CODICE DI DEONTOLOGIA PROFESSIONALE
APPROVATO DAL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE DEGLI ORDINI DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI IL 24-25 GIUGNO 1995
GIURAMENTO
Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impiego che assumo, giuro:
- di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
- di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale ogni mio atto professionale;
- di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
- di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
- di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza e osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
- di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale e alle mie doti morali;
- di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;
- di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
- di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica;
- di prestare assistenza d'urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell'Autorità competente;
- di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
- di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
- di astenermi dall' "accanimento" diagnostico e terapeutico.
TITOLO I OGGETTO E CAMPO DI APPLICAZIONE
1. Definizione - La deontologia medica è l'insieme dei principi e delle regole che il medico-chirurgo e l'odontoiatra, di seguito indicati con il termine di medico, iscritti agli albi professionali dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, devono osservare nell'esercizio della professione, quali che siano l'ambito e lo stato giuridico in cui viene svolta. Il comportamento del medico, anche al di fuori dell'esercizio della professione, deve essere consono al decoro e alla dignità della stessa. Il medico è tenuto alla conoscenza delle norme contenute nel presente Codice, la cui ignoranza non esime dalla responsabilità disciplinare.
2. Obbligatorietà - L'osservanza dei precetti, degli obblighi e dei divieti fissati dal presente Codice di deontologia medica e ogni azione od omissione, sono punibili con le sanzioni disciplinari previste dalle leggi vigenti.
TITOLO II COMPITI E DOVERI GENERALI DEL MEDICO
CAPO I INDIPENDENZA E DIGNITÀ DELLA PROFESSIONE

3. Compiti del medico - Compito del medico è la difesa e il rispetto della vita, della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni di età, di sesso, di razza, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace come in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.. La salute è intesa nell'accezione biologica più ampia del termine come condizione, cioè di benessere fisico e psichico della persona
4. Libertà e indipendenza della professione - L'esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull'indipendenza professionale, che costituiscono irrinunciabile diritto del medico nel rispetto dei diritti dell'individuo.
5. Fini dell'attività professionale - Nell'esercizio della professione il medico deve ispirarsi alle conoscenze scientifiche e ai valori etici fondamentali, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura. Il medico deve denunciare all'Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale da qualunque parte essa provenga.
6. Limiti dell'attività professionale - In nessun caso il medico deve abusare della sua condizione professionale. Il medico che riveste cariche pubbliche non può avvalersene a scopo di vantaggio professionale e personale.
CAPO II PRESTAZIONI D'URGENZA
7. Dovere del medico - Il medico non può rifiutarsi di intervenire e deve, indipendentemente dalla sua abituale attività specialistica, in qualunque luogo o circostanza, prestare soccorso e cure d'urgenza a chi ne abbisogni e comunque tempestivamente attivarsi per ogni più specifica e adeguata assistenza.
8. Calamità - Il medico, in caso di catastrofe, di calamità pubblica o di epidemia, deve mettersi comunque a disposizione dell'autorità competente.
CAPO III OBBLIGHI PROPRI DEL MEDICO
9. Segreto professionale - Il medico deve serbare il segreto su tutto ciò che gli è confidato o che può conoscere in ragione della sua professione; deve altresì conservare il massimo riserbo sulle prestazioni professionali effettuate o programmate. La rivelazione fatte a scopo di lucro, proprio o altrui, oppure con il fine specifico di arrecare nocumento, è particolarmente riprovevole dal punto di vista deontologico. La rivelazione del segreto è consentita:
a) se imposta dalla legge (referti, denuncie, certificazioni obbligatorie);
b) se richiesta o autorizzata dall'interessato, dai legali rappresentanti del minore o incapace, previa adeguata informazione sull'opportunità della rivelazione stessa.
Salvo che per i casi previsti dal punto a) e all'ultimo comma del presente articolo, resta comunque al medico la valutazione sull'opportunità della deroga allorché sia in grave pericolo la salute o vita di terzi. La morte del paziente non esime il medico dall'obbligo del segreto. Il medico non deve rendere al giudice testimonianza su ciò che gli è stato confidato o è pervenuto a sua conoscenza per ragioni dipendenti dalla sua professione.
