Cardozo Law Bulletin

Il quantum nel danno a persona : gli anni recenti

1. IL CONTENUTO DEL DANNO ALLA SALUTE.

I riferimenti normativi delienati dalla Corte Costituzionale in Repetto c. AMT di Genova e Saporito c. Manzo 1 per fondare la risarcibilità del danno alla salute, in particolare il ricorso all'art. 32 Cost., non hanno da allora subito modifiche sostanziali, né ad opera delle corti di merito né delle corti di legittimità2.

Il dibattito giurisprudenziale e dottrinale è andato invece ad incentrarsi sull'applicazione e sull'operatività in concreto di tali principi, palesando spesso incertezze in relazione alla definizione del danno biologico, alla sua natura, alla risarcibilità del danno psichico ed alla risarcibilità ai congiunti della vittima deceduta.

In relazione al concetto di danno biologico è ormai largamente condiviso che esso comprenda qualsiasi violazione ingiusta dell'integrità psicofisica della persona, che ne modifichi in senso peggiorativo il modo di essere e che incida negativamente sulla sfera individuale del soggetto nelle sue manifestazioni di vita3: il danno alla salute sussiste ed è riconosciuto a prescindere della perdita o riduzione eventuali di reddito4.

Si ricorda in particolare l'ampia nozione di danno biologico contenuta nella decisione della Corte Costituzionale in Salambat c. Azienda Elettrica Municipale e Stobietto c. Ditta Elmex 5, nella quale si è sottolineato come il danno biologico debba considerarsi in relazione alla integralità dei suoi riflessi pregiudizievoli rispetto a tutte le attività, le situazioni ed i rapporti in cui la persona esplica se stessa nella propria vita: non soltanto quindi con riferimento alla sfera produttiva, ma anche con riguardo alla sfera spirituale, culturale, affettiva, sociale, sportiva e ad ogni altro ambito e modo in cui il soggetto svolge la sua personalità, e cioè a tutte le attività realizzatrici della persona umana.

L'assorbimento nella figura del danno biologico delle voci risarcitorie elaborate negli anni precedenti alla sua creazione, quali il danno estetico, il danno alla vita di relazione, il danno alla vita sessuale e l'incapacità lavorativa generica, è tuttavia un fenomeno tuttora in corso, non solo nelle corti di merito.

A questo proposito numerosi sono gli interventi della Corte di Cassazione sull'onnicomprensività del concetto di danno biologico6: questi palesano comunque l'impossibilità di introdurre schemi concettualistici troppo rigidi e contengono il ricorrente invito ai giudici di merito di riportarsi sempre ai casi specifici.

Un altro problema, che è stato affrontato sia dalle corti di merito che dalle corti di legittimità, attiene alla risarcibilità del danno psichico o danno biologico di natura psichica7.

L'attenzione dei giuristi per il danno biologico di natura psichica trova origine nella già menzionata decisione della Corte Costituzionale in Repetto c. AMT di Genova e Saporito c. Manzo, che ha creato le basi per un approccio del tutto nuovo alla sofferenza psichica, intesa come lesione del diritto alla salute.

Gli sviluppi successivi si sono accompagnati al progresso delle conoscenze acquisite in campo scientifico sulle cosiddette nevrosi, tra le quali il disturbo da attacchi di panico, il disturbo di ansia generalizzata, la fobia sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo e la neurastenia.

L'apporto della scienza, in particolare della psicopatologia, è infatti essenziale in questo settore per le difficoltà che sorgono nell'accertamento e nella valutazione degli eventi psichici abnormi generati da una lesione della psiche.

Non è operazione semplice riassumere in poche righe il concetto di danno psichico, ma si ricorda che esso, da un punto di vista essenzialmente scientifico, non indica una menomazione organica e/o neurologica evidenziabile con esami di laboratorio: il danno biologico di natura psichica riguarda il funzionamento della psiche e le alterazioni di determinati processi mentali rispetto ad una condizione precedente8.

La giurisprudenza in materia di danno psichico, specialmente per quanto attiene all'indicazione di linee generali, è tuttora da considerarsi agli albori.

La decisione forse più rilevante sul tema, anche se non delle più felici, è stata quella della Corte Costituzionale in Sgrilli c. Colzi9, in occasione della quale è stata tratteggiata una distinzione tra danno morale e danno psichico, per la quale il primo consisterebbe in un turbamento emotivo generato da un qualunque fatto illecito, che si esaurisca in un patema d'animo od in uno stato di angoscia di natura transeunte, mentre il danno psichico sarebbe un turbamento emotivo, che degeneri in una vera e propria malattia o alterazione della psiche, un trauma che lasci dunque traccia nella psiche del soggetto.

Alla distinzione tracciata dalla Corte Costituzionale in Sgrilli c. Colzi si può rimproverare l'equivoco che un danno biologico di natura psichica a carattere temporaneo non sia un danno biologico, ma un danno morale.

In realtà non è possibile differenziare il danno morale da quello psichico ricorrendo, come sembra avere fatto la Corte Costituzionale in Sgrilli c. Colzi, ad un criterio fondato da un lato sulla durata (danno temporaneo/danno morale, danno permanente/ danno biologico di natura psichica), dall'altro sull'intensità del dolore (meno dolore/danno morale, più dolore/danno psichico).

Criteri differenziatori come quelli del tempo e dell'intensità finiscono infatti con l'introdurre linee di demarcazione originanti confusioni concettuali e difficilmente applicabili in concreto.

La distinzione dovrebbe fondarsi più sul danno psichico come danno-evento e danno morale più come danno-conseguenza, soluzione peraltro in linea con la decisione della Corte Costituzionale in Repetto c. ATM di Genova10.

La sensazione è comunque che la giurisprudenza e la dottrina debbano, meglio coordinate con la scienza medico-legale, fare ancora molta strada nella definizione di criteri distintivi tra il danno psichico e quello morale.

Sempre in tema di danno psichico si ricorda infine che ad esso si accompagna un problema di nesso causale.

Devono infatti essere soddisfatte due condizioni essenziali: in primis che vi sia un rapporto cronologico tra fatto illecito e malattia; in secondo luogo che che tra fatto illecito e danno psichico sussista un rapporto di adeguatezza qualitativa e quantitativa. In relazione a quest'ultima condizione si nota infatti che il danno psichico andrà valutato diversamente a seconda che il fatto illecito sia stato causa necessaria e sufficiente al verificarsi della lesione o sia stato solo un elemento scatenante inserito in una situazione preesistente.

Un altro punto, sul quale giurisprudenza e dottrina hanno segnato rilevanti sviluppi negli ultimi anni, seppur i risultati di tale evoluzione non siano ancora definitivi, riguarda il cosiddetto danno biologico da uccisione.

In realtà la problematica relativa a tale figura inerisce due tipi diversi di danno: il primo riguarda la lesione del diritto alla salute del soggetto deceduto; il secondo il danno biologico accusato dai congiunti per la morte della vittima principale.

Prima della decisione della Corte Costituzionale in Repetto c. AMT di Genova e Saporito c. Manzo il sistema risarcitorio operante nelle ipotesi di morte della vittima era binario: da un lato veniva liquidato il danno emergente ed il danno non patrimoniale iure proprio, dall'altro il risarcimento del danno da lucro cessante veniva risarcito indifferentemente iure proprio o iure hereditario.

Con l'introduzione del danno alla salute, lesione in sè e per sè considerata a prescindere dalle conseguenze della lesione stessa, il sistema binario tradizionale è stato tralasciato e, nell'insieme, si sono venuti evidenziando tre diversi orientamenti:

a) orientamento negativo

Questo indirizzo nega la possibilità di risarcire il danno alla salute patito da un soggetto deceduto in conseguenza dell'evento produttivo del danno sulla considerazione che la morte impedirebbe che la lesione si rifletta in perdita a carico della persona offesa, ormai non più in vita.

