 511), all'investimento di spettatori durante manifestazioni ciclistiche p73 p73 (Trib.Torino 13.7.83, RDS, 1983, 566; App. Firenze 23.1.60, RCP, 1961, 355) o gare automobilistiche (Trib.Perugia 26.11.84, RDS, 1985, 219). La stessa soluzione riguarda il gestore di un impianto turistico che faccia praticare ai clienti lo sci nautico senza apprestare particolari cautele (Pret.Roma 6.5.81, TR, 1981, II, 285) e il gestore degli impianti di risalita, ove la particolare condizione dei luoghi costituisca insidia per lo sciatore mediocremente attento (App. Trento 28.2.79, RCP, 1980, 706; Trib.Torino 23.4.87, AC, 1988, 700; Trib. Bolzano 8.11.75, RCP, 1977, 611), purchè l'incidente non avvenga al di fuori del tracciato della pista (Trib.Aosta. 16.2.81, RDS, 1982, 342; Bevilacqua 1983, 533). La responsabilità può essere affermata inoltre quando le lesioni siano determinate dal comportamento imprudente dell'armaiolo di gara - nel tiro al piattello - (Cass. 2414/68), o dall'inserimento di terzi nello svolgimento dell'esercizio sportivo - salto degli ostacoli con cavallo - (Cass.Sez.U. 3702/58). L'associazione calcistica organizzatrice di un incontro non è, invece, responsabile del danno subito da uno spettatore il quale rimanga colpito in viso da un petardo lanciato da un tifoso rimasto sconosciuto (Trib.Milano 18.1.73, RCP, 1973, 172), nè dell'aggressione subita da uno spettatore al termine della partita e al di fuori dello stadio (Trib.Milano 21.3.88, RDS, 1989, 68), e neppure dell'incidente occorso al proprio giocatore p73 p73 a seguito di un'azione scorretta posta in essere da un giocatore avversario (Trib.Monza 23.6.81, RDS, 1982, 349). Va, tuttavia, registrata la condanna - pronunciata in sede penale - del Presidente di una società sportiva nonché degli "addetti al campo", per la morte di alcuni spettatori e le lesioni riportate da altri a causa dell'incendio originato da ritagli di carta introdotti, in notevole quantità, da parte di un gruppo di tifosi: la gestione di uno stadio è un'attività pericolosa; l'omissione di un comportamento idoneo a rimuovere la situazione di pericolo è fonte di responsabilità (Trib. Ascoli Piceno 13.5.89, RDS, 1989, 496).

La caduta di una guida alpina e della sua cliente può essere rilevante tanto dal punto di vista contrattuale che extra- contrattuale. In quest'ultimo caso spetta all'attore - ex art.2043 - provare la colpa e il nesso causale (Trib. Bolzano 24.1.77, RCP, 1978, 459).

Il maestro di sci risponde degli infortuni degli allievi secondo le norme che regolano la prestazione d'opera intellettuale: non risponde, invece, dei danni subiti da un allievo nell'ambito di esercitazioni adeguate alle capacità tecniche di quest'ultimo (Pret. Cavalese 7.5.81, RGSscuola, 1985, 373).

33.2. La responsabilità degli sportivi ..............#

33.2. La responsabilità degli sportivi -

Sono numerose le controversie relative ad incidenti occorsi sui campi da sci. Il caso va risolto non già mediante l'applicazione dell'art.2054 c.c. (Trib. Bolzano 5.4.75, RCP, 1976, 452), bensì secondo le p73 disposizioni generali dell'art.2043 c.c.: non interviene cioè alcuna presunzione di corresponsabilità, ed il termine prescrizionale è di cinque anni (Cass. 6603/87; Cass. 2111/80; App.Bologna 26.2.72, GI, 1973, I, 2, 964; Trib.Bolzano 7.11.84, RCP, 1985, 105); e si discute poi se siano estensibili per analogia le norme che disciplinano la circolazione stradale - es. precedenza a destra - (Trib.Torino 11.11.83, AGCSS, 1985, 124; contra, Cass. pen. 6.5.86, RDS, 1987, 444), o se debba invece farsi riferimento ai princìpi F.I.S. - validi quali regole di comune prudenza (App.Genova 11.2.81, RDS, 1982, 186; Trib. Milano 16.7.81, RCP, 1981, 593; Pret. Bolzano 17.1.81, RCP, 1981, 261; Pret.Langhirano 1.4/16.4.85, RDS, 1986, 58).