10. Documentazione - Il medico deve tutelare e garantire la riservatezza della documentazione in suo possesso riguardante i pazienti anche se affidata a codici o sistemi informatici. Il medico deve informare i suoi collaboratori dell'obbligo del segreto professionale e deve vigilare perchè si conformino. Nelle pubblicazioni scientifiche di dati clinici o di osservazioni relative a singoli pazienti il medico deve assicurare la non identificabilità degli stessi. Analogamente il medico non deve diffondere, attraverso la stampa o altri mezzi di informazione, notizie che possano consentire la identificazione del soggetto cui si riferiscono. Nei casi particolari, in cui è richiesta la redazione di bollettini medici, il medico deve comportarsi con prudenza e discrezione.
11. Cartelle cliniche e documentazione - Nella compilazione o trasmissione di qualsivoglia atto o documento relativo a singoli pazienti, anche se destinati a enti o autorità che svolgono attività sanitarie, il medico deve porre in essere ogni precauzione atta a garantire la tutela del segreto professionale, pur nel rispetto dei disposti di legge che regolamentano la materia. Il medico non può collaborare alla costituzione di banche elettroniche di dati sanitari, ove non esistano assolute garanzie di tutela della riservatezza, della sicurezza e della vita privata del paziente.
CAPO IV ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI
12. Prescrizione e trattamento terapeutico - Al medico è riconosciuta piena autonomia nella scelta, nell'applicazione e nella programmazione dell'iter dei presidi diagnostici e terapeutici, anche in regime di ricovero, fermi restando i principi della responsabilità professionale. Ogni prescrizione e ogni trattamento devono essere comunque ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche, alla massima correttezza e all'osservanza del rapporto rischio - beneficio. Il medico è tenuto ad una adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e delle prevedibili reazioni individuali nonchè delle caratteristiche di impiego dei mezzi diagnostici e terapeutici che prescrive e utilizza. Il ricorso a terapie nuove è riservato all'ambito della sperimentazione clinica e soggetto alla relativa disciplina. Sono vietate l'adozione e la diffusione di terapie segrete, scientificamente infondate o non supportate da adeguata sperimentazione e documentazione clinico-scientifica, oppure atte a suscitare illusorie speranze. Il ricorso a trattamenti "placebo" è consentito solo se ispirato a criteri di beneficialità per il paziente.
13. Accanimento diagnostico-terapeutico - Il medico deve astenersi dal cosiddetto accanimento diagnostico-terapeutico, consistente nell'ostinazione in trattamenti, da cui non si possono fondatamente attendere un beneficio per il paziente o un miglioramento della qualità della vita.
14. Trattamenti che incidono sulla resistenza fisica e psichica - I trattamenti che comportino una diminuzione della resistenza fisica o psichica del malato possono essere attuati, previo accertamento delle necessità terapeutiche, al fine di procurare un concreto beneficio clinico al paziente o di alleviarne le sofferenze.
15. Forniture medicinali - Il medico non può fornire medicinali necessari alla cura, se non a titolo gratuito.
CAPO V OBBLIGHI PROFESSIONALI
16. Aggiornamento e formazione professionale permanente - Il medico ha il dovere dell'aggiornamento e della formazione professionale permanente onde garantire il continuo adeguamento scientifico delle sue conoscenze e competenze al progresso clinico e scientifico.
TITOLO III RAPPORTI CON IL PAZIENTE
CAPO I REGOLE GENERALI DI COMPORTAMENTO

17. Rispetto dei diritti del paziente - Il medico nel rapporto con il paziente deve improntare la propria attività professionale al rispetto dei diritti fondamentali della persona.
18. Competenza professionale - Il medico deve garantire al paziente impegno e competenza professionale. Egli deve affrontare i problemi diagnostici con il massimo scrupolo, dedicando al paziente il tempo necessario a un approfondito colloquio e a un adeguato esame obiettivo, avvalendosi delle necessarie indagini. Nel rilasciare le prescrizioni terapeutiche deve fornire in termini comprensibili tutte le idonee informazioni e, per quanto possibile, verificarne la corretta esecuzione. Il medico che si trovi di fronte a situazioni cliniche alle quali non sia in grado di provvedere efficacemente, deve proporre al paziente l'intervento di adeguate specifiche competenze.