La conseguenza di tale approccio al problema del danno biologico da uccisione è la mancanza di una qualsiasi tutela al diritto alla vita, peraltro riconosciuto a livello costituzionale.

b) orientamento positivo

Si fonda sulla constatazione che, essendo la salute di una persona un bene tutelato nel nostro ordinamento, essendo stata riconosciuta la risarcibilità dei danni arrecati a tale bene ed infine costituendo la morte il danno supremo alla salute di una persona, sarebbe illogico e paradossale non garantire tale tutela quando la lesione sia stata tanto grave da provocare la soppressione del bene stesso.

La risarcibilità viene riconosciuta iure hereditario, venendo il credito pecuniario acquisito dalla vittima nel momento, in cui subisce la lesione mortale e quindi trasmesso, con la morte, agli eredi11.

c) orientamento compromissorio

Viene preso in considerazione il periodo di tempo intercorrente tra l'evento lesivo del diritto alla salute e la morte, riconoscendo la risarcibilità del danno alla salute maturato in tale lasso di tempo12.

Questo orientamento è stato criticato in quanto finirebbe con il mettere sullo stesso piano il danno più grave, la perdita della vita, con i danni meno gravi, le lesioni personali temporanee13.

L'indirizzo compromissorio non si discosta comunque di molto dal primo orientamento per quanto riguarda la lacunosa tutela del diritto alla vita.

In relazione al danno biologico da uccisione riferito ai congiunti della vittima principale, la tesi favorevole ad ammetterne la risarcibilità iure proprio si è fondata sul seguente ragionamento: 1) tra coniugi, così come tra genitori e figli, sussistono rapporti giuridicamente tutelati (artt. 2, 29 e 30 Cost.; artt. 143 e 147 Codice Civile); 2) il fatto illecito del terzo, che procura la morte di un soggetto, di riflesso o di rimbalzo causa dei danni (danni di rimbalzo) a quelle persone, il cui rapporto con la vittima è tutelato dall'ordinamento; 3) tra tali danni subiti dai congiunti vi può essere anche un danno alla psiche (e/o eventualmente anche fisico, ad esempio un infarto) da qualificarsi come danno alla salute, in quanto i superstiti hanno mutato in senso peggiorativo il loro modo di essere.

In un quadro, in cui alcuni corti di merito riconoscevano la risarcibilità iure successionis del danno alla salute14, mentre talune altre, che costituivano l'orientamento più seguito, la negavano15, ed in una prospettiva tendenzialmente favorevole a riconoscere la risarcibilità del danno alle vittime iure proprio16, è intervenuta, con effetti tuttora in corso, la decisione della Corte Costituzionale in Sgrilli c. Colzi17.

La Corte Costituzionale era stata chiamata dal Tribunale di Firenze a giudicare sulla legittimità costituzionale degli articoli 2043 e 2059 del Codice Civile nella parte, in cui non avrebbero consentito, né iure proprio né iure hereditatis, il risarcimento del danno per violazione del dirittto alla vita in capo agli eredi ed ai congiunti.

In Sgrilli c. Colzi la Corte Costituionale ha escluso la risarcibilità iure hereditatis del danno biologico da uccisione nel caso di morte immediata, sul presupposto che tale evento impedirebbe che la lesione possa riflettersi in perdita a carico della persona offesa, ormai non più in vita. Ha invece lasciato aperta la possibilità di liquidare iure hereditatis il danno alla salute limitatamente al periodo intercorso tra il momento della lesione e quello precedente alla morte.

In relazione alla risarcibiltà iure proprio, la Corte Costituzionale ha sottolineato l'impossibilità di ammetterne il risarcimento basato sullo schema risarcitorio, di cui all'art. 2043: le menomazioni fisiche o psichiche subite dal congiunto per effetto della morte del familiare (stato di prostrazione, infarto, etc.), risarcibili secondo la Consulta soltanto in presenza di una vera e propria malattia del familiare, vengono ricondotte non già nell'ambito dell'art. 2043, ma allo schema risarcitorio dell'art. 2059, proprio del danno non patrimoniale. La Corte Costituzionale infatti, mutando profondamente prospettiva rispetto al celebre precedente della stessa in Repetto c. AMT di Genova, definisce il danno alla salute da uccisione, che si riflette sui congiunti, non come danno-evento, ma come danno-conseguenza, con l'effetto di vanificare la dicotomia, sulla quale la Corte Costituzionale in Repetto c. AMT di Genova aveva fondato la costruzione giuridica del danno biologico, e individua l'ostacolo al risarcimento iure proprio del danno biologico da uccisione ex art. 2043 nel difetto di concreta prevedibilità dell'evento lesivo.

Per la Corte il riconoscimento di tale risarcibiltà iure proprio sarebbe ostacolato dall'impossibilità di sanzionare ex art. 2043 una resposabilità in realtà senza colpa, trattandosi non di resposabilità ex 2043, ma di resposabilità oggettiva per pura causalità.

Soprattutto questa parte della decisione, delineante tramite un obiter dictum un limite strutturale della responsabilità civile, ha creato non pochi problemi agli interpreti, in quanto, se non proprio una restaurazione del sistema binario anteriore alla pronunzia del 1986, sembra comunque emergere una frantumazione dell'unitarietà della categoria del danno alla salute e, in particolare, un ridimensionamento dei limiti operativi dell'art. 2043.

La dottrina ha accolto questa decisione con reazioni diverse e spesso contrastanti: da un lato è stata salutata come un revirement del famoso precedente del 1986 della stessa corte, dall'altro come un ritorno al passato, un tentativo di restaurazione ed una sentenza da dimenticare18.

Che lo scenario dei danni da uccisione non sia stato ancora definito, malgrado un intervento quale quello della Corte Costituzionale, è fatto evidente agli occhi di tutti: del resto, come sottolineato da alcuni studiosi, la sentenza in oggetto non avrebbe forza vincolante, essendo una decisione di mero rigetto19.

Invero, a prescindere dalle critiche, alle quali possono essere soggette le scelte compiute dalla Corte Costituzionale in Sgrilli c. Colzi, si può notare come tale decisione fosse anche da considerarsi in chiave di stimolo rivolto al legislatore a risolvere la vexata quaestio sull'intero sistema del danno alla persona: una risposta normativa al problema non è tuttavia ancora seguita.

La giurisprudenza successiva alla decisione Sgrilli c. Colzi ha accolto la soluzione proposta dalla Corte Costituzionale circa la risarcibilità iure hereditatis del danno biologico da uccisione nei soli casi, in cui intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra le lesioni colpose e la morte causata dalle medesime 20.

Diverse son state invece le reazioni, in particolare delle corti di merito, alla possibilità per i congiunti delle vittime, prospettata dalla Consulta, di ottenere iure proprio soltanto il risarcimento per i danni patrimoniali e per i danni non patrimoniali.

I giudici torinesi, ad esempio, interpretando non molto fedelmente la decisione della Consulta in Sgrilli c. Colzi, hanno sostenuto in Parasole c. Beltramo e Sara Ass. s.p.a. il principio, per il quale al familiare superstite debba essere liquidato iure proprio, sulla base dello schema risarcitorio dell'art. 2043, il danno biologico per la morte del congiunto, sempre che tale pregiudizio si sia effettivamente concretizzato in una lesione del diritto alla salute e sia provato nel corso del giudizio con i mezzi di prova documentali e testimoniali di cui all'art. 115 c.p.c.21.

