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la colpa

8. La colpevolezza. Generalità

Per poter essere dichiarata illecita, ex art.2043 c.c., la condotta di chi ha causato il danno deve essere caratterizzata dalla colpa o dal dolo. Il concetto di colpevolezza civile è generalmente considerato - ma non mancano contrasti (Maiorca 1960, 535; Scognamiglio 1968, 640; Alpa e Bessone 1982, 82, 290; Alpa e Zeno-Zencovich 1988, 1279) - come unitario rispetto alla nozione di colpevolezza penale (Cass. 2593/72): si ha dolo quando l'evento dannoso è previsto e voluto, si ha colpa quando il danno non è voluto, ma è conseguenza di negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza di norme da parte dell'agente (art.43 c.p.; Cass. 2488/79; Visintini 1967, 13; Figone e Spallarossa 1987, 50). Quale che sia la soluzione propugnata - unitarietà dei p73 p73 concetti, piuttosto che loro autonomia reciproca - divergono, certamente, i criteri di valutazione: soggettivi e concreti sul piano penale, oggettivi ed astratti su quello civile (Rodotà 1964, 169; Visintini 1967, 11; Salvi 1988, 1226; Zeno-Zencovich 1989a, 54). Nel valutare la colpa il giudice deve cioè confrontare, sulla base di standard medi, il comportamento del danneggiante con quello che sarebbe stato esigibile, nella medesima situazione, dal buon padre di famiglia (art.1176 c.c.) (Pret.Forlì, 19.2.86, RCP, 1986, 176). Non mancano, tuttavia, - secondo alcuni autori - ipotesi nelle quali appare opportuna una valutazione di tipo soggettivo, che tenga cioè conto delle specifiche caratteristiche fisiopsichiche del convenuto, al quale potrà essere volta a volta richiesto un grado di diligenza superiore o inferiore alla media (Bussani e Venchiarutti 1987, 47; Trimarchi 1970, 110). Si parla, poi, di colpa con previsione, quando l'evento, pur non voluto, è stato tuttavia previsto ed accettato come effetto dell'atto posto in essere (De Cupis 1979, 142); e si distingue la colpa generica (mancata osservanza di regole di prudenza o perizia, legate al caso concreto: v. infra, @ 8.2.) da quella specifica (violazione di norme, regolamenti, ordini dettati dall'autorità: v. infra, @ 8.1.).

La tradizionale graduazione della colpa - grave, lieve, lievissima (Rotondi 1916, 954), o addirittura gravissima (App.Roma, 22.10.79, TR, 1979,II, 397) - è stata oggetto di critiche, specialmente in riferimento alla asserita rilevanza della culpa levissima nell'illecito aquiliano (sul punto v. p73 p73 Maiorca 1960, 550; Forchielli 1963, 179; Visintini 1967, 12; Scognamiglio 1968, 642; De Cupis 1979, 183)

Sia che lo si intenda come principio generale - pur suscettibile di eccezioni - (De Cupis 1971, 5) sia che lo si consideri, invece, come uno dei criteri di imputazione del danno - statisticamente il più rilevante - (Rodotà 1964, 121, 148), la colpevolezza svolge un ruolo fondamentale ai fini del giudizio in tutte quelle situazioni nelle quali il legislatore non ha previsto espressamente l'applicazione di principi di responsabilità oggettiva, e ha invece mantenuto un certo ruolo alla funzione sanzionatoria dell'illecito extracontrattuale.

8.1. La violazione di norme ........................#

8.1. La violazione di norme - Sotto questo profilo la responsabilità tende ad assumere connotati oggettivi: si è in colpa per il fatto stesso di aver violato una disposizione di legge (v. però retro, @ 7.7.), e l'indagine non si spinge ad accertare gli aspetti psicologici della condotta. E' però necessario che vengano indicate espressamente le disposizioni che si assumono violate dal convenuto, le quali devono essere altresì vigenti all'epoca dell'evento: non si può, ad esempio, affermare la responsabilità di chi non abbia adottato precauzioni imposte solo con una legge successiva al fatto (Cass. 5051/81).

