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vittime di rimbalzo

14. La violazione del diritto di credito. Generalità .#

14. La violazione del diritto di credito. Generalità - La barriera tradizionalmente opposta alla tutela aquiliana di tutti i diritti di credito, diversi da quelli derivanti da rapporti familiari di mantenimento (Cass. 1318/71; Cass. 3904/68; p73 p73 App.Torino 23.1.52, RCP, 1952, 173; De Cupis 1971, 25) - già oltrepassata, in precedenza con riguardo ad ipotesi di responsabilità del terzo per l'induzione a violare un contratto preliminare (App.Napoli 2.7.65, GI, 1967, I, 2, 222; TN, 1965, I, 409) - viene definitivamente meno a partire da due leading cases dei primi anni '70 (Jemolo 1971, 1284; Alpa e Bessone 1982, 163; Trimarchi 1983, 225; Busnelli 1987, 273; Ferrando 1987, 227).

Dapprima - nel famoso "caso Meroni" - le Sezioni Unite si esprimono, in linea di principio, a favore della possibilità che venga affermata la responsabilità di chi, causando la morte del debitore altrui, cagiona l'estinzione definitiva e irreparabile del credito. Deve però trattarsi di un fatto che abbia inciso sul diritto al mantenimento nell'ambito familiare, oppure su un obbligo di fare rispetto al quale la persona del debitore della prestazione lavorativa appare insostituibile (Cass.Sez.U. 174/71; App. Genova 11.6.73, FI, 1973, I, 2242; GI, 1973, I, 2, 1184; RCP, 1973, 237; Cass.1459/78). La conferma dell'orientamento, di poco successiva, riguarda l'ipotesi del terzo che distrugge la strumento indispensabile al debitore per eseguire il contratto - somministrazione di energia elettrica a pastificio -: la responsabilità viene in questo caso affermata ricorrendo al criterio dell'ineliminabilità del pregiudizio (Cass.Sez.U. 2135/72).

Si constata da più parti come la formula "lesione del diritto di credito da parte dei terzi" appare oggi utilizzata - per motivi di ordine storico e culturale - per indicare situazioni estremamente diverse fra loro e accomunate, in realtà, p73 p73 solo sul versante negativo dal fatto di essere tutte ipotesi nelle quali l'ingiustizia del danno non promana dalla lesione di diritti soggettivi assoluti (Bessone 1981, 41; De Martini 1983, 167; Ferrando 1987, 227). La nuova tradizione giurisprudenziale (Alpa e Bessone 1985) ha dato luogo, infatti, allo sviluppo di una pluralità di figure di illecito, in ciascuna delle quali la tutela del creditore gioca un ruolo diverso (Busnelli 1987, 281).

14.1. L'uccisione del debitore ......................#

14.1. L'uccisione del debitore - La morte del debitore si riflette essenzialmente sulle obbligazioni di fare, e determina quindi la pretesa - normalmente - del datore di lavoro a vedersi risarcire di quanto egli avrebbe potuto conseguire in seguito all'esecuzione puntuale della prestazione (Ferrando 1987, 252).

La risarcibilità di simili poste di danno appare in questi casi subordinata alla presenza dei requisiti, e soggetta ai limiti, che sono affermati in Cass.Sez.U. 174/71, e cioè l'estinzione definitiva e irreparabile dell'obbligazione, e l'insostituibilità della prestazione. Tali elementi risultano interpretati restrittivamente nello stesso sviluppo della medesima vicenda (Cass. 1459/78).

Così, sulla base della natura di prestazione fungibile, non è considerato pregiudizio irreparabile per la società commerciale la morte del procacciatore d'affari (Cass. 2489/76).

14.2. Il danno al datore per l'infortunio del dipendente ..#

14.2. Il danno al datore per l'infortunio del dipendente - Si sono moltiplicate, negli ultimi anni, le decisioni riguardanti l'azione intrapresa dal datore di lavoro per chiedere - al terzo autore del ferimento - il ristoro delle perdite subite a causa p73 p73 dell'assenza del dipendente infortunato, il quale abbia continuato a percepire la retribuzione (Castronovo 1981, 370; Alpa e Bessone 1982, 169; Ferrando 1987, 257; Poletti 1987, 126; Politi 1987, 833).

L'argomento è stato oggetto di soluzioni contrastanti. In molti casi, considerato irrilevante l'aspetto della sostituibilità o meno della prestazione, viene concesso il risarcimento del danno, a volte anche con l'esplicita inclusione degli oneri previdenziali (Cass.531/87; Cass. 5699/86; Trib.Como 5.12.87, RCP, 1988, 475; Trib.Verbania 20.5.85, RGEnel, 1985, 721; Trib.Biella 13.7.84, FI, 1985, I, 1811; Trib. Novara 3.6.83, FP, 1983, I, 199; Trib. Cremona 1.7.82, RCP, 1982, 668; Trib. Milano 14.1.82, RCP, 1983, 667; Trib. Pavia 28.11.80, GI, 1981, I, 2, 587; FI, 1981, I, 388; Pret.Vicenza 16.11.85, FI, 1986, I, 1726; Pret. Mirandola 19.3.83, FI, 1984, I, 1292; Pret. Monza 10.12.82, RCP, 1983, 674; Pret. Cremona 19.6.81, RCP, 1982, 668; Pret. Vercelli 17.10.80, FI, 1981, I, 1452). Nell'ambito del medesimo orientamento vengono altre volte escluse le poste aventi natura previdenziale, la cui causa non sarebbe nella prestazione - mancata - ma nel contratto di lavoro e nella legge (Cass. 7117/86; Cass. 4550/85; Cass. 5562/84; Cass. 555/84; Cass. 6008/80; Trib.Milano 22.10.86, RCP, 1987,508; Trib.Macerata 29.9.86, GM, 1988, I, 320; Trib.Firenze 7.4.84, DPA, 1984, 710).

In altri casi è stata addirittura negata ogni soddisfazione al datore: il danno non è "ingiusto", non esistendo alcun diritto del datore all'integrità fisica del dipendente, e manca il nesso causale, perché le prestazioni sono erogate in adempimento di p73 p73 contratto o per forza di legge (App.Lecce 4.6.87, DPA, 1987, 677; A, 1988, II, 2, 71; Trib.Brescia 24.4.87, GM, 1988, I, 271; Pret. Pordenone 11.3.82, RCP, 1982, 669); non sussistono - si continua - gli elementi individuati da Cass.174/71 e 2137/72 (Cass.2105/80). Non mancano le considerazioni intorno alla non surrogabilità (v. retro, @ 10.3.) in una situazione - quella del lavoratore infortunato - che risulta in effetti priva di ogni elemento di danno (Pret. Vicenza 15.1.77, RCP, 1978, 117). Si sostiene anche, visti gli obblighi che per legge o per contratto incombono sul datore, che rispetto a questi sarebbe indifferente il fatto che l'assenza per malattia sia stata o meno causata dal fatto illecito del terzo (Cass. 2105/80). Alcune pronuncie richiedono una valutazione effettiva delle conseguenze della mancata prestazione (Trib. Genova 23.10.81, GI, 1983, I, 2, 327), mentre altrove il pregiudizio si considera contenuto nel fatto stesso della retribuzione corrisposta "a vuoto"; e l'insostituibilità del debitore si ricava dalla situazione normativa, e di fatto, del mercato del lavoro (Trib. Firenze 17.9.81, GI, 1982, I, 2, 678; Pret. Vercelli 17.10.80, FI, 1981, I, 1452). La definitività della perdita e l'insostituibilità del dipendente - si è peraltro affermato - rilevano solo ai fini del risarcimento dell'ulteriore danno consistente nella spesa per la sostituzione del dipendente assente (Cass. 763/82; App.Napoli 29.1.86, RGCT, 1986, 532). Secondo alcuni, poi, simili fattispecie esulerebbero dalle tematiche relative alla lesione del credito (Cass. 4550/85; Castronovo 1981; contra, Busnelli 1987, 286). p73

E' possibile che la questione sia sa ritenersi risolta da una pronuncia delle Sezioni Unite (Cass. Sez.U. 6232/88), secondo la quale la lesione del diritto di credito subita dal datore di lavoro a seguito dell'infortunio del dipendente comporta il diritto al risarcimento del danno, mediante il pagamento di un somma pari all'ammontare della retribuzione e dei contributi assistenziali e previdenziali versati durante il periodo di assenza del lavoratore.

14.3. La morte o il ferimento del congiunto ...#

14.3. La morte o il ferimento del congiunto - Il "danno riflesso" che i familiari subiscono nel caso di lesioni al congiunto viene normalmente riassorbito mediante le somme che la vittima percepisce in prima persona, salvo quanto direttamente sborsato dai familiari per far fronte alle spese di assistenza e cura (Cass. 1124/75; Trib. Milano 13.5.82, RCP, 1983, 156; RIML, 1982, 1011; Trib.Napoli 22.10.80, As, 1981, II, 2, 204; Visintini 1987, 72). Così, il risarcimento dei danni non patrimoniali non spetta ai congiunti della vittima di lesioni colpose - nella specie: bambina colpita da tetraparesi spastica per errori dei sanitari durante il parto - in quanto conseguenza mediata e indiretta dell'illecito (Cass. 6854/88). Va segnalato peraltro come proprio con riguarda ai danni morali subiti dai congiunti, la soluzione sia stata a volte nel senso del risarcimento, quando le lesioni siano tali da ridurre la vittima a uno stato vegetativo assimilabile alla morte (Cass. pen. 2.11.83, DPA, 1984, 697); vanno risarciti cioè il danno morale e quello alla vita di relazione subiti dai genitori di un p73 bambino nato gravemente handicappato a causa di una negligenza del medico (Trib.Treviso 13.3.86, RCP, 1987, 496). Nel caso di un bambino rimasto invalido al 100% e perciò totalmente non autosufficiente il danno è diretto in capo ai genitori (Trib.Milano 26.3.80, RIML, 1984, 200). In una recente pronuncia il Trib. Milano (16.5.88, NGCC, 1989, 152; con data 18.2.88, RCP, 1988, 454; FP, 1989, I, 46) ha affermato che il risarcimento del danno - liquidato in via equitativa - spetta, iure proprio, ai genitori di una ragazza rimasta invalida a seguito di un incidente stradale, argomentando sulla base della lesione del diritto soggettivo alla "serenità familiare".

Nel caso di decesso (sul punto, Patti 1984, 178), le ragioni dei familiari superstiti vengono invece abitualmente accolte con una certa larghezza (Ferrando 1987, 238), ed è appena il caso di sottolineare come la tutela elargita finisca per estendersi ben al di là degli obblighi di legge (art.433 c.c). Il risarcimento viene infatti accordato - indipendentemente dal diritto agli alimenti, dalla qualità di erede, o dalla convivenza - anche ai parenti meno stretti (Cass.4169/88; Cass. 6672/87; Cass., 2063/75; Cass. 2951/66; Cass. 594/66), e non subisce limitazioni in considerazione di eventi quali il raggiungimento della maggiore età da parte dei figli dell'ucciso. Il diritto al risarcimento spetta, poi, anche al nascituro (App.Torino 8-2-88, GI, 1989, I, 2, 690).