Il danno biologico da uccisione risarcibile iure proprio ai congiunti viene così ricondotto dal Tribunale di Torino alla categoria del danno-evento, configurazione precedente alla decisione della Consulta in Sgrilli c. Colzi.

Accanto a tale presa di posizione, la corte torinese delienea comunque un problema di fondo: la difficoltà di trovare nella classica tripartizione del danno ingiusto (patrimoniale-biologico-morale) tutte le soluzioni idonee a soddisfare la complessità e la rilevanza dei rapporti che si esplicano nel consortium familiare e vengono turbati dala morte di un congiunto.

A fronte di tali perplessità circa la tutela dei rapporti intercorrenti in un nucleo familiare i giudici torinesi propongono una nuova figura di danno, il danno esistenziale, attraverso il quale sarebbero meglio protetti diritti quali il diritto alla salute del congiunto, il diritto a intrattenere rapporti sessuali con il congiunto ed il diritto di un figlio ad essere istruito ed educato dal genitore defunto.

A conclusione di questa panoramica si nota come attualmente il danno alla salute non abbia ancora ottenuto il riconoscimento, in termini di risarcibilità, che sembrava dovesse seguire alla decisione della Corte Costituzionale in Repetto c. AMT di Genova.

Risulta difficile al momento prevedere le prossime tappe della storia ormai decennale del danno biologico: molto dipenderà dagli interventi del legislatore, molto dalla creatività delle corti, che, soprattutto in un campo come la responsabilità civile, non codificata nè facilmente codificabile, ha una rilevanza senza pari.

2. LA SALUTE DEL FETO E LA VITA INDESIDERATA

In Valentini c. Castaldini, il Tribunale di Verona22 ha stabilito che ha diritto al risarcimento del danno biologico, oltre che ai danni patrimoniali e morali, il concepito che sia stato leso "nella sua legittima aspettativa a nascere sano".

Si tratava del caso di una bambina nata con una cerebropatia non progressiva, marcata microcefalia, deficit visivo, tetrapareso spastica, ipotomia dell'asse e marcata componente distonica. La madre della bambina si era sottoposta, circa 20 giorni prima della presunta data del parto, ad ispezioni ecotomografiche con esiti di "gravidanza normale". Non ci interessa qui approfondire gli aspetti di negiligenza medica del caso, ma affontare quella che il Tribunale chiama "astratta sussistenza del diritto del minore ad ottenere un risarcimento del danno per fatto cagionato in un momento in cui la capacità giuridica non era, ancora, stata acquisita". Sempre secondo il Tribunale il nascituro, anche in base alla L. 194/78 "non ha un diritto assoluto e inviolabile di nascere" ma " matura la legittima aspettativa alla nascita e, conseguentemente, a nascere come individuo sano". Pertanto "Fra i diritti che la legge riconosce al concepito può essere compreso anche quello alla nascita come individuo sano (art. 1 L. n. 194/78; art. 2 Cost.)". Ancora una volta il giudice italiano, quando si ritrova ad affrontare dei casi nuovi, dimostra di essere schiavo dell'idea per cui l'ingiustizia può risiedere solo nella violazione di una situazione soggettiva protetta e riconosciuta. Viceversa , come peraltro è noto, l'ingiustizia può consistere anche (ad es.) nell'agire dolosamente contro i buoni costumi (seduzione con promessa di matrimonio, ma anche presentazione dolosa di un insolvibile per procacciargli credito, ecc.) nonchè soprattutto nella violazione di una norma protettiva della vittima. Nel caso di specie (dando per scontata la colpa del medico così come ritenuta dal Tribunale) bastava dire che l'insieme dei doveri extracontrattuali che l'ordinamento pone a carico del medico sono (ovviamente) posti a protezione della potenziale e prevedibile vittimia d'una sua negligenza (ad es. la madre, ed il nascituro). Perciò se il nascituro viene al mondo malformato, per una colpa del medico, è ovvio che il danno sia ingiusto per violazione di un dovere extracontrattuale posto a protezione della vittima.

Il Tribunale di Verona ha liquidato il danno nella misura di L. 892,551,000

Di diverso avviso sono stati il Tribunale e la Corte d'Appello di Torino, nel caso Guglielmini c. Usl 9 Torino[pm1] , poi oggetto di decisione della Corte Suprema23.

Il caso trattava di una cerebropatia irreversibile, determinata da un errato trattamento medico praticato all'atto della nascita di Davide Guglielmini presso la clinica universitaria di Torino. Il Tribunale di Torino si è infilato in un ragionamento prettamente formalista. L'evento lesivo, costituito da una asfissia neonatale, si è verificato nel momento in cui il feto diveniva soggetto giuridico (la nascita). Prima della nascita Davide Candioli non poteva stipulare nessun contratto, perciò la specie non poteva che essere regolata dalla sola responsabilità extracontrattuale. Ne segue che la domanda doveva essere respinta per intervenuta prescrizione ex art. 2947. I gentirori, infatti, a detta del tribunale, potevano rendersi conto delle lesioni subite dal figlio già in epoca anteriore all'aprile del 1978.

Viceversa la S.C. ha infine stabilito che il soggetto menomato dalla nascita per effetto di intervento ostetrico difettoso ha azione di inadempimento contrattuale e in responsabilità extracontrattuale nei confronti delle strutture sanitarie responsabili.

Un caso di "vita indesiderata" è stato invece esaminato in Casa di cura Lodigiani c. Cozzi 24. Nel caso di specie una donna che intendeva interrompere la gravidanza si era recata per abortire presso la Casa di cura Lodigiani. L'intervento abortivo non ebbe successo a causa di imperizia o negligenza del medico operatore.

La Corte d' Appello ha ritenuto che alla donna vanno risarciti, in via contrattuale ed extracontrattuale, sia i danni diretti derivanti dalla lesione del diritto alla salute, sia quelli indiretti derivanti dagli oneri di mantenimento, educazione e istruzione della prole non desiderata. Secondo la Corte nessun risarcimento è invecece dovuto al marito della donna. La possibilità di accedere alle pratiche abortive compete, infatti, solo alla donna (ex lege 194/1978) ed il marito non ha, sempre secondo la Corte, nessuna possibilità di influire sulla decisione. Quanto agli oneri ex artt. 146, 147 e 148 c.c. che gravano sul coniuge di sesso maschile a causa del mancato successo dell'intervento abortivo, non presenterebbero il carattere di danno ingiusto, in quanto non deriverebbero dalla lesione di un suo diritto soggettivo o di un suo interesse in sè ingralmente protetto.

3.LA VALUTAZIONE DEI DANNI PATRIMONIALI E MORALI

Negli ultimi anni la giurisprudenza ha più volte sottolineato la necessità di tenere distinto il danno biologico, attinente al danno alla salute, da quello patrimoniale, attinente alla capacità di produrre reddito, confermando da un lato che il giudice può ricorrere nella liquidazione di essi a criteri differenti, al contempo insistendo sulla necessità che il giudice tenga presenti le due voci contemporaneamente, in modo tale che la liquidazione complessiva corrisponda al danno nella sua globalità ed il risarcimento non si traduca in un arricchimento senza causa25.

Negli anni novanta si è affermata la tendenza a considerare come base di calcolo del danno per lucro cessante conseguente all'invalidità temporanea o all'invalidità permanente, nell'ipotesi in cui il danneggiato sia titolare di un reddito di lavoro dipendente o autonomo, il reddito effettivo commisurato al reddito monetario percepito in un periodo immediatamente precedente. Tale reddito si presume essere quello fiscale.