Quando però una disposizione normativa esiste, questa può essere richiamata anche al fine di affermare - sotto il diverso profilo dell'imprudenza - l'illiceità di comportamenti estranei al suo stretto ambito di applicazione. Così è, ad esempio, per la disciplina sugli infortuni, che permette di dichiarare imprudente la condotta tenuta in vicende estranee al rapporto di p73 p73 lavoro - come nel caso del cliente che cade nella botola di una pizzicheria (Cass. 1774/65) -; e lo stesso vale con riguardo alle regole del codice della strada, da osservarsi anche nei luoghi privati ove vi sia traffico di pedoni e veicoli (Cass.pen. 26.5.69, RCP, 1970, 668), o addirittura sui campi da sci (v. infra, @ 33.2; Figone e Spallarossa 1987, 54).

8.2. Imprudenza, negligenza, imperizia .............#

8.2. Imprudenza, negligenza, imperizia - Questi elementi possono determinare l'esistenza di una colpa anche ove manchi la violazione di una norma o di un regolamento che impongano di tenere una determinata condotta (Cass. 1544/81; Cass. 1652/71), ad esempio quando vi sia l'inosservanza di regole tecniche - pur non obbligatorie, ma di uso corrente - miranti ad evitare o impedire il danno (Trib.Napoli 9.10.86, RCP, 1988, 407).

Sotto questo profilo è stata affermata la colpa: del medico che operi in un campo della chirurgia rispetto al quale egli sia privo di specifica esperienza (App.Bari 21.4.83, RFI, 1984, Resp.civ., 221); del proprietario il quale omette le misure idonee ad evitare che dei bambini si feriscano l'un l'altro con materiali prelevati dal cantiere (Cass. 2945/80); del conducente di uno yacht che dia un ordine contrario alle più elementari regole sul governo di un'imbarcazione a vela (Cass. 1454/76; Visintini 1967, 7; Figone e Spallarossa 1987, 55).

Pur in assenza di una colpa contrattuale, nel cessionario di una pellicola cinematografica - acquistata ritenendo in buona fede che il possessore del supporto materiale fosse anche titolare del diritto - può configurarsi responsabilità extracontrattuale verso il vero titolare, sotto il profilo della p73 p73 negligenza, per non avere l'acquirente stesso preteso dal cedente la prova dell'acquisto dei diritti, nè verificato la regolarità della continuità dei relativi trasferimenti nel pubblico registro cinematografico (Cass.868/89).

Non sono, invece, censurabili: il bagnino che affidi un pattino a persone di cui non conosca età e identità, e che non assista poi alle manovre di rientro in una situazione in cui, per la calma del mare, sia esclusa qualsiasi pericolosità (Cass. 1712/72); colui il quale si limiti a comunicare alla stampa un provvedimento di sequestro di un settimanale a tutela dell'immagine, ancorché il sequestro sia suscettibile di revoca, e venga poi effettivamente riconosciuto illegittimo (Cass. 2129/75); il soggetto che, non essendosi avvalso della facoltà di cui all'art.1393 c.c., abbia concluso una transazione con il rappresentante, ignorando che il rappresentato era morto da dieci anni (Cass. 246/71); chi abbia preso a noleggio un'autovettura e, secondo la consuetudine, l'abbia lasciata incustodita sulla strada nelle ore notturne (Cass. 1513/69).

8.3. La prevedibilità ..............................#

8.3. La prevedibilità - La responsabilità per colpa può essere affermata a carico di chi, essendo in condizione di prevedere l'evento, avrebbe dovuto adottare opportune cautele volte ad impedirlo (Visintini 1967, 9): si tratta di un giudizio di probabilità - non di mera possibilità - misurato sull'uomo di media diligenza, in base a criteri di comune esperienza e rispetto a fatti e circostanze normali (Cass. 5896/83).

Possono a tale stregua venire attribuiti, a chi esegua p73 p73 lavori in loco, i danni conseguenti al franamento di un terreno, pur dovuto a cause naturali (Cass. 1007/65; Cass. 3160/62).

