Economic Torts


Si può ormai dire che sia sviluppato un intero settore del 2043 che concerne le relazioni economiche, e che la responsabilità civile abbia fatto prepotentemente il proprio ingresso nel mercato.
In merito abbiamo già ampiamente riferito nelle passate sintesi. Gli sviluppi recenti sono stati variegati.
La Corte Suprema in Cassa risp. Livorno c. Banco di Sardegna (Cass. 13 gennaio 1993, n. 343; Dir. banc. 1993, I, 412 nota INZITARI; Giust. civ.1993, I, 1189; Corriere giur., 1993, 834 nota RENNA; Giur. it., 1993, I, 1, 2129 nota SICCHIERO; Resp. civ. 1993, 808 nota AMATO) ha ripreso ancora una volta la doctrine del caso Failla c. De Chirico (su cui abbiamo già ampiamente riferito supra) in un caso di false informazioni che hanno determinato una concessione abusiva del credito, e conseguenti irregolarità del fido. Senza ripercorre il discorso già fatto occorre menzionare che la S.C. ha parlato questa volta non di integrità patrimoniale, ma di lesione dell'autonomia contrattuale, nozione che comunque l'Est. Sgroi aveva sviluppato nella motivazione di Failla.
La S.C. ha ritenuto che la medesima condotta omissiva o commissiva può comportare la contestuale responsabilità contrattuale ed extracontrattuale. Nella specie la banca trattaria tratteneva gli assegni inviati per pagamento dalla banca girataria, in attesa che fossero ripristinati i relativi fondi, senza provvedere al protesto, nè avvisando la banca girataria della mancanza dei fondi. La S.C. la ha perciò ritenuta parzialmente responsabile per il danno da quest'ultima subito per l'impossibilità di recuperare dai correntisti le somme loro anticipate per gli assegni rimasti impagati. La S.C. ha ritenuto che la banca è tenuta ad adottare tutte le cautele idonee ad avitare danni all'utenza ed alle altre banche. La S.C. si è anche spinta ad asserire che la violazione dell'obbligo di correttezza nell'adempimento delle obbligazioni contravviene al dovere di solidarietà previsto dall'art. 2 cost., per cui esso comporta una responsabilità anche contrattuale, seppure i doveri di attenzione non siano espressamente previsti da alcuna norma specifica : un comportamento di diligenza e attenzione deve comunque ritenersi doveroso in relazione alle peculiarità del caso concreto.
Ancora una volta la necessità (psicologica) di individuare sempre l'ingiustizia nella lesione di una situazione soggettiva protetta conduce la S.C. ad una declamazione fuorviante. Mi sembra che la ratio decidendi del caso sia sempre quella della detrimental reliance cioè dell' affidamento dannoso, che si ha appunto quando taluno viene indotto, anche solo colposamente, da qualcun altro a peggiorare la propria situazione stipulando un contratto. Se si vuole si può parlare di lesione dell'autonomia contrattuale ma a patto di intendersi che con essa si fa (per ora) riferimento proprio a tale affidamento dannoso. Ovvero si potrebbe dire che l'affidamento dannoso è un illecito civile, e che la norma protettiva della situazione soggettiva della vittima, onde il danno è ingiusto, è la norma sull'autonomia contrattuale, per cui ciascuno ha, come disse Sgroi, un "diritto ad autodeterminarsi in relazione al proprio patrimonio" che è violato quando taluno ci disinforma.
Naturalmente, ma le corti su ciò sono schierate, occorre che l'affidamento sia serio, che non sia dovuto a colpa, e , secondo me, occorrerebbe anche che colui che fornisce le informazioni possa rendersi conto che l'altra parte farà seriamente affidamento sulle sue dichiarazioni per attuare una attività negoziale, altrimenti (sempre secondo me) la colpa andrebbe esclusa. Baso quest'idea sull'osservazione di casi analoghi inglesi. Ad es. come disse Lord Reid in Hedley Byrne v Heller (House of Lords [1964] A.C. 465) se taluno mi chiede un'informazione durante l'orario di lavoro nel mio ufficio di banchiere posso rendermi conto di essere sottoposto ad un dovere di attenzione e diligenza nei suoi confronti, mentre posso ritenere di non avere alcun obbligo particolare di attenzione se lo stesso individuo mi chiede le stesse informazioni durante un cocktail party, a meno che lui stesso non mi metta a parte delle sue intenzioni.
Che la giurisprudenza, in casi più consolidati, non abbia difficoltà a reperire l'ingiustizia al di fuori dello schema della lesione del diritto soggettivo assoluto della vittima, lo dimostra anche ad es. il caso Soc. Bernardini c. Gruppo grandi marche associate (Cass. civ., 8 febbraio 1990, n. 875, Fall., 1990, 604.) laddove la S.C. ritiene che la presentazione infondata di una istanza di fallimento integri gli estremi di un illecito civile a carattere istantaneo, comportante un diritto al risarcimento dei danni, cagionati dalla revoca del credito bancario conseguente alla diffusione della notizia della presentazione dell'istanza, la cui prescrizione decorre dal manifestarsi del primo degli elementi dell'illecito.
Qui è ben chiaro che non esiste un diritto soggettivo assoluto a che non ci venga presentata contro un' istanza infondata di falllimento, o a che la relativa notizia non si diffonda, o a che il credito bancario non sia perciò ritirato, semplicemente si reprime l'ingiustizia consistente nell'agire con dolo in un modo contrario ai buoni costumi commerciali.
In tema di illeciti concorrenziali in Soc. Accessories Lem Helmets c. Amisano (Trib. Milano 8 febbraio 1990, Giur. dir. ind., 1990, 330) si è deciso un caso di uso del nome e dell'immagine di un pilota motociclistico legato da un contratto di sponsorizzazione ad un'impresa concorrente. Il Tribunale ha ritenuto che in questi casi il danno risarcibile corrisponde "all'utile che il soggetto passivo della condotta avrebbe potuto conseguire dalle vendite effettuate in sua vece dal concorrente sleale".
Sulla tutela aquiliana del contratto si veda FRANZONI, La tutela aquiliana del contratto nella casistica giurisprudenziale, Rass. dir. civ., 1989, 20.