Le gare sportive : che nessun si faccia male


La giurisprudenza è stata investita di numerosi casi concernenti i danni insorti in occasione di manifestazioni sportive.
In ... [pm1](Trib. Milano 12 novembre 1992 Resp.civ.prev. 1993, 616 nota DASSI) si è stabilito che il giocatore di una partita amichevole di squash non è tenuto alla buona riuscita dei colpo eseguiti (meno male !). Perciò quando sbaglia la traiettoria di un colpo di recupero e manda la palla a superare la parete di fondo, pur dimostrando nell'occasione un'imerizia sportiva, non è responsabile del danno causato all'occhio di uno spettatore assiso in tribuna. Qualcuno deve ben però essere responsabile. Naturalmente il giudice non ha avuto difficoltà a ritenere che la responsabilità sia da attribuirsi al circolo sportivo. Nella specie il circolo non aveva violato nessuna norma : i campi e le tribune erano fatti a regola d'arte. Ma il giudice gli ha rimproverato l'inosservanza della regola generale di cautela e di prudenza che impone alla gestione del centro sportivo di adottare una opportuna barriera con recinzione od elevamento della parete di fondo campo, onde evitare pericolo per gli spettatori nell'eventualità di un'anomala fuorisciuta della pallina. Insomma nessuno deve farsi male. E se la legge non dispone ci pensa il giudice.
Così è responsabile la società di calcio per le lesioni riportate da uno spettatore in seguito alla caduta dovuta alla presenza sulle gradinate di frammenti di vetro e di altri rifiuti (Scannolla c. Soc. Sportiva Lazio Trib. Roma 5 febbraio 1992, Riv.dir.sport. 1992, 90 nota BELLANTUONO).
Così si asserisce in termini assai generali che sussiste la responsabilità dell'organizzatore per l'incidente occorso ad un atleta durante la competizione sportiva, quando si è omesso di assicurare con tutte le possibili ed opportune cautele che lo svolgimento della manifestazione avesse luogo senza pericolo per l'incolumità dei partecipanti (Trib. Genova 4 settembre 1991, Riv.dir.sport., 1992, 79). Un vero criterio di strict liability forse un po' esagerato tenendo conto che in una gara sportiva si corre, si salta, si lanciano dei pesi ecc. ecc.
In .... [pm2](Cass. 22 novembre 1991, n. 12538, Riv.dir.sport., 1992, 660) la S.C. si è addirittura spinta al ragionamento seguente. Si trattava di una gara sportiva scolastica. Uno scolaro fu colpito da un attrezzo sportivo mentre assisteva alla gara. La S.C. ha sostenuto che quando non è possibile ricostruire le esatte modalità dell'evento lesivo la responsabilità dei precettori può essere fondata su un ragionamento induttivo dal quale risulti senza dubbio la loro colpa. Ma se non è possibile ricostruire le esatte modalità dell'evento come è possibile fare un ragionamento induttivo che dimostri senza dubbio la colpa dei precettori ? Questi sono misteri che è meglio non scandagliare.
E' chiaro che i precettori non hanno potuto fornire la prova dell'impossibilità di impedire il fatto, e quindi è stata posta a loro carico la responsabilità dell'evento non ben ricostruibile. E' altrettanto chiaro però che quando un martello è partito in volo (si fa per dire) è impossibile per chiunque ormai impedire il fatto. Gli spettatori devono essere a distanza di sicurezza, ma tale distanza evidentemente coincide con quella in cui il martello non può arrivare. Tanto vale , forse, non organizzare la gara, e tutti resteranno più incolumi.