UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TRENTO

"COLLANA DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE"

EMANUELE ROSSI
Le formazioni sociali nella Costituzione italiana
EDIZIONI CEDAM - PADOVA
1989


copertina

INDICE

Capitolo Primo
L'ASSETTO PLURALISTICO DELLA FORMA DI STATO NELL'IDEOLOGIA DEL COSTITUENTE

  1. Premessa. I riferimenti culturali più lontani: Montesquieu e Rousseau e la concezione degli «ordini intermedi» nella dialettica tra individuo e stato
  2. La concezione dei cattolici. La «pietra d'angolo» proposta da La Pira e la visione organicistica in cui essa si inserisce: dal Codice di Malines al Codice di Camaldoli alla Déclaration di Mounier
  3. La discussione in sede di Prima Sottocommissione dell'Assemblea costituente sulle proposte La Pira e Basso. L'ordine del giorno Dossetti
  4. La posizione in Sottocommissione degli altri partiti: l'intervento di Mastrojanni del partito dell'Uomo Qualunque; l'apporto della cultura liberal-democratica e la concezione dei rappresentanti della sinistra. Il mancato riferimento da parte socialista al pensiero di Proudhon e di Gurvitch. Le conclusioni della Commissione dei 75
  5. Il dibattito in Assemblea. L'intervento di Moro. Dall'emendamento Basso, Targetti e Malagugini agli emendamenti Fanfani e Amendola fino all'approvazione dell'attuale art. 2
  6. Considerazioni conclusive. Il pluralismo sociale nella forma di stato. Il recepimento in Costituzione della teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici

Capitolo Secondo
L'EVOLUZIONE DEL PLURALISMO SOCIALE NELLA REALTÀ ITALIANA DALLA COSTITUZIONE AD OGGI

  1. Premessa. La (necessaria) periodizzazione dell'analisi: a) gli anni Cinquanta. Il ruolo prevalente delle formazioni sociali partiti e la loro posizione nei confronti delle diverse organizzazioni del sociale
  2. segue: la vicenda del pluralismo del quadro del più generale «congelamento» costituzionale. La continuità rispetto all'assetto fascista e la simbiosi tra pluralismo sociale e potere politico. L'assenza di regolamentazione delle formazioni sociali: conseguenze. Il sorgere della problematica relativa alla tutela della persona nelle formazioni sociali
  3. segue: b) gli anni Sessanta. Lo sviluppo della partecipazione e il conseguente sorgere di nuove forme di pluralismo: il differente atteggiarsi dell'intervento statale. La crescente rilevanza assunta dal tema della tutela del singolo nelle formazioni sociali
  4. segue: c) dagli anni Sessanta ad oggi. Le differenti impostazioni ideologiche: il primato delle assemblee elettive sulle istituzioni del sociale, da un lato, e l'autonomia del sociale dalle mediazioni politico-partitiche dall'altro. Insufficienza di entrambe le impostazioni: il partito come «sovrano». Conseguenze e critica: la forza delle lobbies e la loro capacità di condizionare gli stessi partiti
  5. I problemi attuali: l'assenza di luoghi di sintesi di interessi già selezionati e categorializzati. Lo spostamento di sovranità dalle assemblee elettive a formazioni di altra natura: il problema della tutela della persona nei loro confronti. Necessità di un intervento dello stato in funzione garantista: problemi inerenti alla «limitazione del sovrano». L'alternativa di sempre tra l'esigenza garantista dello stato e l'autonomia della società: l'adozione di un necessario criterio relativistico

