Strategie seduttive : la tutela del marito

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Una questione interessante è stata affrontata in Spadavecchia c. Santolamazza (Trib. Roma 17 settembre 1988, Nuova giur.civ.comm., 1989, I, 559, ampiamente commentata da P.CENDON, Non desiderare la donna d'altri, in Contr. e Impr., 1990, 607). Il tribunale ha impostato in termini di induzione all'inadempimento una fattispecie in cui un terzo istigava un coniuge a commettere adulterio, ritenendo che detto terzo ponga così in essere un illecito aquiliano, se si dimostra la sussistenza di un nesso causale tra un suo comportamento positivo di induzione, e un danno economico derivato all'altro coniuge.
L'attore era venuto a conoscenza, tramite uno scritto, della relazione tra la propria moglie ed il suo commesso, il quale si attribuiva anche la paternità del presunto figlio dell'attore. Per di più la moglie ed il commesso avevano aperto un conto corrente in comune, sul quale avevano compiuto numerose operazioni.
Il Tribunale comincia con l'individuare la sussistenza dell'obbligo di fedeltà come "obbligo reciproco di dedizione fisica e spirituale" (Si ricordi Modestino), con ciò alludendosi non soltanto "all'esclusività dei rapporti sessuali ... ma ad ogni manifestazione della vita più intima dei coniugi stessi". Un vero companionate marriage à la Posner di Sex and Reason. Pertanto "l'obbligo di fedeltà ...non è più un dovere di tipo pubblicistico a contenuto prevalentemente sessuale, ma un vero e proprio obbligo privato sancito dalla legge, pienamente vincolante, la cui efficacia va riguardata in rapporto al ruolo dei coniugi nella vita familiare e all'esigenza di salvaguardare l'unità e la stabilità della vita familiare". Tuttavia occorre la patrimonialità per far sgorgare la responsabilità civile, e la "patrimonialità non è contenuto dell'obbligo,ma del danno".
Perciò, stante che l'adulterio non è più un reato, se non vi è danno economico non vi sarebbe responsabilità. Anche il danno alla vita di relazione, che per il Tribunale è patrimoniale, sussisterebbe solo se provato, cioè se effettivamente in quel determinato ambiente il tradimento della moglie (o viceversa) avesse determinato un discredito al marito tale da incidere nella sua vita di relazione.
Vi sarebbe da chiedersi se il marito possa reclamare un danno biologico per loss of consortium, cioè per la perdita delle prestazioni sessuali della moglie (e viceversa), che contribuivano alla sua salute psico-fisica, come era stato riconosciuto in Santarelli c. Santandrea (Cass., 11 novembre 1986, n. 6607, in Foro it., 1987, I, c. 833. con nota di A.M. Princigalli; in Giur. it., 1987,1, 1, c . 2043, con nota di S. Patti; in Giust. civ., 1987, I, p. 573, con nota di G. Alpa: in Nuova giur. CiD. comm.. 1987,1, p. 351, con nota di G. Ferrando) in un caso di negligenza medica che aveva determinato la necrosi della vescica della moglie. Il Tribunale, però, non sollecitato sul punto, non si pone la domanda.
Allo stesso modo vi sarebbe da chiedersi se il marito potrebbe reclamare dei danni esistenziali dovuti alla turbativa alla serenità faniliare sicuramente esercitata dal terzo (così come riconosciuti in Sanna e D'Angelo c. Arbia (Trib. Milano, 18 febbraio 1988, in Resp. civ. prev., 1988, p. 454, con nota di Scalfi; in Nuova giur. civ. comm. 1989, I, p.152, con commento di G. Visintini) e magari a loro volta incidenti sulla sua salute psico-fisica.
Orbene la prova del danno patrimoniale non è stata fornita dall'attore in tale caso, per cui "si è avuta la prova dell''illecito, ma non dell'illecito dannoso, unica fonte di responsabilità civile".
Che dire poi dell'obbligo di fedeltà, e dell'induzione all'adempimento da parte del terzo ?
Secondo il Tribunale "possono benissimo essere trasferite nel campo degli obblighi derivanti dal matrimonio, con particolare riguardo a quello di fedeltà" le argomentazioni che vengono normalmente svolte in tema di unduzione all'inadempimento, per cui "Non vi è dubbio che il soggetto che induce o istiga la moglie di un terzo ad avere con sè relazioni sessuali contribuisce e coopera, col suo comportamento, a produrre il fatto lesivo dell'obbligo di fedeltà, concorrendo così con la moglie nella violazione di tale obbligo." Natralmente però "occorre che tale attività del terzo si concreti "non già in una condotta puramente passiva, ma.. in un comportamento positivo e attivo", per cui occorre accertare "l'efficienza causale di tale comportamento nella violazione dell'obbligo di fedeltà".
In tema di nesso causale il Tribunale svolge alcune considerazioni di estremo interesse. "...si deve tener presente... che un soggetto, contraendo matrimonio, si espone al rischio che il coniuge non rispetti l'obbligo di fedeltà. Il terzo che si inserisce .... determina un aumento delle probabilità che si verifichi... tale ampliamento sarà maggiore nell'ipotesi che il terzo per esempio istghi o induca la moglie di altri a commettere adulterio (per esempio con un corteggiamento ossessivo, fatto di costosi regali e di continue telefonate), mentre tenderà a diminuire qualora il terzo si limiti a subire le profferte amorose di una moglie insoddisfatta". Insomma il latin lover da commedia all'italiana dovrà rispondere del danno, il vero seduttore affascinante, alla Anatolio Kuraghin, fortunatamente no, visto che, affascinata, sarà la sua vittima a prendere l'iniziativa. Che dire poi di un seduttore alla Kirkegaard, il quale si apposta ogni giorno sulla via della vittima, non pensa ad altro, regola la sua giornata sulla seduzione, mette in atto mille piccoli accorgimenti, che, tutti, devono sembrare casuali, ma non prende mai l'iniziativa diretta ?
Giustamente il Tribunale osserva che "un coniuge non ha diritto di essere garantito contro i rischi del tradimento ai quali è già esposto per il fatto che si è sposato" per cui "la tutela di un marito nei confronti dell'amante della moglie può configurarsi solo" nell'ipotesi del corteggiamento ossessivo, diciamo à la Francesco Ferrara sr !