La donna-panda e i "Canti pisani"

.

Una celebre sentenza pisana Cantini c. Lotti (Trib. Pisa 3 febbraio 1976, in Resp. civ. prev. 1977, 62 nota BONILINI in Giur. it. , 1976, I, 2, 707 osservazioni DE GIORGI, nota CAFERRA e 1977,I,2,48 nota FINOCCHIARO) aveva recisamente messo in dubbio che la seduzione con promessa di matrimonio potesse ancora venire considerata come illecito civile. In particolare la sentenza pisana si rifiutava di condividere l'ideologia della donna-panda, per cui quest'ultima deve sempre e comunque essere protetta come un animale indifeso in via di estinzione, incapace di ragionare e prendere da sè le proprie decisioni. Proprio perciò la sentenza pisana era stata criticata da varia dottrina tradizionalista.
La Corte Suprema d'altronde ha sempre dimostrato una certa fedeltà all'ideale della donna-panda. Si pensi che in Nastori c. Fiorello (Cass., 27 novembre 1986, n. 6994, in Nuova giur. ciu. comm., 1987, I, p. 614 con nota di CENDON e GAUDINO) la S.C. ritenne non configurabile un concorso di colpa in tema di seduzione con promessa di matrimonio !
La stessa S.C. è ora tornata sul tema della seduzione quasi a rispondere, a distanza di tempo, alla decisione del Tribunale di Pisa.
Infatti la S. C. in Rotelli c. Pescadopoli (Cass. 10 agosto 1991 n. 8733, Giur. it., 1992, I, 1, 1108 nota POZZO; Nuova giur. civ. comm. 1992, I, 397 nota CORRADI; Dir. Fam., 1992, 546) ha ribadito che non si può escludere la configurabilità in astratto di un illecito civile ogni qual volta la promessa matrimoniale sia stata profferta da persona celibe. Insomma la configurazione della seduzione con promessa di matrimonio quale illecito civile "non trova deroga ... in relazione all'evouzione dei costumi e della legislazione, nonchè ai mutamenti della coscienza sociale", occorre semplicemente che il giudice sia attento a ricercare il fondamento dei pregiudizi da "disistima sociale" o da "perdita di occasioni matrimoniali", senza affidarsi a valutazioni discrezionali presuntive.
Peraltro la Cassazione ha ribadito che la seduzione con promessa di matrimonio può essere un illecito anche in presenza della sola colpa.
E' questa una disgraziata doctrine che la S.C. inaugurò in D.B. c. C. (Cass. 10,6,1949, n. 1434, FI 1949, I, 1060 nota critica STELLA RICHTER), dove la Corte ebbe forza morale di asserire tale principio a proposito di un giovane ebreo che non aveva potuto adempiere la propria promessa matrimoniale a cagione delle leggi razziali. D'altronde gli ebrei sono fatti come noi, se li pungiamo sanguinano, i loro occhi sono offesi dalla luce del sole come i nostri, e come noi se li buttiamo nel mare affogano : quindi si informino bene delle proibizioni della legge ariana prima (innamorati) promettere alla leggera un matrimonio. Non si capisce bene come mai la ragazza ariana sia stata ritenuta esente da colpa per aver ignorato le medesime disposizioni. Forse la Corte ha voluto applicare la l' antica disposizione della Torah per cui le donne erano esentate dalla conoscenza della Legge. Naturalmente , per me, si tratta di una doctrine da abbandonare.
La S.C. ha , più recentemente, avuto occasione di chiarire la sua posizione in De Santis c. Russo (Cass. 8 luglio 1993, n. 7493, Corr. giur. 1993, 1052 nota CARBONE), dove ha affermato che la seduzione con promessa di matrimonio è illecita solo quando abbia avuto efficienza causale esclusiva in ordine alla traditio corporis. L'accertamento di tale requisito involge , per la S.C., una valutazione di fatto, ai fini della quale il giudice , attese le difficoltà della prova, può avvalersi di elementi indiziari e prove presuntive. Occorre però che l'indagine presuntiva sia basata su elementi "particolarmente gravi e concordanti", che devono essere valutati anche "in relazione alle condizioni culturali e ambientali dei soggetti". Comunque la Corte ha ribadito che la semplice colpa è sufficiente.
Nel caso di specie due giovani si fidanzarono ufficialmente con promessa di matrimonio e scambio di anelli, lui di 21 anni , guardia di finanza, lei di 20 anni, casalinga. In costanza di fidanzamento avvenne la traditio corporis, ed anzi la giovane, tanto poco la coppia si curava di adottare una qualsiasi profilassi, dovette abortire per ben due volte. Dopo il secondo aborto venne fissata la data delle nozze (in parrocchia!), ma il matrimonio non ebbe mai luogo per il definitivo rifiuto dell'uomo.
Nulla è dato di sapere sui motivi di tale rifiuto.
E' chiaro come le circostanze del caso possano venir lette in modi opposti. L'uomo grazie alla promessa ottiene il fidanzamento, in costanza di fidanzamento viola la verginità della donna, costretta per due volte all'aborto, e infine a pochi giorni dalle nozze già fissate si rifiuta di portare (vestita di bianco !) la donna all'altare. Oppure i due amanti consolidano la loro relazione, si scambiano gli anelli, giungono insieme alla traditio corporis, e poi fra loro qualcosa si rompe e non intendono più giungere al matrimonio auspicato dalle famiglie. Nulla dice che i fatti non sarebbero successi ugualmente anche in assenza della promessa. D'altro canto l'evidente riluttanza ad adottare profilassi giustificherebbe un apprezzamento del disvalore sociale che ancora sussisterebbe nel loro ambiente verso una donna abbandonata non più vergine all'altare. Questioni di fatto.
Dal punto di vista giuridico emerge comunque, mi sembra, come non sia necessariamente il convenuto a dover dimostrare che non sussiste il danno, ma come ormai debba essere il giudice a valutare se vi sono "elementi gravi e concordanti" da cui possa risultare sia l'efficienza causale della promessa ad ottenere la traditio, che la sussistenza del danno quale disvalore sociale della donna nell'ambiente che frequenta, come, insomma, il criterio da adottare sia quello della local community.