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farsi risarcire

Le clausole di esonero

- Anche nelle ipotesi per le quali si ritiene valida l'apposizione di una clausola che limiti preventivamente la responsabilità extracontrattuale - patto destinato comunque a vincolare esclusivamente le parti -, è operante comunque il principio della nullità di ogni convenzione relativa al dolo o alla colpa grave (art.1229 c.c.) (Cass. 1817/82; Scognamiglio 1968, 657; Alpa e Bessone 1982, 265; Ponzanelli 1984, 204; parzialmente critica Cabella Pisu 1984, 104). Si è affermato, ad esempio, che la clausola con la quale il Comune che concede lo stadio alla C.R.I. per uno spettacolo pirotecnico stabilisca a suo favore "l'esonero per ogni responsabilità per danni che fossero derivati in dipendenza della concessione" ha valore solo fra le parti e nel limiti della colpa ordinaria; essa lascia invece sussistere integralmente la responsabilità del Comune verso i terzi (Cass. 1452/57). 37. Concorso della responsabilità contrattuale ed aquiliana .#

Questioni processuali

La ricostruzione delle modalità di p73 p73 svolgimento del fatto generatore del danno, la valutazione della condotta dei soggetti coinvolti e il rapporto di causalità, sono giudizi di merito, sottratti - se adeguatamente motivati - al sindacato di legittimità (Cass. 6183/86; Cass. 2234/85; Cass. 5957/84; Cass. 1962/84; Cass. 1454/76; Cass. 1755/74; Cass. 1066/74).

L'accertamento intorno al nesso eziologico può fondarsi su presunzioni - gravi, precise e concordanti - da indicare nella motivazione (Cass. 5051/81): è, ad esempio, sufficiente che tutte le ipotesi circa la causazione di un fatto dannoso siano riconducibili al comportamento del convenuto (Cass. 2726/66), oppure che la successione immmediata di due eventi sia unita alla mancanza di altri fattori determinanti (Cass. 389/65). Non adempie però all'obbligo di motivazione il giudice che decida sulla base di elementi non sicuri o ipotetici inerenti lo stesso rapporto di causalità naturale: come nel caso in cui sia rimasta incerta la provenienza della pietra che uccise il dipendente di una cava (Cass. 2405/65).

Ove il convenuto affermi l'esclusiva responsabilità della vittima il giudice deve accertare d'ufficio l'eventuale concorso di colpa del danneggiato: l'indagine rientra nei doveri di motivazione ove il giudice abbia negato la responsabilità unica dell'attore (Cass. 5868/82).

La parte civile può proporre domanda risarcitoria nei confronti del responsabile civile già presente nel giudizio p73 p73 penale - perchè citato da altre parti civili - ma deve farlo, pena l'inammisibilità, entro il termine ultimo per la costituzione di parte civile, coincidente con le formalità di apertura del dibattimento. La diversa qualificazione giuridica del fatto per cui sia stato condannato il responsabile - abuso di autorità contro detenuti, invece di violenza privata - non incide sul danno risarcibile: la parte lesa non può ricorrere in Cassazione (Cass.pen. 24.3.81, FI, 1982, II, 424).

Salvo in caso in cui si faccia espressamente presente alla controparte l'intenzione di riservarsi di chiedere in altro giudizio voci ulteriori di danno, non è ammesso agire ex novo per chiedere il ristoro di voci nuove e diverse: il giudicato copre anche quanto non specificato nella domanda (Cass. 4188/81). 39.1. Condanna generica ............................#