In tutti gli altri casi ovverro quando il danneggiato non sia lavoratore dipendente o autonomo o, più in generale, sia nell'attualità privo di reddito di lavoro, ma potenzialmente idoneo a produrlo, il calcolo viene effettuato sulla base del limite minimo costituito da un importo pari al triplo della pensione sociale, che può essere aumentato in misura equitativa in relazione ai casi specifici26.

In tempi recenti il dibattito circa i criteri di valutazione del danno morale si è intrecciato sempre di più con la problematica relativa ai rapporti intercorrenti tra danno biologico di natura psichica e danno morale, della quale si è già accennato.

Accanto all'elaborazione giurisprudenziale, non ancora giunta ad alcun punto fermo, si segnalano varie proposte di riforma dell'assicurazione obbligatoria R.C. auto, con le quali si è cercato di inserire nel nostro ordinamento una regolamentazione dei danni morali subiti dai congiunti delle vittime di sinistri mortali: puo' essere interessante notare come la tendenza palesata in queste riforme sia di calcolare la liquidazione del danno morale sulla base di tabelle ancorate alla pensione sociale27.

4.CRITERI DI LIQUIDAZIONE DEL DANNO ALLA SALUTE.

Il panorama attuale in Italia dei sistemi di liquidazione del danno biologico è quantomai vario e le corti di merito presentano notevoli differenze nella valutazione.

Tali disparità dipendono essenzialmente da due fattori: il tipo di sistema di calcolo prescelto dalle singole corti di merito ed il valore monetario attribuito dalle medesime ad ogni punto di invalidità.

Al momento in Italia si possono individuare quattro diversi metodi di liquidazione del danno alla salute:

I) Liquidazione in via puramente equitativa

In base a tale metodo è lasciato al giudice il potere di determinare in via puramente equitativa ex art. 1226 c.c. l'ammontare del danno alla salute.

Questo modello non pone preclusioni per apprezzamenti da parte del giudice circa gli aspetti dinamici del danno alla salute ovvero quei riflessi negativi sulle attività della vittima della lesione personale, quali attività ricreative e sportive. Tuttavia da un lato può facilmente generare sperequazioni tra le varie corti e all'interno degli stessi uffici giudiziari ed in ogni caso sembra collidere con le aspettative di uniformità mostrate dalla dottrina e dalla giurisprudenza.

II) Liquidazione secondo il metodo genovese

Il metodo genovese, che utilizza il criterio di cui all'art. 4 della legge 26 febbraio 1977 n. 39, consiste a grandi linee nella moltiplicazione del triplo della pensione sociale annua per il coefficiente di capitalizzazione relativo all'età ed al sesso del soggetto leso per il grado percentuale dei postumi permanenti.

La tabella genovese si utilizza moltiplicando il valore corrispondente all'età per la percentuale di invalidità permanete del caso concreto.

Tabella 3. - Tabella danno biologico Trib. Genova

Il metodo per calcolare il danno biologico da invalidità permanente consiste semplicemente nel dividere il triplo della pensione sociale annua per 365: si ottiene così l'ammontare del risarcimento per ciascun giorno di invalidità.

E' evidente l'estrema meccanicità di tale metodo, senz'altro agli antipodi del metodo equitativo puro, ed è opportuno sottolineare che gli aspetti dinamici del danno alla salute non sono presi in considerazione28.

Ad ovviare tale rigidità alcune corti di merito utilizzano gli indici derivanti dal metodo genovese solo come punti di partenza al fine di garantire una certa uniformità di base, adeguandoli poi ai singoli casi.

III) Liquidazione secondo il metodo pisano

Tale modello prende in considerazione entrambi gli aspetti presenti nel danno biologico: l'aspetto statico, inteso come la mera diminuzione dell'integrità psicofisica, e quello dinamico, consistente a grandi linee nelle conseguenze sulle attività sia lavorative che extralavorative della vittima.

Il metodo liquidativo pisano si basa su un valore iniziale del punto percentuale d'invalidità, desunto dalla media statistica, adeguata all'indice ISTAT, delle somme liquidate in precedenti giurisprudenziali riguardanti microinvalidità, valore a sua volta suscettibile di un aumento predeterminato del 50% nei casi di lesioni più gravi.

Il criterio equitativo interviene per individuare tra il punto di partenza ed il punto finale il valore del punto percentuale d'invalidità permanente da applicarsi al caso concreto.

Accanto all'uniformità di base sussiste quindi la possibilità di una liquidazione personalizzata.

Nel modello pisano l'invalidità temporanea viene liquidata contestualmente al danno permanente oppure tramite un'indennità giornaliera.

IV) Liquidazione secondo il metodo del punto tabellare

Negli ultimi anni le maggiori corti di merito, per evitare trattamenti diversi all'interno degli stessi uffici giudiziari, per ridurre lo stato di incertezza generatosi tra gli operatori ed infine nella speranza di influenzare i Tribunali minori del territorio circostante, hanno creato ed adottatto delle tabelle a punto per la liquidazione del danno biologico.

Un esempio di tale fenomeno di autoregolamentazione, tuttora in corso nelle principali corti di merito italiane, è la tabella del Tribunale di Milano, sulla cui scia altri Tribunali, tra i quali quelli di Firenze, di Brescia e di Venezia, hanno adottatto proprie tabelle apportando modifiche sistematiche più o meno rilevanti29.

Nella tabella adottatta dalla Conferenza dei Presidenti del Tribunale di Milano nel 1995, aggiornata nel 199630, il valore monetario del punto percentuale d'invalidità permanente, stabilito in base alle medie estrapolate dai precedenti giurisprudenziali, viene fatto variare a seconda del grado di invalidità (da 1% a 100% di invalidità) ed in relazione all'età del danneggiato.

Il valore punto viene moltiplicato per il grado di invalidità del caso concreto e per il coefficiente moltiplicatore relativo all'età.

Tabella 4. - Tabella danno biologico Trib. Milano

Il Tribunale di Milano tende inoltre a liquidare il danno biologico da invalidità temporanea separatamente dal danno alla salute permanente, con una somma compresa, a seconda dei casi, tra le 50.000 e le 100.000 lire al giorno in caso di invalidità temporanea assoluta e con una somma di 25.000 al giorno per l'invalidità temporanea relativa.

Anche il metodo tabellare a punto, sebbene abbia il vantaggio di garantire uniformità delle decisioni e maggiore grado di certezza per gli operatori e nello stesso tempo non trascuri il prezioso bagaglio empirico dei precedenti, non è esente da critiche: la sua applicazione infatti non può e non deve privare l'organo giudicante del potere-dovere di liquidare liberamente il danno con un particolare riguardo alle circostanze del caso specifico.

La disparità di metodi appena evidenziata impone comunque alla dottrina italiana di trovare una via per razionalizzare a livello nazionale il sistema di liquidazione del danno biologico, tenendo presente come linea direttrice due ordini di necessità: da un lato il bisogno di evitare enormi disparità tra le decisioni, dall'altro l'importanza di lasciare spazio ai giudici per dare il giusto rilievo alle peculiarità delle singole fattispeci concrete31.

Tale tentativo non può prescindere da uno studio approfondito della giurisprudenza italiana, affiancato da nuovi sistemi di archiviazione delle decisioni delle corti di merito32.

5. PUNTI FERMI NEL DANNO ALLA PERSONA : LA FINE DELLA PENSIONE SOCIALE

La Corte Suprema è finalmente giunta a bollare come inutilizzabile il criterio indicato dall'art. 4 comma 3 del d.l. 23 dicembre 1976 n. 857 - convertito in l. 26 febbraio 1977 n. 39 -, che si riferisce al pregiudizio patrimoniale conseguente alla menomazione della capacita' di produzione del reddito personale. Tale criterio non può quindi essere utilizzato per commisurare il danno biologico33.

