CENNI STORICI SULLA VALLE DEI MÒCHENI
Zur Geschichte des fersentales
 

1. La storia antica

Una data precisa e una provenienza sicura delle prime popolazioni trasferitesi in Val del Fersina, o Val dei Mòcheni , non è ancora stata accertata.La versione più attendibile è che queste popolazioni derivino da servi che, i Signori di Caldonazzo per il monte di Palù e il Capitolo della Cattedrale di Trento per il monte di Fierozzo, mandavano nelle loro proprietà sulle pendici della valle, con l'incarico di dissodare la terra e recuperare delle radure per coltivare poi soprattutto cereali. In questo periodo, cioè verso il 1200-1300, nella Valle non v'era ancora una popolazione stabile, ma vi si recavano periodicamente agricoltori, boscaioli, carbonai e pastori, i quali sfruttavano l'unica risorsa economica allora esistente, il bosco e il pascolo. Dopo il 1300, con la venuta al castello di Pergine dei feudatari tirolesi, nella Valle, dove nel frattempo la gente si era costruita abitazioni stabili, ci fu un periodo di frequenti liti fra i precedenti proprietari. I Signori tirolesi con la loro ingerenza riuscirono, nel corso degli anni, dapprima a far rinunciare il Capitolo della Cattedrale di Trento alla sua proprietà sul monte di Fierozzo e successivamente ad espropriare la proprietà del monte di Palù ai nobili di Caldonazzo. In questo modo i Scena, castellani tirolesi di Pergine, colonizzarono completamente il territorio mòcheno, con coloni tedeschi provenientl per la maggior parte dalla Baviera e dalla Boemia. Verso il 1400 si vennero a formare le prime comunità; la piu numerosa era quella di Fierozzo, che in quel periodo contava più di trenta masi. Da un'occupazione prevalentemente agricola, boschiva e pastorale, si inizio, dopo la scoperta dei ricchi giacimenti di rame, ferro e argento presenti in Valle, ad occuparsi in modo quasi esclusivo del settore minerario. Questa nuova risorsa determinò fra il 1400 e il 1500, I'afflusso di altri lavoratori tedeschi, che per la loro occupazione nelle miniere vennero chiamati "Canopi". Questi provenivano da alcune regioni dell'Europa centrale dove si erano affinate più che altrove capacità tecniche e professionali nel settore minerario. I minatori tedeschi rimasero per lungo tempo nella valle e pur non integrandosi con le comunità locali, contribuirono allo sviluppo della creatività e fantasla collettiva dei Mòcheni. Nacquero e si diffusero cosi una serie di leggende attorno alla speranza di un futuro in cui l'oro e l'argento sarebbero sgorgati in abbondanza dalle montagne e li avrebbero risollevati da una condizione di vita spesso al limite della sopravvivenza. Nella parte bassa del paese di Palù del Fersina è tuttora presente un maso denominato "Canopi", "Knopn". Questo maso in passato fu abitato esclusivamente da minatori, che risiedevano in quella zona per aver maggiore facilità nel raggiungere le numerose miniere dislocate sul versante opposto. Nei primi anni del 1500, nelle cinque miniere allora in funzione a Palù, venivano estratti soprattutto rame, argento e oro, mentre nel territorio di Fierozzo le miniere erano tredici e vi lavoravano 125 canopi. In questi anni, le comunità stabilitesi in Valle dipendevano sia per l'amministrazione che per la cura d'anime, dai centri di Pergine, Trento e Caldonazzo; è di questo periodo l'usanza di conservare nelle soffitte i cadaveri delle persone decedute durante i lunghi inverni, per trasportarli poi in primavera nei cimiteri della zona di Pergine, quando i sentieri erano liberi dalle abbondanti nevicate. In seguito furono costruite le prime chiese con il rispettivo cimitero; nel 1522 circa fu eretta la chiesa di S. Maddalena sul dosso centrale di Palù del Fersina. Verso la metà del XV secolo, fu costruita la chiesa di S. Lorenzo a Fierozzo e contemporaneamente quella di S. Orsola; interessante il fatto che tutte le otto chiese della Valle siano state ubicate in modo da vedere direttamente la Pieve di Pergine da cui dipendevano.

2. La storia moderna

Con il passare dei secoli le miniere si esaurirono e la gente ritornò alla primitiva attività agricola. Le peculiarità di questa gente erano l'autosufficienza e l'indipendenza, che limitarono notevolmente i contatti con il mondo esterno, favorendo la conservazione degli usi, dei costumi e della lingua. La popolazione viveva con i prodotti dell'agricoltura, con l'allevamento del bestiame, con la caccia e la pesca e costruiva in loco gli arnesi occorrenti utilizzando prevalentemente il legno. L'unico supporto a queste attività era il piccolo commercio ambulante, praticato solo dagli uomini da novembre ad aprile, consistente nella vendita di tessuti e piccoli oggetti necessari alla vita contadina e sviluppato soprattutto presso le case isolate nelle campagne tirolesi, austriache, bavaresi e boeme. Questo mestiere, che sta ormai lentamente scomparendo, è tuttora praticato dai "kromeri" in special modo nelle valli dell'Alto Adige.Nel 1914, durante la prima guerra mondiale, la Valle del Fersina fu completamente militarizzata, per il fatto che si trovava nelle immediate retrovie del fronte; mentre nel periodo della seconda guerra mondiale, a seguito dell'accordo Hitler - Mussolini del 1939 e dopo una pressante propaganda nazionalsocialista, gran parte della popolazione optò per il trasferimento nelle fattorie di Ceske Budejovice, nella Boemia Meridionale. L'esodo interessò globalmente 556 persone: 330 di Palù, 183 di Fierozzo, 9 di Frassilongo e 44 di S. Orsola. Gli optanti mòcheni partirono nel 1942 e fecero, alla fine del 1945, un ritorno amaro e spesso tragico; i beni lasciati alla partenza furono acquisiti dalla Società Fiduciaria Germanica di Liquidazione (D.A.T.), e solo con la Legge N° 889 del 3 agosto 1949, vennero restituiti. Terminata la guerra furono costituiti di nuovo gli attuali quattro comuni della Valle, che nel 1929 erano stati aggregati a S. Orsola.

3. La lingua

L'esigenza di avere contatti sempre più frequenti con il mondo esterno portò in parte alla perdita della parlata locale; è molto diminuita infatti la percentuale delle persone che parlano esclusivamente il mòcheno. La Valle ha però conservato integralmente i suoi toponimi, infatti ogni luogo ed ogni proprietà privata hanno ancor oggi un proprio nome in dialetto mòcheno. La lingua mòchena può essere definita un antico tedesco integrato con parole provenienti dal dialetto trentino e sorta In seguito all'immigrazione di contadini tedeschi stabilitisi nella Valle attorno al 1200-1300. Il linguaggio dei mòcheni è stato tramandato per secoli, solo oralmente, di generazione in generazione, per il fatto che la popolazione contadina che lo parlava era molto semplice e povera e non aveva alcun interesse ad avere un testo scritto. Per questo motivo la lingua si è impoverita gradualmente, perdendo termini ed ha subito delle notevoli infiltrazioni del dialetto perginese, in particolare nelle zone più agevolmente raggiungibili e più favorevoli agli scambi commerciali. Attualmente la parlata mòchena è tuttavia diffusa tra la popolazione di Palù del Fersina, Fierozzo e Roveda, a Frassilongo solo tra una minoranza, mentre a S. Orsola e a Mala è entrata ormai completamente in disuso.