Punti fermi nel danno alla persona : la fine della pensione sociale


Le posizioni delle corti in tema di danno alla persona vanno ormai chiarendosi e assestandosi.
In tema di danno biologico la Corte Suprema è finalmente giunta a bollare come inutilizzabile il criterio indicato dall'art. 4 comma 3 del d.l. 23 dicembre 1976 n. 857 - convertito in l. 26 febbraio 1977 n. 39 -, che si riferisce al pregiudizio patrimoniale conseguente alla menomazione della capacita' di produzione del reddito personale. Tale criterio non può quindi essere utilizzato per commisurare il danno biologico .... (Cassazione civile sez. III, 18 febbraio 1993, n. 2009 Giust. civ. Mass. 1993, 334 (s.m.) Dir. economia assicur. 1993, 304 Giust. civ. 1993,I,2101 nota (ALPA) Resp. civ. e prev. 1993, 268 nota (COMANDE') Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 692 Giur. it. 1993,I,1,2096).
Secondo la S.C. occorre procedere ad una personalizzazione quantitativa con utilizzazione però di parametri uniformi per la generalità delle persone fisiche che tenga conto "dell'equivalente patrimoniale del valore umano perduto"( Cassazione civile sez. III, 18 febbraio 1993, n. 2008 Giust. civ. Mass. 1993, 333 (s.m.) Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 612 Riv. giur. circol. trasp. 1993, 790 Resp. civ. e prev. 1993, 797).
Cosa significa "personalizzazione quantitativa" in base a criteri tendenzialmente uniformi ?. La Cassazione è stata esplicita nell'affermare che il danno alla salute deve essere liquidato facendo riferimento al criterio equitativo e non a quello del triplo della pensione sociale, anche se ciò, ovviamente, non esime il giudice dall'obbligo di dare conto in motivazione del processo logico in base al quale e' pervenuto alla sua decisione. (Cassazione civile sez. III, 2 giugno 1992, n. 6692 Foro it. 1993,I,1953).
Varie Corti di merito hanno, quindi, affermato la necessità di ricorrere al criterio del "valore per punti di invalidità" (cfr. ad es. Tribunale Rieti, 22 febbraio 1992 Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 890 , Tribunale Ravenna, 4 giugno 1992 Arch. giur. circol. e sinistri 1993,1075 ).
Come abbiamo visto la C.S. ha fatto riferimento all' equivalente patrimoniale del valore umano perduto. L'impostazione è teoricamente corretta, e d'altronde la stessa S. C. in alcuni precedenti aveva qualificato il danno biologico come una specie del genus danno patrimoniale, speicalmete in Granvillano c. Fantin (Cass. civ., I 1 febbraio 1985, n. 1130, in Mass. Foro it., 1985, Est. Maiella).
Il danno biologico, inteso come "spettanza di vita" è dunque - lo sapevamo- suscettibile di valutazione economica (Cassazione civile sez. III, 10 dicembre 1991 n. 13292, Resp. civ. e prev. 1992,).Non si deve però credere che tale impostazione assicuri dal punto di vista processuale che il danno biologico possa venire ricompreso nella domanda tra i danni patrimoniali. Infatti secondo la stessa S.C. la domanda di risarcimento di tutti i danni patrimoniali non è comprensiva della domanda di risarcimento del danno biologico, sicchè non commette vizio di omessa pronucnia il giudice di appello che non motivi specificamente su tale tipo di danno. Peraltro affinchè il giudice debba motivare sul danno bilogico non è sufficiente neanche una generica doglianza relativa al danno da vita di relazione, non essendo il primo una specie del secondo (Cassazione civile sez. III, 6 novembre 1993, n. 11011 Giust. civ. Mass. 1993, fasc.11).
Sulla scorta di tali impostazioni la S.C. ha ormai ricondotto il danno alla vita di relazione ad una specie o del danno patrimoniale o del biologico, stabilendo che "la sua esistenza va valutata caso per caso potendo tale danno coincidere o meno col danno biologico" (Cass. 10 marzo 1992, Foro it. 1993, I, 1960).
Mentre la stessa S.C. si è assestata nel ritenere che il danno biologico assorbe ormai quello da riduzione della capacità lavorativa generica (Cass. 19 marzo 1993, n. 3260, Dir. econ. assicur. 1993, 637 nota CHINDEMI, Resp. civ. prev. 1993, 268 nota COMANDE'; Trib. Torino 8 agosto 1992, Arch. circol. e sin. 1993, 545; Trib. Piacenza 19 maggio 1993, ivi 1993, 705; Id. 22 maggio 1993, ivi, 1993, 705).
Allo stesso modo la S.C. è giunta a ritenere che le micropermanenti abbiano ormai rilevanza solo come danno biologico ( Cass. 20 luglio 1993, n. 8066; App. Firenze 13 febbraio 1992, Arch. giur. circol. e din., 1993, 439).
La conclusione ovvia è l'esclusione del danno patrimoniale figurato perciò nel caso di lesioni ad un pensionato costui può reclamare solo il danno biologico (Trib. Arezzo 14 febbraio 1992, ivi, 1991, 762; Trib. Firenze 2 giugno 1992, ivi, 1993, 173).
In casi particolari le corti si sono pronunciate :
a favore della risarcibilità del danno biologico da illegittimo licenziamento (Pret. L'Aquila 10 maggio 1991, Foro it. 1993, I, 317) , laddove evidentemente il biologico finisce proprio per tenere luogo di un danno morale "alla francese";
contro il risarcimento del danno subito al seno artificiale della vittima di un sinistro stradale, trattandosi di danno relativo a materiale inerte posto sotto un tessuto cutaneo scarsamente sensibile (Trib. Lucca 16 aprile 1993, Arch. circol. e sin. 1993, 714).
Per quanto attiene al danno morale si è esplicitamente deciso di parametrarlo all'entità dellle menomazioni subite dalla vittima (Trib. Milano 30 gennaio 19991, Resp. civ. e prev. 1993, 640 nota COMANDE'), e di considerarlo risarcibile anche nel caso di un soggetto ridotto ad uno stato di vita soltanto vegetativo poichè tale danno non è comunque limitato "alle sole situazioni di dolore o di disagio" percepibili dalla vittima , ma alla "perdita della possibilità di fruire dei beni materiali e spirituali che la natura riserva agli uomini" e quindi si estende anche alla "distruzione della coscienza" che è premessa necessaria per l'esercizio dei cennati diritti della personalità (Trib. Como 24 luglio 1991, Assic. 1992, II, 164).
Infine un contributo è venuto dalla Corte Costituzionale ( 27 dicembre 1991, n. 485, Giur. it. 1992, I,1, 794) laddove ha stabilito che "il danno biologico va risarcito in modo integrale e non limitabile" per cui ha dichiarato illegittimo l'art. 10 , 6.o e 7.o comma d.p.r. 30 giugno 1965, n. 1124 nella parte in cui prevedeva che il lavoratore, o i suoi aventi causa, avevano diritto al biologico solo se, e nella misura in cui, il danno risarcibile, complessivamente considerato, superava l'ammontare delle indennità corrisposte dall'INAIL. Ne consegue che l' INAIL non può avvalersi ai fini dell'azione di regresso delle somme che il responsabile civile deve all'infortunato a titolo di risarcimento di tale danno.