Résumés des articles
Isabelle Boucobza
Le parquet dans la magistrature. Analyse des
controverses en France et en Italie
La question de l’indépendance des magistrats
du parquet est au centre des débats en France et en Italie. Dans
ces deux pays, l’appartenance du parquet à la magistrature est
source de controverses. Organe du pouvoir exécutif pour les uns,
organe du pouvoir judiciaire pour les autres, les acteurs du débat,
hommes politiques, magistrats, professeurs de droit développent
une argumentation juridique élaborée pour défendre leurs positions.
Par l’analyse des arguments mobilisés dans les deux camps opposés
et la mise en évidence de leurs présupposés, on se propose de
rendre explicites les raisons de l’ambiguïté de la fonction et
du statut du Ministère public au sein de la magistrature. Quelle
que soit la position défendue, cette étude tend à démontrer qu’il
est impossible pour les acteurs du débat de penser la fonction
du Ministère public sans penser la fonction du juge que l’on retrouve
dans le concept de « magistrat ». C’est finalement la
conception que l’on a de la fonction du juge magistrat qui détermine
le sort qui est réservé au parquet.
La questione dell’indipendenza del pubblico ministero
è al centro dei dibattiti in Francia e in Italia. In questi due
paesi, l’appartenenza al pubblico ministero è fonte di controversie.
Organo del potere esecutivo per gli uni, del potere giudiziario
per gli altri, i protagonisti del dibattito (politici, magistrati,
docenti di diritto) sviluppano un’argomentazione giuridica elaborata
per difendere le rispettive posizioni. Attraverso l’analisi degli
argomenti utilizzati dai campi opposti l’articolo si propone di
rendere esplicite le ragioni dell’ambiguità della funzione e dello
statuto del pubblico ministero in seno alla magistratura. Indipendentemente
dalle posizioni sostenute, questo studio si propone di dimostrare
l’impossibilità per gli attori del dibattito di pensare la funzione
del pubblico ministero senza pensare la funzione di giudice che
è presente nel concetto di « magistrato ». In definitiva
la concezione della funzione del giudice magistrato determina
la sorte riservata al pubblico ministero.
Jean-Louis Briquet
L’histoire au tribunal. Jugement pénal et jugement
politique dans le procès Andreotti
Giulio Andreotti, l’un des plus anciens et des
principaux dirigeants de la Démocratie chrétienne, a été accusé
par le parquet de Palerme, en 1993, de complicité avec la mafia.
Du fait de la personnalité de l’accusé, les enjeux de son procès
sont allés bien au-delà de la question de sa responsabilité pénale.
Dans le débat public, le procès est devenu une mise à l’épreuve
de jugements critiques portant sur la personnalité politique d’Andreotti,
sur les relations entre la mafia et une partie des classes dirigeantes
italiennes et sur les aspects « criminels » de l’histoire
de l’Italie républicaine. C’est pourquoi l’acquittement d’Andreotti,
en 1999, a été interprété comme une réhabilitation de la figure
politique qu’il incarnait et, au-delà, pour le régime de la « 1ère
République » italienne auquel il a été identifié. L’article
analyse ce qui a rendu possible une telle confusion entre le registre
pénal et le registre politique ainsi que les effets de cette confusion
sur la formulation politique de la question mafieuse en Italie.
Giulio Andreotti, uno dei principali e tradizionali
esponenti della Democrazia Cristiana, è stato accusato nel 1993,
dal pubblico ministero di Palermo, di complicità con la mafia.
Per l’importanza della personalità dell’accusato, il significato
del processo è andato ben oltre la questione della sua responsabilità
penale. Nel dibattito pubblico, il processo è divenuto un’occasione
di confronto di giudizi critici sulla personalità politica d’Andreotti,
sulle relazioni tra mafia e una parte della classe dirigente italiana
e sugli aspetti « criminali » della storia dell’Italia
repubblicana. Per questa ragione l’assoluzione di Andreotti nel
1999, è stato interpretata come una riabilitazione della figura
politica da lui incarnata e, al tempo stesso, del regime della
I repubblica al quale è identificato. L’articolo analizza non
solo ciò che ha reso possibile una tale confusione fra il registro
penale e il registro politico ma anche gli effetti di questa confusione
sulla formualzione politica della questione mafiosa in Italia.
Carolina Castellano
Magistratura e politica nell’età della codificazione.
Il caso napoletano 1806 -1821
L’article est consacré au rapport de fidélité
qui liait les magistrats au souverain dans le Royaume des Deux
Siciles. La passage du système de droit commun à celui de droit
codifié, qui se réalise entre XVIIIe et XIXe
siècle, implique une reformulation du status de juge, jusqu’alors
titulaire non seulement de fonctions judiciaires, mais aussi administratives
et militaires, et du pacte qui le liait au souverain. La recherche
part de cette transformation pour analyser le devenir de la catégorie
de « loyauté administrative », qui indiquait, pendant
l’Ancien Régime, l’appartenance familial aux rangs du service
royal : que reste-t-il de la traditionnelle loyauté des
magistrats suite à la perte des fonctions militaires ? Quel
type de rapport s’établit entre la justice et l’admistration ?
Combien des anciens privilèges de corps ont survécu dans le nouvel
ordre juridique ? Cette problématique est développée à la
lumière du premier épisode important de déloyauté de la magistrature
lors de la révolution de 1820 et de la continuité du poids de
la tradition familiale dans la formation des juges.
