I contratti di distribuzione in Italia

by Lukas Plattner

1. Premessa

A differenza della piú parte dei contratti di carattere commerciale, in Italia i contratti di distribuzione non sono oggetto di una espressa regolamentazione legislativa. La lacuna é colmata dall'azione suppletiva della giurisprudenza, la quale vi applica le disposizioni di legge previste per i contratti assimilabili ai contratti di distribuzione ed in particolar modo quelle relative al contratto di somministrazione e mandato. Il risultato é un mosaico formato da tasselli ricavati da vari modelli contrattuali.

Ma gli stessi contratti di distribuzione sono in effetti difficilmente riconducibili all'interno di un'unica categoria vista la variegata tipologia formatasi nel corso del tempo.

Tipologia che si differenzia a seconda del grado di integrazione del distributore nel sistema predisposto dal fornitore, infatti vi sono contratti in cui il fornitore non dispone di una serie di diritti tali da poter incidere in maniera significativa sull'attivitá commerciale del distributore e viceversa contratti (es. il franchising )in cui il distributore é legato in maniera pressoché inscindibile al fornitore.

2. I principi generali

In questa sede é utile ricordare come la totalitá delle norme previste per i contratti commerciali assimilabili ai contratti di distribuzione é di fatto derogabile e che, al momento della redazione del contratto e dell'esecuzione, due limiti generali debbono essere rispettati, quello imposto dall'art. 1341 cod. civ. e quello imposto dall'art. 1375 cod. civ..

Nella fasi di redazione occorre tenere presente che le clausole deroganti gli schemi legali sono ritenute dalla giurisprudenza come vessatorie, in quanto possono alleggerire le responsabilitá di una parte, con la conseguenza che queste clausole dovranno essere approvate per iscritto ex art. 1341 cod. civ., dalla parte la cui posizione contrattuale viene aggravata, salvo che le clausole siano state oggetto di trattative tra le parti.

L'art. 1375 cod. civ., impone invece alle parti di comportarsi secondo buona fede, nel senso che in fase di formazione del contrato non debbono essere suscitati intenzionalmente falsi affidamenti nella controparte ovvero, in fase di esecuzione, ciascuna delle parti deve agire in modo tale da preservare gli interessi dell'altra.

3. I contrati di distribuzione: le singole clausole

Nella prassi il solo contratto di distribuzione che ha abuto un discreta regolamentazione in sede giurisprudenziale é il contratto di concessione di vendita e quanto si é venuto elaborando in relazione a questo contratto torna utile anche ai fini della definizione di una regolamentazione base del contratti di distribuzione nel loro complesso.

Qui di seguito cercheremo di ricostruire sinteticamente quale sia la disciplina di carattere giurisprudenziale in relazione ad alcune clausole utilizzate con maggior ricorrenza nei contratti di distribuzione.

3.1 La clausola di esclusiva

La clausola di esclusiva é in genere bilaterale, ma puó anche essere unilaterale a favore del fornitore: in tal caso il distributore é tenuto a non vendere nella zona prodotti concorrenti, né a produrre in proprio per la vendita; o a favore del distributore: nel qual caso il fornitore si obbliga a non concedere a terzi, per la medesima zona, la rivendita di prodotti concorrenziali.

Peraltro, alla clausola di esclusiva non si applica l'art. 2596 cod. civ., il quale regola in maniera regorosa i patti limitativi della concorrenza (forma, durata, spazio territoriale e oggetto).

3.2 Durata e cessazione del contratto

Nel caso che il contratto di concessione sia a tempo determinato le parti non possono recedere, salva la diversa regolamentazione pattizia del rapporto, ma solo risolvere il contratto nel caso in cui sussite un inadempimento tale da menomare la fiducia nell'esatteza dei successivi adempimenti (art. 1564 cod. civ.) Se non interviene il rinnovo del rapporto si dubita che il distributore possa invocare un risarcimento del danno.

Nel caso in cui il contratto é a tempo indeterminato le parti possomo sempre recedere dando un congruo preavviso, in caso di mancato preavviso il recesso é efficace salvo il risarcimento del danno (art. 1569 cod. civ.). Il preavviso non é necessario qualora sussista una giusta causa di recesso come, ad esempio, la violazione della clausola di esclusiva.

Un ulteriore problema in caso di estinzione del rapporto é se il fornitore debba indennizzare il distributore per l'eventuale perdita di clientela o dell'avviamento commerciale, in questo caso la giurisprudenza nega la possibilitá per il distributore di ottenere un risarcimento di tal sorta.

3.3 Obblighi del fornitore

Se non sussite l'obbligo di fornire il distributore, il fornitore non sarà tenuto ad evadere le singole richieste, ma un rifiuto ingiustificato potrebbe contrastare con l'obbligo di eseguire il contratto secondo buona fede. In ogni caso deve essere esclusa qualsiasi responsabilità del distributore per non avere promosso le vendite quando il fornitore abbia mancato di fornire tempestivamente i prodotti ordinati.

Nel caso di inadempimento di lieve entità del distributore si ritiene che il fornitore possa interrompere le forniture dando un congruo preavviso (art. 1565 cod. civ.).

3.4 Patto di non concorrenza

Il patto di non concorrenza ha la funzione regolare l'attività del distributore per il periodo successivo alla cessazione del rapporto, il quale dovrà essere redatto tenendo conto unicamente conto del dettato dell'art. 2596 cod. civ. (forma, durata, spazio territoriale e oggetto).

Nel caso in cui non venga stipulato un patto di non concorrenza si ritiene che il distributore possa liberamente vendere i prodotti ancora in suo possesso, purché tale attività non sia svolta in modo da ingenerare nel publico l'erronea convinzione cira la persistenza di un rapporto di concessione, in caso contrario la condotta del distributore potrà dare luogo ad un illecito concorrenziale sanzionato dall'art. 2598, nno 1 e 2.

3.5 Prezzo imposto

Il fornitore ha anche la possibilità di imporre il prezzo di revendita al distributore, tale clausola é stata retenuta lecita, purché sia destinata ad operare entro limiti di durata del rapporto cui accede e non sia in contrasto con la libertà di scelta del consumatore.