UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TRENTO

"COLLANA DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE"

MELCHIONDA ALESSANDRO

LE CIRCOSTANZE DEL REATO
origine sviluppo e prospettive di una controversa categoria penalistica
EDIZIONI CEDAM - PADOVA
2000 


copertina

INDICE SOMMARIO

Elenco delle abbreviazioni
Presentazione

INTRODUZIONE

IL VALORE PROBLEMATICO DELL’ODIERNA
CONCEZIONE DELLE CIRCOSTANZE DEL REATO

(OVVERO: LO STATO DEL DIBATTITO SULLE CIRCOSTANZE NELL’ATTUALE SISTEMA PENALE ITALIANO:
FRA CERTEZZE DOGMATICHE PROGETTI DI RIFORMA E NUOVE ESIGENZE DI RICERCA)

1. Le suggestioni “prenormative” della tematica delle circostanze ed i riflessi sui più generali presupposti di studio della materia
2. L’intrinseca problematicità del settore e la carente tassatività dei relativi fondamenti tecnico-sistematici
3. Il problema della riforma della disciplina vigente: a) Il tradizionale ricorso a correzioni di tipo “novellistico” (l’esempio della recente modifica dell’art. 59 CPI)
4. (segue). b) L’immediata ricerca di più radicali soluzioni alternative (l’esempio dello “schema di legge-delega Vassalli-Pagliaro” e del successivo “Progetto Riz”)
5. Primi spunti per una rinnovata considerazione del problema. L’assoluta peculiarità dell’odierna disciplina legislativa: a) rispetto alle caratteristiche della codificazione previgente
6. (segue). b) rispetto all’assetto dei principali ordinamenti stranieri
7. Linee programmatiche per una rinnovata verifica della necessità e/o della utilità di una disciplina generale delle circostanze

PARTE PRIMA

L’EVOLUZIONE DELLA PROBLEMATICA DELLE CIRCOSTANZE
NELLA PROSPETTIVA STORICA E COMPARATA

CAPITOLO I

ALLE ORIGINI DELLA RILEVANZA GIURIDICO-PENALE
DELLE CIRCOSTANZE DEL REATO

(OVVERO: L’AMBIGUA E COMPLESSA EREDITÀ DEGLI ORDINAMENTI GIURIDICI DEL PASSATO)
Sezione I

DUBBI ED INCERTEZZE SULLA GENESI
DELLA “MODERNA” CONCEZIONE DELLE CIRCOSTANZE

1. Premessa
2. Le origini del fenomeno circostanziale secondo i più comuni insegnamenti storici
3. Le recenti critiche all’impostazione tradizionale
4. Spunti metodologici per una nuova verifica storica sull’origine dell’odierna rilevanza delle circostanze

Sezione II

IL RUOLO DELLE CIRCOSTANZE DI MODIFICAZIONE DELLA PENA
NEL CONTESTO DEI SISTEMI GIURIDICI PREILLUMINISTICI

1. La genesi dei problemi sulla “misura della pena”
2. (segue). I presupposti della conseguente enucleazione delle c.d. cause di modificazione della pena
3. La pretesa matrice illuministica della “moderna” concezione delle circostanze
4. (segue). Parziale critica dell’assunto. L’avvento delle codificazioni illuministiche quale mero passaggio intermedio di un più articolato processo di consolidamento sistematico

Sezione III

IL PESO DELLA TRADIZIONE GIURIDICA PREILLUMINISTICA
NEL PROCESSO DI RIFONDAZIONE DEL C.D. DIRITTO PENALE “MODERNO”

1. Le indicazioni emergenti dai primi studi di scienza della legislazione
2. La problematica della modificazione della pena nell’evoluzione della scienza penalistica dell’Italia preunitaria (il valore paradigmatico dell’impostazione teorica di Francesco Carrara)

CAPITOLO II

LE CIRCOSTANZE DEL REATO
NELL’ESPERIENZA GIURIDICA FRANCESE

(OVVERO: GENESI E SVILUPPO DELLA “MODERNA” CONCEZIONE DELLE CIRCOSTANZE
NELL’EVOLUZIONE DI UN PRIMO MODELLO DI DISCIPLINA)