Capitolo Terzo
LA NOZIONE E LA CATEGORIA DI FORMAZIONE SOCIALE: UN TENTATIVO RICOSTRUTTIVO

  1. Motivo dell'analisi: necessità di individuare alcune coordinate di fondo. Il riferimento allusivo al termine nei lavori costituenti. La sostanziale equivalenza tra le espressioni comunità, forme sociali, formazioni sociali
  2. Considerazioni in merito al dibattito costituente: l'elemento teleologico come criterio distintivo. Difficoltà nell'individuazione del contenuto della nozione: rapporto tra pluralismo ed enti territoriali. La distinzione tra pluralismo e decentramento
  3. I caratteri di storicità e relatività della categoria delle formazioni sociali ed il suo progressivo allargamento. Il rapporto tra la nozione di formazioni sociali e quella di società intermedie. L'allargamento della categoria alle comunità necessarie. L'interpretazione dell'art. 2 come norma che riconosce ogni forma di aggregazione umana
  4. Ricerca dei criteri che rendano possibile una razionale delimitazione della categoria. Critiche alla tesi di Nigro. Valore descrittivo o dispositivo della norma contenuta nell'art. 2: un tentativo definitorio che ponga al centro l'elemento finalistico
  5. Il riferimento a valori come presupposto per l'utilizzazione del criterio finalistico: il necessario ancoraggio alla Costituzione ed al sistema di valori che ne sta alla base
  6. L'elemento plurisoggettivo come presupposto della nozione di formazioni sociali. Debolezza e limiti di altri criteri. Il requisito della stabilità
  7. Conclusioni: la nozione di formazioni sociali basata sulla contemporanea presenza di un elemento «materiale», di un elemento «teolologico» e di un elemento «psicologico» uniti al ruolo di mediazione tra gli interessi particolari e quello generale

Capitolo Quarto
AUTONOMIA DELLE FORMAZIONI SOCIALI E GARANZIA DEI DIRITTI DELLA PERSONA

  1. L'importanza delle strutture prescelte dalle formazioni sociali nell'analisi del problema in oggetto. Lo sviluppo storico della forma associazione non riconosciuta: significato. Contraddizioni tra la natura privatistica delle formazioni sociali e il ruolo da esse assunto nel sistema: le forme di «potere privato» esercitato e le funzioni pubbliche svolte. Significato del dibattito natura privata-natura pubblica nel quadro dei rapporti tra stato e formazioni sociali
  2. Superamento della distinzione quanto al potere di intervento dello stato: la posizione di Galgano. Applicabilità degli artt. 23 e 24 cod. civ. alle associazioni non riconosciute. Critiche alla posizione di Galgano: la «compatibilità costituzionale» degli artt. 23 e 24 cod. civ. Intervento dello stato nelle formazioni sociali e principi costituzionali: la superiorità dell'art. 2 sull'art. 18
  3. La concezione dinamica dei principi costituzionali e la tutela apprestata dalla legislazione privatistica e penalistica. L'impossibilità di operare generalizzazioni eccessive e la conseguente necessaria adozione di un criterio relativistico
  4. Critica alla posizione relativistica: possibilità di rinvenire in Costituzione criteri globalmente applicabili. La superiorità dell'art. 2. L'intervento dello stato nelle formazioni sociali come potenziamento della libertà associativa: critica. L'art. 2 come limite all'art. 18: il superamento del rapporto tra stato e comunità intermedie come rapporto tra ordinamenti giuridici originari. L'intervento dello stato a garanzia dei diritti della persona nei confronti delle formazioni sociali come fase di sviluppo dello stato sociale e garanzia dello stato di diritto
  5. La ricerca di un punto di equilibrio tra stato sociale e stato pluralista: tendenziale libertà organizzativa e rispetto dei diritti inviolabili. Applicazioni esemplificative: a) il diritto alla libertà personale (art. 13 Cost.) ed il valore di princpio generale della Drittwirkung
  6. segue: b) il diritto alla difesa. L'ammissibilità di forme di «giustizia interna» e le garanzie da assicurare anche con riferimento ad esse
  7. Potenziale incidenza effettiva della ricostruzione proposta alla realtà attuale: efficacia diretta ed efficacia preventiva. Fiducia nel pluralismo e fiducia nello stato

Capitolo Quinto
FORMAZIONI SOCIALI E DIRITTI DELLA PERSONA NELLA LEGISLAZIONE E NELLA GIURISPRUDENZA: CENNI DI TENDENZA

  1. Premessa: l'attenzione (de iure condendo) del legislatore. La «commissione Bozzi» e la regolamentazione delle formazioni sociali
  2. Le proposte di legge quadro: a) sugli enti di volontariato e su altri tipi di formazioni sociali
  3. segue: b) sulle società svolgenti attività professionali di relazioni pubbliche
  4. segue: c) sui partiti politici. La legge n. 195/1974 istitutiva del sistema di finanziamento pubblico dei partiti poliltici
  5. Le tendenze giurisprudenziali: a) la c.d. clausola di riserva nelle associazioni non riconosciute
  6. segue: b) il «tipo» di controllo esercitabile dal giudice
  7. segue: c) la categoria dei diritti inviolabili