39.1. Condanna generica

- Chi abbia chiesto la condanna ad una prestazione determinata, o da determinarsi in corso di causa, può ottenere ex art.278, 1° co., c.p.c. (su cui Alibrandi 1976, 3) la separazione del giudizio sull'an da quello sul quantum, e ciò sia nel corso del procedimento, sia in sede di conclusioni (Trib.Napoli 15.3.72, FI, 1972, I, 3279). Il frazionamento può essere tuttavia accordato dal giudice solo con l'accordo della controparte (Cass. 2468/87; Cass. 5833/79; Cass. 1766/65; Trib.Napoli 15.3.72, FI, 1972, I, 3279), e comunque mai d'ufficio (Cass. 1736/88; contra Cass. 7806/87); l'assenso non è però necessario quando la liquidazione sia rinviata ad una fase successiva del medesimo giudizio (Cass.Sez.U. 2859/86). La richiesta dell'attore di una pronuncia limitata all'an p73 p73 debeatur non configura domanda nuova ma mera riduzione della pretesa originaria, e può essere proposta anche in grado d'appello (Cass. 4822/87; Cass. 9638/87; App. Milano 21.1.83, AC, 1983, 409); sede nella quale è invece inammissibile il percorso contrario, è cioè la domanda volta ad ottenere la liquidazione del danno (Cass. 3821/86). Dal canto suo, l'opposizione alla separazione del giudizio non può essere proposta, per la prima volta, in sede di legittimità (Cass. 6811/86). Il passaggio in giudicato della sentenza di condanna generica preclude ogni discussione intorno alla risarcibilità del danno: nulla esclude che il giudizio di liquidazione accerti l'inesistenza effettiva del pregiudizio, o la mancanza del nesso causale tra la perdita realmente verificatasi e la condotta censurata al convenuto (Cass. 3603/87; Cass. 201/65). Si tratta, infatti, di una mera declaratio iuris, dalla quale esula ogni accertamento relativo alla misura e all'esistenza in concreto di un danno risarcibile, e per la quale è sufficente la potenziale lesività del fatto (Cass. 2965/83; Cass. 707/68). La condanna generica non può essere pronunciata se risulta - come realtà già acquisita al processo, o immediatamente percepibile - che l'illecito non ha provocato danni (Cass. 2632/89): ciò non accade quando si rendono necessarie indagini e valutazioni che vadano oltre il giudizio sulla natura dell'illecito e sulla sua potenzialità dannosa (Cass. 4805/87).

Non può essere chiesta la condanna generica al risarcimento quando si agisca all'interno del rito speciale del lavoro p73 p73 (Pret.Desio 24.12.80, FI, 1982, I, 594).

39.2. Rapporti con il giudizio penale

...............#39.2. Rapporti con il giudicato penale - Sotto l'imperio del

precedente c.p.p., l'esistenza di un giudizio di carattere penale

comportava tutta una serie di vincoli, tendenti soprattutto a

limitare la possibilità di rimettere in discussione - in sede

civile - quanto fosse stato deciso in precedenza (artt.22 ss.,

c.p.p. abr.; Chiavario 1969, 986; Alpa e Zeno-Zencovich 1988,

1283). In particolare, nell'ipotesi in cui la domanda

risarcitoria fosse stata fondata su di un fatto in relazione al

quale il procedimento penale risultava essere stato

precedentemente archiviato, oppure risolto con sentenza

istruttoria di proscioglimento, il giudice civile non poteva -

salvo che ricorresse una causa di estinzione del reato medesimo o

di improcedibilità dell'azione penale - procedere direttamente.

L'archiviazione non precludeva del tutto l'accertamento della

responsabilità da parte del giudice civile; il suo convincimento

doveva però essere basato su risultanze probatorie nuove e

diverse da quelle già valutate in sede penale e tali da condurre,

attraverso un'indagine di carattere incidentale,

all'identificazione degli elementi oggettivi e soggettivi del

reato (Cass. 726/89; Cass. 3593/79).

Ove il giudice civile riteneva sussistere elementi probatori nuovi e diversi da quelli già considerati, egli doveva presentare rapporto al procuratore della Repubblica al fine della riapertura del procedimento penale (Cass. 3201/71; v. anche Cass. 1831/68).

