CAPO VI TRAPIANTI
37. Prelievo di parti di cadavere - Il prelievo di parti di cadavere a scopo di trapianto terapeutico può essere effettuato solo alle condizioni e nei modi previsti dalle leggi in vigore.
38. Prelievo di tessuti e organi in soggetto vivente - Il prelievo di tessuti da soggetto vivente è consentito solo se diretto a fini terapeutici o di ricerca e se non produttivo di menomazioni dell'integrità fisica o psichica del donatore. Esso non può essere effettuato per fini di commercio e di lucro e presuppone il consenso scritto del donatore e dei legali rappresentanti ove necessario. La donazione del sangue è disciplinata dalle specifiche norme che prevedono anche l'adeguata informazione del donatore e del ricevente. Il prelievo di rene da persona vivente può essere effettuato nei limiti e secondo le modalità previste dalla speciale normativa di legge.
CAPO VII SESSUALITÀ E RIPRODUZIONE
39. Informazione in materia di sessualità, riproduzione e contraccezione - Il medico, nei limiti dell'attività professionale, e nell'ambito della salvaguardia del diritto alla procreazione cosciente e responsabile, è tenuto a fornire ai singoli e alla coppia ogni corretta informazione in materia di sessualità, di riproduzione e di contraccezione. Ogni atto medico diretto a intervenire sui problemi della sessualità e della riproduzione è consentito ai fini della tutela della salute e della vita.
40. Interruzione volontaria della gravidanza - Ogni atto mirante all'interruzione della gravidanza, all'infuori dei casi previsti dalla legge, costituisce gravissima infrazione deontologica specialmente se compiuto a scopo di lucro. Ove non sussista imminente pericolo di vita della donna, o, in caso di tale pericolo, ove possa essere sostituito altrettanto efficacemente, il medico obiettore di coscienza, può rifiutarsi d'intervenire nell'interruzione volontaria di gravidanza.
41. Fecondazione assistita - La fecondazione assistita ha lo scopo precipuo di ovviare alla sterilità al fine legittimo della procreazione. Sono vietate nell'interesse del bene del nascituro:
a) tutte le forme di maternità surrogata;
b) forme di fecondazione artificiale al di fuori di coppie eterosessuali stabili;
c) pratiche di fecondazione assistita in donne in menopausa non precoce:
d) forme di fecondazione artificiale dopo la morte del partner.
Inoltre è proscritta ogni pratica di procreazione assistita ispirata a pregiudizi razziali; non è consentita alcuna selezione del seme ed è bandito ogni sfruttamento commerciale, pubblicitario, industriale di gameti, embrioni e tessuti embrionali o fetali. Infine sono vietate pratiche di fecondazione assistita in studi, ambulatori o strutture sanitarie privi di idonei requisiti.
CAPO VIII SPERIMENTAZIONE
42. Interventi sul genoma e sul concepito - Ogni intervento sul genoma umano non può che tendere alla prevenzione e alla correzione di condizioni patologiche nel prodotto del concepimento. Sono vietati trattamenti del prodotto del concepimento che non abbiano finalità di prevenzione e correzione di condizioni patologiche. Non è consentito procedere a test predittivi di malattie genetiche se non per finalità di prevenzione. Sono vietate in ogni caso le manipolazioni genetiche.
43. Sperimentazione scientifica - Il progresso della medicina è fondato sulla ricerca che non può prescindere dalla sperimentazione scientifica sull'animale e sull'uomo, nei limiti dei principi generali e specifici dell'ordinamento giuridico.
44. Ricerca biomedica - La ricerca biomedica e la sperimentazione sull'uomo devono ispirarsi all'inderogabile principio dell'inviolabilità dell'integrità psicofisica e della vita del soggetto in esperimento; esse sono subordinate al consenso dell'interessato, che deve essere espresso per iscritto liberamente e consapevolmente previa adeguata informazione sugli obiettivi, sui metodi, sui benefici previsti nonchè sui rischi e disturbi potenziali e sul suo diritto di ritirarsi in qualsiasi momento della sperimentazione. Nel caso di soggetto minore o incapace è ammessa solo la sperimentazione con finalità terapeutica e il consenso è espresso dai legali rappresentanti.
45. Limiti della sperimentazione clinica - In soggetti volontari sani non è attuabile alcuna sperimentazione allorché ne possa derivare un pericolo per la vita ovvero un danno permanente della salute. Il consenso non ha in tale evenienza validità alcuna trattandosi di bene non disponibile. Essa, in particolare, non può essere esperita su soggetti minori, su infermi di mente o su soggetti che versino in condizioni di soggezione o dietro compenso di qualsiasi natura.