I partecipanti a una gara automobilistica a circuito chiuso - pur se esonerati dall'osservanza delle norme ordinarie sulla circolazione, e soggetti ad un diverso metro di valutazione della diligenza - devono tenere un comportamento tale da evitare pericoli per gli altri concorenti, per gli spettatori e per le vetture posteggiate ai margini del percorso (Cass.pen. 29.1.88, RDS, 1989, 64; App.Trento 31.7.82, RDS, 1983, 413; Pret. Bassano del Grappa 20.3.75, GI, 1976, I, 2, 534): non si applica l'art.2054 bensì il 2043 (Trib.Perugia 1.12.87, NGCC, 1988, I, 242; RDS, 1988, 85).

Lo sportivo sarà senza dubbio responsabile quando tenga un comportamento estraneo al gioco praticato: quando, ad esempio, egli colpisca volontariamente, a gioco fermo, l'avversario (Trib.Marsala 29.10.81, RDS, 1982, 197); d'altro canto, p73 l'osservanza dei regolamenti della singola disciplina non sarà sufficiente ad escludere la responsabilità dello sportivo, in presenza di lesioni alla persona: si afferma, infatti, che l'atleta deve comportarsi in ogni caso in modo da rispettare l'altrui incolumità, astenendosi da comportamenti pericolosi, pur se consentiti dalle regole del gioco (Cass.pen. 18.1.67, RCP, 1968, 666). E' stata tuttavia negata la punibilità del portiere di una squadra di calcio che aveva cagionato all'avversario delle lesioni gravi, e ciò in quanto la condotta è stata giudicata conforme alle regole della disciplina (App.Firenze 17.1.83, GM, 1984, II, 1209). Non è, inoltre, punibile il pugile che cagioni la morte dell'avversario ove non siano riscontrabili violazioni del regolamento nè altre imprudenze o negligenze (Trib.Milano 14.1.85, RDS, 1985, 40). Nelle gare ciclistiche su strada permane l'obbligo del rispetto delle normali regole di circolazione, valutandosi l'accaduto alla luce del caso concreto: chiusura o meno al traffico, presenza di staffette che segnalano l'arrivo del corridore (Cass. 1896/81; Cass. 980/58). Il concorrente di una gara di bocce, che si sia comportato in maniera negligente, è responsabile dei danni arrecati ad uno spettatore (Trib.Genova 15.7.63, RCP, 1964, 210). 34. Rapporti di cortesia ........................#

22. Responsabilità per attività processuale. Generalità -

Il terreno della responsabilità aggravata - della responsabilità che ha luogo, cioè, nel caso di lite temeraria o di provvedimenti esecutivi o cautelari posti in essere in base a diritti inesistenti - appare disciplinato dall'art.96 c.p.c. (Visintini 1967, 173; Cendon e Gaudino 1987, 111; Tencati 1987, 216). Si tratta di un istituto con carattere di specialità rispetto alla responsabilità aquiliana, e non sono pochi gli interpreti che negano l'esistenza di qualunque margine di operatività, in quest'ambito, all'art.2043 c.c.: ogni pretesa nei confronti della controparte scorretta deve essere fatta valere solo ai sensi dell'art.96 c.p.c., ed esclusivamente nel corso dello stesso processo (Cass. 2266/84; Cass. 1525/84; Cass.Sez.U. 874/84; Cass.Sez.U. 2432/83; Cass. 477/83), e ciò anche nell'ambito del giudizio amministrativo (Cass.Sez. U. 429/89); tutte le decisioni relative all'an e al quantum sono di competenza del giudice inve p73 p73 stito nel merito, e non è ammissibile la richiesta di condanna generica (Cass. 547/85; Cass. 4411/80; Cass. 2129/75). Ad esempio, chi sia stato convenuto in base ad una domanda soggetta a trascrizione e sia poi rimasto vittorioso, non può chiedere in separato giudizio - ex art.2043 - il risarcimento dei danni patiti in seguito al rifiuto opposto dalla controparte, nel primo giudizio, ad acconsentire alla cancellazione dai registri della domanda (Cass. 2285/76), e le stesse indicazioni valgono nel confronti dell'esecuzione imprudente della sentenza di primo grado (Cass. 996/82). Altre volte si è invece sostenuto che l'art.96 c.p.c. non esaurisce tutte le ipotesi nascenti da un'attività processuale di parte, ma ne regola solo alcune - quelle "ingiuste", non sorrette da alcun titolo -, che il legislatore ha ritenuto opportuno disciplinare con specifiche norme. Per le procedure illegittime, cioè irrituali perchè non esperite nei termini e nelle forme di legge, è configurabile la responsabilità ex art.2043 (Cass. 2821/71; Cass. 2769/69; Cass. 2891/67; Cass.2047/67); la stessa regola opera nel caso in cui si lamentino i danni conseguenti alla trascrizione di una domanda diversa da quelle previste negli artt. 2652 e 2653 c.c. (Cass. 680/71; Cass. 290/69).