Sezione I

I PRESUPPOSTI DI RILEVANZA DEL FENOMENO CIRCOSTANZIALE
NEL CONTESTO DEL SISTEMA PENALE FRANCESE

1. Prime precisazioni sull’importanza storica e comparatistica della disciplina francese delle circostanze
2. Concetti, classificazioni e singole caratteristiche tecnico-legislative del modello normativo francese
3. L’assenza di una disciplina generale delle cause aggravanti ed attenuanti la pena e le caratteristiche dei conseguenti presupposti di inquadramento teorico della materia (primi cenni alla problematica dell’errore sulle circostanze)

Sezione II

NASCITA, EVOLUZIONE E CONSOLIDAMENTO DELLA DISTINZIONE
FRA CIRCONSTANCES ATTÉNUANTES ED EXCUSES ATTÉNUANTES

1. Il graduale abbandono delle soluzioni “legalistiche” introdotte con la codificazione francese post-rivoluzionaria
2. L’inarrestabile processo di espansione dell’istituto delle circonstances atténuantes
3. La duplice dimensione sistematica degli elementi di attenuazione della pena nella disciplina del Code pénal del 1810: a) le excuses atténuantes
4. (segue). b) le circonstances atténuantes
5. Il dibattito sulla rilevanza degli elementi modificativi della pena rispetto alla natura del reato
6. Aporie e contraddizioni nella contrapposizione fra “cause legali” e “cause giudiziarie” di diminuzione della pena

Sezione III

PECULIARITÀ SISTEMATICHE E RIFLESSI APPLICATIVI
DELLE CIRCONSTANCES AGGRAVANTES

1. Gli incerti profili generali della categoria delle circonstances aggravantes
2. Le matrici “processuali” della contrapposizione fra circostanze aggravanti ed elementi costitutivi del reato
3. (segue). Il problematico bilancio dei successivi sviluppi teorici
4. I controversi criteri di valutazione delle circostanze nel quadro della disciplina della responsabilità plurisoggettiva: a) le peculiarità dell’originario principio della criminalité d’emprunt, e l’enucleazione giurisprudenziale del regime di comunicabilità oggettiva delle circostanze
5. (segue). b) l’inconsistente valore pratico della successiva distinzione fra circonstances subjectives, objectives, e mixtes
6. La limitata funzionalità “commisurativa” delle circonstances aggravantes e la ricerca di soluzioni alternative

Sezione IV

VALORE E PORTATA DEL MODELLO NORMATIVO FRANCESE
ALLA LUCE DELLE MODIFICHE INTRODOTTE DAL NOUVEAU CODE PÉNAL DEL 1994

1. Precisazione preliminare
2. Le modifiche introdotte dal Nouveau Code Pénal del 1994. In particolare: a) le novità apportate alla sfera delle circonstances aggravantes
3. (segue). b) la “rivoluzionaria” ristrutturazione dei presupposti di attenuazione della pena
4. Quale bilancio per il modello normativo francese? Le conferme del labile fondamento dogmatico della categoria delle circostanze emergenti: a) dalle indicazioni sull’attuale rilevanza scusante dell’errore
5. (segue). b) dai riflessi del mutato regime di comunicabilità fra compartecipi

CAPITOLO III

LE CIRCOSTANZE DEL REATO
NELL’ESPERIENZA GIURIDICA SPAGNOLA

(OVVERO: CARATTERISTICHE E BILANCI DI UN SECONDO MODELLO
DI DISCIPLINA DEL FENOMENO CIRCOSTANZIALE)

Sezione I

PROFILI ESSENZIALI E MATRICI STORICHE
DELLA DISCIPLINA SPAGNOLA DELLE CIRCOSTANZE
(CENNI SULLE ANALOGIE CON I PRINCIPALI ORDINAMENTI ITALIANI “PREUNITARI”)

1. L’importanza storica e comparatistica della disciplina spagnola delle circostanze
2. Le caratteristiche dell’originario “modello” adottato dal Código penal del 1848
3. Prime precisazioni sulla ratio tecnico-sistematica dell’iniziale modello spagnolo (ruolo e portata della previsione di un elenco generale di aggravanti ed attenuanti e di una espressa disciplina di “comunicabilità” delle circostanze)

Sezione II

LE SINGOLE PECULIARITÀ TECNICHE DEL “MODELLO SPAGNOLO”

1. Impostazione generale e schemi classificatori del sistema spagnolo delle circostanze
2. Il ruolo delle circostanze del reato nel quadro della c.d. “parte artistica” del Código penal (in particolare: i criteri di predeterminazione legale dell’efficacia aggravante o attenuante e la correlazione con la tecnica delle “scale” e dei “gradi” di pena)