Al giudice civile restavano tuttavia una serie di p73 p73 possibilità di intervento e, sebbene la sentenza penale avesse autorità di cosa giudicata (art.27 c.p.p. abr.), l'ambito di valutazione del giudice civile non risultava per questo del tutto limitato (Chiavario 1969, 987; Alpa e Zeno-Zencovich 1988, 1285): egli poteva accertare l'esistenza del reato quando simile accertamento fosse mancato da parte del giudice penale - ad esempio per difetto di querela (Cass. 5259/84; Cass. 3447/75; Cass. 2063/75; Trib. Napoli 8.11.84, GC, 1985, I 515; Trib.Roma 15.9.84, NGCC, 1985, I, 540; FI, 1984, I, 2592; Trib.Roma 27.3.84, GC, 1985, 529; DA, 1985, 61; FI, 1984, I, 1687; GI, 1985, I, 2, 13; Visintini 1987, 15; Zeno-Zencovich 1989a, 142). Con riguardo ad un caso di contagio da malattia venerea v. App.Milano 7.7.81 DFP, 1982, 869.

Ove l'azione penale non fosse stata esercitabile - è il caso dell'amnistia -, l'attività svolta dal giudice penale, ad esempio con riguardo alle perizie, poteva venir utilizzata come fonte per il convincimento in ambito civile (Cass. 1696/80), e l'accertamento della responsabilità per danni poteva addirittura fondarsi, anche in via esclusiva, sugli atti di un procedimento penale estinto per prescrizione (Pret.Roma 24.6.85, TR, 1985, II, 1015).

Si ammetteva poi che il giudice civile potesse procedere ad indagini circa elementi trascurati in sede penale, e sui quali non può dirsi formato un giudicato: concause (Cass. 1816/82; Cass. 4696/77; Cass. 2027/67); riduzione della capacità lavorativa della vittima (Cass. 766/74).

Altri ambiti significativi derivavano dalla circostanza che è proprio il giudice civile a stabilire quali accertamenti, fra p73 p73 quelli contenuti nella motivazione, siano da considerare vincolanti: attività interpretativa del giudicato penale, giudizio di fatto che si sottrae al sindacato di legittimità, purchè motivato conformemente a logica e princìpi di diritto (Cass. 3460/72).

I giudici costituzionali hanno, nel corso degli anni, contribuito a ridurre la forza vincolante della decisione penale, dichiarando l'illegittimità delle norme che - in diverso modo - impedivano ai soggetti rimasti estranei al processo di far valere le proprie ragioni in sede civile (Corte cost. 165/75; Corte cost. 99/73; C. cost. 55/71): non è precluso al giudice civile l'accertamento intorno alla responsabilità di soggetti rimasti estranei al giudizio penale (Cass. 228/85; App.Roma 31.1.83, TR, 1983, II, 781).

Le regole viste sopra sembrano destinate, almeno in parte, a mutare per effetto dell'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale (d.p.r. 22.9.1988, n.447). In particolare, i rapporti fra azione civile ed azione penale risulteranno improntati ad un principio di indipendenza delle azioni (art.75 nuovo c.p.p.); vengono anche rinnovate le modalità attraverso le quali le sentenze penali di condanna o assoluzione dispiegheranno la propria efficacia di cosa giudicata, all'interno dei diversi giudizi (civile, amministrativo, disciplinare: artt.651 e 652, nuovo c.p.p.) (sul punto v. Zeno-Zencovich 1989, 21). In quest'ambito può essere citata una prima pronuncia nella quale - in assenza di precise indicazioni normative - si è ritenuta p73 p73 incompatibile con il nuovo sistema procedurale la richiesta di statuizioni civili all'interno del giudizio penale condotto con rito abbreviato (Trib. Lecce 25.10.89, FI, 1990, II, 43); e può essere ricordato altresì l'intervento delle Sezioni Unite penali (Cass. pen. Sez. U. 23.3.89, RCP, 943), le quali hanno affermato che le decisioni prese in applicazione dell'art. 77, l.689/1981 - sanzione sostitutiva, su richiesta dell'imputato - hanno natura di sentenza di proscioglimento, e non possono perciò comportare la condanna al pagamento delle spese processuali e del risarcimento del danno alla parte civile. 39.3. Natura del debito risarcitorio ................#

