Università degli Studi di Trento
Università degli Studi di Trento
Dipartimento di Scienze Giuridiche
Università di Trento

 
Giornate di Studio su 
LE TESI DI TRENTO

Trento, 17-18 Dicembre 2001
Dipartimento di Scienze Giuridiche - Facoltà di Giurisprudenza
Dipartimento di 
Scienze Giuridiche
Facoltà di Giurisprudenza

 riflessione

Nel loro complesso le Tesi di Trento mi paiono tuttora perfettamente valide. Tuttavia l'evoluzione delle discipline comparatistiche negli ultimi dieci anni, richiede una riflessione, se non un aggiornamento. I profili verso cui può orientarsi, tentativamente, una riflessione collettiva mi paiono i seguenti.

Iniziando da quelli più agevoli mi pare che, tra le Tesi di Trento, alcune (la terza e la quarta) sono ormai canoni pacificamente acquisiti, che era utilissimo esplicitare in un momento in cui le discipline comparatistiche erano alla vigilia di una sostanziale espansione sul piano accademico, ma oggi può essere dubbio che esse richiedano il medesimo tipo di sottolineatura.

 Il nucleo centrale delle Tesi di Trento mi pare essere la rivendicazione alla comparazione giuridica della funzione di capire il diritto al di fuori della sua valenza normativa, ma riguardandolo come puro oggetto di istanze conoscitive dettate da curiosità scientifica. In altri termini, il nucleo forte delle Tesi di Trento mi pare debba cogliersi nella prima e nella quinta tesi.

Questo nucleo forte mi pare validato dall'esperienza degli ultimi dieci anni.

Mi pare di scoprire l'acqua calda se dico che nell'ambito delle discipline giuridiche occidentali il fenomeno più rimarchevole di questo periodo è stato l'emergere del problema del diritto privato europeo. Sono bastati pochi anni di riflessione sul tema per scoprire che secoli di accumulazione concettuale sul versante dell'appropriato uso normativo del diritto non ci forniscono gli strumenti teorici minimi per delineare una strategia razionale in materia. Tutto sembra basato su idee tratte da esperienze soggettive, sulla ragionevolezza del singoli partecipanti al dibattito. Bisogna codificare? Bisogna mutare il tipo di formazione del giurista? I discorsi che si fanno in siffatte materie hanno una evidente vocazione retorico argomentativa, ossia sono confezionati per persuadere l'uditorio. Ciò è evidentemente ridicolo visto che l'uditorio è normalmente composto da quattro pedanti senza potere, i quali potrebbero avere successo presso le élite dirigenti europee solo se fossero capaci di mettere in campo teorie, modelli, metodi e tecniche conoscitive che li accreditino come scienziati.

 Senza insistere su osservazioni eccessivamente banali, assumo come dato scontato che in Europa oggi non possiamo seguire pedissequamente l'ossessione americana per le legal reforms - che a suo tempo Cappelletti importò trionfalmente in Italia dando avvio alla discussione con Sacco -, perché abbiamo anzitutto il problema di amalgamare diverse tradizioni giuridiche e per fare questo abbiamo bisogno anzitutto di capire quali sono gli snodi del legal process che possono condizionare l'evoluzione delle tradizioni europee esistenti.

Se il nucleo forte delle Tesi di Trento mi pare quindi validato dalla evoluzione recente, il punto che vorrei richiamare all'attenzione è che, sia pure in confuso, molti si stanno accorgendo della necessità di pensare il diritto comparato come scienza e come la scienza giuridica attualmente utile (Cfr. ad esemplo G. Teubner, Legal Irritant: Good Faith, in British Law or How Unifyng Law Ends Up, in New Divergences, in F. Snyder, The Europeanisation of Law, Oxford, 2000, pag. 243 segg.; Muir-Watt, La fonction subversive du droit comparé, in Rev. Intern. Droit Comp., 2000, pag. 503 segg.; M. Delmas-Marty et M.L. Izorche, Marge National d'appréciation et internationalisation du droit, ivi, 2000, pag. 753 segg.; cui adde, fuori dall'Europa e fuori da prospettive comparatistiche, P.W. Kahn, The cultural Study of Law. Reconstructing legal Scholarship, Univ. of Chicago, 1999 - un libro orribile nella sua esecuzione, ma stimolante nella sua idea di base).

Alcuni di coloro che si sono messi su tali strade ci riconoscono un ruolo pionieristico, altri ci ignorano; ed allora mi chiedo: non dovremmo rivendicare una sorta di primogenitura al riguardo? In altri termini non dovremmo sottolineare meglio le funzioni che la conoscenza sistemologica metodologicamente ben strutturata può svolgere nel panorama europeo?

 Altro profilo che mi piacerebbe esplorare. La seconda Tesi detta per le ricerche comparatistiche il criterio di validazione vichiano: verum ipsum factum. Tuttavia ho l'impressione che questo profilo si sia rivelato assai più complesso di quanto la nettezza dell'affermazione permetta di scoprire. I "fatti" storici sono di diversa natura. Se accettiamo la tesi che ogni tradizione, ivi comprese le tradizioni giuridiche (vedi Monateri, Black Gaius), è il frutto di una invenzione, con ciò stesso introduciamo tra i "fatti" storici la categoria dei ricordo. Di per sé un ricordo in quanto si oggettivizzi nel Mondo 3 popperiano, non è meno "fatto" della battaglia di Montagna Bianca. Ma non possiamo evitare di chiederci se la memnostoria non richieda tecniche di indagini assai diverse sia rispetto alla histoire evenementielle, sia della histoire totale alla quale la comparazione storica ha dato tanti apporti. Insomma, invocare il criterio di validazione vichiano non mi sembra più sufficiente. Vogliamo pensarci dato che il tema ha molti agganci con quello della storia delle mentalità?

 Ancora, In questi anni Legrand ha continuato ad insistere sul fatto che una tradizione giuridica genera e si manifesta precipuamente in una mentalità giuridica, e sino a qui tutto bene; ma poi ha sempre aggiunto che a cagione delle diversità di mentalità esiste una incomunicabilità tra portatori di esperienze diverse. Mi chiedo se non dovremmo farci carico di una qualche risposta, visto che codesto olismo non solo contraddice nel modo più evidente la nostra quinta Tesi, ma finisce con il negare la possibilità di una comprensione storica del fatti - intesi nei senso largo di cui sopra - altrui?

 Infine, in questi anni, non pochi membri del Circolo hanno continuato a riflettere sui problemi di metodo in bella solitudine. Sacco è stato catturato dal problema della dinamica dei sistemi, oltre che dalla macrostoria; io dai problemi delle comunicazioni giuridiche tramite linguaggi settoriali; Monateri è stato catturato dal Crits; Mattei dalla analisi economica; molti di noi si interessano di specifici problemi di linguaggio, da quelli informatici a quelli di traduzione. Ed, allora, non potremmo dire anche noi: Guido, vorrei che Tu e Lapo ed io tornassimo a ragionare insieme una mattina? 

Antonio Gambaro

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