46. Utilità diagnostica e terapeutica - La sperimentazione clinica, disciplinata dalle norme di buona pratica medica, può essere inserita in trattamenti diagnostici e/o terapeutici, solo in quanto sia razionalmente e scientificamente suscettibile di utilità diagnostica o terapeutica per i pazienti interessati. In ogni caso di studio clinico, il malato non potrà comunque essere deliberatamente privato dei consolidati mezzi diagnostici e terapeutici indispensabili al mantenimento e al ripristino dello stato di salute. La sperimentazione deve essere programmata secondo adeguati protocolli e aver ricevuto il preventivo assenso di un comitato etico secondo la normativa vigente.
47. Fini scientifici - La sperimentazione sull'animale è regolata da norme di legge e deve essere comunque giustificata da controllabili fini di effettivo significato scientifico e di una fondata aspettativa di progresso terapeutico e deve essere condotta con tutti i mezzi idonei a evitare ogni sofferenza.
CAPO XI PAZIENTI RECLUSI
48. Obblighi del medico - Il medico che operi in istituzioni limitative della libertà personale è tenuto al rispetto rigoroso dei diritti del paziente recluso, fermi restando gli obblighi connessi alle sue specifiche funzioni.
49. Tortura, trattamenti disumani - Il medico non deve in alcun modo o caso collaborare, partecipare o semplicemente presenziare ad atti di tortura o a trattamenti crudeli, disumani o degradanti.
50. Rifiuto di nutrirsi - Quando un detenuto rifiuta di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarlo sulle conseguenze che questa sua decisione può comportare sulle sue condizioni di salute. Se il recluso è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive nè collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale, ma deve continuare ad assisterlo.
CAPO X ONORARI PROFESSIONALI
51. Tariffe professionali - Nel rispetto dell'articolo 2233 del Cod. Civ., della tariffa professionale di cui alla legge 21/2/1963, n.244, e del DPR 17/2/1992, nell'esercizio libero professionale vale il principio generale dell'intesa diretta tra medico e paziente. Il medico è tenuto a far sapere al proprio paziente il suo onorario che di norma va accettato preventivamente e se possibile sottoscritto da entrambi. I compensi per le prestazioni medico chirurgiche non possono essere subordinati ai risultati delle medesime. Gli onorari devono rispettare le tariffe minime professionali e devono comunque essere contenuti in maniera equa rispetto alle stesse. Il medico è libero di prestare gratuitamente la propria opera, purchè tale comportamento non costituisca artificio per concorrenza sleale o illecito accaparramento di clientela.
52. Dicotomia - Divieto - Ogni forma di dicotomia di compensi estranei alle prestazioni professionali, nei rapporti fra medici, strutture e istituzioni sanitarie, è vietata, con particolare riguardo a ogni forma di appalto o subappalto di clientela.
CAPO XI PUBBLICITÀ IN MATERIA SANITARIA E INFORMAZIONE AL PUBBLICO
53. Limiti - Nel rispetto delle disposizioni di legge a difesa del pubblico cui è destinata, la pubblicità e le informazioni in materia sanitaria, devono essere contenute entro i limiti del decoro professionale e ispirate a criteri di serietà scientifica e a fini di tutela della salute.
54. Scoperte scientifiche - La comunicazione di scoperte scientifiche in campo diagnostico e terapeutico deve essere fatta dal medico sulla stampa scientifica e professionale. La notizia della divulgazione al pubblico potrà essere data solo dopo adeguata discussione critica nell'ambito della comunità scientifica e professionale e con la dovuta prudenza al fine di evitare nel pubblico infondate attese e illusorie speranze.
55. Interviste, limiti - Il medico deve evitare lo sfruttamento pubblicitario di abilità e successi professionali a vantaggio personale, di gruppo o di scuola. Il medico deve altresì astenersi dal provocare o dal consentire articoli di stampa o interventi radio televisivi direttamente o indirettamente laudatori.
56. Attività pubblicistica - I medici che svolgano attività pubblicistica continuativa o occasionale attraverso i giornali, emittenti radio televisive, ovvero tengano conferenze a scopo di educazione, di prevenzione, informazione e divulgazione sanitaria, devono osservare la discrezione e la prudenza consone alla dignità professionale. In particolare devono prendere in considerazione solo dati scientificamente certi, astenendosi dal dare notizia di metodi non ancora verificati. Devono comunque astenersi dal fare pubblicità e promozione in merito alla propria attività ed evitare qualsiasi forma pubblicitaria personale o in favore di singole istituzioni pubbliche o private, sia pure in materia indiretta, anche attraverso articoli scientifici.
