Son io forse il suo custode ? I criteri delle Sezioni Unite

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In Carminetti c. Comune di Caldaro (Cass., S.U., 11 novembre 1991 n. 12019, in Nuova giur.civ.comm., 1992, I, 81, nota ALPA) le Sezioni Unite sono tornate ad occuparsi della nozione di custode.
Nella fattispecie Bruno Carminetti , socio dell'Associazione Pescatori di Bolzano, era stato colpito da un grosso ramo staccatosi da un albero di salice, che si trovava sun un terreno che il Comune di Caldaro aveva concesso in gestione alla suddetta Associazione.
Il Carminetti aveva giÓ vinto in primo grado contro l'Associazione pescatori, ma l'esecuzione era rimasta infruttuosa. Allora il pervicace pescatore aveva cercato i soldi lÓ dove si trvavano e aveva fatto azione contro il Comune perdendo in primo e in secondo grado.
Naturalmente in Carminetti ha portato di fronte alla S.C. l'argomento per cui la responsabilitÓ ex 2051 non viene meno per il proprietario dell'immobile concesso in locazione, dal momento che la temporanea sottrazione della cosa, per effetto della della locazione, alla disponibilitÓ del proprietario Ŕ pienamente compatibile con l'obbligo del medesimo di effettuarvi visite periodiche e di eseguire opportuni interventi, insomma di vigilare affinch la cosa, o sue pertinenze non rechino danno a terzi. Alttrettanto naturalmente Carminetti non voleva escludere la responsbailitÓ dell'affittuario, bensý accertare la responsabilitÓ concorrente del proprietario.
La S.C. , in una bella, chiara, e analitica decisione, che costituisce, forse, il miglior articolo uscito in materia, ha ammesso di avere dato , nel tempo, contrastanti soluzioni al problema.
Un primo indirizzo sostiene che la traditio della cosa al locatore non fa venir meno il potere e dovere di vigilanza del proprietario (Cfr. Cass. 5 dicembre 1981 n. 6467; Cass. 18 novembre 1986 n. 6785; Cass. 4 luglio 1987 n. 5855; Cass. 12 marzo 1983 n. 1868).
Un secondo indirizzo sostiene all'opposto che la responsabilitÓ ex 2051 postula una relazione materiale con la cosa per cui la traditio della cosa locata determina il passaggio della custodia in capo al conduttore (Cass. 31 maggio 1971 n. 1641: Cass. 3 giugno 1976 n. 1992; Cass. 23 gennaio 1976 n. 221; Cass. 19 dicembre 1986 n. 7727; Cass. 18 giugno 1986 n. 4068; Cass. 25 novembre 1988 n. 6340).
Soluzioni intermedie sono state : quella di ammettere una responsabilitÓ diretta verso il terzo del locatore con facoltÓ di rivalsa (per la piccola manutenzione) nei confronti del conduttore (Cass. 6785/86); quella di assumere una responsabilitÓ diretta del conduttore con rivalsa nei confronti del locatore (per omissione di lavori eccedenti la piccola manutenzione) (Cass. 4068/86); quella di considerare il concorso di responsabilitÓ tra locatore e conduttore nei riguardi del terzo nelle rispettive sfere (Cass. 20 marzo 1985 n. 1589; Cass. 8 settembre 1977 n. 3933; Cass. 21 luglio 1971, n. 4348; Cass. 12 marzo 1983, n. 1868); quella di ritenere responsabile il locatore ex 2043 e il conduttore ex 2051 (Cass. 7727/86); quella di ritenere il conduttore responsabile ex 2051 e il locatore ex 2053 (Cass. 4155/89; 3.12.1985 n. 4155; 4348/79).
Di fronte a questo florilegio di posizioni le Sezioni sono andate in cerca di un "criterio unitario di responsabilitÓ per danno cagionato a terzi da cose in custodia", partendo dalle fonti romane, ma stabilendo che "I limiti della responsabilitÓ per custodia vanno cercati nella determinazione degli eventi per cui il custode Ŕ chiamato a rispondere".
Secondo la S.C. la funzione del 2051 Ŕ quella di imputare la responsabilitÓ a chi si trovi nelle condizioni di controllare i rischi inerenti alla cosa. Il che costituisce una perfetta applicazione dei criteri dell'analisi economica del diritto.
Alla luce di questo criterio deriva che non pu˛ essere qualificato custode il dipendente, mentre deve essere qualificato tale il conduttore in quanto detentore qualificato.
Per quanto attiene alle varie fattispecie in cui possono venire coinvolti il proprietario e il locatore la S.C. traccia lo schema seguente. Il proprietario resta custode di tutte le struttre murarie e degli impianti in esse conglobati. (ivi compresi cornicioni , tetti, impianti idrici , danitari ecc.) Rispetto a queste parti il proprietario risponde non solo ex 2051 ma anche ex 2053. Anzi nin buona sostanza l'art. 2053 costituisce una ipotesi di specie del 2051.
Viceversa non pu˛ non far carico ex 2051 al conduttore la responsabilitÓ per tutte le altre cose che fossero nella sua disponibilitÓ e sulle quali egli pu˛ intervenire onde prevenire il danno. Ad esempio : allagamenti o intasamenti conseguenti al cattivo uso o rotture dei servizi dell'appartamento.