Si conteggiano tutte le sovvenzioni che sarebbero state corrisposte in modo costante e durevole, nonché l'aspettativa a beneficiare degli eventuali risparmi: aspettativa legittima che p73 p73 si basa sui legami affettivi, sulla consuetudine, sull'istituto della successione necessaria (Cass. 23/88; Cass. 4137/81; Cass. 224/79; Cass. 2449/77; Cass. 1928/70; Cass. 594/66; App.Brescia 24.3.75, GI, 1976, I, 2, 197). Verranno valutate, ai fini del calcolo, anche le prestazioni erogate in natura, come la collaborazione prestata gratuitamente in azienda (Cass. 2449/77; Cass. 2951/66), o come l'attività svolta all'interno della famiglia (App.Genova 5.3.88, AC, 1988, 1330) e bisogna tener conto anche dei possibili incrementi che i guadagni del defunto avrebbero avuto: sviluppo di carriera, aumenti di stipendio, liquidazione (Cass.Sez.U. 6651/82; Cass. 1787/78; Cass. 421/76). Ove la vittima sia un figlio ancora studente, la liquidazione del danno in capo ai genitori avverrà in via equitativa (Trib.Spoleto 25.5.87, DPA, 1989, 137).

In linea generale, i congiunti possono chiedere il risarcimento iure proprio - a tutela del proprio credito o per quanto, ad esempio, patito in seguito alle lesioni gravissime inferte ai figli (Trib. Milano, 13.5.82, cit.) - o iure hereditario, per il danno sofferto dalla vittima prima della morte (per il danno biologico v. retro, @ 11.4): tocca al giudice di merito identificare la concreta sussistenza dell'una e/o dell'altra ipotesi (Cass. 75/83; Cass. 31/79; Cass. 5221/77; Cass. 3116/83; Cass. 856/85; App.Napoli 16.7.81, RCP, 1982, 73; Mastropaolo 1987, 273).

Ai parenti - pur quando agiscano iure proprio - non spetta la parte di danno imputabile alla vittima che abbia concorso a causare la propria morte (Cass.pen. 26.5.65, RCP, 1965, 579; p73 p73 Cass. 849/59; contra, De Cupis 1979, 254).

Il passaggio a nuove nozze del coniuge superstite fa venir meno il danno futuro solo se il secondo coniuge contribuisca alle spese familiari in misura almeno uguale a quanto fatto dal defunto (Cass. 429/81), e comunque non incide sul danno subito nel periodo di vedovanza (Cass. 1185/64; Antinozzi 1979, 465; Napoletano 1979, 317; Mastropaolo 1987, 309).

14.4. L'uccisione del convivente ....................#

14.4. L'uccisione del convivente - Nell'ambito della famiglia di fatto, la tutela aquiliana (Branca 1970, 144; Flamini 1981, 645; Franceschelli 1984, 341; Patti 1984, 186; Santilli 1984, 816; Gentili 1985, 1126; Ferrando 1987, 245) viene tradizionalmente negata: la convivenza more uxorio non è un rapporto tutelato dall'ordinamento, mancando - per usare la formula corrente - quel vincolo "affettivo/giuridico" che è alla base della legittimazione attiva dei prossimi congiunti (Cass. pen. 27.8.87, DPA, 1988, 364; Cass. pen. 7.6.83, DPA, 1984, 693; Cass.pen. 5.11.82, MCP, 1984, 1752; Cass.pen. 21.9.81, RCP, 1982, 405; DPA, 1982, 216; Cass.pen. 5.12.80, AGCSS, 1982, 202; RP, 1982, 240; Antinozzi 1988, 364).

Eccezioni contraddittorie (Sbisà 1965, 1274) - peraltro risalenti (salvo forse Trib. Firenze 18.10.79, DPA, 1981, 170) - si rinvengono nell'ipotesi di matrimonio religioso non trascritto (contra, App.Firenze 23.5.80, DPA, 1981, 175). Nel senso della risarcibilità anche in caso di rapporto more uxorio, si segnalano tuttavia alcune recenti pronunce. Se e vero p73 p73 - viene affermato - che le somme erogate al partner hanno natura di obbligazioni naturali e non costituiscono danno risarcibile, esistono però una serie di indici e norme che tutelano lo status di convivente: non è dunque risarcibile il danno patrimoniale, ma lo è quello non patrimoniale (Assise Genova, 24.10.84, DPA, 1987, 145; Assise Genova, 18.3.82, RCP, 1982, 654; GI, 1983, I, 2, 68; GM, 1983, II, 433; Trib. pen. Verona, 3.12.80, RCP, 1981, 74; GM, 1982, 7611; Visintini 1987, 87). 14.5. L'uccisione del religioso .....................#

14.5. L'uccisione del religioso -

In alcuni casi le Corti

hanno assimilato - sulla base del rinvio al diritto canonico

inserito nel Concordato - il vincolo tra la congregazione

religiosa e i suoi membri a quello familiare, concedendo perciò

anche alla comunità di appartenenza il risarcimento del danno per

la morte del religioso a causa del terzo (App.Torino 6.2.81,

RGCT, 1982, 338); l'appartenenza all'ordine non esclude,

comunque, la legittimazione attiva dei familiari, specie con

riguardo ai danni morali (App. Roma 16.3.71, RCP, 1973, 177;

Trib.Torino 14.3.70, RCP, 1970, 328, GI, 1970, I, 2, 660; App.

Torino 5.3.64, RCP, 1965, 77; Ferrando 1987, 251; Visintini 1987,

157).

Non si ritiene ammissibile invece la costituzione di parte civile dell'istituto di carità per la morte dell'assistito (Trib. Vicenza 9.2.77, GI, 1978, II, 269). 14.6. Responsabilità e contratti. Generalità.........#

14.6. Responsabilità e contratti.

Generalità - Le interferenze principali tra le vicende legate al contratto e l'area p73 p73 dell'illecito extracontrattuale si realizzano su tre versanti: (a) l'eventuale concorso di responsabilità, contrattuale ed aquiliana (v. infra, @ 37); (b) le ipotesi di aggressione, da parte di terzi, agli assetti derivanti dal contratto (v. infra, @@ 14.6.1. ss.); (c) le possibili ricadute, in termini risarcitori, di comportamenti rilevanti sotto il profilo della validità degli atti negoziali.

Con riguardo a quest'ultima voce va ricordato come ai rimedi specifici nei confronti del dolo negoziale e della violenza, cosi come dell'attività contrattuale dell'incapace naturale e dell'approfittamento dello stato di pericolo o di bisogno, si affianchi - ogni qual volta residuino dei danni - l'azione ex art.2043 c.c. (Cendon e Gaudino 1987, 96).

14.6.1. L'intrusione del terzo nelle vicende contrattuali .

#14.6.1. L'intrusione del terzo nelle vicende contrattuali - Nella

normalità dei casi l'attività negoziale del terzo che si

intromette in buona fede in una altrui vicenda contrattuale, non

è fonte di responsabilità (Busnelli 1964, 250; Trimarchi 1983,

217). Il principio della relatività dei contratti non varrà,

però, a tener indenne dalle conseguenze del proprio agire colui

che - pur estraneo al rapporto obbligatorio - abbia posto in

essere un comportamento venato da una particolare coloritura

soggettiva: dolo, mala fede, colpa grave (Poletti 1987, 140;

diversamente Vettori 1987, 308).

Ciò accade non soltanto nelle ipotesi specificamente previste, com'è ad esempio il caso del dolo o della violenza provenienti dal terzo, in materia di vizi della volontà (Cass. 6160/83; Cendon e Gaudino 1987, 96), bensì anche in tutta p73 p73 un'altra serie di situazioni che vengono inquadrate - pur con alcune critiche (Ziccardi 1979, 58; Visintini 1987, 409) -, nell'ambito della lesione del credito, ed che in alcuni casi partecipano della disciplina prevista nei confronti della concorrenza sleale.

Può essere, poi, ricordata una recente pronuncia (App.Firenze 28.7.87, AC, 1988, 573) che ha dichiarato illecita, e perciò fonte di responsabilità, l'attività di "picchettaggio" svolta per motivi non sindacali, e diretta a impedire ad un imprenditore l'adempimento di obblighi contrattuali verso terzi.

14.6.2. Doppia alienazione immobiliare ................#

14.6.2. Doppia alienazione immobiliare - Secondo l'orientamento prevalso fino ad alcuni anni orsono, il secondo acquirente che trascriva per primo il proprio atto esercita un diritto, e deve perciò restare indenne dalle pretese di chi ha visto così frustrato il proprio acquisto immobiliare; a quest'ultimo non resta, nei confronti dell'attuale proprietario del bene, che il rimedio dell'azione revocatoria, subordinata, però alla dimostrazione circa l'esistenza di una frode preordinata ai suoi danni (Cass. 759/82; Cass. 1983/76; Cass. 526/76; App.Napoli 30.6.78, DG, 1979, 123; App.Napoli 2.7.65, GI, 1967, I, 2, 222; TN, 1965, I, 409; Trib.Napoli 2.2.74, DG, 1979, 124; Trib.Milano 14.4.72, RDCo, 1973, II, 254; Ferrando 1987, 284).

In tempi più recenti, la Suprema Corte sembra (Visintini 1987, 429) aver modificato il proprio indirizzo: chi sia stato preceduto nella trascrizione potrà cioè agire non solo nei con p73 p73 fronti del venditore, ma anche contro il secondo acquirente. La condotta dell'alienante e quella del secondo contraente appaiono qui unificate dall'intento di privare il primo acquirente del suo acquisto: nel caso di cooperazione in un comportamento dell'obbligato che frustra in modo definitivo l'aspettativa del creditore, la responsabilità del terzo si fonda allora sulla sua mala fede (Cass. 6006/84; Cass. 76/82; Costanza 1983, 520), intesa come qualcosa di più che una semplice conoscenza (Cass. 6160/83). La responsabilità del venditore ha natura contrattuale, mentre quella del secondo acquirente è extracontrattuale: ciò comporta diversi termini di prescrizione; tuttavia la domanda di risarcimento dei danni proposta dal primo compratore nei confronti del solo venditore ha effetti interruttivi - trattandosi di obbligazioni solidali - anche nei confronti del secondo acquirente (Cass. 4090/88). E' stato anche affermato che, in realtà, simili ipotesi configurano altrettante lesioni di un diritto reale, non già di un credito (Busnelli 1987, 288; Poletti 1987, 132). 14.6.3. Promessa di vendita ...........................#

14.6.3. Promessa di vendita -

Nel caso in cui l'attore lamenti la violazione di una promessa di vendita, egli potrà agire anche nei confronti del secondo promissario che abbia concluso il contratto per primo, ove dimostri che quest'ultimo abbia cooperato coscientemente con il venditore nell'inadempimento degli obblighi assunti (Cass. 6160/83; App.Napoli 2.7.65, cit.; App. Milano 5.3.63, T, 1963, 4; Trib.Milano 14.4.72, RDCo, 1973, II, 254; Trib. Milano 12.5.61, T, 1961, 313; Ferrando 1987, 289). Può trattarsi, ad esempio, del mandante il quale abbia p73 p73 alienato a terzi il bene che era stato promesso in vendita dal mandatario (Cass. 909/78). Nel caso, poi, di una servitù costituita verbalmente - nulla, ex art.1350, n.4 c.c. - la responsabilità di chi abbia dapprima prestato, poi revocato il consenso, può essere affermata anche in assenza di prova circa la frode (Cass. 5584/80).

