Farsi risarcire : forma specifica, benefici collaterali, cumulo e prescrizione

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In tema di risarcimento del danno e azione inibitoria la Corte Suprema ha affrontato il caso Di Gregorio c. Roccella (Cass. civ. 16 marzo 1988, n. 2472, Foro it., 1990, I, 239; Nuova giur. civ. comm., 1989, I, 194; Giur. it., 1989, I, 1, 1510).
Si trattava del caso in cui il proprietario del fondo vicino aveva accumulato del terreno così da impedire l'accesso del Di Gregorio al proprio fondo, per il trammite di un viottolo pedonale colà passante, o "trazzerone", il quale, perciò, non poteva neppure coltivarlo. Il Di Gregorio conveniva in giudizio il Roccella, il quale contestava che esistesse la servitù.
La Corte ha deciso che la restituzione in pristino stato costituisce una modalità del risarcimento in forma specifica scaturente da una responsabilità per fatto illecito, e che, pertanto, prescinde dall'accertamento della titolarità di un diritto reale in capo al danneggiato. Nel suo holding la S.C. ha anzi affermato che "in realtà l'unico limite al risarcimento in forma specifica è che questo sia in tutto o in parte impossibile ovvero eccessivamente oneroso per il debitore".
La sentenza è ovviamente interesante, tanto per quel che concerne i rapporti tra quanto deciso e la teorica dell'ingiustizia del danno, quanto perchè contrasta con quanto la stessa Corte mette in atto in altri casi in cui non concede il risarcimento in forma specifica.
In tema di collateral benefits rilevante è stata la decisione Cerrai c. Min. degli Interni (Cass. 12 agosto 1991, n. 8772, Giust.civ., 1992, I, 2814).
La S.C. ha stabilito che l'art. 2045 è applicabile, per analogia, nel caso di danno cagionato da persona penalmente non punibile per aver agito in stato di così detta legittima difesa putativa. La Corte ha deciso che le elargizioni previste dalla l. 13 agosto 1980 n. 466 a favore di categorie di dipendenti pubblici vittime di azioni terooristiche non "sprigionano effetti privativi o riduttivi" (un bell'uso del lessico non c'è che dire) del credito di indennità nal caso di danno cagionato in stato di necessità. Indennizzo e elargizioni, dunque, si cumulano.
Nel corpo della decisione la S.C. ha avuto agio di affermare che "Il nucleo vero e profondo della disciplina della r.c., lo zoccolo duro su cui si erge il sistema è diverso dal momento soggettivo di imputabilità della responsabilità. Esso consiste propriamente nel danno oggettivamente ingiusto, nel profilo ... della lesione di un interesse "giuridico", cioè di una utilità che l'ordinamento tutela nel soggetto, abbia o meno essa rilevanza patrimoniale". Un obiter su cui meditare.
Viceversa non si cumulano risarcimento e pensione INPS reversibile (Trib. Spoleto 28 giugno 1991, Arch.giur.circ. e sin. 1992, 244) secondo la massima per cui "In caso di risarcimento del danno spettante al coniuge di un pensionato INPS , deceduto a seguito di un sinistro stradale, la voce di danno patrimoniale dipendente dalla persita della pensione INPS non può essere presa in considerazione se il coniuge superstite gode di pensione di reversibilità" Il che si spiega da sè.
Naturalmente è anche vero che in caso di incidente stradale gli importi che il danneggiato abbia ricevuto in sede di transazione con l'impresa assicuratrice, vanno a decurtare il credito risarcitorio (Cass. 11 gennaio 1993, n. 188) per cui la rivalutazione monetaria del credito deve essere computata solo sull'ammontare che residui ancora dovuto.
Però in caso di auto-assicurazione vige, invece, la doctrine della compensatio per cui non va dedotta dal risarcimento dovuto la somma che la vittima riceva dalla propria assicurazione dal momento che, nel gergo della Cassazione, tale prestazione deriva da un titolo diverso e indipendente dall'illecito (Cass. 15 aprile 1993, n. 4475).
Sul tema ci siamo intrattenuti in P.G.MONATERI, Gli usi e la ratio della dottrina della compensatio lucri cum damno. E' possibile trovarne un senso ?, in Quadr. 1990, 377.
Il tema del cumulo di responsabilità è stato solcato dalla dottrina : cfr. P.G.MONATERI, Il cumulo di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, Padova, 1989; F.D.BUSNELLI, Itinerari europei nella "terra di nessuno tra contratto e fatto illecito" : la resp. da informazioni inesatte, in Contr. e Impr., 1991, 539.
Per quanto attiene all'interruzione della prescrizione il Tribunale di Roma (21 febbraio 1991, Riv. giur.circol. e trasp., 1991, 467) ha deciso in senso nettamente avverso alla vittima del danno stabilendo che non vale ad interrompere la prescrizione la richiesta di ristoro dei danni rivolta al soggetto risultante dal p.r.a. quale intestatario della vettura. La motivazione formale è ineccepile, ma stante la disorganizzazione del p.r.a. il risultato sostanziale può penalizzare eccessivamente la vittima.
Infine un ultimo caso in tema di prescrizione.
In Com. Scandiano c. Meglioli (Trib. Reggio Emilia 20 novembre 1989, Resp.civ. prev., 1991, 508) si è deciso che in caso di incidente stradale l'azione del datore di lavoro per lesione del suo diritto di credito a cagione del ferimento del dipendente è soggetta alla prescrizione breve di due anni ex art. 2947 c.c. "poichè la condotta generatrice del danno è connessa alla circolazione dei veicoli". Peraltro tale prescrizione non decorre dalla data del sinistro, ma da quando il dipendente è ritornato al lavoro "poichè solo in quel momento l'evento dannoso può dirsi compiutamente realizzato".


Tis is the end
Pier Giuseppe Monateri