Tale impostazione porta ad escludere il principio della solidarietÓ.
La S.C. analizza inoltre la nozione di caso fortuito come limite della responsabilitÓ ex 2051 ribadendo che tale pu˛ essere solo il fatto che presenti i caratteri dell'imprevedibilitÓ e dell'assoluta eccezionalitÓ.
La S.C. conclude, quindi, che nel caso di specie la responsabilitÓ per la caduta del ramo dell'albero incombe in capo al conduttore della cosa.
Nell'annotare la sentenza ALPA ritiene che i giudici abbiano ragionato ancora alla vecchia maniera in base a criteri formali. Mi sembra invece che la perspicua analisi della Corte abbia sostanzialmente fatto un'applicazione corretta dei principi dell'efficienza nell'allocazione delle responsabilitÓ e nella prevenzione dei danni.
In dottrina si veda anche A.CASTELLO, La nozione di custodia e l'individuazione del custode nell'art. 2051 c.c., in Riv. giur. sarda, 1991, 374.
Inoltre le corti sono intervenute a definire alcune fattispecie particolari.
Per quanto attiene al Leasing naturalmente Ŕ stato considerato custode l'utilizzatore (Trib. Taranto 11 giugno 1993, Arch. giur. circ. e sin. 1993, 799).
In un caso di concessione e collaudo di dighe si Ŕ ritenuta la responsabilitÓ del concessionario per il danno occorse durante la fase del collaudo (si erano aperte tre paratie e una persona era rimasta travolta dalla piena improvvisa); infatti il concessionario non trasferisce la custodia della cosa al collaudatore (Cass. 1 luglio 1991, n. 7236).
Viceversa in ipotesi di appalto per ristrutturazione di un immobile , durante il periodo dei lavori, la responsabilitÓ passa dal condominio all'appaltatore (Trib. Milano 21 gennaio 1991, Arch. Loc. 1991, 978).
Alcuni casi si sono occupati del fatto del terzo.
A tale proposito Ŕ stata ritenuta responsabile la societÓ di costruzioni che abbia ancora nella sfera della propria disponibilitÓ il sovrappasso autostradale in costruzione, non acora aperto al traffico. SicchŔ essa risponde ex 2051 del danno cagionato dal lancio di pietre ad opera di un soggetto introdottosi sul cavalcavia, poichŔ non si tratta di una condotta inevitabile da parte del custode (Trib. Verona 8 gennaio 1992, Arch.circ. e sin. 1992, 743).
Allo stesso modo il concessionario di un'autostrada Ŕ responsabile per i danni arrecati agli utenti dalla presenza di sostanze oleose, pur se lasciate da altri veicoli, e senza che assuma rilevanza che un controllo diretto del bene non possa di fatte essere realizzato (Trib. Udine 18 maggio 1992, Resp.civ. e prev. 1992, 438).
In un consueto caso di furto perpetrato mediante ponteggi si Ŕ ritenuta la responsbailitÓ ex 2043 dell'impresa che li aveva installati. Nella specie per˛ il furto era stato preceduto da un altro in un diverso appartamento, e l'amministratore aveva espressamente richiesto all'impresa di installare una illuminazione notturna, e di rimuovere al tramonto le scale di collegamento tra i diversi piani del ponteggio. L'impresa non aveva fatto nulla di tutto ci˛ ed Ŕ stata condannata per aver "colposamente creato un agevole accesso ai ladri ponendo in essere le condizioni per il verificarsi del danno" (Cass. 23 maggio 1991, n. 5840, Giust.civ.Mass. 1991).
La S.C. Ŕ tornata a parlare del criterio della natura intrinseca della cosa per negare il risarcimento ad un avvocato che era caduto nell'atto di scendere dalla pedana di un'aula di giustizia (Cass. 23 marzo 1992, n. 3594, Foro it. 1993,I, 198).
La S.C. si Ŕ anche sbizzarrita a riparlare di "dinamismo interno della cosa" proprio in un caso di danno recato da un bidone della spazzatura ad un'automobile, per cui Ŕ stata riconosciuta la responsabilitÓ del padrone del bidone in assenza della prova del fortuito. Ci si chiede per˛ quale dinamismo interno possa avere un cassonetto.
Per quanto concerne gli animali Riferisce P. ZIVIZ, Il danno cagionato da animali, Nuova giur. civ. comm., 1990, II, 71.
La S.C. ha stabilito che la traditio di un cavallo al mezzadro per la realizzazione di un suo interesse autonomo esclude la responsabilitÓ del proprietario dell'animale e del fondo (Cass. 9 dicembre 1992 , n. 13016, Arch. circ. e sin. 1993, 420).
La S.C. ha pure chiarito che il danno cagionato dagli animali selvatici Ŕ retto dai principi del 2043 e non del 2052, che si riferisce solo alla relazione dominicale canonica, e che tale danno va imputato alle Regioni (Cass. 12 agosto 1991, n. 8788, Giur. it.1992, I,1, 1795).