14.6.4. Diritti personali di godimento. Rinvio. .........#

14.6.4. - Sulla tutela aquiliana dei diritti personali di godimento, v. infra, @ 20.2. 15. Illeciti concorrenziali .......................#

relazioni economiche

15. Illeciti concorrenziali -

Nella tutela della libertà di iniziativa economica e concorrenziale, il risarcimento del danno non si limita ad affiancare i rimedi tipici previsti dalle norme sulla repressione della concorrenza sleale, ma appare suscettibile di svolgere un ruolo autonomo in molte vicende, nelle quali la disciplina speciale non offre soluzioni. Vengono in considerazione soprattutto alcune attività inquadrabili - ove poste in essere da un imprenditore concorrente - tra le ipotesi atipiche di cui all'art.2598, n.3, c.c.: comportamenti cioè che, pur formalmente leciti, risultino in realtà scorretti in quanto improntati a frode, artificio, inganno (App.Trieste 31.1.80, RDI, 1981, II, 126). Alcune di queste figure appaiono poi - se non coincidenti - quanto meno apparentate con le ipotesi di lesione del credito ad opera del terzo: si configurano, infatti come interferenze dell'estraneo - mediante l'induzione all'inadempimento - nell'attività negoziale posta in essere dall'imprenditore (Busnelli 1964, 237; Ziccardi 1979, 58; Alpa e Bessone 1982, 174). p73

p73

15.1. Lo storno dei dipendenti ......................#

15.1. Lo storno dei dipendenti - L'assunzione di personale proveniente da un'altra impresa può essere considerata sleale - art.2598, n.3 - quando, con l'intenzione di danneggiare l'imprenditore concorrente, il convenuto gli abbia sottratto elementi particolarmente qualificati ed utili alla gestione (Cass.6238/88; Cass. 3365/83; Cass.2996/80; Trib.Bologna 26.1.85, GI, 1986, I, 2, 17; Ghidini 1982, 279; Cendon e Gaudino 1987, 116; Ferrando 1987, 279).

Si discute circa la necessità (Cass. 2995/80; Cass. 125/80) o meno (Trib. Milano 26.6.75, GADI, 1975, 482; Trib. Milano, 19.12.74 GADI, 1974, 1399; Trib. Milano 20.11.69, FI, 1970, I, 1510) di un vero e proprio animus nocendi. Tale elemento avrebbe, comunque, solo la funzione di individuare il punto di emersione dell'obiettiva scorrettezza professionale dell'atto, non già di colorare di illiceità un atto che oggettivamente non sia ingiusto: il dolo o la colpa non sarebbero cioè, secondo questa opinione, elementi costitutivi la fattispecie dell'art.2598 (Cass.2996/80).

15.2. Altre ipotesi di intrusione del terzo

.........#15.2. Altre ipotesi di intrusione del terzo - Nel caso in cui il

terzo agisca in modo da violare coscientemente un patto di esclu

siva (Franceschelli R. 1954, 97; 1956, 70; 1957, 209; Greco 1953,

237; 1955, 447; Ghidini 1982, 246; Cendon e Gaudino 1987, 117;

Ferrando 1987, 281), l'opinione prevalente appare orientata - con

riferimento al principio della relatività dei contratti e alla

libertà di concorrenza - verso la liceità dei comportamenti che

non appaiano viziati dal ricorso a mezzi professionalmente scor p73 retti: contrabbando, manomissione delle confezioni, ecc. (Cass.

1754/74; Cass. 646/60; App.Milano 30.3.79, GADI, 1979, 415;

Trib.Milano 9.7.81, FP, 1981, I, 152; Trib.Bologna 4.1.80, GADI,

1980, 168; Pret.Roma 7.4.87, RCP, 1988, 114; Dinf, 1987, 1025).

Si è sostenuta, a volte, la censurabilità di ogni ipotesi di invasione, vuoi sotto il profilo dell'illecito concorrenziale atipico, vuoi sotto quello dell'induzione all'inadempimento (Cass. 3010/74; Pret.Como 2.1.80, RDI, 1982, II, 90). Altre volte invece - affermata la responsabilità del contraente per violazione del patto di esclusiva - si è negata ogni rilevanza al comportamento del terzo, sia sotto il profilo dell'art.2598 c.c., in quanto i mezzi sono leciti, sia sotto quello dell'art.2043 c.c., ove manchi l'elemento soggettivo dell'induzione all'inadempimento (Trib.Roma 20.7.88, FI, 1989, I, 2309).

Recentemente, con riguardo alla vendita - da parte di distributori non concessionari - di prodotti con la confezione manomessa in modo tale da non poter identificare il grossista di provenienza, è stata esclusa l'applicabilità della disciplina sulla concorrenza sleale per carenza dei presupposti soggettivi, ma il comportamento è stato ugualmente definito quale "illecito commerciale", lesivo della reputazione del prodotto e, di riflesso, della capacità di guadagno del produttore: la violazione del diritto assoluto all'integrità del patrimonio comporta la risarcibilità del danno ex art.2043 c.c. (Cass. 4755/86; App. Bologna 6.7.82, RaDC, 1983, 830).

La violazione di una clausola di prezzo imposto, da parte del terzo estraneo alla rete di distribuzione, non costituisce p73 p73 illecito (Cass.2149/68; Trib.Milano 24.5.73, GADI, 1973, 693; Ferrando 1985, 337). Una valutazione diversa potrebbe valere - sotto il profilo dell'induzione all'inadempimento - ove il patto fosse violato da uno dei contraenti con il concorso di un terzo (Ziccardi 1979, 285)

Si è al di fuori dell'ipotesi di lesione del diritto di credito nel caso in cui il creditore pignoratizio di tutte le quote sociali, omettendo di ottemperare agli obblighi di custodia, non abbia impedito il fallimento della società, rendendo così impossibile agli altri creditori il soddisfacimento dei propri crediti (Cass.1309/86).

Il funzionario il quale abbia percepito quote di interessi bancari spettanti all'Ente pubblico non è responsabile per lesione del credito, ove non si dimostri che da ciò sia derivato - per l'efficacia liberatoria dei pagamenti effettuati, o per la prescrizione del credito, oppure per la sopravvenuta insolvenza della banca - un danno in concreto (Cass.6132/87).

15.3. Il dumping ....................................#

15.3. Il dumping - La vendita di prodotti sotto costo può essere considerata illecita quando posta in essere con l'obiettivo di eliminare la concorrenza per acquisire posizioni di monopolio (App.Milano 23.1.79, GADI, 1979, 265; App.Milano 22.5.73, GADI, 1973, 658; Trib.Milano 3.12.73, GADI, 1973, 1391), o quando introduce elementi idonei a turbare il mercato e a danneggiare gli interessi della collettività dei consumatori (Cass.2743/83; App.Milano 16.2.82, GADI, 1982, 357; Trib.Milano 26.11.79, GADI, 1982, 120; Trib.Milano 3.12.73, cit.,). p73

15.4. Il boicottaggio

...............................#15.4. Il boicottaggio - Il rifiuto di contrarre è, in via

generale, lecito quando non si sia in presenza di un monopolio

legale e salvo che, secondo alcuni, un simile rifiuto non rivesta

carattere di emulatività (Marchetti 1969, 31; Sena 1970, 27;

Sacco 1975, 702). Diversa si presenta invece la soluzione, ove

simili comportamenti appaiano strumentali alla messa in opera di

un boicottaggio, forma atipica di concorrenza sleale, e come tale

censurabile ex, art.2598 n.3, c.c. (Cass.1403/83; App. Milano

24.11.78, T, 1978, 437; Cendon e Gaudino 1987, 121).

L'associazione (di commercianti all'ingrosso di prodotti farmaceutici) la quale, mediante accordo con l'associazione dei produttori, vincoli questi a non rifornire i non associati lede il diritto assoluto all'iniziativa economica privata (art.41 Cost.); tale comportamento è illecito, ex art.2043, anche se non sussistono gli estremi della concorrenza sleale, non avendo l'associazione la qualifica di imprenditore commerciale (Cass. 1829/73).

Non si è ritenuto invece di applicare l'art.2043 all'ipotesi in cui la FIEG - dopo aver rifiutato all'acquirente di una rivendita la tessera necessaria per la fornitura dei periodici - assegni poi tale documento ad un concorrente: l'art.41 Cost. non risolve i conflitti intersoggettivi e, non esistendo alcun diritto a diventare rivenditori di un prodotto, manca in questo caso l'estremo dell'ingiustizia. Potrà eventualmente applicarsi la disciplina della concorrenza sleale, sotto il profilo p73 dell'interposizione di un non concorrente a favore di un concorrente (Cass.Sez.U. 2018/85; Pret.Bari 30.11.88, FI, 1989, I, 1084; contra, App.Roma 21.4.80, GC, 1981, I, 382).