Analogamente, l'amministratore potrà agire in separato giudizio contro il creditore istante per i danni subiti personalmente in conseguenza del fallimento - poi revocato - della società da lui amministrata (Trib.Roma 28.12.83, DF, 1984, 266).

p73

22.1. Lite temeraria ................................#

22.1. Lite temeraria -

La violazione degli obblighi di correttezza processuale (Grasso 1973, 1034; Cordopatri 1988, 1482) determina la responsabilità di chi abbia agito - o resistito - in giudizio in mala fede o con colpa grave (art.96 c.p.c., 1 co.; Cass. 4318/83; Cass. 1308/83; Cass. 1722/82; Cass. 1280/82).

Viene così sanzionato, ad esempio, il ricorso al regolamento preventivo di giurisdizione che si dimostri essere finalizzato esclusivamente ad ottenere la sospensione del giudizio (Cass. Sez. U. 3199/89; Cass.Sez.U. 6644/84; Cass.Sez.U. 225/84; Cass.Sez.U. 3786/83; Cass. 3360/83; Cass.Sez.U. 766/83), e la medesima censura colpisce il comportamento di chi sostenga la falsità della propria sottoscrizione, apposta su un documento destinato a rivelarsi, nel corso del giudizio, autentico (Cass. 163/89). 22.2. I provvedimenti esecutivi o cautelari .........#

22.2. I provvedimenti esecutivi o cautelari -

La tutela contro

procedimenti di questo genere, che si ritengano ingiusti, può

essere attivata secondo diverse linee, legate a differenti

presupposti:

(a) ove si sia provveduto alla vendita forzata di una cosa mobile in violazione di diritti di terzi - art.2920 c.c. - questi potranno ottenere tanto il risarcimento da parte del creditore procedente, quanto la restituzione del bene e il risarcimento da parte dell'acquirente: in entrambi i casi sarà però necessario provare la mala fede del convenuto (Cass. 2223/83; Cass. 2578/70; Visintini 1967, 189; Cendon 1976, 26); p73 (b) quando invece la controparte abbia intrapreso procedimenti esecutivi o cautelari vantando diritti inesistenti, o comunque sproporzionati rispetto al provvedimento richiesto - art.96, 2 co., c.p.c. -, la responsabilità potrà essere affermata anche a titolo di colpa lieve (Cass. 3799/83; Cass. 1876/83; Cass. 1068/83; Cass. 5175/79; Cass. 681/79; Cass. 2255/74); (c) nel caso in cui sussista il diritto, ma il procedimento sia caratterizzato da eccessi, vessazioni, mancanza del periculum in mora, si applicherà, invece, l'art.96 c.p.c., 1 co., e la responsabilità sarà fondata sulla mala fede o la colpa grave (Visintini 1967, 172; Cendon 1976, 26; Cass. 5524/83; Cass. 3799/83; Cass. 5470/82; Cass. 1220/81; Cass. 1924/78; Cass. 219/75). Verranno così valutati di volta in volta diversamente - a seconda del difetto riscontrabile nei fondamenti dell'azione - sia l'istanza di esecuzione forzata (Cass. 547/85), sia quella di sequestro (Cass. 2629/84; Cass. 3799/83; Cass. 1419/76; Cass. 2129/75), sia l'iscrizione di ipoteca giudiziale (Cass. 972/76). 22.3. Il fallimento .................................#