57. Divieto di patrocinio - È vietato concedere il proprio patrocinio e il proprio avallo per pubblicità per istituzioni o prodotti sanitari e affini di esclusivo interesse promozionale e commerciale.
TITOLO IV RAPPORTI CON I COLLEGHI
CAPO I SOLIDARIETÀ FRA MEDICI

58. Rispetto reciproco - I rapporti fra medici devono essere ispirati ai principi del reciproco rispetto e della considerazione della rispettiva attività professionale. L'opportuna comunicazione tra medici delle rispettive esperienze e pratiche professionali non deve assumere caratteristiche pubblicitarie.
59. Contrasti di opinione - Il contrasto di opinione non deve mai violare i principi di un collegiale comportamento e di un civile dibattito.
60. Solidarietà fra colleghi - I rapporti fra medici devono sempre ispirarsi ai principi della giusta solidarietà. Il medico deve essere solidale nei confronti dei colleghi sottoposti ad ingiuste accuse.
61. Cura dei colleghi - Il medico assiste, secondo la tradizione ippocratica, i colleghi senza fini di lucro, salvo i diritti al recupero delle spese ottenute.
62. Rapporti con il medico curante - Nel caso in cui un medico presti la propria opera ad un paziente in cura presso un altro collega, è tenuto, salva esplicita opposizione del malato, a dare comunicazione dei propri indirizzi diagnostico terapeutici e delle proprie valutazioni cliniche al medico curante. Ove ritenga necessario il ricovero il medico deve richiedere l'intervento del curante. In caso di urgenza deve dargli sollecita comunicazione dell'avvenuto ricovero.
63. Medico specialista e curante - Il medico chiamato per ragioni di specifica competenza, può visitare il malato in assenza del medico curante. In tal caso deve informarlo dei risultati della visita. Qualora si ritengano necessarie ulteriori prestazioni, soprattutto nel caso di interventi chirurgici non aventi carattere d'urgenza, lo specialista deve consultarsi con il medico curante.
CAPO II CONSULENZA
64. Proposta di consulenze - Qualora il caso clinico o l'interesse del paziente lo esigano, o comunque sia necessario il ricorso a peculiari e adeguate competenze, il medico curante deve proporre la consulenza con un altro collega o presso idonee strutture di specifica qualificazione.
65. Consulenza contro la volontà del curante - Qualora la consulenza sia richiesta dal paziente o dai suoi familiari, il medico, che sia di contrario avviso, può astenersi dal partecipare alla consulenza fornendo comunque tutte le informazioni e l'eventuale documentazione relativa al caso.
66. Rifiuto di continuare l'assistenza - Qualora il curante rifiuti di continuare l'assistenza, il consulente può subentrargli, dopo essersi accertato di tale rifiuto.
67. Rapporti fra curante e consulente - Il modo e i tempi per la consulenza sono stabiliti tra il consulente e il curante secondo le regole della collegiale collaborazione.
68. Divergenza fra curante e consulente - I giudizi espressi in sede di consulenza devono rispettare la personalità sia del curante che del consulente. In caso di divergenza di opinioni il curante può richiedere altra consulenza; qualora la richiesta non sia accolta può rinunciare all'incarico professionale.
69. Indirizzo terapeutico concordato - È affidato al medico curante il compito di seguire l'indirizzo terapeutico concordato con il consulente. Al medico curante spetta in ogni caso il giudizio su eventuali nuove indicazioni emergenti nel corso della malattia e il loro trattamento.
70. Proposizione di quesiti al consulente - Il curante che invia il paziente allo specialista o al consulente deve proporre specifici quesiti corredandoli con la documentazione relativa al caso. Lo specialista o il consulente che visiti il paziente in assenza del curante deve fornirgli una dettagliata relazione diagnostica e l'indirizzo terapeutico consigliato.
CAPO III ALTRI RAPPORTI TRA MEDICI
71. Supplenza - Il medico che sostituisce nell'attività professionale un collega è tenuto, cessata la supplenza, a fornire al sostituto le informazioni cliniche relative ai malati assistiti.
72. Medico curante e ospedaliero - I rapporti professionali tra il medico curante e i medici dei reparti ospedalieri, nei quali il paziente è ricoverato, devono essere improntati a collegiale collaborazione.
73. Giudizio clinico - Rispetto della professionalità - I giudizi clinici comunque formulati durante la degenza in reparti clinico ospedalieri e in case di cura devono essere espressi nel rispetto della professionalità del curante. La stessa condotta deve mantenere il medico curante dopo la dimissione del paziente.