Lo stesso vale per il caso in cui risulti che il ladro era penetrato in un appartamento servendosi delle impalcature adiacenti (v. retro, @ 7.5.), quando episodi precedenti suggerivano l'adozione di opportune cautele (Trib.Firenze 4.6.81, RCP, 1982, 442; GM, 1982, 271; DPA, 1983, 442). L'errore non è sufficiente ad escludere la colpa: bisogna che esso sia scusabile; è responsabile così la p.a. per aver erroneamente confidato nella stabilità di un ponte la cui pavimentazione, apparentemente intatta, nascondeva in realtà una struttura gravemente erosa, e il cui pericolo di crollo era prevedibile, viste le piene e le inondazioni che si erano succedute nel corso degli anni (Cass. Sez.U. 394/60). Il giudizio circa la prevedibilità di un evento riveste un carattere relativo, si deve cioè tener conto di tutti gli elementi oggettivi e soggettivi che accompagnano il fatto: una frana costituisce - in assenza di segnali di pericolo - evento imprevedibile per l'automobilista, ma prevedibile per l'ente proprietario e per l'ente tenuto alla manutenzione della strada (Cass. 3030/76). 8.4. La colpa grave ...............................#

8.4. La colpa grave -

La colpa grave è ravvisabile nella condotta di colui che agisce con straordinaria ed inescusabile imprudenza, e che omette di osservare non solo la diligenza del buon padre di famiglia, ma anche quel grado minimo ed elementare di diligenza che tutti osservano (Cass. 2260/70). p73 Non sono poche le ipotesi nelle quali la condanna al risarcimento del danno viene, dal legislatore, subordinata alla presenza di tale requisito: dalle figure in materia di accessione, alla responsabilità dei pubblici dipendenti, alla lite temeraria (Cendon e Gaudino 1987, 106); tra questi casi, particolare rilievo assume la previsione dell'art.2236 c.c., con la quale si accorda al professionista intellettuale, in determinate situazioni, il beneficio della limitazione di responsabilità (v. infra, @ 32.).

6. Il fatto. Generalità

All'opinione secondo la quale il

termine "fatto" dovrebbe essere, nel contesto dell'art.2043, più

correttamente inteso come "atto" - comportamento umano, che

risulti compiuto in violazione di regole di condotta, al quale

solo compete l'attributo di ingiusto (Scognamiglio 1968, 639;

Trimarchi, 1970, 90; De Cupis 1970, 8) - si contrappone la

posizione di chi, assegnando a questo vocabolo la funzione

esclusiva di presupposto del giudizio di responsabilità,

conclude per una lettura testuale (Rodotà 1964, 116; Visintini

1967, 2).

6.1. Rilevanza dell'omissione ......................#

6.1 Rilevanza dell'omissione - Fonte di responsabilità in capo al convenuto può essere (non solo un comportamento positivo ma) anche un'omissione; si è affermato, in particolare, che lo stesso art.2051 c.c. non sarebbe altro che un'esplicitazione della rilevanza giuridica dell'inerzia: mancata predisposizione di misure cautelari, carente sorveglianza delle cose (Cass.3134/82). Si precisa poi che, di fronte a un comportamento negativo l'indagine sarà, tuttavia, improntata ad un maggior rigore. Non trova cioè spazio la valutazione comparativa degli interessi p73 p73 (Trimarchi 1970, 99). Il richiamo all'art. 40 c.p., 2°co. - si prosegue - impedisce l'operatività immediata al principio del neminem laedere (Cass.3529/72; Cass.3462/72): non è sufficiente una generica antidoverosità sociale, nè la riprovevolezza della condotta (Cass. 5856/80; Cass. 116/79); la dichiarazione di responsabilità del convenuto dipende invece dall'accertamento di uno specifico obbligo giuridico di agire al fine di impedire l'evento. 6.2. Aspetti sistematici dell'omissione ...........#

