Le colpe dei deboli e la colpa comunitaria


In tema sono usciti gli importanti contributi di G.VISINTINI, I fatti illeciti. II: La colpa in rapporto agli altri criteri di imputazione della responsabilità, Padova, 1990; di G.ALPA, Danno ingiusto e ruolo della colpa, in Questa Rivista, 1990, II, 133. E di M. BUSSANI, La colpa soggettiva, Padova , 1991. In particolare il libro di Bussani è dedicato a sostenere la necessità di un'articolazione soggettiva dello standard di diligenza, applicandola sia ai soggetti deboli che ai portatori di supperiorità. Le obiezioni tradizionali a tale graduazione soggettiva sono affrontate nel cap. III . In particolare le "interazioni tra colpa e ingiustizia" spingono l' A. a notare come "una distinzione tra gli elementi strutturali dell'illecito risulti praticabile esclusivamente in funzione dell'effettiva autonomia che ciascuno di tali elementi è in grado di possedere nel singolo giudizio" (p. 83) .
Ciò serve, in effetti, a razionalizzare il comportamento della giurisprudenza, in primo luogo, in tema di responsabilità professionale.
In linea con questa tendenza la S.C. ha, infatti, affermato in Lucidi c. Nori (Cass. 21 dicembre 1992, n. 12530, in Resp. civ., 1993, 821) che nel valutare la sussistenza della colpa il giudice del merito deve valutare se il danneggiante, con riferimento anche alla sua personale esperienza, ha adottato tutte le cautele del caso.
Allo stesso modo, in un caso di soggetti deboli, la Pret. di Bari[pm1] (13 maggio 1992, Foro it., 1993, I, 2731) ha stabilito che in tema di traffico pedonale è ragionevole attribuire rilievo allo stato e alle qualità delle persone dotate di più deboli capacità percettive (nella specie si trattava di un anziano). Perciò, ai fini della configurabilità della c.d. insidia stradale, deve escludersi che la situazione di pericolo fosse visibile, quando essa, pur percepibile secondo un criterio di diligenza media, potesse sfuggire al danneggiato, malgrado l'impiego, da parte di quest'ultimo, dell'attenzione da lui esigibile, in relazione all'età e alle caratteristiche della manovra eseguita.
E' chiaro allora che nel progettare, ad es. segnali di cautela, o altro, occorra fare riferimento non ad un fruitore medio, ma al più debole tra i fruitori ragionevolmente prevedibili.
Naturalmente, comunque, anche gli incapaci sono soggetti alle medesime regole di principio degli altri soggetti. Perciò in caso di concorso di colpa con l'incapace va pur sempre dedotta la percentuale ascrivibile allo stesso danneggiato incapace (Lama c. Soc. Duomo, Cass. 16 aprile 1992, n. 4691, Foro it. Mass.).
In tema di imputabilità e infermità mentale si vedano: P.CENDON, Infermità di mente e resp. civ., in Politica del dir., 1990, 553 ed in Giur. it.,1991, IV, 81, onchè ID., (cur.), Infermità di mente e resp.civ., Padova 1993, e ALLETTO e CITARELLA, Infermità di mente e resp. civ. davanti alle corti: esperienze italiana e straniere a confronto, Nova giur. civ.,1993, II, 24.
Una decisione di estrema rilevanza è stata emessa dalla Corte di Giustizia CEE (dec. 6 e 9 del 19 novembre 1991, Foro amm., 1992, 1597).
In essa la Corte di Giustizia ha stabilito che l'ordinamento comunitario è integrato negli ordinamenti statuali e si impone anche ai giudici nazionali. Perciò dallo stesso ordinamento possono derivare diritti e obblighi anche per i singoli privati, evidentemente anche in tema di prescrizioni di diligenza, e perciò in ordine alla valutazione della colpa.
In termini Zagrebelskiani , e della sua teorica dello Zimzum, ciò può essere tradotto dicendo che l'ordinamento statuale si comprime, e lascia spazio all'espansione di quello comunitario anche nella direzione degli obblighi di condotta imposti direttamente ai privati, finchè infine, forse, si potrà dire che l'ordinamento statuale è "il luogo" dell'ordinamento comunitario come, cabbalisticamente, Dio è il luogo dell' Universo.