22.3. Il fallimento -

Di norma, l'attività svolta dal Tribunale fallimentare ha l'effetto di interrompere il nesso causale fra l'iniziativa del creditore e i danni che si producono nel patrimonio del debitore. La responsabilità dell'istante potrà essere tuttavia dichiarata ogniqualvolta nel comportamento di quest'ultimo siano ravvisabili gli estremi del dolo o della colpa grave; e ciò vale sia nel caso di revoca della sentenza, sia nell'ipotesi di rigetto dell'istanza (Cass. 2767/87; Cass. p73 p73 3723/82; Cass. 971/79; Cass. 4336/78; Trib. Roma 24.7.84, FP, 1985, I, 96; DF, 1985, II, 594; Trib.Roma 28.12.83, DF, 1984, 266; Trib.Milano 18.6.81, DF, 1982, II, 88; Trib.Roma 18.11.81, DF, 1982, II, 205; Trib. Gorizia 23.2.78, GM, 1979, I, 328). Ugualmente responsabile sarà il creditore che, dopo essere stato interamente soddisfatto, ometta di revocare l'istanza di fallimento (Cass. 6261/86; App.Bologna 7.4.81, GCo, 1983, II, 816); ed è altresì risarcibile il danno derivante da un'imprudente azione giudiziaria che abbia determinato un ritardo nella chiusura di una procedura concorsuale (Trib.Roma 23.11.82, TR, 1983, 81). Sulla legittimazione del terzo, danneggiato dalla dichiarazione di fallimento, ad agire nei confronti del creditore istante v. Trib.Roma, 18.7.83 (in Di Majo 1984, 318; v. anche Trib.Roma 28.12.83, DF, 1984, 266). Sulla responsabilità del curatore fallimentare v. infra (@ 32.3).

23. Revocazione della sentenza ................#

23. Revocazione della sentenza -

La revocazione della sentenza, ottenuta dimostrando il comportamento doloso della controparte, costituisce titolo per il risarcimento del danno nei confronti dell'autore della scorrettezza (Cendon e Gaudino 1987, 110).

In simili casi, di fronte al comportamento fraudolento dell'accipiens, il quale abbia maliziosamente creato un'apparente situazione debitoria, si applicherà non già l'art.2033 c.c., bensì l'art.2043; ove si sia formato il giudicato civile, la parte danneggiata, oltre a proporre istanza di revocazione, può - allorquando il fatto integri gli estremi di un reato - costituirsi parte civile nel procedimento penale, e spetterà a p73 p73 questo giudice pronunciarsi anche in ordine al risarcimento del danno (Cass. 3060/84).

24. La responsabilità del proprietario ...........#

15. Errori giudiziari .#

11.15. Errori giudiziari - Ai fini della tutela risarcitoria dei danni conseguenti ad errore giudiziario, che sia stato riconosciuto tale in sede di revisione della sentenza, occorre distinguere il caso di (a) errore riferibile all'autorità giudiziaria (art.554, nn.1, 2, 3 e 5, c.p.p. abr.; art.630, a), b), c) c.p.p.), dal caso di (b) errore dovuto unicamente al fatto p73 p73 delittuoso del terzo (n.4, art.554 c.p.p. abr.; art.630, d), c.p.p.): soggetto verso il quale è ammessa in via principale l'azione di risarcimento. Si tratta di disciplina speciale, la quale esclude l'applicabilità delle norme generali sul fatto illecito (Cass. 4135/75).

Tra i soggetti legittimati ad agire erano stati ammessi - in seguito all'intervento della Corte cost. - anche coloro i quali, nel giudizio di revisione, abbiano conseguito l'annullamento di una sentenza irrevocabile di assoluzione per insufficienza di prove, ottenendo invece l'assoluzione con formula più favorevole (Corte Cost. 12/78); per il futuro, essendo venuta meno la formula assolutoria dubitativa, v. art. 632 c.p.p. Sulla responsabilità civile dei magistrati v. ora la l.13.4.88, n.117 (Corte cost. 243/89; Corte cost. 18/89; Cass.pen. 2.6.88, FI, 1988, I, 485; Trib. Biella (ord.) 12.5.88, FI, 1988, I, 2700; Trib.Roma 29.4.88, FI, 1988, I, 1670; Scotti 1988). 12. I diritti reali. La proprietà in generale .....#