Secondo la S.C. occorre procedere ad una personalizzazione quantitativa con utilizzazione però di parametri uniformi per la generalità delle persone fisiche che tenga conto "dell'equivalente patrimoniale del valore umano perduto"34.

Cosa significa "personalizzazione quantitativa" in base a criteri tendenzialmente uniformi ?. La Cassazione è stata esplicita nell'affermare che il danno alla salute deve essere liquidato facendo riferimento al criterio equitativo e non a quello del triplo della pensione sociale, anche se ciò, ovviamente, non esime il giudice dall'obbligo di dare conto in motivazione del processo logico in base al quale e' pervenuto alla sua decisione.35. Varie Corti di merito hanno, quindi, affermato la necessità di ricorrere al criterio del "valore per punti di invalidità" 36

Il danno biologico, inteso come "spettanza di vita" è dunque - lo sapevamo- suscettibile di valutazione economica 37Non si deve però credere che tale impostazione assicuri dal punto di vista processuale che il danno biologico possa venire ricompreso nella domanda tra i danni patrimoniali. Infatti secondo la stessa S.C. la domanda di risarcimento di tutti i danni patrimoniali non è comprensiva della domanda di risarcimento del danno biologico, sicchè non commette vizio di omessa pronucnia il giudice di appello che non motivi specificamente su tale tipo di danno. Peraltro affinchè il giudice debba motivare sul danno bilogico non è sufficiente neanche una generica doglianza relativa al danno da vita di relazione, non essendo il primo una specie del secondo 38

Sulla scorta di tali impostazioni la S.C. ha ormai ricondotto il danno alla vita di relazione ad una specie o del danno patrimoniale o del biologico, stabilendo che "la sua esistenza va valutata caso per caso potendo tale danno coincidere o meno col danno biologico" 39

Mentre la stessa S.C. si è assestata nel ritenere che il danno biologico assorbe ormai quello da riduzione della capacità lavorativa generica 40. Allo stesso modo la S.C. è giunta a ritenere che le micropermanenti abbiano ormai rilevanza solo come danno biologico41. La conclusione ovvia è l'esclusione del danno patrimoniale figurato perciò nel caso di lesioni ad un pensionato costui può reclamare solo il danno biologico 42.

Infine un contributo è venuto dalla Corte Costituzionale 43 laddove ha stabilito che "il danno biologico va risarcito in modo integrale e non limitabile" per cui ha dichiarato illegittimo l'art. 10 , 6.o e 7.o comma d.p.r. 30 giugno 1965, n. 1124 nella parte in cui prevedeva che il lavoratore, o i suoi aventi causa, avevano diritto al biologico solo se, e nella misura in cui, il danno risarcibile, complessivamente considerato, superava l'ammontare delle indennità corrisposte dall'INAIL. Ne consegue che l' INAIL non può avvalersi ai fini dell'azione di regresso delle somme che il responsabile civile deve all'infortunato a titolo di risarcimento di tale danno.

6. LA BABELE DELLE VITTIME DI RIMBALZO

Intensa è stata l'opera delle corti per quanto attiene al risarcimento del danno biologico alle vittime di rimbalzo. Intensa ma disordinata. La materia è ormai solcata da filoni giurisprudenziali contrastanti. Il recente intervento della Corte Costituzionale non è certo stato dei più brillanti. Tempo è venuto perchè nei prossimi anni la dottrina giunga a mettervi ordine.

Contro la risarcibilità del danno biologico agli eredi - in quanto il diritto alla salutee è diritto dalla natura personalissima - si è pronunciato il Tribunale di Savona 44A favore, nel senso che tale risarcimento spetta ai congiunti "jure proprio" , si è detto, ad es., il Tribunale di Treviso 45

Alcuni tribunali si sono spinti a motivare nel senso che il danno biologico non può prescindere dagli aspetti esistenziali per cui in capo agli eredi non può trasmettersi alcun diritto da far valere per ottenere il risarcimento relativo (46. Lo stesso Tribunale è del resto quello che ha argomentato nel senso che se la morte è istantanea o molto ravvicinata all'evento lesivo non c'è abbastanza tempo afinchè maturi un credito risarcitorio da trasmettere jure haereditatis 47

Un tale tipo di argomentazione non è del tutto dispiaciuta alle Corti così che, con buona pace della logica, si trova affermato che, se un soggetto subisce lesioni, e la morte non è istantanea, allora sorge in capo al detto soggetto, immediatamente e quale conseguenza della lesione del suo diritto alla salute, il diritto al risarcimento del danno biologico. Peraltro tale diritto essendo, a differenza del primo, di natura patrimoniale, si trasmette agli eredi. 48

Così con due paradossi si risolve un problema: se la morte non è istantanea , il diritto sorge immediatamente, se la morte è istantanea invece il diritto non ce la fa a sorgere, perchè in quel caso evidentemente non sorge in modo istantaneo. Peraltro come in Cristo albergavano due volontà, che però sempre coincidevano, così pure nella lesione alla persona albergano due diritti : uno alla salute che è personalissimo e non si trasmette, ed uno al risarcimento della salute lesa, che è patrimoniale e si trasmette. Così come l'anima impiega un certo tempo a entrare nel feto, il diritto al risarcimento degli eredi impiega un certo tempo a distaccarsi dal moribondo e non perire con lui nella tomba : tre giorni sono sufficienti a risorgere, ma sette giorni non bastano a trasmettere il diritto 49

Naturalmente un'altra serie di decisioni sono andate in direzione opposta ed hanno sancito la possibilità per i prossimi congiunti di agire per il biologico da uccisione50.

Una certa coerenza di ragionamento la si ritrova quando si ragiona della morte come tipo di danno alla salute più grave della semplice lesione 51 Per cui si giunge a quella che secondo noi è l'argomentazione più corretta e che è stata applicata in Marsili c. Giaccari52. Argomento che muove dalle funzioni stesse della R.C. Funzione dell'istituto è non solo quella di reintegrare il danneggiato, ma anche quella di prevenire e sanzionare l'illecito[pm2]. Giustamente il Tribunale ha rilevato che il risarcimento del danno alla salute - bene che di per sè non ha un mercato e quindi un prezzo corrente - assolve squisitamente ad una funzione sanzionatoria. Ovvero: nel campo dei danni patrimoniali noi operiamo una prevenzione generica degli incidenti addossando al danneggiante il costo della sua azione; al di fuori di questo campo noi non assegniamo semplicemente un costo, ma decidiamo di usare la quantificazione del risarcimento come deterrente specifico per scoraggiare determinate condotte lesive. Perciò è giusto far risarcire la lesione alla salute, anche se questa non ha un prezzo corrente di mercato. " A maggior ragione - sostiene il Tribunale di Firenze - si deve postulare la sanzione piu' grave per la violazione di maggiore gravita' (fattispecie di evento mortale). Il decesso per quanto ravvicinato all'evento lesione non puo' che porsi ontologicamente, prima che temporalmente, fra le conseguenze del fatto" .

In parole povere, ma con estremo rispetto della coerenza funzionale, non può convenire uccidere una persona piuttosto che renderla inferma.

Naturalmente questa storia altalenante del danno biologico da uccisione non può essere letta che in connessione con le vicende della regola giurisprudenziale che vieta la risarcibilità del danno morale alle vittime di rimbalzo 53

Alcune decisioni hanno cercato di scalfire tale impostazione. Così si è argomentato che il leso soffre intensamente prima di morire e perciò matura un diritto al risarcimento del danno morale, che come tale è un diritto patrimoniale, e si trasmette agli eredi secondo le regole delle successioni mortis causa54.

