UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TRENTO

"COLLANA DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE"

CLAUDIO CONSOLO
La revocazione delle decisioni della Cassazione e la formazione del giudicato
EDIZIONI CEDAM - PADOVA

1989 


copertina

INDICE
Parte Prima
L'INTRODUZIONE DI UNA NUOVA IMPUGNAZIONE E LA CADUTA DI UN ANTICO DIVIETO: PREMESSE STORICHE E DI DIRITTO COMPARATO
  1. Sezione I
    1. Introduzione al tema: sua attualità a seguito della sent. n. 17 del 1986 della Corte costituzionale. L'errore revocatorio nelle decisioni della Cassazione
    2. La tradizionale inimpugnabilità delle decisioni della Suprema Corte ed il regime dei relativi vizi: l'art. 161, al., c.p.c.
    3. Un punto di svolta, ma di quale portata? (In nota: rilievi sulla correggibilità o revocabilità delle decisioni dell'organo di giustizia costituzionale e delle Corti supranazionali)
  2. Sezione II
    1. Ricognizioni storico-comparative. La legislazione italiana precedente l'attuale codice
    2. La influenza esercitata dalla esperienza francese: gli svolgimenti storici prima e dopo la Rivoluzione (In nota: la Cassazione e l'ordine giurisdizionale)
    3. (Segue): rilevanti e progressive mitigazioni giurisprudenziali dell'antica regola della insindacabilità delle decisioni della Cassazione
    4. (Segue): approdi legislativi recenti - il nouveau code de procédure civile - e prospettive interpretative a venire
    5. La soluzione antitradizionale accolta dalla Zivilprozessordnung tedesca (ed austriaca)
  3. Sezione III
    1. La mancata riproduzione dell'art. 549 del codice di rito unitario del 1865 nell'attuale codice e la sua impostazione ritrosa eppur conservatrice
    2. La elastica «inoppugnabilità» delle decisioni della Cassazione penale nell'arco di questo secolo: differente approccio della giurisprudenza penale e di quella civile, fra l'altro, al profilo della legittimità costituzionale del principio, tacito od esplicito, di intangibilità delle decisioni della Corte
    3. L'art. 134 Cost. ed i conflitti fra poteri: un primo limite sistematico alla irrilevanza dei vizi, non trasmodanti in inesistenza giuridica, nelle decisioni della Suprema Corte
Parte Seconda
IL SUPERAMENTO DEL DOGMA DELL'INTANGIBILITÀ IN RELAZIONE AGLI ARTT. 3 E 24 COST. E LE PROSPETTIVE A VENIRE
  1. Sezione I
    1. Divieti di revocazione previsti esplicitamente dal codice in relazione ad ipotesi diverse da quella delle decisioni della Cassazione, inclusa quella dell'art. 403 co. 1°
    2. (Segue): critica alla loro coerenza sistematica e, su di un piano non coincidente, verifica di compatibilità costituzionale
    3. La posizione restrittiva assunta, con riguardo all'art. 552 c.p.p., dalla Corte costituzionale con la sent. n. 136 del 1972
    4. La vicenda avviata, quanto all'errore di fatto revocatorio delle sentenze civili di Cassazione, dalla ord. n. 101 del 1983 delle Sezioni unite e conclusa dalla sent. n. 17 del 1986 della Corte costituzionale
    5. (Segue): quale incidenza va riconosciuta al principio di difesa di cui all'art. 24, co. 2°, Cost. e quale al solo principio di uguaglianza di cui all'art. 3?
    6. Altre prospettive, inerenti all'art. 24, non considerate dalla Corte, ma in effetti non fondate: l'errore di fatto revocatorio sulle risultanze documentali ed il diritto costituzionale alla prova; l'art. 24 ult. co. e la riparazione degli errori giudiziari anche in relazione alla l. n. 117 del 1988
    7. Conclusioni sul rapporto fra l'art. 24 Cost., la lata lettura offertane nella sent. n. 17 del 1986 della Corte cost. e la rilevanza costituzionale del potere di gravame. Transizione
  2. Sezione II
    1. Prospettive a venire: compiti ulteriori per la Corte costituzionale ed altri per un evoluto intervento di razionalizzazione del legislatore
    2. (Segue): in particolare con riguardo al profilo della integrabilità delle omissioni di pronuncia in cui fosse incorsa la Cassazione
    3. (Segue): e con riguardo alla revocabilità, sempre per errore di fatto, di decisioni non rese in base al n. 4 dell'art. 360
    4. Prospettive concernenti gli altri cinque motivi di revocazione: le ipotesi di cui ai nn. 1, 2, 3 e 6 dell'art. 395
    5. (Segue): l'ipotesi del contrasto fra giudicati di cui al n. 5 dell'art. 395, specie con riguardo alle pronunce della Cassazione senza rinvio o sulla giurisdizione, sotto il profilo della «improponibilità della domanda»
    6. (Segue): la non doverosità costituzionale del rimedio
    7. I casi di revocazione del pubblico ministero ex art. 397. Rilievi conclusivi quanto alle prospettive oggi dischiuse
Parte Terza
LA NUOVA IMPUGNAZIONE E LA FORMAZIONE DEL GIUDICATO
  1. La revocabilità ex art. 395, n. 4 (o, se mai, n. 5) e la formazione della cosa giudicata: l'art. 324 diviene lacunoso nel disciplinare la nozione di giudicato formale; in nota: l'evoluzione del significato di essa
  2. (Segue): argomenti sistematici che, comunque, motivano una propensione ricostruttiva nel senso del carattere «straordinario» di tale impugnazione, ancorché proponibile entro termini ben circoscritti, ove rivolta contro sentenze della Cassazione. La figura dell'impugnazione straordinaria in relazione alla pendenza del processo
  3. Considerazioni di natura pratica a favore della medesima conclusione. L'art. 391 bis del progetto «Vassalli» di novellazione del c.p.c.
  4. Significato istituzionale, anche in relazione alle concezioni sul giudicato sostanziale, e struttura della nuova impugnazione, con speciale riguardo alla sua incidenza su sentenze che abbiano respinto il ricorso per cassazione. Transizione
Parte Quarta
STRUTTURA E PROCEDIMENTO DELLA REVOCAZIONE DELLE DECISIONI DELLA CASSAZIONE
  1. Sezione I
    1. La revocazione delle sentenze di cassazione senza rinvio allorché esse non abbiano lasciato sopravvivere alcuna decisione sul merito della domanda
    2. (Segue): ...oppure quando la cassazione senza rinvio si ricollega ad un vizio del procedimento di appello e così sancisca la prevalenza del giudicato formatosi in primo grado
    3. La revocabilità delle sentenze di cassazione con rinvio e la sua incidenza sullo svolgimento del giudizio di rinvio (in nota: sulla sospensione ex art. 337 cpv.)
  2. Sezione II
    1. Il procedimento di revocazione svolgentesi davanti alla Cassazione: direttive metodologiche. Termini e forme di proposizione del mezzo
    2. Altri profili relativi alla ammissibile instaurazione del giudizio e alla delimitazione del suo oggetto
    3. Inapplicabilità dell'art. 402, co. 2°, c.p.c. Della impossibilità di ottenere la sospensione della esecutività in relazione agli artt. 373 e 401 c.p.c.
    4. Della estinzione del procedimento e dei suoi effetti
    5. Forme e contenuti della decisione della Corte, anche con riguardo a restituzioni e spese, ed il perdurante problema della sua «finalità» ex art. 403 c.p.c. e 111, co. 2°, Cost.
    6. Conclusioni, anche alla luce delle nuove norme sulla c.d. responsabilità civile dei magistrati
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