39.3. Natura del debito risarcitorio

- Il risarcimento del danno costituisce debito di valore: non ha cioè per contenuto ab initio il pagamento di una somma di denaro, bensì il ripristino del patrimonio del danneggiato nella condizione in cui esso si trovava prima dell'evento (Cass. 1426/68): al creditore spettano, pertanto, gli interessi cc.dd. compensativi, che decorrono dalla data dell'evento stesso (Cass. 5287/87; Cass. 1636/87; contra, Cass. 4053/79; Trib.Roma 22.2.88, FI, 1988, I, 255). Simile natura viene riconosciuta anche alle spese sostenute dal danneggiato al fine di eliminare o ridurre le conseguenze dell'illecito: somme, perciò, suscettibili di rivalutazione (Cass. 3209/88; Cass. 2332/82; Cass. 4114/78; Trib.Torino 12.10.83, RGEnel, 1984, 105). Gli interessi decorrono, in questo caso, non dal momento del danno, bensì dal momento in cui è stata effettuata la spesa (Cass. 75/72). Lo stesso vale quando il danneggiato chieda il rimborso di quanto pagato a terzi in conseguenza dell'illecito (Cass.Sez.U. 3287/85). p73 La rivalutazione non comporta modifica della domanda, ma realizza sostanzialmente il petitum originario: può essere richiesta in appello - sentenza di merito definitiva ed immediatamente esecutiva - e il giudice può tenerne conto d'ufficio in base al principio di correlazione fra chiesto e pronunciato (Cass. 1885/72). Dopo il giudizio d'appello il debito diventa di valuta, e in caso di mora debendi sono dovuti solo gli interessi legali, salvo la specifica prova di maggior danno, a carico del creditore (Cass. 2489/76). v. amplius, sub art.1223 c.c. 39.4 La prescrizione .............................#

39.4 La prescrizione -

La fattispecie di responsabilità ex

art.2043 è figura complessa che si perfeziona solo quando si sia

verificato l'ultimo fatto costitutivo: viene cioè ad esistere nel

momento in cui si esteriorizza, divenendo conoscibile, l'evento

dannoso. E' da quest'istante che comincia a poter essere

esercitato il diritto, e a decorrere perciò la prescrizione

(Cass. 1306/89; Cass. 1716/79).

L'azione per fatto illecito si prescrive normalmente in cinque anni; se il danno è prodotto dalla circolazione di veicoli il termine è di due anni (art.2947 c.c.). Tuttavia, ove vi sia stata sentenza penale irrevocabile di condanna generica dell'autore del reato al ristoro del danno, titolo al risarcimento non è più l'azione aquiliana, bensì l'actio iudicati, e la prescrizione è - in ogni caso - di dieci anni a partire dalla data in cui la sentenza è diventata irrevocabile (Cass. 49/72; Cass. 1928/70; Cass. 1329/667). p73 p73 Nel considerare l'applicabilità dei termini più ampi previsti in caso di reato, il giudice civile non è vincolato dall'archiviazione in sede istruttoria dell'azione penale (Cass. 1478/88; Cass. 945/86); egli deve accertare, incidenter tantum, la sussistenza del reato (Cass. 2680/88). In caso di amnistia, la prescrizione dell'azione civile decorre (art.183 c.p.) dalla data del provvedimento; si prende invece come base il giorno della pronuncia giudiziale quando l'applicazione del beneficio sia conseguenza della derubricazione dell'originaria imputazione (Cass. 1834/88). Per sentenza penale irrevocabile deve intendersi anche quella di proscioglimento in istruttoria, resa nei confronti di imputato noto: in tal caso la prescrizione decorre non dalla data di emissione della sentenza, ma da quella in cui non è più possibile l'impugnazione (Cass. 5286/87). Il termine più ampio di prescrizione in caso di reato vale anche nell'azione civile contro il responsabile indiretto (Cass. 729/89). La costituzione di parte civile nel processo penale contro uno dei responsabili in solido ha effetti interruttivi sulla prescrizione anche verso i coobbligati (Cass. 1928/70); non si estende però - stante l'autonomia delle azioni - alla prescrizione dell'azione per responsabilità contrattuale che venga fatta valere, ad esempio, contro il vettore (Cass. 1128/85). Nel caso in cui un illecito abbia carattere permanente (v. retro, @ 7.1), il danno si produce nel continuo, e il diritto al risarcimento si rinnova di momento in momento: la prescrizione ha p73 inizio ciascun giorno rispetto al fatto verificatosi (Cass. 252/83; Cass.Sez.U. 2084/60). Ove, poi, l'illecito - ad esempio, falsa testimonianza - venga reiterato, l'azione risarcitoria decorre dalla data di ogni fatto (Cass. 43/88).