Sezione III

BASI NORMATIVE ED IMPLICAZIONI TEORICO-SISTEMATICHE
DELLA DISCIPLINA SPAGNOLA DELLE CIRCOSTANZE

1. Caratteristiche e sviluppi del principale approccio di studio
2. L’ardua ricerca di un fondamento dogmatico comune all’intera categoria delle circostanze
3. Le basi della contrapposizione fra circostanze ed elementi costitutivi del reato. In particolare: a) ratio e portata applicativa delle regole sulla “comunicabilità delle circostanze”
4. (segue). b) le problematiche correlazioni con l’assetto dei reati contro la vita
5. (segue). c) gli ulteriori difficili raccordi con la disciplina del concorso di persone nei reati propri
6. Limiti e presupposti della delimitazione della categoria alla sfera delle sole circostanze comuni: a) il ruolo delle regole di computo degli effetti circostanziali
7. (segue). b) il problema dell’errore sulle circostanze
8. (segue). c) i riflessi della successiva disciplina normativa

Sezione IV

BILANCI E SIGNIFICATI GLOBALI DELLA DISCIPLINA SPAGNOLA DELLE CIRCOSTANZE.
LE INDICAZIONI EMERGENTI DAL NUEVO CÓDIGO PENAL DEL 1995

1. Analisi delle principali modifiche introdotte dal Nuevo Código Penal del 1995. In particolare: a) la conferma del tradizionale modello tecnico e funzionale delle circostanze comuni
2. (segue). b) la più netta rilevanza dell’attuale distinzione fra circunstancias comunes e circunstancias específicas
3. (segue). c) riflessi e conferme nella disciplina in tema di errore e di comunicabilità
4. Considerazioni conclusive: valore e portata del definitivo “isolamento” teorico-funzionale dell’area delle circunstancias comunes
5. (segue). I limiti dell’attuale delimitazione delle circunstancias comunes rispetto alla sfera delle circunstancias específicas e degli elementi costitutivi di un delictum sui generis

CAPITOLO IV

LE CIRCOSTANZE DEL REATO
NELL’ESPERIENZA GIURIDICA TEDESCA

(OVVERO: GENESI, SVILUPPO E BILANCIO DI UN MODELLO NORMATIVO
ASSERITAMENTE PRIVO DI UNA DISCIPLINA DELLE CIRCOSTANZE)

Sezione I

LE PECULIARITÀ DELL’ATTUALE DISCIPLINA TEDESCA DELLE
C.D. “CAUSE DI MODIFICAZIONE DELLA PENA” (STRAFÄNDERUNGSGRÜNDE)

1. Premessa. Limiti ed obiettivi di una estensione dell’indagine sulle circostanze alla disciplina dell’ordinamento tedesco
2. Tipologia e rilevanza sistematica delle c.d. “cause di modificazione della pena” (Strafänderungsgründe). In particolare: la distinzione fra cause “generali” e “speciali”, e fra cause “definite” ed “indefinite”; cenni sulle caratteristiche tecniche dei c.d. Regelbeispiele
3. Presupposti teorici e schemi di inquadramento generale degli Strafänderungsgründe. In particolare: gli estremi della distinzione fra reato base (Grunddelikt), variazioni modificative di fattispecie (tatbestandliche Abwandlungen) e titolo autonomo di reato (eigenständiges Verbrechen o delictum sui generis). Primi cenni al problema della “comunicabilità” degli elementi di natura personale (besondere persönliche Merkmale)
4. (segue). I nessi con l’analisi strutturale del concetto di Tatbestand
5. I principali aspetti di rilevanza generale della categoria. In particolare: a) il problema dell’incidenza sulla natura del reato base
6. (segue). b) le questioni connesse all’individuazione delle regole di imputazione soggettiva ed alla disciplina dell’errore: b1) con riguardo alle cause definite di modificazione della pena
7. (segue). b2) e con riguardo alle cause indefinite ed agli Regelbeispiele
8. Nessi ed interrelazioni fra la previsione degli Strafänderungsgründe e la disciplina della commisurazione della pena. Il problema del concorso (omogeneo ed eterogeneo) di cause modificative della pena

