Nel loro complesso le Tesi
di Trento mi paiono tuttora perfettamente valide. Tuttavia l'evoluzione delle
discipline comparatistiche negli ultimi dieci anni, richiede una riflessione,
se non un aggiornamento. I profili verso cui può orientarsi, tentativamente,
una riflessione collettiva mi paiono i seguenti.
Iniziando da quelli più
agevoli mi pare che, tra le Tesi di Trento, alcune (la terza e la quarta) sono
ormai canoni pacificamente acquisiti, che era utilissimo esplicitare in un
momento in cui le discipline comparatistiche erano alla vigilia di una sostanziale
espansione sul piano accademico, ma oggi può essere dubbio che esse richiedano
il medesimo tipo di sottolineatura.
Il nucleo centrale delle
Tesi di Trento mi pare essere la rivendicazione alla comparazione giuridica
della funzione di capire il diritto al di fuori della sua valenza normativa, ma
riguardandolo come puro oggetto di istanze conoscitive dettate da curiosità
scientifica. In altri termini, il nucleo forte delle Tesi di Trento mi pare
debba cogliersi nella prima e nella quinta tesi.
Questo nucleo forte mi pare
validato dall'esperienza degli ultimi dieci anni.
Mi pare di scoprire l'acqua
calda se dico che nell'ambito delle discipline giuridiche occidentali il
fenomeno più rimarchevole di questo periodo è stato l'emergere del problema del
diritto privato europeo. Sono bastati pochi anni di riflessione sul tema per
scoprire che secoli di accumulazione concettuale sul versante dell'appropriato
uso normativo del diritto non ci forniscono gli strumenti teorici minimi per
delineare una strategia razionale in materia. Tutto sembra basato su idee
tratte da esperienze soggettive, sulla ragionevolezza del singoli partecipanti
al dibattito. Bisogna codificare? Bisogna mutare il tipo di formazione del
giurista? I discorsi che si fanno in siffatte materie hanno una evidente
vocazione retorico argomentativa, ossia sono confezionati per persuadere
l'uditorio. Ciò è evidentemente ridicolo visto che l'uditorio è normalmente
composto da quattro pedanti senza potere, i quali potrebbero avere successo
presso le élite dirigenti europee
solo se fossero capaci di mettere in campo teorie, modelli, metodi e tecniche
conoscitive che li accreditino come scienziati.
Senza insistere su
osservazioni eccessivamente banali, assumo come dato scontato che in Europa
oggi non possiamo seguire pedissequamente l'ossessione americana per le legal reforms - che a suo tempo
Cappelletti importò trionfalmente in Italia dando avvio alla discussione con
Sacco -, perché abbiamo anzitutto il problema di amalgamare diverse tradizioni
giuridiche e per fare questo abbiamo bisogno anzitutto di capire quali sono gli
snodi del legal process che possono
condizionare l'evoluzione delle tradizioni europee esistenti.
Se il nucleo forte delle
Tesi di Trento mi pare quindi validato dalla evoluzione recente, il punto che
vorrei richiamare all'attenzione è che, sia pure in confuso, molti si stanno
accorgendo della necessità di pensare il diritto comparato come scienza e come
la scienza giuridica attualmente utile (Cfr. ad esemplo G. Teubner, Legal Irritant: Good Faith, in British
Law or How Unifyng Law Ends Up, in New
Divergences, in F. Snyder, The Europeanisation of Law, Oxford,
2000, pag. 243 segg.; Muir-Watt, La fonction subversive du droit comparé,
in Rev. Intern. Droit Comp., 2000,
pag. 503 segg.; M. Delmas-Marty et M.L.
Izorche, Marge National
d'appréciation et internationalisation du droit, ivi, 2000, pag. 753 segg.; cui adde,
fuori dall'Europa e fuori da prospettive comparatistiche, P.W. Kahn, The cultural Study of Law. Reconstructing legal Scholarship, Univ. of Chicago, 1999 - un libro orribile nella sua esecuzione, ma
stimolante nella sua idea di base).
Alcuni di coloro che si sono
messi su tali strade ci riconoscono un ruolo pionieristico, altri ci ignorano;
ed allora mi chiedo: non dovremmo rivendicare una sorta di primogenitura al
riguardo? In altri termini non dovremmo sottolineare meglio le funzioni che la
conoscenza sistemologica metodologicamente ben strutturata può svolgere nel
panorama europeo?
Altro profilo che mi
piacerebbe esplorare. La seconda Tesi detta per le ricerche comparatistiche il
criterio di validazione vichiano: verum
ipsum factum. Tuttavia ho l'impressione che questo profilo si sia rivelato
assai più complesso di quanto la nettezza dell'affermazione permetta di
scoprire. I "fatti" storici sono di diversa natura. Se accettiamo la
tesi che ogni tradizione, ivi comprese le tradizioni giuridiche (vedi Monateri,
Black Gaius), è il frutto di una invenzione, con ciò stesso introduciamo tra i
"fatti" storici la categoria dei ricordo. Di per sé un ricordo in
quanto si oggettivizzi nel Mondo 3 popperiano, non è meno "fatto"
della battaglia di Montagna Bianca. Ma non possiamo evitare di chiederci se la
memnostoria non richieda tecniche di indagini assai diverse sia rispetto alla histoire evenementielle, sia della histoire totale alla quale la
comparazione storica ha dato tanti apporti. Insomma, invocare il criterio di
validazione vichiano non mi sembra più sufficiente. Vogliamo pensarci dato che
il tema ha molti agganci con quello della storia delle mentalità?
Ancora, In questi anni
Legrand ha continuato ad insistere sul fatto che una tradizione giuridica
genera e si manifesta precipuamente in una mentalità giuridica, e sino a qui
tutto bene; ma poi ha sempre aggiunto che a cagione delle diversità di
mentalità esiste una incomunicabilità tra portatori di esperienze diverse. Mi
chiedo se non dovremmo farci carico di una qualche risposta, visto che codesto
olismo non solo contraddice nel modo più evidente la nostra quinta Tesi, ma
finisce con il negare la possibilità di una comprensione storica del fatti -
intesi nei senso largo di cui sopra - altrui?
Infine, in questi anni, non pochi membri del Circolo hanno continuato a riflettere sui problemi di metodo in bella solitudine. Sacco è stato catturato dal problema della dinamica dei sistemi, oltre che dalla macrostoria; io dai problemi delle comunicazioni giuridiche tramite linguaggi settoriali; Monateri è stato catturato dal Crits; Mattei dalla analisi economica; molti di noi si interessano di specifici problemi di linguaggio, da quelli informatici a quelli di traduzione. Ed, allora, non potremmo dire anche noi: Guido, vorrei che Tu e Lapo ed io tornassimo a ragionare insieme una mattina?