34. Rapporti di cortesia

- I danni che possono prodursi all'interno di rapporti cc.dd. di cortesia (Rovelli 1966, 733; Checchini 1977, 348; Franceschelli V., 1984, 284) sono destinati, di regola, a venire in rilievo - diversamente da quanto accade con riguardo alle prestazioni contrattuali gratuite (Cass. 185/76) - p73 p73 sul terreno aquiliano. La tendenziale indulgenza nei confronti del danneggiante si giustifica, in questi casi, sia con la minor tutela da accordarsi a colui che sarebbe in condizioni di evitare facilmente il danno, sia con l'esigenza di non scoraggiare simili comportamenti: nel caso di informazioni errate, in particolare, sarà necessaria ai fini della responsabilità la malafede o la colpa grave (Trimarchi 1970, 101; Cendon 1976, 479; Alpa 1979a, 223). Così, non è responsabile l'epserto d'arte il quale, per mera cortesia e sulla base di una valutazione sommaria, abbia fornito un parere positivo circa l'autenticità di un quadro, risultato poi contraffatto: è imprudente il danneggiato, che ha fatto affidamento su di un giudizio espresso in simili condizioni (Trib. Roma 21.1.89, TR, 1989, II, 85). Il caso più frequente riguarda i danni da trasporto amichevole (Flamini 1977, 47; Lopez de Gonzalo 1987, 41): a favore dei trasportati a titolo di cortesia non opera nè la presunzione - a carico del proprietario del veicolo - di cui all'art.2054, 3 co. (Corte cost. 192/81), nè la presunzione gravante sul conducente secondo i co. 1 e 2 dello stesso articolo; il rapporto non ha natura contrattuale, e l'azione è regolata esclusivamente dall'art.2043 c.c.; nel caso di scontro tra autoveicoli, in assenza di prova circa la colpa del conducente, il danno è interamente a carico dell'altro veicolo, salvo il regresso di quest'ultimo verso il corresponsabile (Cass. 8382/87; Cass.pen. 15.12.86, RGCT, 1988, 141; Cass. pen. 14.2.86, AGCSS, 1986, 781; Cass. 5422/83; Cass. 3908/81; Trib.Napoli 11.6.84, DG, 1984, 989; Trib.Bari 19.12.81, AGCSS, 1982, 319). Non è prestazione di cortesia il deposito di cose - p73 p73 autovettura nel garage - in albergo (Cass. 4128/82). Circa il rilievo dello scopo di cortesia, con riguardo alla valutazione della condotta omissiva, v. retro, @ 6.3. 35. Infortuni sul lavoro. Competenza ..............#

14. Denuncia penale infondata .#

11.14. Denuncia penale infondata - L'attività dell'organo titolare dell'azione penale è tale, per se stessa, da togliere alla denuncia di un reato ogni legame causale con il danno patito dal denunciato: anche quando la denuncia si riveli infondata, il suo autore non sarà ritenuto responsabile se non quando la sua azione dolosa integri le fattispecie penali della calunnia o della simulazione di reato (Cass. 5662/80; Cass. 2201/65; Cass. 2041/65; App.Roma 19.2.85, GM, 1987, 397; Trib.Roma 12.3.87, RCP, 1988, 784; Trib.Roma 22.6.82, GC, 1983, I, 636; Visintini 1967, 80; Cendon e Gaudino 1987, 128).

Deve trattarsi, da parte del denunciante conspevole dell'altrui innocenza, di una cosciente alterazione della verità nell'esposizione sostanziale dei fatti, a prescindere da espressioni p73 p73 offensive o qualificazioni delittuose adottate nel testo della denuncia stessa - le quali sono invece suscettibili di riflessi sotto altri profili (Cass. 4792/89; Cass. 897/82).

Si è affermato, a questa stregua, che manca il nesso causale fra il danno derivato dal procedimento penale e la denuncia per truffa presentata dall'ENEL - ex art.2 c.p.p. - a seguito di constatate irregolarità nei contatori (Trib.Napoli 13.7.85, RGEnel, 1985, 1035). Alla stessa conclusione si è giunti nel caso di opposizione a un decreto ingiuntivo fondata sull'alterazione della cambiale, quando il creditore venga poi prosciolto in istruttoria (Pret. Castellammare di Stabia 18.8.72, GI, 1973, I, 2, 908); oppure nel caso in cui venga denunziato il mancato versamento di contributi previdenziali (Cass. 1831/68); o, ancora, nei confronti dei danni conseguenti al sequestro penale subito dal denunciato (Trib.Milano 26.3.81, FP, 1981, I, 374).

Diversa è la soluzione nell'ipotesi di costituzione di parte civile: in simili casi, affinchè sussista la responsabilità, è sufficiente la colpa grave; e questa soluzione viene applicata anche se a costituirsi parte civile sia stato lo stesso denunciante (Cass. 2205/51).

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