19. Obiezione di coscienza - Rifiuto opera professionale - Qualora venga richiesto di interventi sanitari che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, il medico può rifiutare la propria opera, a meno che questo atteggiamento non sia di grave e immediato nocumento al paziente.
20. Continuità delle cure - Il medico ha il dovere di assicurare il paziente la continuità delle cure. In caso di indisponibilità o di impedimento deve garantire la propria sostituzione, affidandola a colleghi di competenza adeguata e informandone il paziente. Qualora sia necessaria la collaborazione di altri medici o di altre figure professionali sanitarie riconosciute per legge, questi devono essere di sua fiducia. Il medico non può abbandonare il malato ritenuto inguaribile, ma deve continuare ad assisterlo anche al solo fine di lenirne la sofferenza fisica e psichica.
21. Documentazione clinica - Il medico, ogni qualvolta lo richieda il caso particolare ha il dovere, nell'interesse esclusivo del paziente, di mettere la documentazione clinica in suo possesso a disposizione del paziente stesso, dei suoi legali rappresentanti o di medici e istituzioni da essi indicati.
22. Certificazioni - Il medico non può rifiutarsi di rilasciare direttamente al paziente certificati relativi al suo stato di salute, salvo quanto previsto dal IV comma dell'art. 29. Il medico, richiesto di rilasciare un certificato, deve attestare dati clinici di competenza tecnica che abbia direttamente constatato
. 23. Denunce obbligatorie - Nella certificazione, nella redazione delle denunce obbligatorie, nella compilazione delle cartelle cliniche e di ogni altra documentazione sanitaria, il medico è tenuto alla massima diligenza, alle più attente e scientificamente corrette registrazioni dei dati e formulazione dei giudizi, nonchè alla chiara esplicitazione dei propri dati identificativi.
CAPO II DOVERI DEL MEDICO E DIRITTI DEL PAZIENTE
24. Libera scelta del medico e del luogo di cura - La libera scelta del medico costituisce principio fondamentale del rapporto medico paziente; il medico deve rispettarla. È pertanto vietato qualsiasi accordo tra medici tendente a influire sul diritto del paziente alla libera scelta.
25. Sfiducia del paziente - Qualora abbia avuto prova di sfiducia da parte del paziente o dei legali rappresentanti di minore o incapace, il medico può rinunciare all'ulteriore trattamento, purchè ne dia tempestivo avviso; deve comunque prestare la sua opera sino alla sostituzione con altro collega, al quale fornirà le informazioni utili e copia della documentazione alla prosecuzione delle cure.
26. Soccorso d'urgenza - Il medico che presti soccorso d'urgenza a un paziente curato da altro collega o che assista temporaneamente un paziente in assenza del curante, non può pretendere che gli venga affidata la continuazione delle cure.
27. Consigli medici - Il medico può consigliare ma non pretendere che il paziente si serva di determinati presidi, istituti, o luoghi di cura.
CAPO III DOVERI DEL MEDICO VERSO I BAMBINI, GLI ANZIANI, E I PORTATORI DI HANDICAP
28. Assistenza - Nell'esercizio della professione, il medico deve impegnarsi a tutelare il minore, l'anziano e il portatore di handicap, in particolare quando ritenga che l'ambiente, familiare o extrafamiliare, nel quale vivono, non sia sufficientemente sollecito alla cura della loro salute, ovvero sia sede di maltrattamenti o violenze, fatti salvi gli obblighi di referto o di denuncia nei casi specificatamente previsti dalla legge. Deve in particolare adoperarsi, perchè il minore possa fruire di quanto necessario per un armonico sviluppo psichico-fisico e affinchè allo stesso, all'anziano e al portatore di handicap siano garantite qualità e dignità di vita. In caso di opposizione dei legali rappresentanti alla necessaria cura dei minori e degli incapaci, il medico deve ricorrere alla competente autorità giudiziaria.