Concorso di azioni

- Responsabilità contrattuale ed extracontrattuale sono titoli invocabili dal danneggiato in concorso tra loro, ogniqualvolta un medesimo fatto abbia inciso contemporaneamente sui diritti spettanti in via assoluta e su quelli derivanti da un contratto, o comunque da un vinculum iuris già esistente (Scognamiglio 1968, 677; De Cupis 1971, 613; Visintini 1983, 1081; Ponzanelli 1984, 233; Rossello 1987, 316; Salvi 1988, 1190; da ultimo Monateri 1989, 125). Si afferma, in particolare, che la difesa dalla lesione di diritti assoluti non può essere compressa o annullata p73 per l'esistenza di un contratto (Cass. 1696/80; App.Milano 10.10.78, RCP, 1978, 875; Trib.Roma 20.10.79, RGCT, 1981, 97). Così, ove sia venuta meno una delle due azioni - ad es. perchè prescritta - rimarrà ferma l'altra, fondata sulle medesime circostanze di fatto (Cass. 5638/83; Cass. 4437/82). Con riguardo alla natura e alla disciplina delle due forme di responsabilità (Scognamiglio 1968, 671; Salvi 1985, 13; Rossello 1987, 296), la giurisprudenza si esprime nel senso di una sostanziale identità dei due fenomeni: la diversità della norma violata (Cass. 2190/71) rileva ai fini della prova circa la colpa, ma non esplica alcun effetto per quanto concerne le considerazioni intorno all'evento dannoso (Cass. 2044/72). La casistica riguarda, in via prevalente se non esclusiva, le ipotesi di danni alla persona verificatisi durante l'esecuzione di un contratto di trasporto (Boi 1987, 18; Lopez de Gonzalo 1987, 32), o di una prestazione sanitaria (Ponzanelli 1984, 240; Rossello 1987, 334; v. retro, @@ 32.1. s.), cui vanno aggiunte l'inadempimento doloso e quello che costituisce reato (Sacco 1984, 156). Non mancano, poi, i rilievi circa l'incongruenza di una regola del cumulo limitata alla lesione di un diritto soggettivo assoluto, nel momento in cui simile lesione non è più considerata necessaria per l'intervento della responsabilità aquiliana (Sacco 1984, 157). La tutela extracontrattuale è stata, a volte, negata con riguardo a posizioni che si affermavano essere del tutto interne alla disciplina del rapporto contrattuale: così non è stato p73 p73 risarcito il danno conseguente alla mancata utilizzazione di una nave, dovuta ai difetti di costruzione della stessa (Trib.Firenze 29.4.80, RGCT, 1981, 374), nè quello conseguente all'inserzione di un numero errato nell'elenco telefonico (Cass. 1717/70). 38. Responsabilità della p.a. Generalità...........#

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