6.2. Aspetti sistematici dell'omissione -

Il comportamento omissivo viene, a volte, valutato sul terreno della ingiustizia/antigiuridicità del fatto, talora sul piano della colpevolezza (Cass. 1452/57; Cass. 2587/49) - e alla culpa in omittendo si riferisce anche la dottrina (Visintini 1967, 8; Alpa e Bessone 1982, 294; Figone e Spallarossa 1987, 56) -, altre volte ancora sul versante del rapporto di causalità (Cass. 4643/76; Cass. 3529/72; Cass. Sez.U. 3060/72; Cass. 66/71; Trimarchi 1967, 14; Realmonte 1967, 53): i risultati, nei vari casi, non appaiono comunque divergenti, e il contrasto sembra rimanere confinato a livello di stile della motivazione redatta (sul punto v. Salvi 1988, 1253). Spesso - è stato rilevato (Alpa 1979, 1366) - il concetto di omissione appare richiamato in maniera impropria ed equivoca. Vengono infatti valutate alla stregua dell'inerzia anche manifestazioni di imprudenza, negligenza o imperizia che possono aver viziato comportamenti positivi; situazioni cioè nelle quali l'agente mostri di non aver adottato nello svolgimento di un'attività tutte le cautele necessarie per prevenire l'evento: p73 p73 come, ad esempio, nel caso in cui nel corso di lavori in un retrobottega si sia "omesso" di coprire una botola (Cass. 2587/49). Più esattamente è stato valutato dal punto di vista dell'efficacia causale dell'atto commissivo il comportamento di chi, inseritosi nella sequenza iniziata da altri - urtando con l'automobile contro una moto già caduta e mandandola nella corsia opposta - era rimasto poi inerte, per cui un terzo sopraggiunto aveva urtato a sua volta il motociclo (Cass. 3049/72). 6.3. Fonti del dovere di intervento ............#

6.3. Fonti del dovere di intervento -

Quanto alla fonte del dovere di intervento, la perentorietà delle affermazioni di principio - che sembrerebbe condurre a una decisa limitazione delle possibili ipotesi di condanna - appare, in realtà, molto spesso temperata. Fermo restando, infatti, che l'art.2043 non implica un dovere di attivarsi per interrompere serie causali originate e sviluppatesi all'esterno della propria sfera giuridica (Cass. 2488/79; Cass. Sez.U. 3060/72), l'esistenza di un obbligo di intervento viene desunta, nelle diverse situazioni, da una pluralità di fonti - legali, negoziali, ecc.- e l'accertamento avviene caso per caso (Cass. 5856/80). La casistica presenta, tuttavia, alcune caratteristiche che permettono di tentare una classificazione: (a) violazione di una norma specifica. A tale stregua saranno responsabili: il datore di lavoro che omette di riconsegnare tempestivamente il libretto di lavoro al dipendente,il quale abbia cessato il servizio (Cass. 2991/82); il direttore del periodico, che trascura di controllare gli scritti (Cass. 289/68); l'ente che non rispetta le norme di sicurezza in materia p73 p73 di cavi elettrici sospesi (Cass. 1391/77). (b) Esistenza di una precedente relazione fra i soggetti. Può trattarsi dell'amministratore di un condominio, ritenuto responsabile verso il singolo condomino per non aver dato esecuzione ad una delibera assembleare (Trib. Trieste 6.7.72, GI, 1974, I, 2, 512); oppure della cooperativa edilizia, che può essere condannata a compiere l'attività necessaria ad effettuare i collaudi ai quali è subordinato il pagamento di quanto dovuto dalla p.a. all'impresa appaltatrice (Cass.Sez.U. 221/70). (c) Intensità del legame corrente fra il convenuto e la causa all'origine del danno. Può essere rilevante, ad esempio, la proprietà del convenuto su: un fucile da caccia o su altri ordigni pericolosi, ove dei bambini se ne impossessino (Cass.pen. 17.5.61, RCP, 1961, 612; Cass. 3619/72); uno stadio sportivo o una strada, che presentino pericoli per chi vi acceda (Cass. 3529/72; Cass. 1873/65; Cass. 1452/57). (d) Precedente attività del convenuto che abbia determinato un concreto pericolo per il diritto del terzo (Cass. 3621/82). (e) Un rapporto di cortesia, consistente ad esempio nel volontario aiuto prestato al conducente nella riparazione di un autocarro rimasto in panne, può essere fonte di responsabilità ove si sia omesso di informare il soccorritore - rimasto poi ferito - circa la vetustà e i difetti del congegno da riparare (Cass. 66/71). (f) Possesso di informazioni determinanti. Risponde per colpa il medico che, a conoscenza delle incompatibilità manifestate dal paziente per una data forma di anestesia, ometta di avvertirne il chirurgo (Cass.pen. 17.1.59, RCP, 1959, 629). p73 Non sarà, invece, ravvisabile la violazione di alcun obbligo da parte del gestore di un supermercato, e sarà esclusa la responsabilità, nel caso di un un cliente che abbia urtato contro un carrello, abbandonato da un altro cliente in un punto di transito (Cass. 1526/82). 6.4. Responsabilità dei gestori di autostrade ......#