15.5. Il marchio celebre ............................#

15.5. Il marchio celebre - La clausola generale dell'illecito è spesso richiamata - al fianco della disciplina speciale sui segni distintivi, e delle norme concorrenziali - all'interno delle strategie volte a difendere i titolari di marchi celebri dall'utilizzo "anomalo" del marchio stesso da parte di altri imprenditori (sul punto Guglielmetti 1977, 277; Mangini 1982, 268; Atti 1987, 52; Giuliani 1987, 341; Franceschelli R. 1988, 780). Alcune volte la soluzione viene trovata sul terreno stesso della repressione degli illeciti concorrenziali: viola l'art.2598, n.3, c.c. il produttore di cosmetici che utilizzi in una campagna pubblicitaria, accostandolo al proprio, il marchio di una prestigiosa casa automobilistica (Trib.Milano 9.3.87, FP, 1987, I, 525). Altre volte, invece, è appunto l'art.2043 c.c. ad offrire lo scudo rispetto a possibili annacquamenti della capacità distintiva del marchio, oppure a perdite di prestigio e di immagine della "casa". In tal senso può essere letta la vicenda riguardante la messa in vendita dei prodotti di profumeria in confezioni manomesse (Cass.4755/86; App. Bologna 6.7.82, RaDC, 1983, 830), nonché la reazione del famoso sarto, nei confronti dell'impresa di vendite per corrispondenza, la quale aveva inserito alcuni capi - destinati ad una distribuzione selettiva - p73 nel proprio catalogo (Pret.Roma (ord.) 7.4.87, RCP, 1987, 114; DInf, 1987, 1025, v. retro, @ 11.6.2.). A proposito della fabbricazione di bagni schiuma in confezioni del tutto identiche a quelle di famosi Champagne, si è anche richiamato - dopo aver escluso l'applicabilità alla fattispecie delle norme speciali - il concetto di abuso del diritto, quale possibile fonte di responsabilità aquiliana (Cass. 5716/88). 16. Il diritto di prelazione ...................#

16. Il diritto di prelazione -

In caso di alienazione a terzi dell'immobile sul quale i conduttori vantino prelazione, l'omessa consultazione dei registri immobiliari e il mancato esercizio del riscatto nel termine legale escludono anche il risarcimento per la perdita del riscatto: nella specie gli attori lamentavano artifizi e raggiri volti a far loro ignorare l'alienazione a terzi (App.Firenze 10.3.86, GA, 1986, 418). L'affittuario può ottenere il risarcimento solo nel caso in cui i raggiri siano tali da integrare il reato di truffa (Trib.Verona 4.6.82, GM, 1984, 61). 17. Il diritto all'integrità del proprio patrimonio ..#

17. Il diritto all'integrità del proprio patrimonio -

Alcune recenti pronuncie affermano l'esistenza, nel nostro ordinamento, di un diritto all'integrità del proprio patrimonio: diritto soggettivo di determinarsi liberamente nello svolgimento dell'attività economica, sancito dall'art.41 Cost. Nella violazione di tale prerogativa risulta, così, possibile riconoscere l'elemento dell'ingiustizia del danno con riguardo ad alcune particolari vicende, che interessano: (a) la p73 p73 responsabilità del pittore il quale, apponendo la propria firma sul retro di un dipinto, risultato poi falso, abbia determinato nell'acquirente un ragionevole affidamento circa l'autenticità dell'opera (Cass. 2765/82); (b) la risarcibilità della perdita di chances (Cass. 6506/85); (c) la tutela aquiliana della minore "capacità di guadagno" conseguente alla lesione della reputazione di un prodotto (Cass. 4755/86; App. Bologna 6.7.82, RaDC, 1983, 830); (d) il comportamento della società controllante, tale da determinare la dissoluzione del patrimonio della società controllata e fonte di responsabilità verso quest'ultima, nonché verso gli azionisti di minoranza ed i creditori (Trib.Viterbo 4.11.87, GI, 1988, I, 2, 501). La pretesa di giustificare tali conclusioni attraverso il richiamo all'integrità del patrimonio, non ha mancato di sollevare alcune critiche: se è vero, infatti, che oggettivamente risultano per questa via introdotti nel sistema nuovi criteri di selezione del danno risarcibile (Di Majo 1982, 1750), non pare tuttavia opportuno che si continui ad utilizzare in maniera anomala il concetto di diritto soggettivo assoluto: quest'ultimo finisce infatti per essere svuotato di significato, ed il risultato è quello della rinuncia ad una definizione significativa del campo di operatività dell'illecito extracontrattuale (Galgano 1985, 9; Alpa 1987a, 192; Libertini 1987a, 395). 18. Gli interessi legittimi ......................#

26. I mezzi di informazione -

Il diritto di cronaca, o di critica, è per sua natura destinato ad entrare di frequente in conflitto con i diversi aspetti della personalità - immagine, reputazione, privacy, nome, ecc. - i quali pure risultano p73 p73 tutelati dall'ordinamento giuridico (sul punto v. Dogliotti 1982, 165; Tenella Sillani 1987, 355). Si afferma allora che la libertà di informazione non può, senza sconfinare nell'abuso, risolversi in uno strumento di aggressione: è cioè una libertà destinata ad incontrare una serie di limiti, che appaiono ormai tipizzati dalla prassi giurisprudenziale (Cass.pen. 7.6.85, Dinf, 1986, 475; Cass. 1968/85; Cass.pen. 27.2.85, DInf, 1986, 839; Cass. 5259/84; Cass.Sez.U.pen. 30.6.84, FI, 1984, II, 531; DInf, 1985, 168; Cass. 1138/84; Cass.pen. 20.1.84, DInf, 1985, 303; Cass. 5977/81; Cass. 90/78; Trib.Milano 8.6.87, DInf, 1987, 996; Trib.Roma 19.6.85, FI, 1988, I, 588; DInf, 1986, 128), e che sono principalmente: (a) la verità obiettiva (v. Cass. 6737/88) - anche solo putativa - della notizia, nel senso che la buona fede del giornalista deve fondarsi sul diligente controllo delle fonti; (b) la rilevanza sociale dell'informazione: il fatto riportato, pur lesivo della riservatezza o della reputazione della vittima, non fa sorgere la reponsabilità dell'agente quando si tratti di un fatto grave la cui conoscenza risponda ad un interesse della collettività, o allorchè sussista comunque un legame non occasionale con fatti di legittima divulgazione; (c) la forma civile dell'esposizione, la quale - benchè inevitabilmente influenzata dall'atteggiamento soggettivo del giornalista - deve tuttavia rispondere ad obiettivi di chiarezza, ed essere scevra da sottintesi o apprezzamenti in sè denigratori. E' lecita, dunque l'inchiesta giornalistica che, per l'uso p73 p73 delle fonti e per la forma espositiva, appaia sostanzialmente corretta, pur contenendo singole espressioni offensive (Trib.Varese 30.9.86, DInf, 1987, 225). E' invece responsabile colui che, senza aver controllato dovutamente la propria fonte, riporti accanto a notizie vere - pur di per sè lesive della reputazione - notizie false (Cass. 841/75; Trib.Roma 17.4.87, DInf, 1987, 989; Trib.Genova 24.10.86, DInf, 1987, 239); e lo stesso vale quando un giornale pubblichi una lettera contenente espressioni offensive e denigratorie (Cass.pen. 16.1.86, DInf, 1986, 458; Trib. Roma 12.2.73, GI, 1975, I, 203; RCP, 1974, 205), oppure accetti - senza identificare il presentatore - di divulgare un annuncio economico con effetti diffamatori (Trib.Roma 18.2.86, DInf, 1987, 597). 26.1. La critica artistica, la satira................#

26.1. La critica artistica, la satira -

Quando la critica ha per

oggetto un'opera artistica, entrano in gioco criteri parzialmente

diversi rispetto a quelli applicabili con riguardo alla cronaca

(Cass. 868/74).

Per il fatto stesso di offrire al pubblico la propria prestazione, l'artista si sottopone volontariamente al giudizio esterno, e ogni giudizio implica fatalmente una valutazione soggettiva: non vi è dunque lesione di alcun diritto quando non risulti gratuitamente e volontariamente menomata o offesa la dignità dell'autore (Cass. 857/74; Cass. 587/69); e non è, poi, condizione di liceità dell'opinione espressa dal critico il fatto che questa sia o meno corredata da motivazioni valide (Cass.pen. 19.6.63, RDCi, 1964, 20; App.Milano 9.9.75, RDCi, 1975, 175; GI, p73 p73 1976, I, 2, 4; DA, 1976, 57; contra, Trib.Milano 17.3.73, DA, 1973, 448). Anche se aspra, sarà perciò perfettamente lecita la critica quando i toni usati si rivelino omogenei al dibattito in corso sullo stesso tema (Trib.Milano 25.1.88, DInf, 1988, 450). Ciò che rileva, comunque, è la ragionevole e incolpevole opinione circa la veridicità di quanto riportato: non è pertanto responsabile chi riferisca i dubbi, che sono stati espressi da esperti in una serie di pubblicazioni, sull'autenticità dei quadri esposti ad una mostra (Cass. 868/74). Si afferma che la satira è un diritto soggettivo di rilevanza costituzionale (artt.9, 21 e 33 Cost.), che trova alcuni limiti fra i quali il necessario collegamento fra la notorietà specifica del personaggio e il contenuto del discorso realizzato, la tutela della sfera più intima, l'oscenità.

E' perciò lecito l'inserimento del nome di un uomo politico all'interno di una pièce teatrale (Pret.Roma 4.3.89, DInf, 1989, 528), non lo è la caricatura che si risolva nella strumentale e pretestuosa utilizzazione del nome al fine di costruire una macchietta che nulla ha a che fare - neppure quanto ai difetti - con la persona ritratta (Pret.Roma 16.2.89, DInf, 1989, 520; v. anche Pret.Messina 19.1.85, GM, 1987, II, 748); e lo stesso vale per la vignetta contenente allusioni gratuite ed infondate a fatti insussistenti (Trib. Roma 23.5.88, Dinf, 1989, 919). 27. La responsabilità per false informazioni .....#

27. La responsabilità per false informazioni -

L'informazione menzognera è collegata alla realizzazione di un vasto numero di illeciti (Sacco 1960, 1420), che vanno dal dolo negoziale, alla p73 p73 denigrazione, alla lesione della reputazione (Alpa e Bessone 1982, 191; Visintini 1987, 436; v. retro, @@ 11.6. ss.). Particolare importanza assumono le vicende nelle quali l'informazione costituisce elemento dell'attività del convenuto, o contenuto specifico di un accordo, ed è tale da determinare per se stessa scelte dannose ad opera del destinatario della notizia (Cass. 185/76; App.Palermo 11.6.59, FP, 1960, I, 1420), determinandolo, per esempio, ad accordare credito ad un soggetto presentatogli come solvibile da parte dell'informatore (App.Milano 14.3.86, BBTC, 1987, II, 627; App.Bologna 16.1.54, FP, 1954, I, 273; Trib.Napoli 26.7.57, TN, 1958, I, 320; Trib. Bologna 17.10.52, FI, 1953, I, 422). Così pure, il pittore che riconosca come proprio un falso o viceversa neghi la paternità di una sua opera sarà responsabile verso l'acquirente ingannato dall'erronea informazione (Cass. 2765/82; App. Milano 14.1.75, AC, 1975, 894; GM, 1976, I, 340; contra, App.Roma 26.7.78, FI, 1979, I, 1053). L'esperto d'arte - particolarmente qualificato rispetto alle opere di un determinato pittore - sarà poi responsabile per il danno conseguente ai dubbi imprudentemente espressi in sede formale, mentre invece andrà indenne dalle conseguenze di un parere reso a titolo di cortesia e sulla base di un esame sommario dell'opera (Trib. Roma 21.1.89, TR, 1989, II, 85).