Facile far notare la stramberia del vecchio zio, da decenni residente nelle lontane americhe, che eredita la pretesa al risarcimento del danno morale del mai conosciuto nipote deceduto su un ramo del lago di como.

Mentre , meno stramba a proposito del morale, che non a riguardo del biologico, è l'idea che sia proprio la sofferenza subita "durante la morte" a trasmettersi agli eredi, per cui la morte istantanea - quella sognata da Cesare - non dando luogo a sofferenza non dà luogo a trapasso ereditario, ed invece la lunga agonia avvantaggia (patrimonialmente) gli eredi (che vi subentrano, magari, per rappresentazione).

D'altrone si sa "se il morto piange , vuol dire che gli dispiace di morire".

Ancor più balzana l'impostazione data al problema dal Tribunale di Verona. Codesto Tribunale riconosce che vige il principio per cui non compete il risarcimento dei danni morali conseguenti alle lesioni personali subite da un congiunto, in quanto si tratta di danni che non derivano in via immediata e diretta dal reato . Lo stesso Tribunale, però, stabilisce una deroga al rincipio"in caso di eccezionale gravita' delle lesioni e dei postumi che ne sono derivati". Ovvero quando il soggetto offeso ha riportato danni permanenti di cosi' rilevante entita', con la compromissione delle piu' importanti funzioni vitali (come quella cerebrale e motoria) da concretare uno stato simile alla morte.

In queste ipotesi, i prossimi congiunti dell'offeso patiscono direttamente e personalmente quel pregiudizio morale che merita congrua riparazione55.

Pertanto la risarcibilità o meno del danno morale dipenderebbe dalla gravità del danno del congiunto. E si noti : perchè in caso di danno meno grave i congiunti non ne subiscono le conseguenze direttamente e immediatamente, ma indirettamente e in via mediata.

Il comparatista avvezzo a dire che la tradizione romanista si fonda sulla logica e sui concetti dovrebbe, a questo punto, rivedere le proprie posizioni.

Una posizione (almeno) coerente, ma in senso largheggiante è stata adottata dal Tribunale di Roma 56secondo cui il diritto al risarcimento dei danni patrimoniali ed extrapatrimoniali compete "jure proprio" a tutti coloro che abbiano subito un grave perturbamento per la morte di un infortunato in un incidente stradale.

In questo modo il principio tradizionale viene semplicemente relegato in un angolo della soffitta.

Naturalmente a questo punto a nulla rileva il fatto della convivenza o la qualita' di erede.

Nella specie si trattava di un defunto il quale, sposato con figli legittimi, aveva convissuto "more uxorio" con altra donna. Il Tribunale ha stabilito che il diritto al risarcimento competeva ai componenti sia della famiglia legittima che della famiglia di fatto, poichè entrambi avevano sofferto. Trattandosi di un principio alla francese diviene una questione di fatto sapere chi ha soferto e chi no : in altri casi (a seconda della prova delle circostanze) i familiari legittimi potrebbero non avere alcun danno morale da vantare, o viceversa, la dipartita del defunto potrebbe aver cagionato ancora un grave dolore nella famiglia legittima di origine, ed aver costituito una gran liberazione per la convivente more uxorio. Un ulteriore momento di gloria la convivente more uxorio lo ha avuto quando il legislatore è stato sul punto di admbrare che "nel caso di lesioni mortali il risarcimento del danno patrimoniale e morale compete anche al convivente della vittima che dimostri la sussistenza dei requisiti dell'unione e comunanzza di vita, del mutuo affetto e della reciproca assistenza morale e materiale, per un periodo non inferiore a cinque anni". 57 D'altronde che il convivente vada tutelato è ormai opinione diffusa 58ed altre decisioni si sono ormai spinte alla quantificazione delle sofferenze di rimbalzo, stabilendo, fra l'altro, che la giovane figlia non può aver sofferto meno della madre 59

A ben vedere le Corti di merito sono, infatti, ben propense a considerare positivamente il danno morale conseguente alle lesioni dei congiunti, così in un caso in cui un minore aveva perduto entrambi i genitori in un sinistro stradale, ereditando il loro intero patrimonio, si è deciso che non è risarcibile, perchè non valutabile con certezza il danno alla vita di relazione,poichè il minore veniva a trovarsi in una situazionee economica tale da poter condurre lo stesso tenore di vita che avrebbe avuto viventi i genitori, ma che, invece, è perfettamente risarcibile (in via equitativa) il danno morale60

Insomma ci troviamo, ancora una volta di fronte ad una ribellione delle Corti di merito, ciò che fa supporre che prima o poi la Corte Suprema si adeguerà (com ha fatto in tema di lesione del credito al datore di lavoro, e in tema di danno biologico) alla "nuova" giurisprudenza, che nonostante lei prosegue.

Per ora la Cassazione è giunta financo a conculcare i diritti dei nonni stabilendo che i nonni non conviventi con la vittima non hanno in genere diritto al risarcimento del danno morale 61

Da ultimo la Corte Costituzionale ha cercato di dare il suo contributo 62 in senso marcatamente negativo.

La Corte ha ritenuto che "vita e salute sono beni giuridici diversi, oggetto di diritti distinti, sicchè la lesione dell'integrità fisica con esito letale non può considerarsi una semplice sottoipotesi di lesione alla salute in senso proprio, la quale implica la permanenza in vita del leso con menomazioni invalidanti". Secondo la Corte "l'ostacolo a riconoscere ai congiunti un diritto al risarcimento in qualità di eredi non proviene dunque ... dal carattere patrimoniale dei danni risarcibili ... bensì da un limite strutturale della responsabilità civile" : l'oggetto del risarcimento non può consistere se non in una perdita cagionata dalla lesione.

La Corte ha così stabilito :"All'estinzione dei rapporti di coniugio o di parentela della persona deceduta ... non inerisce necessariamente una lesione della salute del comiuge o dei parenti superstiti". Perciò occorre dimostrare che l'infortunio mortale ha causato a un familiare una lesione psico-fisica "infarto da shock o uno stato di prostrazione tale da spegnere il gusto di vivere". Insomma il danno risarcibile al familiare consiste nel danno alla sua salute come rimbalzo della lesione della vita del congiunto deceduto. Perciò se non vi è stato tale danno il familiare non ha diritto al risarcimento. Si noti come l'esemplificazione dovuta alla mente dell'illustre relatore non sia omogenea : un conto è un infarto dovuto a shock, un conto è uno "stato di prostrazione profonda".Qual è la prova della prostrazione ? Basta la prostrazione psichica, od occorre che essa si estrinsechi in patologie oggettivamente ideintificabili ?

Peraltro la Corte indica che la norma violata nella lesione della vita consiste in una "regola del codice della strada" con la stramba conseguenza per cui la salute sarebbe tutelata a livello di norma costituzionale, mentre la vita è tutelata alivello di norma del codice della strada. Sulla base di questi "argomenti" la Corte ha quindi escluso che i parenti abbiano diritto jure hereditario al risarcimento del danno subito dal congiunto ucciso, ed ha ammesso un loro diritto jure proprio al risarcimento solo in presenza di un loro danno alla salute.

Non mi sembra affatto che il capitolo possa dirsi chiuso: la sentenza della Corte è evidentemente sbagliata sul piano delle conseguenze, così come sul piano dell'argomentazione (distinzione tra tutela della salute e tutela della vita). E' ovvio che alla sua stregua convenga ammazzare la vittima piuttosto che ferirla gravemente. E' altrettanto ovvio che avvocati e giudici di merito potranno ribellarsi facilmente a tale stantia giurisprudenza aggiustando la prova dello "stato di prostrazione" ritenuto necessario per accordare il risarcimento. Il sistema del 2059 è ormai da tempo finito. Dal punto di vista storico la decisione della Corte non esprime che gli utlimi rantoli di un brontosauro condannato all'estinzione.