Sezione II

MATRICI STORICHE ED EVOLUZIONE TECNICO-LEGISLATIVA
DELL’ORIGINARIO MODELLO TEDESCO

1. Premessa
2. Le “comuni” radici storiche dell’ordinamento tedesco. Ruolo e portata del contributo di Paul Johann Anselm von Feuerbach alla revisione della concezione preilluministica degli Strafänderungsgründe
3. I riflessi dell’opera di Feuerbach nelle principali codificazioni tedesche del secolo scorso (cenni sull’assetto del codice bavarese del 1813, e su quello prussiano del 1851)
4. (segue). Caratteristiche e peculiarità della disciplina degli Strafänderungsgründe prevista dallo Strafgesetzbuch für das Deutsche Reich del 1871
5. La lunga via verso la riforma dell’originario modello di disciplina: premesse ideologiche ed implicazioni teorico-funzionali del c.d. principio della Arbeitsteilung fra giudice e legislatore (il contributo di Adolf Wach alla scoperta di nuovi schemi di previsione degli elementi modificativi della punibilità)
6. (segue). Primi tentativi di razionalizzazione tecnico-legislativa della distinzione fra delitto base, elementi meramente modificativi ed elementi costitutivi di un autonomo titolo di reato (in particolare: le proposte di riforma di Gustav Radbruch ed i motivi della tendenziale rinuncia ad un sistema generale di circostanze modificative)
7. (segue). Il definitivo processo di revisione del sistema penale tedesco, nel contrasto fra la “lotta alla casistica” e le tentazioni di “fuga verso le clausole generali”

Sezione III

I FONDAMENTI TEORICO-SISTEMATICI DELL’ATTUALE
DISCIPLINA DEGLI STRAFÄNDERUNGSGRÜNDE

1. Il mantenuto valore “sistematico” (ma non “dogmatico”) della categoria degli Strafänderungsgründe. In particolare: il rilievo del fenomeno modificativo della pena nel passaggio dalla iniziale concezione “belinghiana” del Tatbestand alla più recente correlazione con la struttura della Verbrechenslehre
2. Le fragili fondamenta dogmatiche della categoria dei delicta sui generis. a) Genesi ed iniziale sviluppo problematico del dibattito sulla distinzione fra strafbegründende e strafmodifizierende Merkmale
3. (segue). b) Le basi del successivo ridimensionamento generale della problematica. In particolare: b1) le indicazioni emergenti dall’attuale disciplina della “non comunicabilità” di elementi di rilievo personale
4. (segue). b2) la complessa soluzione dei casi di concorso fra qualifizierte e/o privilegierte Tatbestände

Sezione IV

LA RILEVANZA DELLA ESPERIENZA GIURIDICA TEDESCA NELLA PROSPETTIVA
DI UNA RINNOVATA VALUTAZIONE DELLA PROBLEMATICA DELLE CIRCOSTANZE

1. Primi spunti per una riconsiderazione della questione “italiana” delle circostanze, sulla scorta degli attuali risultati dell’indagine storico-comparata

PARTE SECONDA

L’EVOLUZIONE DELLA PROBLEMATICA DELLE CIRCOSTANZE
NELL’ESPERIENZA GIURIDICA ITALIANA

CAPITOLO V

LO STATO DELLA TEMATICA NELLA VIGENZA
DEL CODICE PENALE ZANARDELLI

(OVVERO: INDIVIDUAZIONE ED ANALISI DEI FONDAMENTI TEORICO-NORMATIVI
DELL’ATTUALE DISCIPLINA ITALIANA DELLE CIRCOSTANZE)

Sezione I

LA DIMENSIONE FRAMMENTARIA E DISARTICOLATA
DELL’ORIGINARIA RILEVANZA GENERALE DELLA CATEGORIA

1. Primi cenni sulla eterogeneità degli schemi adottati per l’inquadramento teorico del tema
2. (segue). Gli ancora incerti fondamenti teorico-dogmatici della materia
3. La disciplina dell’imputazione soggettiva delle circostanze del reato
4. (segue). Il successivo dibattito sull’ammissibilità di una deroga alla regole generali (in particolare: il problema della imputazione “dolosa” delle circostanze aggravanti del reato di ricettazione)
5. La vana ricerca di un inquadramento unitario della categoria: a) sul piano della “teoria delle norme” (i contestati studi di Domenico Cigna)
6. (segue). b) su quello della “teoria del reato”: la controversa distinzione fra elementi essenziali ed accidentali (e le proposte de jure condendo di Pietro Mirto)