Altre volte la notizia errata determina comportamenti sfavorevoli per il soggetto al quale l'informazione si riferisce. In particolare, per la diffusione di notizie false intorno alla solvibilità di un'azienda, rispondono sia la società che p73 p73 professionalmente raccoglie e diffonde informazioni, sia l'impresa di assicurazioni di crediti che abbia con leggerezza passato la notizia a un proprio cliente (Cass. 4538/78; App. Milano 11.12.73, RCP, 1979, 747). L'agenzia di informazioni commerciali che fornisce a terzi notizie inesatte sul conto di un'impresa risponde ex art.2043 c.c.: l'aver prospettato una situazione finanziaria diversa da quella reale costituisce una violazione dei doveri di diligenza nella ricerca (Cass. 94/84). E il risarcimento spetterà anche all'imprenditore sul conto del quale sia stata diffusa la falsa notizia della cessazione dell'attività (Cass. 1982/76).

E' stata poi affermata la risarcibilità in via extracontrattuale del danno conseguente ad un affidamento incolpevole determinato da lettere di patronage (Cass. 2879/85; App. Roma 17.10.89, GC, 1989, I, 2652; Atti 1986, 41; contra, Mazzoni A. 1986, 96).

Nel caso di esecuzione forzata dei beni presso i terzi (artt.543 e 547 c.p.c.), l'art.2043 c.c. permette di affermare la responsabilità del terzo il quale, con dichiarazioni reticenti o elusive, occulti l'esistenza di diritti pignorabili e crei pregiudizio alle ragioni del creditore esecutante (Cass.Sez.U. 9407/87). Sui warentest v. retro, @ 11.6.1.).

28. Computer .....................................#

30. La responsabilità della società controllante -

Va segnalata una sentenza (Trib.Orvieto 4.11.87, GI, 1988, I, 2, 501) nella quale, per la prima volta, si afferma la responsabilità della società controllante per il pregiudizio arrecato alla società controllata (sul punto v. La Villa 1981, 91; Galgano 1985, 24).

Tale responsabilità sorge nei confronti della società controllata, dei soci di minoranza, dei creditori, ed è fondata sul comportamento pregiudizievole e colposo posto in essere sia direttamente dalla controllante che per mezzo degli

amministratori da essa designati.

31. La responsabilità per danni da prodotti. Generalità .#

11. Il diritto d'autore .#

11.11. Il diritto d'autore - L'art. 158, l.633/41 prevede - per chi sia leso nel diritto di utilizzazione economica dell'opera dell'ingegno, così come a difesa del diritto morale d'autore (De Cupis 1982, 617; Dogliotti 1982, 170) - due azioni distinte, una volta ad ottenere la rimozione, l'altra incentrata sul risarcimento del danno; azioni che possono concorrere tutte le volte in cui l'una, senza l'altra, sia insufficiente ad eliminare gli effetti della violazione (Cass.1274/68; Trib. Napoli 15.3.72, FI, 1972, I, 3279). Ad esempio, nel caso di un quadro contraffatto da un terzo, al rimedio della distruzione dell'opera ordinato dal giudice - in tali casi non si ritiene, infatti, sufficiente la semplice cancellazione della firma - potrà affiancarsi il risarcimento del danno (Cass. 1808/77).

Il diritto morale d'autore appare richiamato di frequente anche a proposito della messa in onda televisiva di un'opera cinematografica che risulti inframmezzata da un numero, ritenuto dagli autori eccessivo, di spot pubblicitari (App. Roma 16.10.89, FI, 1989, I, 3201; Trib.Roma 20.2.87, DInf, 1987, 1014; Trib.Milano 13.12.84, DInf, 1985, 231; Trib.Roma 30.5.84, DA, 1985, 68; GM, 1984, 1026; GI, 1984, I, 2, 705; FI, 1984, I, 1969; Pret.Roma (ord.) 30.7.85, DInf, 1986, 155; Pret. Roma 30.12.82, DA, 1983, p73 p73 212; FI, 1983, I, 453 e 1153). Per quanto riguarda gli aspetti del quantum si è talvolta affermato che il risarcimento può essere calcolato sulla base del beneficio tratto dall'utilizzatore abusivo (Cass. 6251/83; v. anche App.Milano 23.12.86, DInf, 1987, 585).

35. Infortuni sul lavoro. Competenza -

In materia di infortuni sul lavoro, la responsabilità del datore ha natura sia contrattuale (art.2087 c.c.), sia extracontrattuale (Cass.Sez.U. 4441/87; in generale, sui rapporti tra art.2043 e contratto di lavoro, v. Rossello 1987, 348); la domanda di risarcimento proposta, nei confronti del datore di lavoro privato, dal prestatore che assuma essere stato leso nella sua integrità fisica rientra nella competenza del giudice del lavoro, ex art.409, n.1, c.p.c. (Cass. 5171/81). Quando invece si agisca nei confronti di un ente pubblico non economico, sarà competente - ma solo in ordine ai profili della responsabilità contrattuale - il giudice amministrativo (Cass.Sez.U. 4441/87; Cass.Sez.U. 304/87). La controversia inerente i "danni differenziali" - non coperti cioè dall'INAIL - in caso di infortuni sul lavoro ha natura previdenziale: la domanda si fonda non già - o quantomeno non solo - sull'art.2043 c.c., bensì sulla normativa speciale; è perciò competente il pretore in funzione di giudice del lavoro (Cass. 3461/82), anche quando sia convenuto un ente pubblico non economico (art.409, n.5 c.p.c.; Trib.Palermo 6.6.86, FI, 1988, I, 2686). L'azione degli eredi nei confronti del datore che abbia violato le norme antiinfortunistiche è azione da fatto illecito, e la competenza va attribuita secondo le norme ordinarie (Cass. 1830/87). p73 36. Le clausole di esonero ........................#

responsabilita' professionale

Nel campo dell'attività professionale (Cattaneo, 1958; Fortino, 1984, 87; Macrì 1987, 215) è possibile tracciare aree di responsabilità che si caratterizzano in maniera diversa non solo con riguardo all'estensione, ma altresì in relazione alla forma. Tale diversa configurazione dipende dalla soluzione offerta, da una parte, alla possibilità del concorso fra responsabilità contrattuale ed aquiliana (v.infra @ 37) e, dall'altra parte, all'applicabilità in materia di torto extracontrattuale della limitazione prevista dall'art.2236 c.c. (Cass.1544/81; Scognamiglio 1968, 642; Vigotti 1987, 258; contra, D'Orsi 1981, 46; v. sub art.2236).

32.1. La responsabilità sanitaria ..................#

32.1. La responsabilità sanitaria -

Si afferma d'abitudine che il contratto avente ad oggetto la prestazione medica sorge tra il paziente, da un lato, e l'ospedale o la casa di cura, dall'altro: la posizione individuale del medico va perciò valutata sotto il profilo aquiliano, mentre nei confronti dell'ente la vittima potrà agire anche ex contractu (Cass. 1716/79; Cass. 31/79; p73 p73 Trib.Roma 28.6.82, TR, 1982, 601). Più di recente, la Suprema Corte ha sostenuto la natura professionale della responsabilità del medico e dell'ente pubblico da cui il sanitario dipende, e l'applicabilità, per analogia, delle norme che disciplinano la prestazioni del professionista intellettuale (Cass. 2144/88).

Peraltro, anche là dove il vincolo contrattuale sorga direttamente tra il sanitario e il paziente, è la natura stessa del bene tutelato - la salute - a determinare la possibilità, nella maggior parte dei casi, di un concorso della responsabilità extracontrattuale (D'Orsi 1981, 184; Princigalli 1983, 25; Marzo 1986, 696; Vigotti 1987, 250): ad esempio, in un caso in cui erano stati superati i limiti previsti dall'inglese "Limitation Act" per l'esercizio dell'azione contrattuale, si è stabilito che è ugualmente dovuto il risarcimento ex art.2043 c.c. per i danni conseguenti ad un'operazione chirurgica effettuata all'estero (App.Roma 6.9.83, FI, 1983, I, 2838|; RCP, 1984, 89).

Sotto il profilo aquiliano vengono inquadrate anche le ipotesi di omissione di cure urgenti ad un malato privo di conoscenza, o di rifiuto a prestare la propria opera quando richiesto (Cass.pen. 31.1.78, GP, 1979, II, 189; Cass.pen. 14.12.77, GP, 1979, II, 126; RCP, 1979, 537; App.Venezia 14.3.57, AP, 1958, II, 61; Trib.Venezia 30.9.54, FI, 1955, II, 16; Visintini 1967, 113; Protettì e Protettì 1987, 209).

Le questioni classificatorie assumono, in realtà, una limitata rilevanza nella pratica (Cattaneo 1982, 11; Princigalli 1983, 14): in ogni caso, infatti, l'attività svolta viene esaminata alla luce dei criteri dettati dagli artt. 1176 e 2236 p73 p73 c.c. (Cass. 1544/81; Cass. 6141/78; Cass.Sez.U. 1282/71; Trib. Lanciano 9.5.78, GI, 1979, I, 2, 369; Princigalli 1983, 137).

Si afferma poi che, quando l'operazione chirurgica richiede la soluzione di questioni tecniche di particolare difficoltà, spetta al paziente di provare in modo preciso e specifico le modalità di esecuzione dell'atto, nonchè delle prestazioni post- operatorie. Ove si tratti, invece, di interventi di routine, il paziente dovrà provare esclusivamente l'esito peggiorativo sul suo stato di salute: la negligenza in tal caso si presume (Cass. 6220/88).

32.1.1. Responsabilità sanitaria. Casistica ...........#

32.1.1. Responsabilità sanitaria. Casistica -

Nella vasta casistica (Princigalli 1983, 136; Protettì e Protettì 1987, 240) si riscontrano una serie di vicende relative ad errori di diagnosi o di terapia: per ovviare ai quali il paziente sia stato poi costretto a sottoporsi ad una serie di interventi chirurgici (Trib. Torino 11.3.85, GI, 1986, I, 2, 681); o che abbiano determinato la mancata adozione di misure idonee ad impedire al malato - schizofrenico - di nuocere a se stesso (Trib. Velletri 19.3.79, GI, 1981, I, 2, 567) o, ancora, che abbiano prodotto conseguenze fisiche gravissime, fra cui la sterilità della paziente (Cass. 1716/79).

Altre volte il danno consegue alle modalità della prestazione: iniezione del farmaco fuori dalla vena (Cass. 2016/54); fratture conseguenti ad elettroshock (Cass. 3616/72); resezione di una arteria al posto di una vena (Trib. Milano 14.10.63, T, 1963, 442); tiranervi lasciato cadere dal dentista e inghiottito dal paziente (Cass. 2918/71); lesioni riportate p73 p73 durante il parto (Trib.Milano 13.5.82, RCP, 1983, 156; RIML, 1982, 1011).