Note

1 In FI 1986, I, 2053 nt. PONZANELLI e FI 1986, I, 2976 nt. MONATERI.

2 Si vedano ad esempio Cass. Civ., 13-1-1993, n. 357 e Cass. Civ., 18-2-1993, n. 2009.

3 GIANNINI, Il risarcimento del danno alla persona, Giuffrè, 1991, pag. 67.

4 Sull'autonomia del danno biologico dalla eventuale perdita di reddito si richiamano le decisioni della Corte Costituzionale del 18-7-1991, n. 356, in Salambat c. Azienda energetica municipale e Strobietto c. Ditta Elmex e del 27-12-1991, n. 485, in Bracco Rosario c. Fallimento s.r.l. Axel.

5 Cfr. nota precedente.

6 In tema di capacità lavorativa generica: Cass. Civ., sez. III, 14-3-1993, n. 3260; Cass. Civ., sez. III, 14-3-1995, n. 2932; Cass. Civ., sez. III, 16-2-1996, n. 1198; Cass. Civ., sez. III, 19-4-1996, n. 3727. In tema di danno alla vita di relazione: Cass. Civ., Sez. III, 3-4-1990, n. 2761; Cass. Civ., sez. III, 14-10-1993, n. 10153, Cass. Civ., sez. III, 22-2-1995, n.1955, Cass. Civ., sez. III, 21-3-1995, n.3239 e Cass. 16-4-1996, n. 3564; Cass. Civ., sez. III, 16-4-1996, n. 3565. In tema di danno estetico non incidente sulla produzione del reddito: Cass. Civ., 5-9-1988, n. 5033. In tema di danno sessuale: Cass. Civ., 27-6-1990, n. 6536.

7 Il termine inglese "nervous shock" è inappropriato, non solo dal punto di vista medico-legale, come equivalente dell'espressione italiana "danno psichico". Journal of Personal Injury Litigation, Sweet & Maxwell, Luglio 1994, pag. 131.

8 Un'analisi scientifica del danno psichico si ha in BRONDOLO e MARIGLIANO, Danno psichico, Milano, 1996.

9 Cfr. nota n. 32.

10 Cfr. Cort. Cost., 18-7-1991, n. 356, FI, 1991, 2967, nt. POLETTI. Cfr. GIANNINI, Danno alla persona, anno zero: si ricomincia daccapo (a proposito dell'ordinanza Trib. Bologna, 13 giugno 1995), RCP, 1995, 655.

11 Cfr. GIANNINI, Il danno alla persona come danno biologico, Mialno, 1986; cfr. GIANNINI, Il vecchio sistema risarcitorio e il riconoscimento del danno biologico, in Corriere Giuridico, Milano, 1994, 116.

12 L'orientamento compromissorio trova le sue origini nella sentenza della Cass. Civ. n. 3475 del 1925 (FI, 1926, I,328), ricordata dalla stessa Corte Costituzionale in Sgrilli c. Colzi e ripresa in Vietina c. Comune di Montignoso (Cass. Civ., sez. III, 27-12-1994).

13 Cfr. GIANNINI.

14 Trib. Roma, 25-5-1988, RCP, 1989, 135; Trib. Roma, 24-5-1988, DPA, 1988, 378; Trib. Massa, 20-1-1990, RCP, 1990, 613; Trib. Firenze, 18-11-1991, AGCSS, 1992, 38; Trib. Roma, 5-6-1990, GC, 1990, 2653. Si ricorda che in dottrina il maggiore sostenitore dell'orientamento positivo alla risarcibilità del danno alla salute da uccisione iure successionis era GIANNINI.

15 Cass. Civ., 20-12-1988, n. 6838, RCP, 1989, 1173, nt. MONATERI; Trib. Milano, 7-6-1988, DPA, 1988, 517; Trib. Monza, 4-6-1991, RCP, 1991, 465; Trib. Milano, 2-7-1990, DPA, 1991, 283; Trib. Milano, 2-12-1993, n. 8166, CG, 1994, 115.

16 Cass. Civ., 11-11-1986, n. 6607, GC, 1986,I, 3031: in questa si afferma che il fatto del terzo e la soppresione del diritto dell'altro coniuge sono in relazione causale immediata e diretta. Trib. Milano, 26-6-1989, RGCT, 1990, 405; Trib.DEA, 1992, 669; Trib. Treviso, 5-3-1992, RCP, 1992, 441; Trib Milano, 2-12-1993, n. 8166, CG, 1994, 115. In tale sentenza il danno risarcibile ai genitori della vittima viene configurato come danno psichico.

17 Cort. Cost., 27-10-1994, n.372: RCP, 1994, 976, nt. SCALFI, GIANNINI e NAVARRETTA; RCP, 1995, 281, nt. GIANNINI; GC, 1994, 3029, nt. BUSNELLI; GC, 1995, 887, nt. COCO.

18 Cfr. GIANNINI, Danno alla persona anno zero: qualche domanda alla Corte Costituzionale, in RCP, 1995, 284 ss.

19 Cass. Civ., sez. III, 6-10-1994, n. 8177 e Cass. Civ. sez. III, 27-12-1994, n. 11169, FI, 1995, I, 1852 ss., nt. CASO con aspetti di diritto comparato.

20 Cass. Civ., sez. III, 29-9-1995, n. 10271; Cass. Civ., sez. III, 12-10-1995, n. 10628; Trib. Trento, 19-5-1995, RCP, 1995, 787.

21 Trib. Torino, 8-8-1995, RCP, 1996, 282, nt. ZIVIZ.

22 15 ottobre 1990, Foro it., 1991,I,261; Resp.civ. prev.1990,1053; Nuova giur.civ.,1991,I, 370; Arch. civ,1991, 724; Giur.it.,1991,I,2,697; Nuovo dir., 1991, 126; Dir. e prat. Assic., 1991, 111

23 Cass. 22 novembre 1993, n. 11503, Giur. it., 93,I,1, 550 nota CARUSI

24 App. Bologna, 19 dicembre 1991, Dir.fam., 1993, 1081.

25 Cass. Civ., 26-10-1992, n. 11616, AC, 1993, 156; Cass. Civ., 1-12-1994, n. 10269; Cass. Civ., sez. III, 1-12-1995, n. 12422; Cass. Civ., sez. III, 15-4-1996, n. 3539;Cass. Civ., sez.III, 16-4-1996, n. 3563; Cass. Civ., sez. III, 16-4-1996, n. 3565.

26 Corte Cost., 24-10-1995, n. 445, RCP, 1995, 887, nt. BASTIANON e CATALANO.

27 Cfr. Disegno di Legge per la riforma dell'assicuarzione R.C.A., risultante dall'unificazione di precedenti proposte di legge, approvato dal Senato il 21-11-1990; Proposta di Legge d'iniziativa dei Senatori Aliverti, Amabile ed altri, approvata dal senato il 24-3-1993.