CAPO IV MEDICINA LEGALE
74. Compiti e funzioni medico legali - Nell'espletamento dei compiti e delle funzioni di natura medico legali, il medico, consapevole delle implicazioni penali, civili, amministrative, che tali compiti e funzioni comportano, deve procedere, sul piano tecnico, in modo da soddisfare le esigenze giuridiche attinenti alla contingenza in esame, in aderenza alle indicazioni del Codice di Deontologia medica.
75. Ambito giudiziario - La specifica attività degli esperti del settore medico legale, nell'ambito giudiziario, trova la sua delineazione, la sua peculiarità deontologica e contestualmente la sua definizione di responsabilità nell'impegno ritualmente assunto davanti al giudice di bene e fedelmente operare per la ricerca della verità.
76. Visite fiscali - Nelle funzioni medico legali di controllo il medico:
-deve far conoscere al soggetto sottoposto all'accertamento la propria qualifica e funzione;
-non deve rendere palesi al soggetto stesso le proprie valutazioni in merito alla diagnosi e alla terapia, così come il curante in caso di contrasto di parere sulla prognosi;
-nell'interesse dell'infermo o in caso di contrasto di parere è legittimato a prendere contatto direttamente con il medico curante.
In situazione d'urgenza o di emergenza clinica il medico di controllo deve adottare le necessarie misure, a tutela del paziente, dandone sollecita comunicazione al medico curante.
CAPO V RAPPORTI FRA MEDICI E ORDINI
77. Scorrettezze professionali - Il medico che constati, nell'operato di altri colleghi, gravi scorrettezze professionali, è tenuto a darne formale comunicazione al Presidente dell'Ordine.
78. Reciproco rispetto - Il medico è tenuto in particolare a segnalare, con formale comunicazione, al Presidente dell'Ordine ogni infrazione alle regole del reciproco rispetto, di corretta collaborazione e di salvaguardia delle specifiche competenze che devono regolare i rapporti della professione medica con le altre professioni.
TITOLO V RAPPORTI CON I TERZI
CAPO I RAPPORTI CON LE ALTRE CATEGORIE SANITARIE

79. Attività in forma associativa - Gli accordi, i contratti e le convenzioni diretti allo svolgimento di attività professionale in forma associativa, anche utilizzando strutture di società per la prestazione di servizi, devono essere sottoposti all'approvazione dell'Ordine competente per territorio.
80. Accordi con altre categorie sanitarie - Il medico non deve stabilire forme di accordo e di rapporto diretto o indiretto con altre categorie sanitarie o arti ausiliarie delle professioni sanitarie che svolgano attività o effettuino iniziative di tipo industriale o commerciale inerenti l'esercizio della professione.
CAPO II PARTECIPAZIONE AD ATTIVITÀ ECONOMICHE DENUNCIA DELL'ABUSIVISMO
81. Modalità e forme di espletamento dell'attività professionale - Il medico non deve partecipare ad imprese industriali, commerciali o di altra natura che ne condizionino la dignità e indipendenza professionale. Il medico può tuttavia utilizzare strutture di società per la prestazione di servizi a mero supporto della sua attività professionale. L'attività professionale può essere svolta in forma associata. Il medico nell'ambito di ogni forma partecipativa o associativa dell'esercizio della professione comunque:
- è e resta responsabile dei propri atti e delle proprie prescrizioni;
- non deve subire condizionamenti della sua autonomia e indipendenza professionale da parte di non medici;
- non può accettare condizioni temporali e modali della propria attività nè forme di remunerazione in contrasto con le vigenti norme legislative e ordinistiche e lesive della dignità e della autonomia professionale.
82. Pratiche alternative - La potestà di scelta di terapie e metodi innovativi o alternativi rispetto alle consolidate esperienze scientifiche si esprime nell'esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità professionale. È vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o favorire in qualsiasi modo chi, non medico, eserciti abusivamente, anche nel settore delle cosiddette "pratiche alternative". Il medico, venuto a conoscenza di casi di esercizio abusivo o di favoreggiamento o collaborazione anche nel settore delle pratiche di cui al precedente comma, è obbligato a denunciarli all'Ordine professionale.