La responsabilità potrà essere affermata anche quando il paziente non sia stato messo in grado di esprimere un valido consenso, avendo i sanitari omesso di informarlo circa la portata le difficoltà, i rischi di complicazione dell'intervento (Cass. 1773/81; Cass. 1950/67; Trb. Genova 10.7.88, FP, 1989, 172; Princigalli 1983, 187; Paradiso 1982, 139); tale onere incombe, in particolar modo, sul chirurgo estetico (Cass. 4394/85; Cass. 3604/82; sul punto v. Quadri 1987, 773). L'allontanamento della paziente - minorenne - dalla clinica, seppur contro il parere del medico, non interrompe il rapporto professionale; è illecito perciò il comportamento del medico che ometta, prima ancora che la paziente si allontani dalla clinica, le prescrizioni necessarie per il buon esito dell'intervento: egli sarà responsabile dell'insuccesso dell'interruzione di gravidanza e dovrà risarcire il danno, consistente nei disagi affrontati dai genitori per la nascita avvenuta in un momento non desiderato (Trib. Padova 9.8.85, NGCC, 1986, I, 115; FI, 1986, 1995; Princigalli 1984, 833). L'ospedale è responsabile - avendo violato i propri obblighi di protezione - per il rapimento di un neonato, ad opera di ignoti, dal nido (Cass. 6707/87). 32.2. La responsabilità del notaio ..................#

32.2. La responsabilità del notaio -

Quando la vertenza non

riguarda i rapporti con i clienti - nei confronti dei quali la

responsabilità è, secondo l'opinione prevalente, di natura p73 p73 contrattuale - il notaio può essere chiamato a rispondere ex art.

2043 c.c. (Cass. 2450/79; App.Roma 4.4.76, AC, 1977, 460;

Stanizzi 1980, 1142; D'Orsi 1981, 157; Vigotti 1987, 253).

Vengono in rilievo così, sotto il profilo aquiliano, sia l'erroneo inserimento di una tratta nell'elenco dei protesti da rendere pubblici (Trib.Milano 11.4.83, BBTC, 1985, II, 100; Trib.Perugia 3.7.81, GM, 1983, 661), sia le conseguenze dell'omesso accertamento circa l'identità del presentatore di un titolo di credito (Trib.Roma, 18.2.82 FI, 1983, I, 1114). La responsabilità non sussiste quando il protesto erroneo sia stato elevato in base ai dati forniti dalla banca (Trib.Bari 10.7.80, BBTC, 1981, II, 470; FP, 1980, I, 256), o quando la formulazione del titolo era tale da far confondere il trattario non accettante con l'emittente (App.Milano 13.5.66, ARC, 1967, 1034) o, ancora, quando non sia stata raggiunta la prova intorno al danno concretamente derivante dal protesto (Trib.Firenze 24.2.66, RN, 1967, 459). L'azione viene, a volte, intentata dall'erede, il quale lamenta di aver subìto un pregiudizio dalla mancata o erronea redazione di un testamento (Cass. 243/63; Trib.Milano 10.10.63, ARC, 1966, 101), oppure a causa della sua nullità (Cass. 1313/48; Visintini 1967, 143) o, ancora, per il fatto di essere decaduto dal beneficio dell'inventario in seguito all'inadempimento dell'incarico da parte del notaio (Cass. 985/73).

Si sostiene anche che la responsabilità per violazione degli obblighi di trascrizione degli atti, imposti dall'art.2671 c.c., ha natura contrattuale nei confronti di tutti gli interessati p73 p73 all'adempimento delle formalità, anche se estranei al rapporto d'opera professionale (Trib.Napoli, 9.12.75 RN, 1976, II, 951).

Sulla responsabilità del notaio che abbia rogato un atto relativo alla gestione dei beni di un minore in assenza di uno dei soggetti interessati, indicati dal giudice, v. Cass. 1915/70.

32.3. Altre figure professionali -

Il geometra che abbia

stipulato un contratto nullo per contrarietà a norme imperative,

avendo assunto la direzione di opere riservate ad ingegneri o

architetti, è responsabile verso i terzi per i danni conseguenti

al crollo del manufatto (Cass. 2448/70).

La responsabilità verso i terzi del curatore fallimentare ha natura extracontrattuale (Caselli 1988, 28): ad esempio quando - a seguito della revoca del fallimento - il curatore abbia restituito delle somme all'ex fallito, e non a chi aveva già in precedenza posto in essere l'azione esecutiva (Cass. 5761/79; v. anche Cass. 3563/71; Cass. 1250/66; Cass. 1867/58). Viene, di norma, negata (contra, Caselli 1988, 30) l'applicabilità in questo campo della limitazione prevista dall'art.2236 (Cass. 5761/79; App. Bologna 5.11.85, DF, 1986, II, 26; Lo Cascio 1983, 837) Il mediatore, che abbia comunicato al contraente il nome di una controparte fittizia commette un fatto illecito (Cass. 1487/75). Si è ritenuto responsabile il conservatore dei registri p73 p73 immobiliari non solo nelle ipotesi previste dall'art.2675 (ora abr.) - cui si assegnava valore esemplificativo, non tassativo -, ma altresì nel caso di danni causati da ritardi ingiustificati nell'esecuzione degli adempimenti previsti dalla legge al fine di rendere pubblici i mutamenti giuridici relativi agli immobili (Cass. 29/81); la materia è ora regolata dalla l.21.1.83, n.22. 33 Illeciti sportivi. Generalità .................#

29. La responsabilità della banca

- Gli istituti di credito vengono spesso chamati in giudizio in relazione a vicende legate ai titoli di credito (Maganza 1987, 94) e, in particolare:

(a) al pagamento effettuato a persona non legittimata (Cass. 6929/86; Cass. 7239/83; Cass. 5118/79; Cass. 3317/78; Cass. 4965/77; Cass. 218/77; Cass. 408/76; App.Milano 29.11.83, AC, 1985, 68; FP, 1983, I, 417; Trib.Roma 18.4.84, FI, 1984, I, 1360; Trib.Roma 5.4.82, BBTC, 1982, II, 353; Trib.Roma 18.2.82, RN, 1983, 804);

(b) al pagamento di assegni falsificati (Cass. 2885/85; App.Milano 13.11.79, FP, 1982, I, 278); p73

(c) all'acquisto di titoli al portatore di illegittima provenienza (Cass.Sez.U. 519/78; Trib.Roma 15.10.83, TR, 1984, 121);

(d) alla circolazione di effetti smarriti, o dei quali la banca abbia subito il furto, che siano diventati poi strumenti della truffa ai danni di terzi (Cass. 2208/82; App.Milano 30.11.84, BBTC, 1986, II, 290; App.Milano 29.9.82, BBTC, 1984, II, 211; Trib.Sondrio 22.2.82, BBTC, 1985, II, 401; Trib.Torino 13.10.78, RCP, 1979, 89; GI, 1979, I, 2, 66; BBTC, 1979, II, 235).

In tutte queste vicende, la decisione dipenderà - oltre che dall'atteggiamento dei giudici nei confronti dell'ammissibilità stessa di un'azione ad opera del legittimo prenditore, nei confronti della banca - dal (criterio adottato nel valutare il) grado di diligenza esigibile da parte del funzionario dell'istituto di credito, e dal comportamento tenuto in concreto da costui: vuoi nell'accertare le generalità del presentatore, vuoi nel custodire i titoli, oppure nel pubblicizzarne adeguatamente il furto o lo smarrimento.

Altre volte, è l'apertura del c/c ad avvenire sulla base di false generalità fornite da qualcuno. Con riguardo a questa ipotesi si segnalano soluzioni diverse: non è responsabilie la banca che abbia accreditato sul conto aperto con documenti falsi alcuni assegni assegni a firma falsa, dopo il benestare della banca trattaria (App.Roma 5.5.83, TR, 1984, 120); risponde invece l'istituto di credito nel caso in cui l'emissione di assegni a vuoto su di un conto aperto a nome altrui abbia p73 determinato un procedimento giudiziario a carico di un terzo estraneo (Trib. Catania 16.2.80, BBTC, 1981, II, 196).

Un versante particolare riguarda, poi, la responsabilità da informazioni - il c.d. "benefondi" - fornite ad altri istituti di credito circa l'esistenza di una provvista a copertura di assegni (Cass. 820/79; Cass. 3276/73; Trib. Ascoli Piceno 25.5.85, FI, 1986, I, 3162; Trib.Milano 7.2.85, FP, 1985, I, 416; Trib.Latina 28.4.80, BBTC, 1985, II, 107; Rao-Torres 1980, 310; Luminoso 1984, 189; Capolino 1986, 1123 ;Maganza 1987, 89; Visintini 1987, 436).

Si nega generalmente la responsabilità della banca - sotto il profilo dell'omissione di misure di sicurezza - per i danni subiti dai clienti in occasione di rapine avvenute all'interno dei locali dell'istituto (Cass. 2619/83; Cass. 908/83; App.Roma 5.3.80, GC, 1981, I, 183; RCP, 1981, 231; GI, 1982, I, 2, 173; GM, 1982, 91; App.Genova 21.2.80, BBTC, 1980, II, 465; GI, 1981, I, 2, 60; App. Genova 21.12.79, GI, 1981, I, 2, 159; Trib.Napoli 5.3.85, DG, 1985, 712; Trib.Genova 5.4.78, GI, 1981, I, 2, 159; contra, Trib.Roma 2.2.77, GI, 1981, I, 2, 159; BBTC, 1977, 342; GM, 1982, 330; Maganza 1987, 84).

La banca non risponde, in caso di spedizione di effetti tramite un'agenzia di recapito in concessione a privati, per manomissione del plico ad opera dei dipendenti dell'agenzia stessa (Cass. 4195/82).

p73 Alcuni AA. hanno di recente prospettato - sulla scorta di esperienze straniere - la possibilità che nel futuro emergano nuovi profili di responsabilità in questo campo: si tratta di ipotesi nelle quali l'istituto di credito potrebbe essere tenuto a rispondere nei confronti di terzi creditori, i quali lamentino di essere stati danneggiati a seguito dell'artificiale mantenimento in vita - mediante una "concessione abusiva di credito" - di un'impresa in insuperabili difficoltà, oppure a causa dell'ingerenza nella gestione dell'impresa finanziata (Nigro 1978, 216; Bibolini, 1986, 29; Lo Cuoco 1986, 211; Principe 1986, 355; Galgano 1987, 20; Maganza 1987, 104). 30. La responsabilità della società controllante ..#

p.a.