28 Con le sentenze n. 357 del 13-1-1993 e n. 2009 del 16-3-1993 la Corte di Cassazione ha rimesso in discussione la correttezza del modello genovese. Si vedano a tale proposito anche le sentenze della Cass. Civ. , sez. III, n. 10539 del 9-12-94, n. 9828 del 18-9-1995 e n. 4255 del 14-4-1995. Si obietta in particolare al sistema genovese che il ricorso al triplo della pensione sociale, di cui all'art. 4 della legge 26 febbraio 1977 n. 39, sarebbe stato previsto unicamente per il fine di risarcire il danno patrimoniale derivante dalla lesione dell'integrità psicofisica. Altra presa di posizione circa il metodo genovano consiste nell'affermazione che nella liquidazione del danno biologico, in mancanza di specifiche disposizioni normative, il giudice, al quale spetta la scelta discrezionale del criterio di equità da applicarsi al caso concreto, possa avvalersi della disciplina di cui all'art. 4 della legge 26 febbraio 1977 n. 39, in quanto questa offrirebbe una seria base di calcolo del cosiddetto valore economico convenzionale dell'uomo nella parte, in cui stabilisce che il limite minimo invalicabile è costituito dal reddito non inferiore a tre volte l'ammontare annuo della pensione sociale, e si presterebbe di conseguenza ad essere utilizzata come affidabile parametro di riferimento, senza che ciò ne comporti l'applicazione analogica: Cass. Civ., Sez. III, 3-6-1994, n. 5380. Si sottolinea comunque che la sentenza del 13-1-1993 n. 357 della Corte di Cassazione, sebbene abbia avviato un nuovo corso nella giurisprudenza di legittimità, non ha segnato un ritorno al criterio della determinazione equitativa pura: cfr. BARGAGNA e BUSNELLI, La valutazione del danno alla salute, 3 ed., Milano, 1995 e Cass. Civ., sez. III, 14-4-1995, n. 4255, RCP, 1995, 519, n. PONZANELLI. Cfr. Trib. Genova, 3-1-1996, GIUS, 1996, 922.

29 Le tabelle dei Tribunali di Milano, Treviso, Brescia, Venezia e Firenze sono riportate in AA. VV., Danno biologico: la valutazione ed il risarcimento, Guida al Diritto, Il Sole 24 Ore, Aprile 1996.

30 Il Sole 24 Ore, 27 Maggio 1996, N. 143, pag. 6.

31 Un simile tentativo di uniformare l'approccio da parte degli operatori alla liquidazione dei danni alla salute si è avuto in Inghilterra con il lavoro svolto dal gruppo istituito dal Civil and Family Committee of the Judicial Studies Board nel 1990. Tale gruppo, analizzando la giurisprudenza inglese in tema di quantificazione delle lesioni personali, ha tratteggiato delle linee generali per la liquidazione dei danni nei personal injury cases.Guidelines for the Assessment of General Damages, Blackstone Press, 1994, 2 ed. .

32 A tale proposito si richiama il lavoro svolto dal Gruppo di Ricerca C.N.R. sul Danno alla Salute: Rapporto sullo Stato della Giurisprudenza in Tema di Danno alla Salute, coordinato e diretto da Marino Bargagna e Franceso Busnelli, CEDAM, 1996.

33 Cassazione civile sez. III, 18 febbraio 1993, n. 2009 Giust. civ. Mass. 1993, 334 (s.m.) Dir. economia assicur. 1993, 304 Giust. civ. 1993,I,2101 nota (ALPA) Resp. civ. e prev. 1993, 268 nota (COMANDE') Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 692 Giur. it. 1993,I,1,2096

34 Cassazione civile sez. III, 18 febbraio 1993, n. 2008 Giust. civ. Mass. 1993, 333 (s.m.) Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 612 Riv. giur. circol. trasp. 1993, 790 Resp. civ. e prev. 1993, 797.

35 (Cassazione civile sez. III, 2 giugno 1992, n. 6692 Foro it. 1993,I,1953

36 (cfr. ad es. Tribunale Rieti, 22 febbraio 1992 Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 890 , Tribunale Ravenna, 4 giugno 1992 Arch. giur. circol. e sinistri 1993,1075 ).

37 (Cassazione civile sez. III, 10 dicembre 1991 n. 13292, Resp. civ. e prev. 1992,).

38 (Cassazione civile sez. III, 6 novembre 1993, n. 11011 Giust. civ. Mass. 1993, fasc.11).

39 (Cass. 10 marzo 1992, Foro it. 1993, I, 1960).

40 (Cass. 19 marzo 1993, n. 3260, Dir. econ. assicur. 1993, 637 nota CHINDEMI, Resp. civ. prev. 1993, 268 nota COMANDE'; Trib. Torino 8 agosto 1992, Arch. circol. e sin. 1993, 545; Trib. Piacenza 19 maggio 1993, ivi 1993, 705; Id. 22 maggio 1993, ivi, 1993, 705).

41 Cass. 20 luglio 1993, n. 8066; App. Firenze 13 febbraio 1992, Arch. giur. circol. e din., 1993, 439).

42 (Trib. Arezzo 14 febbraio 1992, ivi, 1991, 762; Trib. Firenze 2 giugno 1992, ivi, 1993, 173).

43 ( 27 dicembre 1991, n. 485, Giur. it. 1992, I,1, 794)

44 (11 maggio 1992 Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 337, e cfr. ad es. Tribunale Cagliari 12 ottobre 1991, Riv. giur. Sarda 1992, 417 ).

45 (5 maggio 1992, Resp. civ. e prev. 1992, 441).

46 Tribunale Milano, 16 luglio 1992 Resp. civ. e prev. 1993, 348 nota COMANDE')

47 (Tribunale Milano, 3 febbraio 1992 Resp. civ. e prev. 1993, 348 nota COMANDE').

48 (Tribunale Roma, 20 gennaio 1993 Riv. giur. circol. trasp. 1993, 339 ).

49 (Tribunale Ancona 24 maggio 1991, Riv. giur. circol. trasp. 1992, 312 ).

50 Tribunale Treviso 5 marzo 1992, Riv. giur. circol. trasp. 1992, 692. ;Tribunale Treviso 26 marzo 1992, Arch. giur. circol. e sinistri 1992, 669;Tribunale Napoli 6 febbraio 1991, Assicurazioni 1991, II,145.;Tribunale Genova, 5 giugno 1992 Assicurazioni 1992,II, 164 nota (TRICOLI). Nel senso che tale diritto si trasmette perchè il moribondo soffre intensamente cfr. Tribunale Genova 9 luglio 1992, Arch. giur. circol. e sinistri 1992, 835.

51 (Corte appello Roma 4 giugno 1992, Resp. civ. e prev. 1992, 597 ).

52 (Tribunale Firenze 18 novembre 1991, Arch. giur. circol. e sinistri 1992, 39

53 cfr. Cassazione civile sez. III, 17 ottobre 1992 n. 11414, Giust. civ. Mass. 1992; Cassazione civile sez. III, 17 ottobre 1992, n. 11414 Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 158.)

54 (Tribunale Genova, 5 giugno 1992 Nuova giur. civ. commentata 1993,I, 575 nota CEPOLLINA)

55 (Tribunale Verona 4 marzo 1991, Giur. merito 1992, 823).

56 (9 luglio 1991, Riv. giur. circol. trasp. 1992, 138),

57 Una specie nuova di usucapio sul cui background ha riferito F.FERRARI, La Tutela aquiliana della convivenza "more uxorio", Corr. giur., 1992, 931.

58 (cfr. Tribunale Lanciano, 29 giugno 1991 Giur. it. 1993,I,2, 108 )

59 (Corte appello Napoli, 15 ottobre 1992 Arch. giur. circol. e sinistri 1993, 431 ).

60 (Tribunale Roma 8 marzo 1991, Arch. giur. circol. e sinistri 1991, 761).

61 (Cass. 23 giugno 1993, n. 6938).

62 ( Corte cost. 27 ottobre 1994 n. 372, Rel. Mengoni),

Pagina: 12

[pm1]inserisci i nomi delle parti

Pagina: 55

[pm2] NB nel trattato funzione preventiva piuttosto che regolamentativa ?