TITOLO IV RAPPORTI CON IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE E CON ENTI PUBBLICI PRIVATI
CAPO I OBBLIGHI DEONTOLOGICI DEL MEDICO A RAPPORTO DI IMPIEGO O CONVENZIONATO

83. Medico dipendente o convenzionato - Il medico che presta la propria opera a rapporto d'impiego o di convenzione nell'ambito di strutture sanitarie pubbliche o private, stante l'obbligo di cui all'articolo 1, comma 1, del presente Codice, qualora si verifichi contrasto fra le norme deontologiche e quelle proprie dell'ente pubblico o privato, per cui presta la propria attività professionale, deve chiedere l'intervento dell'Ordine, onde siano salvaguardati i diritti propri degli assistiti. Nell'attesa della composizione della vertenza egli deve assicurare il servizio che gli compete, salvo i casi di grave violazione dei diritti dei valori umani delle persone a lui affidate e della dignità, libertà e indipendenza della propria attività professionale. Il medico può operare in regime di convenzionamento con enti assicurativi o di mutualità integrativa solo se preventivamente autorizzato dall'Ordine di appartenenza, sulla base delle indicazioni fornite in materia dalla Federazione nazionale.
84. Rifiuto dell'opera - Il medico al quale, da parte di strutture pubbliche o private, vengano imposte prestazioni professionali non conformi a quanto stabilito dal Codice di deontologia medica o in contrasto con gli scopi della professione, è tenuto a rifiutare la propria opera e a richiedere l'intervento dell'Ordine.
85. Collegialità - Nella salvaguardia delle attribuzioni, funzioni e competenze, i rapporti tra i medici dipendenti o convenzionati, operanti in una medesima struttura, devono ispirarsi ai principi del reciproco rispetto e collegialità.
86. Cumulo di carichi - Il medico dipendente o convenzionato deve esigere da parte della struttura per cui opera che le sue prestazioni si svolgano nella disponibilità di tempo e nelle condizioni idonee all'espletamento dei suoi compiti e secondo modalità atte a non alterare il rapporto di fiducia tra medico e paziente e a non violare il segreto professionale. Il medico, altresì, deve sottrarsi al cumulo degli incarichi e all'eccesso delle prestazioni, e denunciare le condizioni che possano pregiudicare l'efficacia e la sicurezza della sua opera professionale. Il medico che opera nelle strutture pubbliche non può in alcun modo adottare comportamenti che possano favorire direttamente o indirettamente la propria attività libero professionale.
CAPO II ATTIVITÀ NEL CAMPO DELLA MEDICINA PUBBLICA
87. Attività nell'interesse della società - Il medico è tenuto a partecipare, indipendentemente dalla sua posizione o dal suo inquadramento, all'attività e ai programmi previsti dalla legge ai fini della tutela della salute, nell'interesse della società.
88. Trattamento sanitario obbligatorio - Il medico deve, in particolare, conoscere le norme relative alla prevenzione, alla notifica, al trattamento delle malattie infettive e diffusive, delle malattie mentali, delle malattie da lavoro, deve svolgere i compiti assegnatigli dalla legge in tema di trattamenti sanitari obbligatori e deve curare con la massima diligenza e tempestività la informativa alle autorità sanitarie e ad altre autorità nei modi, nei tempi e con le procedure ed i metodi stabiliti, ivi compresa, quando prevista, la tutela dell'anonimato.
89. Lotta contro le tossicodipendenze - La partecipazione del medico alla lotta contro le tossicodipendenze, per specifica competenza tecnica e responsabilità morale, è essenziale nella prevenzione, nel recupero e nelle situazioni d'urgenza e d'emergenza. Rigoroso custode dell'anonimato, il medico deve tuttavia operare in collegamento con i centri di tutela per le tossicodipendenze nel rispetto delle norme vigenti, nell'interesse del singolo e della collettività.
CAPO III MEDICINA DELLO SPORT
90. Accertamento idoneità fisica - La valutazione delle idoneità alla pratica degli sport deve essere ispirata ad esclusivi criteri di tutela della salute fisica e psichica del soggetto. Il medico esprime il relativo giudizio con assoluta obiettività e massima chiarezza, nell'osservanza dei protocolli previsti dalla normativa vigente.
91. Idoneità - Valutazione medica - Il medico è tenuto a far valere in qualsiasi momento e occasione la sua potestà di valutare se un atleta può intraprendere o proseguire la preparazione atletica o la prestazione agonistica.
92. Uso di sostanze dopanti - Il medico non deve utilizzare trattamenti farmacologici o di altra natura che possano influenzare artificialmente le prestazioni di un atleta, soprattutto qualora tali interventi agiscano direttamente o indirettamente modificando il naturale equilibrio fisico -psichico del soggetto. Il medico non può consigliare o prescrivere trattamenti di doping. Il medico dello sport è comunque tenuto a comunicare eventuali terapie al medico curante. Il medico deve segnalare all'Ordine professionale ogni prescrizione o suggerimento di assunzione effettuati da medici o non medici, di farmaci, integratori alimentari o sostanze di cui ai primi due commi del presente articolo.
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