CAPO IV INFORMAZIONE E CONSENSO DEL PAZIENTE
29. Informazione al paziente - Il medico ha il dovere di dare al paziente, tenendo conto del suo livello di cultura e di emotività e delle sue capacità di discernimento, la più serena e idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle prospettive terapeutiche e sulle verosimili conseguenze della terapia e della mancata terapia, nella consapevolezza dei limiti delle conoscenze mediche anche al fine di promuovere la migliore adesione alle proposte diagnostiche-terapeutiche. Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del paziente deve essere comunque soddisfatta. Le informazioni relative al programma diagnostico e terapeutico, possono essere circoscritte a quegli elementi che cultura e condizione psicologica del paziente sono in grado di recepire ed accettare, evitando superflue precisazione di dati inerenti agli aspetti scientifici. Le informazioni riguardanti prognosi gravi o infauste o tali da poter procurare preoccupazioni e sofferenze particolari al paziente, devono essere fornite con circospezione, usando terminologie non traumatizzanti senza escludere mai elementi di speranza. La volontà del paziente, liberamente e attualmente espressa, deve informare il comportamento del medico, entro i limiti della potestà, della dignità e della libertà professionale. Spetta ai responsabili delle strutture di ricovero o ambulatoriali, stabilire le modalità organizzative per assicurare la corretta informazione dei pazienti in accordo e collaborazione con il medico curante.
30. Informazioni ai congiunti - L'informazione ai congiunti è ammessa solo se il paziente la consente e fatto salvo quanto previsto all'art. 9 allorché sia in grave pericolo la salute o la vita di terzi.
31. Consenso informato - Il medico non deve intraprendere attività diagnostica o terapeutica senza il consenso del paziente validamente informato. Il consenso, in forma scritta nei casi in cui per la particolarità delle prestazioni diagnostiche o terapeutiche o per le possibili conseguenze sulla integrità fisica si renda opportuna una manifestazione inequivoca della volontà del paziente, è integrativo e non sostitutivo del consenso informato di cui all'art. 289. Il procedimento diagnostico e il trattamento terapeutico che possano comportare grave rischio per l'incolumità del paziente, devono essere intrapresi, comunque, solo in caso di estrema necessità e previa informazione sulle possibili conseguenze, cui deve far seguito una opportuna documentazione del consenso. In ogni caso, in presenza di esplicito rifiuto del paziente capace di intendere e di volere, il medico deve desistere da qualsiasi atto diagnostico e curativo, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà del paziente, ove non ricorrano le condizioni di cui al successivo articolo 33.
32. Consenso del legale rappresentante - Allorché il paziente è un minore o un infermo di mente, il consenso informato deve essere espresso dal rappresentante legale. In caso di opposizione a trattamenti necessari e indifferibili a favore dei minori o incapaci da parte del rappresentante legale, il medico è tenuto a informare l'autorità giudiziaria.
33. Trattamento sanitario obbligatorio - L'opposizione del paziente o del rappresentante legale non ha effetto nei casi per i quali sia previsto dalla legge trattamento sanitario obbligatorio. Al medico non è, peraltro, consentito di porre direttamente in essere, anche in caso di trattamento sanitario obbligatorio, trattamenti fisicamente coattivi.
34. Necessità e urgenza - Allorché sussistano condizioni di necessità e urgenza e in casi implicanti pericolo per la vita di un paziente, che non possa esprimere al momento una volontà contraria, il medico deve prestare l'assistenza e le cure indispensabili.
CAPO V ASSISTENZA AI MORENTI
35. Eutanasia - Divieto - Il medico, anche se richiesto dal paziente, non deve effettuare trattamenti diretti a menomarne la integrità psichica e fisica e ad abbreviarne la vita o a provocarne la morte.
36. Accertamento della morte - In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta e pervenute alla fase terminale, il medico può limitare la sua opera, se tale è la specifica volontà del paziente, all'assistenza morale e alla terapia atta a risparmiare inutile sofferenza, fornendogli i trattamenti appropriati e conservando per quanto possibile la qualità della vita. In caso di compromissione dello stato di coscienza, il medico deve proseguire nella terapia di sostegno vitale finchè ragionevolmente utile. In caso di morte cerebrale il sostegno vitale dovrà essere mantenuto sino a quando non sia accertata la morte nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge. È ammessa la possibilità di prosecuzione del sostegno vitale anche oltre la morte accertata secondo le modalità di legge, solo al fine di mantenere in attività organi destinati a trapianto e per il tempo strettamente necessario.
CONTINUA