6.4. Responsabilità dei gestori di autostrade -

Soluzioni contrastanti vengono offerte con riguardo alle ipotesi di incidenti dovuti all'ingresso di animali sulla carreggiata autostradale. Tra le decisioni che inquadrano il rapporto fra gestore ed utente nell'area extracontrattuale (contra, Pret.Torino 27.11.84, GI. 1986, I, 2, 699) è possibile trovare accolto l'orientamento favorevole ad affermare la responsabilità dell'ente, al quale si rimprovera l'omissione delle cautele idonee ad evitare l'evento: di non avere, cioè, installato le recinzioni, o di non aver riparato i dispositivi volontariamente predisposti, oppure di non aver segnalato tempestivamente la situazione di pericolo (Cass. 800/81; Cass. 2781/79; App. Milano 24.11.70, GI, 1972, I, 2, 684; RCP, 1971, 436; Pret. Castellammare del Golfo 16.3.87, FI, 1987, I, 2557). Decisioni precedenti negano, invece, l'esistenza di alcun obbligo in capo al gestore, e viene esclusa perciò qualunque sua responsabilità (Cass. 4417/77; Cass. 260/75; Cass. 779/71). 7. Il nesso di causalità. Generalità .........#

8.5. La culpa in re ipsa ...........................#

8.5. La culpa in re ipsa - La dimostrazione della colpevolezza del convenuto spetta normalmente alla vittima (v. infra, @ 39). In alcuni casi, tuttavia, tale elemento risulta così evidente dal complesso della situazione considerata, che l'attore può essere esonerato dall'onere di provarla. Così, ad esempio, la banca risponde per la truffa perpetrata mediante assegni circolari redatti su moduli in bianco i quali, destinati alla distruzione, erano invece entrati, per un'evidente negligenza degli addetti, in possesso di terzi (Cass. 2208/82; Trib.Torino 13.10.78, RCP, 1978, 89; GI, 1979, I, 2, 66; BBTC, 1979, II, 235). 8.6. La forza maggiore, il caso fortuito ...........#

8.6. La forza maggiore, il caso fortuito -

Il nesso eziologico risulta interrotto - e si rende superfluo ogni accertamento circa la sussistenza di un'eventuale colpa - ove si verifichi un evento improvviso, esorbitante dall'id quod plerumque accidit, rispetto al quale non vi sia forza umana atta ad impedire gli avvenimenti (Cass. 2231/81; Cass. 428/62; Trib. Sup. Acque 23.2.81, n.7, CS, p73 1982, II, 229). Deve trattarsi cioè di fenomeni imprevedibili, dotati di una propria ed esclusiva autonomia causale (Cass. 1774/89; Cass. 1214/84; Cass. 2231/81; Trib.Spoleto 8.4.83, AGCSS, 1983, 508). Non è, ad esempio, caso fortuito un temporale forte, ma non eccezionale, che provochi la caduta di un albero (App.Milano 5.6.81, AC, 1981, 668); nè la piena di un fiume, quando si provi che l'arginatura originale del ponte - sostituita con un'opera idonea a resistere a portate inferiori - avrebbe retto all'evento (Trib.Sup.Acque 26.6.86, n.39, CS, 1986, II, 1071). L'eccezionalità è stata invece riconosciuta rispetto all'alluvione di Firenze del 1966 (Cass. 2981/76), e nel caso di una burrasca che aveva spinto una nave ad urtare contro i rimorchiatori che erano accorsi in aiuto (Cass. 2231/81). 8.7. La condotta del danneggiato ...............#