Sezione II

IL COMPLESSO RUOLO DELLE CIRCOSTANZE DEL REATO
NEL QUADRO DELLE QUESTIONI SULLA MISURA DELLA PENA

1. Origine ed assetto della disciplina prevista dalla legislazione dell’epoca: a) il dibattito sull’adozione, o meno, di elenchi predefiniti di circostanze
2. (segue). b) l’abbandono della tecnica dei “gradi di pena” e l’introduzione del meccanismo di “variazione frazionaria” della c.d. pena-base
3. Gli schemi di ricostruzione teorica del previsto sistema di commisurazione della pena ed i problemi emersi nel corso della successiva prassi applicativa

Sezione III

CONSIDERAZIONI E PROPOSTE PER LA RIFORMA DELLA LEGISLAZIONE PREVIGENTE

1. La criticata distinzione fra “qualifiche” e “aggravanti” e la rivalutazione della funzionalità “commisurativa” concreta dell’istituto delle circostanze del reato
2. Le linee di riforma delineate dal c.d. “Progetto Ferri” e le diverse soluzioni inizialmente propugnate dal Ministro Alfredo Rocco
3. I dubbi sull’opportunità della nuova disciplina proposta dal “Progetto Rocco”. Primi cenni sui “condizionamenti genetici” delle principali regole previste

CAPITOLO VI

LA DISCIPLINA DELLE CIRCOSTANZE DEL REATO
NEL SISTEMA DEL CODICE PENALE ROCCO: PROFILI DOGMATICI

(OVVERO: LIMITI LOGICI E VIZI D’ORIGINE NELLA RICERCA DI UN
FONDAMENTO DOGMATICO UNITARIO DELL’ATTUALE DISCIPLINA LEGISLATIVA)

Sezione I

L’INFLUSSO DEL TECNICISMO-GIURIDICO NELL’IMPOSTAZIONE
DEGLI STUDI ITALIANI SULLA DISCIPLINA DELLE CIRCOSTANZE

1. Il “peso” della nuova disciplina del 1930 nell’impostazione dei successivi studi sulle circostanze (in particolare: i riflessi dell’impronta tecnico-giuridica, nell’opera di Remo Pannain e di Arturo Santoro)
2. L’incongruenza di una disciplina autonoma delle circostanze, nelle osservazioni critiche di un’isolata voce controcorrente (gli “appunti” di Pietro Zerboglio “intorno ad una teoria delle circostanze”)
3. La genesi dei moderni schemi di inquadramento dogmatico dell’istituto delle circostanze (in particolare: l’importanza della teorica di Marcello Gallo sull’autonomia della fattispecie astratta del reato circostanziato e la critica della pretesa riferibilità delle circostanze al precetto primario o a quello secondario)
4. (segue). La “metamorfosi” logico-normativa dell’originaria valenza meramente “accidentale” delle circostanze (in particolare: la più recente posizione di Tullio Padovani sulla accessorietà della sola disposizione circostanziale)
5. Tautologie e condizionamenti legislativi nella ricerca di una apposita giustificazione tecnico-sistematica della disciplina vigente (la limitata valutazione delle interferenze fra circostanze e concorso di reati, nella analisi di Raoul Alberto Frosali e di Aldo Moro)

Sezione II

IL DIBATTITO SULLA POSIZIONE DELLE CIRCOSTANZE
NELLA STRUTTURA DELLA TEORIA GENERALE DEL REATO

1. Limiti e presupposti delle odierne soluzioni dogmatiche. a) La tesi delle circostanze quali elementi autonomi della c.d. “fattispecie concreta” (il contributo di Gaetano Contento alla soluzione teorica del problema)
2. (segue). Critica: l’inidoneità della tesi a fornire una spiegazione globale del fenomeno circostanziale
3. (segue). b) La tesi della fattispecie del reato circostanziato quale autonoma forma di manifestazione del reato (il completamento della tesi di Marcello Gallo nella ricostruzione sistematica di Giuliano Marini)
4. (segue). Critica: la dubbia plausibilità di un inquadramento delle circostanze nello schema delle forme di manifestazione del reato

Sezione III

IL PROBLEMA DELLA DISTINZIONE FRA CIRCOSTANZE
ED ELEMENTI COSTITUTIVI DEL REATO

1. La possibilità di distinzione fra circostanze ed altri elementi del reato, quale concreto banco di prova per il riconoscimento di un’autonomia dogmatica del fenomeno circostanziale
2. Cenni sulla manifesta inattendibilità di alcuni fra i più tradizionali criteri di soluzione del problema. In particolare: a) il c.d. criterio del bene giuridico …; b) … e quello fondato sulla pretesa natura meramente specializzante degli elementi circostanziali
3. Una disciplina “differenziata” per un istituto non “differenziabile”: l’indice di un mero difetto tecnico del sistema, o la conferma di un vizio congenito dell’ordinamento vigente?

