L’UNIONE EUROPEA DEL DOMANI
di Marco Barucco

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IL CONSIGLIO: IPOTESI DI REVISIONE

La prospettiva di un’Unione europea più ampia e diversificata, appare ormai una certezza a cui ci si deve preparare in un futuro molto prossimo. Risulta evidente che l’ingresso di nuovi membri farà sorgere tutta una serie di problematiche sia sul versante politico, sia su quello istituzionale. Appare chiaro, infatti, che il profilato allargamento dell’Unione potrà incidere in senso negativo sull'efficienza del processo decisionale delle istituzioni che già nella dimensione attuale, ha spesso corso il rischio di paralisi. Una revisione dei trattati, in relazione a questo punto, sembra indefettibile ed è già allo studio della Conferenza intergovernativa, che il meccanismo formale per la revisione dei Trattati, secondo quanto previsto dal Trattato di Maatricht.

Una questione cardine in particolare riguarda il sistema di votazione del Consiglio, l’organo definito come il "cuore" del processo decisionale dell’Unione, la salvaguardia della cui efficienza decisionale è di capitale importanza per il funzionamento della Comunità. Segnatamente i punti in discussione sono quelli dell’estensione a nuovi settori delle regola della votazione a maggioranza qualificata, la questione di una nuova ponderazione dei voti nel Consiglio, e la soglia per la maggioranza qualificata. In relazione al primo punto, secondo quanto emerge dalla relazione sui progetti di revisione dei Trattati presentata dalla Presidenza in carica Irlandese, non vi è unanimità nelle posizioni degli Stati membri. Da una parte, infatti, è stato sostenuto la necessità di arrivare ad un importante estensione delle materie decise con voto a maggioranza qualificata ( V.M.Q. ), a tutto discapito di quelle decise ad unanimità . Questo in quanto l’allargamento dell’Unione, si è detto, comporterà nella pratica il sorgere di notevoli difficoltà per raggiungere l’accordo di tutti gli Stati membri su una serie di questioni cruciali con conseguente rischio di paralisi decisionale. In senso contrario si è sostenuto come un ulteriore espansione del V. M. Q. , costituirebbe un’inaccettabile menomazione della sovranità degli Stati membri, che si vedrebbero privati di una notevole porzione di essa a tutto vantaggio dell’Unione. Una terza opinione espressa è quella che subordina l’accettazione dell’estensione del V.M.Q. a nuove materie, al raggiungimento di un accordo su una diversa ponderazione di voti nel Consiglio. Questa ultima proposta si collega con la seconda problematica cioè quella di una modifica del meccanismo di ponderazione dei voti, definito finora in generale su base demografica. Appare evidente che ,anche qui, l’allargamento dell’Unione, ove si mantenesse l’attuale sistema, può determinare distorsioni, che potrebbero inficiare la legittimità del meccanismo decisionale. Tra le proposte emerse, oltre a quella scontata della riassegnazione dei voti agli Stati membri per grandi categorie demografiche, vi è quella innovativa vertente sull’introduzione di un sistema di doppia maggioranza. Esso comporta che per l’adozione di una decisione del Consiglio sia richiesto, oltre ad una maggioranza qualificata di voti ponderati, che tali voti siano espressi da membri rappresentanti una certa percentuale della popolazione dell’Unione. Se questo approccio fosse accettato, un successivo dibattito avrebbe oggetto la fissazione dell’appropriata percentuale di popolazione richiesta. L’ultimo punto in discussione è quello relativo alla soglia richiesta per la votazione a maggioranza qualificata nel Consiglio e quindi di contro la fissazione del numero di voti richiesti per costituire una minoranza di blocco. Si tratta di una questione che ha già costituito oggetto di un precedente accordo nel 1994 ("Ioannina compromise"), ma che si ripropone in tutta la sua attualità col prospettato allargamento dell’Unione. Anche su questo problema le posizioni che emergono nel documento della presidenza Irlandese, sono divergenti. Da una parte si è sostenuto che l’ingresso di nuovi Membri comporta la necessità di un innalzamento della soglia richiesta per la maggioranza qualificata. Dall’altra, di contro, si è affermato che l’obbiettivo di assicurare efficienza e speditezza al processo decisionale del Consiglio può essere raggiunto solo mantenendo la soglia attuale, o la sua equivalente in Unione allargata, o addirittura riducendola leggermente.

La diversità di posizioni emerse su queste problematiche è chiaramente dovuta alla delicatezza di questioni che vengono ad incidere sulla sovranità degli Stati membri e sulla loro tradizionale ritrosia ad accettarne qualsiasi tipo di menomazione. Proprio per la difficoltà a raggiungere posizioni concordanti su questi punti il documento della presidenza Irlandese si conclude rinviando alle fasi conclusive delle Conferenza la decisiva trattazione di tali questioni. Nei prossimi mesi, quindi, saperemo se gli Stati membri sceglieranno la strada di un integrazione europea sempre più avanzata optando per quelle soluzioni più marcatamente "unioniste" (es: estensione a nuovi settori della V.M.Q, mantenimento o riduzione soglia richiesta per la votazione a maggioranza qualificata), ovvero contineranno ad attestarsi su posizioni di tipo intergovernativo.