38. Responsabilità della p.a. Generalità -

Assai numerose sono le controversie che vedono coinvolta la p.a. (Galgano 1985a, 32; Santilli 1985, 145; Alpa 1986, 53; Satta 1988, 1369; per una raccolta sistematica delle decisioni v. Garri 1975; Alpa 1987b, 495; Fusaro 1987, 513). Il principio generale è che l'attivita discrezionale della p.a., volta alla soddisfazione di bisogni e alla realizzazione di interessi collettivi, non possa essere oggetto di indagine e valutazione da parte dell'a.g.o.; a meno che i criteri e i mezzi impiegati non integrino di per se stessi violazione dei diritti dei singoli (Cass. 722/88; Cass. 35/88; Cass. 5916/82; Cass. 4216/81; App.Perugia 25.2.86, RFI, 1986, Responsabilità civile, 131-133; Trib.Napoli 23.3.84, GI, 1985, I, 2, 560; Satta F. 1988, 1370): in tal caso il giudice ordinario può svolgere gli accertamenti necessari a rilevare la violazione di norme e di regole di comune prudenza che abbiano cagionato danni a terzi (Cass. 605/81).

E'stato però notato (Satta F. 1988, 1379) come i giudici - pur nel formale ossequio del principio di non risarcibilità dei danni conseguenti alla lesione di interessi legittimi - tendano sempre più a ridurre gli ambiti in cui la discrezionalità costituisce di per se stessa preclusione alla dichiarazione di p73 p73 responsabilità, e ciò accade attraverso il riconoscimento dell'attacco a posizioni di diritto soggettivo con riguardo a un numero crescente di fattispecie.

Va sottolineato comunque come l'a.g.o. non possa condannare la p.a. alla rimessione in pristino - trattandosi di un facere (art.4, l.20.3.1865, n.2248, All.E) -, ma solo al risarcimento del danno (Cass. Sez.U. 2864/71).

La proponibilità dell'azione risarcitoria - si afferma poi - postula atti o comportamenti che siano non soltanto illegittimi, ma anche illeciti, lesivi cioè di posizioni di diritto soggettivo (Cass. Sez. U. 5813/85; Trib.Roma 23.9.87, GC, 1988, I, 785; sul punto v. Satta F. 1988, 1373; Tucci, 1970, 203). Quando, in particolare, il provvedimento amministrativo ha degradato il diritto soggettivo ad interesse legittimo, l'azione aquiliana è subordinata al ripristino del diritto attraverso l'annullamento dell'atto da parte del giudice amministrativo (Cass.Sez.U. 8054/87; Alpa e Bessone 1982, 186; Visintini 1987, 371): si pone allora la questione se il requisito della colpevolezza sia di per sè ravvisabile nella violazione della legge posta in essere con l'emissione ed esecuzione dell'atto stesso (Cass.Sez.U. 5361/84), o se debba invece essere oggetto di ulteriore prova da parte dell'attore (Cass.4204/81).

Il ristoro del danno causato da un'attività della p.a. dipende, quindi, dalla combinazione fra giudizio di legittimità degli atti posti in essere, e natura degli interessi colpiti: entrano, così in gioco le varie distinzioni tra diritti - soggettivi, affievoliti, ad espansione -, e interessi - p73 p73 legittimi, di fatto.

In una prospettiva diversa si colloca chi (Sanviti 1987, 471) attribuisce alla responsabilità civile della p.a. una funzione essenzialmente di controllo - da parte del cittadino/danneggiato - e di prevenzione, rispetto all'operato dei pubblici poteri.

38.1. L'illecito del dipendente

...................# 38.1. L'illecito del dipendente - La p.a. può essere chiamata a

rispondere per il fatto illecito dei pubblici funzionari e

dipendenti (art.28 Cost.) quando l'operato di costoro sia

preordinato alla realizzazione di obiettivi rientranti nei fini

istituzionali.

Si tratta responsabilità diretta, solidale, e tale da comportare l'azione di rivalsa verso l'agente (Cass. 4620/85; C.Conti 31.7.85, n.164, DPA, 1986, 349); l'obbligo risarcitorio della p.a. è escluso - per il venir meno del rapporto di immedesimazione organica - quando il dipendente risulti essere stato mosso da un fine personale ed egoistico, assolutamente estraneo all'amministrazione (Cass. 7631/86; Cass. 485/85; Cass. 5333/84; Cass.pen. 14.6.84, GI, 1986, II, 41; GP, 1986, III, 395; Trib.Roma 13.6.87, RGCT, 1987, 661). Non basta, a tal fine, che il dipendente abbia agito abusando del suo potere (nella specie: omicidio preterintenzionale di un arrestato, percosso dai carabinieri) (Cass.pen. 22.9.87, RP, 1988, 1021).

L'attore può agire anche nei confronti del solo dipendente, senza che questi possa chiamare in causa la p.a. (fattispecie di lesione della reputazione) (Trib.Roma 25.2.86, FI, 1987, I, 264). p73 p73 Con riguardo ad un'ipotesi di sequestro cautelativo operato da un sottufficiale dei carabinieri, e rivelatosi poi infondato, il Trib. Padova (28.12.87, RCP, 1988, 472) ha ricordato come la responsabilità del pubblico ufficiale resti subordinata alla prova, da parte dell'attore, della sussistenza del dolo o della colpa grave nell'operato del convenuto (artt.22 e 23, d.p.r. 10.1.57, n.3). V. anche sub art.2049 c.c.

38.2. Opere pubbliche e responsabilità

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38.2. Opere pubbliche e responsabilità - Sono molteplici le ipotesi nelle quali la p.a. è chiamata a rispondere per i danni conseguenti all'esecuzione di opere pubbliche (Alpa e Bessone 1982, 178).

Può trattarsi della costruzione o della manutenzione di una strada - che danneggi il fondo confinante o costituisca insidia per gli utenti (Cass. 5677/86; Cass. 2831/86; Cass. 2319/85; Cass. 2131/82; Cass. 5136/81; Cass. 1259/80; App.Roma 30.9.87, FI, 1988, I, 261; Trib.Milano 23.4.85, DPA, 1986, 138; Trib.Napoli 23.3.84, GI, 1985, I, 2, 560) - o della rete fognante di una città (Trib.Roma 22.2.85, TR, 1985, II, 735); oppure dell'omissione di cautele idonee ad impedire al visitatore di un complesso archeologico, di cadere in un profondo fosso (Trib.Napoli 14.4.87, FI, 1988, I, 272, GM, 1988, I, 18). Lo stesso vale per la mancata esecuzione di opere idonee ad evitare i danni conseguenti al deflusso delle acque dalle strade demaniali urbane verso gli edifici latistanti (Cass. 1295/85), nonchè per l'esecuzione di barriere frangiflutto a protezione della sede stradale, con conseguente deviazione delle correnti marine a danno delle attrezzature di un complesso turistico p73 p73 (Cass.Sez.U. 6635/88); o, ancora, per l'interruzione della fornitura idrica, durante la costruzione di un tronco di metropolitana, che cagioni la perdita delle colture (Trib.Milano 8.10.88, GI, 1989, I, 2, 295).

Il preminente fine pubblicistico - costruzione della metropolitana di Roma - non può far divenire lecito un comportamento già ritenuto e qualificato come antigiuridico ex art.844 c.c.: può invece esprimersi nell'obbligo per il giudice di irrogare la sanzione risarcitoria, che è più lieve rispetto alla proibizione assoluta delle immissioni (App.Roma 16.1.86, TR, 1986, 82).

Il comune che - con il proprio comportamento e con provvedimenti amministrativi - dimostri la volontà di inserire una strada privata nel contesto viario è responsabile, se omette di assicurare che il pubblico transito si svolga senza pericoli (App.Perugia 14.4.88, AGCSS, 1988, 639). Accade spesso che l'opera pubblica risulti eseguita su un terreno di proprietà privata, senza che alcun provvedimento ablatorio abbia legittimato l'apprensione di quest'ultimo (sul punto, da ultimo v. Candian Tagliavini 1989, 108; Cartei 1989, 218; Martini 1988, 257): effettuata la costruzione il fondo non è più restituibile al privato, il quale può agire così per fatto illecito nei confronti dell'ente realizzatore, senza che la responsabilità possa da questo essere posta a carico dei soggetti beneficiari dell'opera stessa (Cass. 3373/81; Cass. 6452/80; Trib.Sup.Acque 28.1.80, n.1, RFI, 1980, Resp.civ., 46). p73 La p.a. - secondo l'orientamento che risulta dominante, a partire da una pronuncia del 1983 (Cass.Sez.U. 1464/83) - acquista la proprietà dell'immobile a titolo originario, e si rende responsabile di un illecito di carattere istantaneo (Cass.Sez.U. 195/87; Cass. 3629/86; Cass. 3201/86; Cass. 6070/85; Cass. 5597/85). In una decisione rimasta isolata si è sostenuto, invece, che il diritto di proprietà del privato non viene automaticamente meno: l'azione risarcitoria trova pertanto fondamento nel fatto permanente dell'abusività della situazione illegittima (Cass. 3872/87; v. anche Cass. 4932/81; Trib.Napoli 9.12.83, GI, 1984, I, 2, 464; Trib.Roma 16.6.83, TR, 1983, II, 838). Il contrasto è stato di recente risolto dalle Sez.U. (Cass.Sez.U. 6125/88; Cass.Sez.U. 3940/88), le quali hanno ribadito che: (a) l'occupazione illegittima determina, con l'irreversibile trasformazione del fondo, l'acquisto a titolo originario dello stesso in capo alla p.a.; (b) si tratta di illecito extracontrattuale, di carattere istantaneo, e l'azione è soggetta alla prescrizione quinquennale, il cui termine decorre della costruzione dell'opera pubblica; (c) ai fini del giudizio di illiceità è irrilevante l'eventuale, successivo, decreto di esproprio.

Il principio non opera con riguardo alla costituzione abusiva di una servitù di elettrodotto la quale, in mancanza delle prescritte autorizzazioni amministrative, costituisce illecito permanente (Cass. 6954/88).

Una ulteriore posizione, fatta propria di recente da alcuni giudici di merito, nega radicalmente la natura aquiliana delle p73 pretese fatte valere dall'ex proprietario nei confronti della p.a.; l'occupazione del fondo avrebbe, cioè, valore di espropriazione, l'obbligazione della p.a. riveste carattere non già risarcitorio, bensì - in senso ampio - contrattuale, ed è perciò soggetta alla prescrizione ordinaria (App.Caltanissetta 10.2.89, FI, 1989, I, 1225; Trib.Torino 23.1.87, GI, 1988, I, 2, 522; da ultimo Trib. Sup. Acque 22.4.89, n.36, GI, 1990, III, 1, 25).

Nel caso, poi, in cui il fondo occupato non sia stato più destinato all'opera pubblica, il proprietario avrà diritto: (a) all'indennità per il periodo di occupazione temporanea legittima; (b) al risarcimento del danno per il protrarsi illegittimo di tale occupazione; (c) alla restituzione del bene (Cass. 1007/89).