CAPITOLO VII

LA DISCIPLINA DELLE CIRCOSTANZE DEL REATO
NEL SISTEMA DEL CODICE PENALE ROCCO: PROFILI FUNZIONALI

(OVVERO: IL PROBLEMA DELLA GIUSTIFICAZIONE FUNZIONALE DELL’ISTITUTO,
FRA AMBIGUITÀ ORIGINARIE, SVILUPPI TEORICI, E CONSOLIDAMENTI TECNICO-LEGISLATIVI)

Sezione I

I PRESUPPOSTI GENERALI DELLA QUESTIONE

1. La molteplicità delle opinioni sulla funzione delle circostanze del reato quale riflesso di un disomogeneo accorpamento progressivo dei possibili ambiti di rilevanza della questione. Prime considerazioni critiche sulla tradizionale ascrizione delle circostanze ad una generica funzione di “individualizzazione” della pena
2. Le linee delle due principali soluzioni teoriche: a) i presupposti logico-normativi della classificazione delle circostanze quali vere e proprie “cause di modificazione della cornice edittale della pena” (in particolare: il contributo di Alfonso Maria Stile all’inquadramento delle circostanze nella dimensione “legale” della commisurazione della pena)
3. (segue). b) la “riscoperta” dei nessi funzionali fra la disciplina delle circostanze (“ad effetto comune”) ed il processo di individualizzazione giudiziale della pena (in particolare: presupposti ed implicazioni teorico-sistematiche della più recente ricostruzione interpretativa elaborata da Giancarlo De Vero)
4. I limiti dell’attuale valutazione della problematica. Canoni metodologici per una possibile riconsiderazione dei rapporti fra la disciplina delle circostanze ed il processo di commisurazione della pena

Sezione II

I COMPLESSI ED AMBIGUI RISVOLTI FUNZIONALI
DELL’ORIGINARIO MODELLO DI DISCIPLINA DELLE CIRCOSTANZE

1. L’influenza della precedente esperienza normativa nella redazione delle regole introdotte dal codice penale del 1930
2. Gli originari presupposti della distinzione fra circostanze “ad effetto comune” e circostanze “ad effetto autonomo e/o indipendente”
3. Primi punti fermi sulla discussa funzione delle circostanze. a) Il valore unitario e coordinato dell’originaria disciplina applicativa
4. (segue). b) La limitata rilevanza commisurativa “concreta” delle circostanze e le indicazioni emergenti dal problema del c.d. divieto di doppia valutazione e da quello relativo agli incerti criteri di variazione “dipendente” della pena
5. (segue). c) La prioritaria rilevanza “edittale” dell’efficacia modificativa delle circostanze, ed i canoni tecnico-legislativi utilizzati per una diversificazione applicativa delle singole conseguenze astrattamente ipotizzabili
6. (segue). d) Il problematico rapporto fra circostanze “proprie” ed “improprie”, e le complesse -  ma non sempre univoche -  correlazioni fra la tecnica di tipicizzazione delle circostanze, i presupposti del relativo accertamento giudiziale, ed i conseguenti effetti modificativi sulla misura (edittale e/o concreta) della pena
7. I limiti di un generico inquadramento delle circostanze quali cause legali di modificazione della pena. In particolare: i primi dibattiti sul rilievo delle circostanze ai fini dell’applicazione dell’amnistia quale momento di avvio di un graduale processo di “correzione” teorico-sistematica dell’originaria rilevanza funzionale della categoria

Sezione III

IL PESO DELLE (DIS-)AVVENTURE POLITICO-CRIMINALI
LEGATE A MEZZO SECOLO DI CORREZIONI “NOVELLISTICHE”