8.7. La condotta del danneggiato -

Il comportamento del danneggiato può rilevare, a seconda dei casi, sia al fine di ridurre il risarcimento, sia al fine di escludere del tutto la responsabilità (Scognamiglio 1968, 653; De Cupis 1979, 247; Alpa e Bessone 1982, 299; v. anche sub art. 1227 c.c.). Si parla allora di autoresponsabilità, e può trattarsi ad esempio del derubato il quale, dopo aver segnalato all'impresa edile l'agevolazione offerta ad eventuali ladri dalle impalcature erette, abbia poi lasciato ingenti valori nell'appartamento (App.Milano 19.2.85, AC, 1985, 989); o di chi si sia volontariamente intromesso nella sfera giuridica altrui, transitando su di un fosso non destinato alla circolazione pedonale e ricoperto precariamente per lavori in corso (Cass. p73 p73 2575/62); o ancora di chi abbia lasciato le proprie cose in un locale, approfittando della mera tolleranza del proprietario (App.Bari 11.2.83, GI, 1983, I, 2, 652); oppure della persona rimasta infortunata per aver tenuto, dopo essere uscita da un portone con chiusura automatica, la mano fra battente e stipite (Trib.Torino 25.6.79, AC, 1980, 490). Il fatto di voler costruire in violazione di un vincolo idrogeologico può rendere irrilevante il comportamento del vicino che impedisca l'esercizio della servitù di passaggio (App.Milano 17.12.82, FP, 1983, I, 455; contra, Cass. 4418/80). Non vi è, invece, concorso di colpa da parte della bambina che sia rimasta ferita da un colpo di fucile sparato da un cacciatore: l'art.16 Cost. assicura la libera circolazione anche nella stagione venatoria (Cass. 2442/64). Il dovere di sorreggersi ai sostegni opera solo per i passeggeri in piedi: va risarcito, perciò, chi sia stato sbalzato dal sedile per una brusca frenata dell'autobus (Trib.Palermo 29.8.80, RGCT, 1981, 386). Non è imprudente chi accetta in pagamento assegni circolari stilati su moduli sottratti alla banca: prassi e prudenza considerano tali titoli come contanti (Cass. 2208/82; Trib. Torino 13.10.78, RCP, 1979, 89; GI, 1979, I, 2, 66; BBTC, 1979, II, 235; contra, Trib.Sondrio 22.2.82, BBTC, 1985, II, 401). Il danneggiato non concorre alla lesione quando ometta di esperire un'azione giudiziaria - attività gravosa, dispendiosa e di esito incerto - volta ad impedire gli effetti dannosi già causati dal fatto altrui (Cass. 7237/83). p73 Secondo la tradizione, il consenso alla creazione del rischio priva il danneggiato di azione. Collegata alla tematica della validità delle clausole di esonero dalla responsabilità (v.infra, @ 36), la questione - ove il rischio riguardi una cosa - andrà in realtà valutata volta a volta, tenendo conto cioè degli elementi del caso concreto, tra cui soprattutto il tipo di interesse e l'atteggiamento psicologico dei soggetti coinvolti. Ove, invece, risulti messa in gioco l'integrità fisica della persona, la soluzione non potrà che dipendere dai principi fondamentali dell'ordinamento, ponendosi cioè come problema che investe direttamente i valori costituzionali e in generale l'ordine pubblico (Scognamiglio 1968, 656). Così, ad esempio, non appare sostenibile la tesi circa l'esistenza di una limitazione di responsabilità a favore del vettore "di cortesia" (sul punto v. Flamini, 1977, 58; v. infra, @ 34): ove si discuta di danni alla persona - cioè di diritti non disponibili - il principio volenti non fit iniuria non sarà applicabile, nemmeno quando si provi che il trasportato abbia consentito alla circolazione nonostante fosse consapevole dell'insicurezza del mezzo (Cass. 1816/82; Cass. 3143/57; De Cupis, 1982, 95).

il dolo

9. Il dolo

Pur se l'assimilazione del dolo alla colpa,

attuata con la lettera dell'art.2043, sembrerebbe deporre a

favore della piena sufficienza della colpa stessa ai fini della

dichiarazione di responsabilità, non sono poche in realtà le

ipotesi nelle quali il dolo è suscettibile di svolgere un proprio

p73 ruolo autonomo.

In alcuni casi il danno sorge, o si amplia, solo in presenza di una volontà lesiva dell'agente: basta pensare, ad esempio, ad alcune ipotesi di aggressione all'onore e al decoro, oppure alla possibile rilevanza di particolari voci, come l'interesse d'affezione. Altre volte è il giudizio sul nesso causale ad essere influenzato dalla condotta dolosa, la quale determinerà la risarcibilità di effetti dannosi - non "immediati e diretti" - che verrebbero altrimenti considerati troppo remoti. Altre volte ancora l'intenzionalità del torto dispiega i propri effetti ai fini della valutazione intorno alla presenza dello stesso requisito dell'ingiustizia del danno (Trimarchi 1970, 101; Cendon 1976, 21; Cendon e Gaudino 1987, 69; Salvi 1988, 1252; v. infra, @@ 11. ss.).

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