38.3. Altre ipotesi di responsabilità della p.a.

....#38.3. Altre ipotesi di responsabilità della p.a. - L'uso dei

mezzi di coercizione fisica, o delle armi, oppure del potere di

privazione della libertà personale, può essere sanzionato con la

condanna al ristoro dei danni quando si riveli - per ricordare le

formule più consuete - incauto, esorbitante, sproporzionato,

illegittimo (Trib.Roma 7.8.84, TR, II, 1985, 977; Trib.Messina

6.6.84, GC, 1984, I, 3163; NGCC, 1985, I, 326; Trib.Roma 28.9.82,

TR, 1983, II, 878; Trib.Napoli 12.4.78, FN, 1979, I, 159). Così,

il proprietario dell'autoveicolo ha diritto al risarcimento del

danno subito dal mezzo a causa della rimozione dalla zona di

sosta vietata (Conc. Roma 4.2.88, TR, 1988, 185), oppure in

seguito al furto, perpetrato da parte di ignoti, della vettura

sottoposta a sequestro da parte della polizia giudiziaria

(Trib.Napoli 12.7.88, GM, 1989, I, 8).

p73

La mancata assistenza della forza pubblica, non motivata da esigenze di servizio o da forza maggiore, costituisce illecito e dà diritto al risarcimento (Cass. Sez.U. 2478/88), ad esempio allorquando l'azione esecutiva sia conseguente ad una sentenza che abbia pronunciato lo sfratto (Trib.Bologna 22.5.86, ALC, 1986, 281; Trib.Milano 20.11.80, GM, 1981, 309; FP, 1980, I, 334; GC, 1981, I, 600; RCP, 1981, 484; FI, 1981, I, 2530); non è così, invece, se il provvedimento di sgombero di un immobile abusivamente occupato figuri emesso dal giudice penale, cioè nell'interesse generale della collettività (Cass.Sez.U. 5456/80; Trib.Roma 16.7.79, GM, 1981, 310; Alpa e Bessone 1982, 188). E il risarcimento viene negato anche quando la p.a. ometta o ritardi l'adozione di sanzioni nei confronti del vicino che abbia costruito senza o in difformità dalla licenza edilizia (Cass.Sez.U. 6767/83).

Nel caso di lesione dell'immagine - riproduzione abusiva di un volto su una banconota - è proponibile davanti al giudice ordinario l'azione risarcitoria; difetta invece la giurisdizione quanto al ritiro delle banconote dalla circolazione (Trib.Roma 29.4.81, GC, 1981, I, 3068; GM, 1983, 806).

La posizione dei partecipanti a pubblici concorsi ha natura di interesse legittimo: le norme che regolano tali concorsi sono, infatti, tipiche norme d'azione. Ciò non ha impedito che, in alcune pronunce, venisse riconosciuta la giurisdizione dell'a.g.o. per i danni derivanti dal comportamento doloso dei funzionari - anche se, per ipotesi, non identificati - integrante p73 gli estremi di reato (Cass. 5813/85), nè ha impedito che venisse ammessa la risarcibilità - per lesione dell'identità personale - del danno alla vita di relazione derivante al partecipante a un concorso dal giudizio negativo espresso dalla commissione giudicatrice, basato su criteri discriminatori ed espresso con superficialità e negligenza (Trib.Roma 20.3.87, FI, 1987, 2855; RCP, 1988, 85; GI, 1987, I, 2, 337, riformata da App.Roma 3.4.89, DInf, 1989, 912).

Il risarcimento spetta anche a chi sia stato dichiarato decaduto dal diritto all'assunzione alle dipendenze di un ente pubblico, con atto poi annullato dal TAR (Trib.Roma 30.6.87, GC, 1988, I, 1041), e al medico condotto, allontanato dal suo ufficio in base a un provvedimento illegittimo (Cass.Sez.U. 5361/84).

Il sistema costituzionale attribuisce agli appartenenti alle categorie protette (l.482/68) veri e propri diritti soggettivi nei confronti della p.a.: è, pertanto, ammissibile la domanda di risaricimento del danno, formulata nei confronti del Ministero del lavoro e fondata sulle scorrettezze operate dagli Uffici del lavoro nelle procedure di avviamento (Cass. Sez. U. 1590/89).

La posizione del concessionario di un terreno demaniale è analoga a quella del titolare di un diritto reale parziario: egli ha perciò diritto di essere risarcito del danno arrecato all'immobile - costruito in base alla concessione - da parte di un'amministrazione dello Stato diversa da quella concedente (Cass. 4969/88; v. anche Cass. Sez.u. 2313/79).

La pretesa al rilascio del titolo abilitativo da parte di p73 p73 chi abbia superato l'esame di laurea ha la consistenza di un diritto soggettivo: l'università è responsabile per i danni conseguenti all'illegittimo ritardo nel rilascio del diploma (Cass. 5164/82). La violazione delle regole di buona amministrazione (art.97 Cost.) è fonte di responsabilità aquiliana in relazione al danno per la ritardata erogazione di somme dovute - pensione - imputabile a colposa trascuratezza e negligenza da parte dell'ente (Cass. 4875/87; Cass. 1808/85; Cass. 7237/83). L'Inps è responsabile per l'errato accertamento e comunicazione della posizione pensionistica dell'assicurato (Cass. 5031/84; Cass. 1594/83; Cass. 6485/81; Pret. Torino 7.2.85, GC, 1985, I, 2082), a meno che il danno non sia ascrivibile al comportamento irregolare e colposo dell'assicurato stesso (Cass. 5882/84). L'autorizzazione all'esercizio di attività industriale attribuisce al beneficiario una situazione di diritto riconducibile al genus dei diritti ad espansione; annullata dal giudice amministrativo la revoca dell'autorizzazione già concessa, l'interessato ha azione per il risarcimento del danno (Trib.Roma 26.3.82, GC, 1982, I, 2475). Situazione simile si ha con riguardo all'aspettativa edificatoria: la revoca o la sospensione illegittima dell'autorizzazione integra la lesione di un diritto soggettivo (Cass.Sez.U. 5027/82; Salvi 1983a, 224). Il Comune che, omettendo di approntare il servizio di controllo sanitario, impedisce alla società autorizzata dal ministero la gestione del mercato all'ingrosso delle carni, viola un diritto soggettivo - esistente fino a quando non intervenga p73 p73 un atto amministrativo di revoca dell'autorizzazione, idoneo a afffievolirlo o degradarlo ad interesse legittimo (Cass.Sez.U. 4214/82). La condanna penale per disastro colposo - art.449 c.p. - e omicidio colposo - art.589, 2 co., c.p. - del sindaco che abbia omesso di disporre lo sgombero di un edificio ha autorità di cosa giudicata nel giudizio civile, e non sussiste più il problema se l'omissione abbia leso un interesse legittimo piuttosto che un diritto soggettivo (Cass. 1329/67). 38.4. Ipotesi di non responsabilità .................#

38.4. Ipotesi di non responsabilità

- Il risarcimento può essere negato in base ai principi generali: l'INPS, pur avendo illegittimamente disconosciuto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, non è responsabile del mancato pagamento al lavoratore, da parte del datore, di quanto dovuto (Cass. 733/83); l'illegittimità dell'atto di concessione non determina la responsabilità per i danni causati dal concessionario o dai suoi dipendenti (Cass. 2343/80). Più spesso si tratta, invece, dell'applicazione del principio - molto discusso in dottrina (Scognamiglio 1965, 62; Aa.vv. 1982, 1671; Salvi 1988, 1216; Satta F. 1988, 1373) - dell'irrisarcibilità dei danni conseguenti alla lesione di posizioni qualificabili come interessi legittimi. Si nega, cioè, che tali situazioni possano determinare - a seguito dell'annullamento dell'atto da parte del giudice amministrativo - l'azione ex art.2043 (Cass. Sez.U. 6485/88; Cass.Sez.U. 1109/66; App. Roma 13.6.64, GI, 1965, I, 2, 510; Trib.Roma 25.1.80, TR, p73 p73 1980, 90). E quanto accade, ad esempio, con riguardo alla posizione delle imprese nei confronti di provvedimenti di determinazione dei prezzi da parte del C.I.P., che vengano dichiarati invalidi (Cass.Sez.U. 5030/82; contra, App.Roma 16.2.81, FP, 1981, I, 138; FA, 1981, I, 1263). Lo stesso vale per l'aspirante all'alloggio popolare nella fase di concessione (Cass.Sez.U. 1670/68). La posizione dell'impresa esercitante il credito in assenza di autorizzazione della Banca d'Italia è di interesse legittimo: niente risarcimento per i danni derivati dal provvedimento di liquidazione che sia stato in seguito annullato dal giudice amministrativo (Cass.Sez.U. 2579/88). Il socio di un istituto di credito non può agire contro la Banca d'Italia assumendo la responsabilità di quest'ultima con riguardo al dissesto della società per il mancato intervento con provvedimenti cautelari: non vi è nè un diritto soggettivo, nè un interesse legittimo (Cass. Sez.un. 1531/89). Il privato non può agire nei confronti del Comune per il pregiudizio causato dal diniego - illegittimo - di licenza edilizia (Cass. Sez.U. 6485/88). Al potere - di natura pubblicistica - del comandante della nave corrisponde, in capo al marittimo sottoposto, un interesse legittimo che non può essere fonte di risarcimento da parte della p.a.; nè, d'altro canto, sorge la responsabilità dell'armatore, al quale non può essere ricondotto l'esercizio del potere disciplinare del comandante (Cass.Sez.U. 2785/66). Il Trib. Milano (6.4.87, DF, 1986, II, 619) ha respinto, per carenza di giurisdizione, le richieste di chi agiva nei confronti p73 p73 della Banca d'Italia e della Consob, accusate di essere responsabili - con il cattivo esercizio dei poteri di controllo e vigilanza - dei danni patiti dagli azionisti a seguito delle vicende relative al Banco Ambrosiano (v. anche Cass. 1531/89). La Suprema corte ha, peraltro, affermato la manifesta infondatezza dei dubbi sollevati circa l'art.2043 - nel confronto con gli artt.3, 24 e 113 Cost. - nella parte in cui risulta esclusa, appunto, la risarcibilità di simili interessi (Cass.Sez.U. 5030/82).

L'interesse di mero fatto dell'impresa farmaceutica all'inclusione di un proprio prodotto nel prontuario dell'INAM non dà azione per il risarcimento del danno: esso trova tutela davanti all'autorità amministrativa nella misura in cui si configuri un cattivo esercizio del potere discrezionale, con pregiudizio degli assistiti (Cass. 3433/80).

Le conseguenze negative - perdita di luce, immissioni non intollerabili - che il fondo privato venga a subire per effetto della costruzione di un'autostrada non possono essere poste a fondamento di una richiesta di risarcimento, trattandosi di conseguenze che operano in via generale per tutti i beni che si trovino a confine con detta opera pubblica (Cass. 6018/84).

L'amministrazione delle poste non può ritenersi responsabile del danno preteso dal privato per ritardo nel recapito di corrispondenza dovuto a disguido interno dell'ufficio accettante (Cass. 5176/81; Alpa 1986, 54).

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