1. Effetti e conseguenze delle prime riforme del 1944 e della reintroduzione delle circostanze attenuanti generiche. Premessa: le divergenti possibilità di interpretazione dell’art. 62-bis CPI
2. (segue). Il portato delle prime soluzioni interpretative e dei relativi fondamenti tecnico-sistematici
3. (segue). La successiva “scoperta” delle basi normative della discrezionalità ed i limiti della conseguente rivalutazione funzionale delle attenuanti generiche
4. (segue). L’introduzione delle attenuanti generiche quale prima vera correzione legislativa degli originari meccanismi di rilevanza delle circostanze
5. Effetti e conseguenze della “novella” del 1974 e dell’ampliata sfera di applicazione delle regole sul concorso eterogeneo di circostanze
6 (segue). La problematica individuazione degli effetti del giudizio di bilanciamento delle circostanze (in particolare: i limiti dell’ormai tradizionale soluzione elaborata da Tullio Delogu)
7. Effetti e conseguenze delle modifiche del 1983: la ridefinizione normativa delle circostanze “ad effetto speciale” quale indice del definitivo “smantellamento” sistematico degli originari schemi di operatività della categoria

PARTE TERZA

CONCLUSIONI TEORICO-SISTEMATICHE
E PROSPETTIVE DI RIFORMA

CAPITOLO VIII

BILANCI CONCLUSIVI E LINEE GENERALI
PER UNA POSSIBILE RICOMPOSIZIONE SISTEMATICA
DELL’ATTUALE DISCIPLINA DELLE CIRCOSTANZE

(OVVERO: DALLA DISCIPLINA DELLE CIRCOSTANZE DEL REATO
AD UNA REGOLAMENTAZIONE GENERALE DEGLI ELEMENTI MODIFICATIVI DELLA PUNIBILITÀ)

Sezione I

LIMITI E PROBLEMI DELL’ATTUALE SITUAZIONE NORMATIVA ITALIANA

1. Premessa. Breve sintesi dei principali dati acquisiti nel corso dell’indagine
2. L’impossibile individuazione di una definizione “pregiuridica” del concetto di circostanza del reato
3. (segue). Il problema della definizione normativa delle circostanze del reato, nel quadro dell’attuale ordinamento penale italiano. In particolare: il ruolo delle circostanze nella struttura normativa della fattispecie (in senso ampio) ed i termini della conseguente distinzione fra la fattispecie incriminatrice del “reato semplice” e quella del c.d. “reato circostanziato”
4. Problemi e conseguenze della perdurante tendenza ad “ontologizzare” il senso dell’attuale diversità di regime fra circostanze ed elementi costitutivi del reato
5. Le complesse esigenze di delimitazione sistematica delle circostanze ed i limiti di una ipotetica eccezione di illegittimità costituzionale dell’intera disciplina vigente per violazione del principio di tassatività
6. (segue). La scarsa efficacia risolutiva delle più recenti proposte di riforma della disciplina delle circostanze

Sezione II

ALLA RICERCA DI UNA POSSIBILE RICOMPOSIZIONE SISTEMATICA
DELL’ATTUALE DISCIPLINA DELLE CIRCOSTANZE

1. La necessità di una rivalutazione della “classica” concezione delle circostanze quali elementi “accidentali” del reato. Il rilievo meramente “relazionale” del tradizionale concetto di “reato-base” ed i limiti della sua costante identificazione con la nozione di “titolo autonomo di reato”
2. (segue). L’importanza degli originari fondamenti logico-normativi della distinzione fra elementi costitutivi del reato-base ed elementi meramente modificativi (e/o accidentali). Presupposti per una più chiara delimitazione del concetto di “reato-base” da quello di “titolo autonomo del reato”
3. Le basi per una rinnovata impostazione della problematica: la disciplina italiana delle circostanze quale “modello” di (implicita) regolamentazione generale degli elementi costitutivi delle “fattispecie incriminatrici dipendenti”. In particolare: a) le implicazioni connesse alla disciplina sul concorso di circostanze
4. (segue). b) il regime di “imputazione” delle circostanze
5. Schemi teorico-sistematici per una più armonica ed organica disamina “manualistica” dell’attuale disciplina delle circostanze
6. Indicazioni per una possibile reimpostazione dei criteri di distinzione fra circostanze ed elementi costitutivi di un “titolo autonomo di reato”
7. Lineamenti “di massima” per una futura riforma dell’attuale disciplina delle circostanze del reato

Indice bibliografico