In questo intervento mi propongo di indagare
il mutamento del rapporto di lealtà tra il giudice ed il sovrano,
nel contesto del regno di Napoli (regno delle Due Sicilie dal
1815). Come venne elaborato il profilo ideale del buon magistrato
dalle autorità giudiziarie, e quali contenuti attribuiti al controllo
gerarchico-funzionariale ? Quali erano i tratti specifici
dello status funzionariale del giudice rispetto agli altri funzionari
pubblici, e quanto rimase nel nuovo ordinamento, e nella sua implementazione,
degli antichi privilegi ? Come si collega questa accezione
corporativa dell'autonomia a quella del costituzionalismo ottocentesco ?
Punto di partenza è la categoria di « affidabilità
amministrativa », che nel regno di Napoli segnalava, durante
l'antico regime, l'appartenenza familiare ai ranghi del servizio
regio. Il richiamo alle qualità ereditarie del buon funzionario
si ritrova ancora durante l'Ottocento, sebbene esse contrastassero
con l'accezione impersonale del rapporto di lavoro pubblico propria
dell'età della codificazione.
La lealtà funzionariale della magistratura venne
messa duramente alla prova durante la rivoluzione del 1820-'21.
Mi soffermerò sulle vicende dei numerosi magistrati (la terza
categoria professionale rappresentata al parlamento del 1820),
che scelsero di prendere parte alla rivoluzione. In questa scelta
appare ancora una volta centrale il ruolo dell'istituzione familiare
nella socializzazione professionale e politica della prima generazione
ottocentesca. Risalta, soprattutto, la differenza con quella di
metà Ottocento, sostanzialmente indifferente alle vicende della
rivoluzione. Con il 1848 la magistratura sembra avere assimilato
il principio dell' « irresponsabilità politica », secondo
la quale il corpo doveva essere responsabile soltanto verso le
autorità disciplinari interne. È qui dunque che si chiuderà il
percorso del saggio intorno alle categorie che regolavano il rapporto
tra il giudiziario ed il potere nell'epoca pre-costituzionale.
Jean-Louis Fournel - Jean-Claude
Zancarini
Une histoire italienne
Les auteurs s’interrogent sur les jugements préconçus
qui ont amené la condamnation de Sofri, Bompressi et Pietrostefani.
Ils resituent le meurtre de Calabresi dans la conjoncture politique
et sociale du début des années 1970. Ils mettent en évidence les
enjeux qui ont sous-tendu, au moment où l’affaire est devenue
publique, en 1988, les positions et les interventions d’une fraction
de la magistrature, de la legione Pastrengo des Carabiniers ou
d’une tendance du Parti Communiste Italien. Cette lecture historico-politique
du meurtre du commissaire Calabresi et de l’affaire Sofri met
en évidence des responsabilités politiques, des lectures historiques
et des préjugés politiques qui ont joué un rôle déterminant dans
la façon dont la justice est intervenue. Elle rappelle la nécessité
impérieuse de faire l’histoire de ces années de bouleversement
politique et social sans se laisser abuser par des certitudes
préalables et partisanes.
Gli autori s’interrogano sui giudizi preconcetti
che hanno determinato la condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani.
Collocano l’omicidio Calabresi nella congiuntura politica e sociale
dei primi anni ’70, e fanno luce sul gioco d’interessi che, nel
1988, quando il caso è diventato pubblico, ha condizionato le
posizioni e l’operato di una frangia della magistratura, della
legione Pastrengo dei Carabinieri o di una corrente del Partito
Comunista Italiano. Questa lettura storico-politica dell’omicidio
del commissario Calabresi e del caso Sofri evidenzia le responsabilità
politiche, le interpretazioni in chiave storica e i pregiudizi
politici che hanno giocato un ruolo determinante nelle modalità
d’intervento adottate dalla giustizia. Infine, rinvia all’impellente
necessità di rifare la storia di questi anni di sconvolgimento
politico e sociale senza lasciarsi fuorviare dalle certezze aprioristiche
e di parte.
Alessandro Gamberini
Anatomie d’une condamnation.
Arbitraire judiciaire et logiques inquisitoires dans
le cas Sofri
L’article entend mener un examen du parcours
judiciaire qui a abouti à la condamanation d’Adriano Sofri, Ovidio
Bompressi et Giorgio Pietrostefani pour le meurtre du commissaire
de police Luigi Calabresi. Après avoir rappelé les conditions
de la condamnation des trois anciens militants de Lotta continua
et insisté sur certains aspects contradictoires des déclarations
du repenti sur lesquelles repose l’accusation, l’auteur analyse
une contradiction interne au fonctionnement judiciaire :
celle qui a opposé à plusieurs moments du très long parcours judiciaire
(de 1988 à 2000) les « giudici di merito » (les « juges
ordinaires » qui ont été amenés à se prononcer sur la culpabilité
ou non des inculpés) et les « giudici di legittimità »
(les juges de la cour de cassation, dont la fonction est précisément
de veiller à la légitimité des procédures). L’analyse de la façon
de voir les choses de ces deux instances éclaire la manière dont
l’affaire a été menée : la « preuve logique » (c’est-à-dire,
au fond, un jugement préconçu sur le sens historique et politique
de l’affaire) l’a emporté sur l’absence de preuve « tout
court ».
Il presente articolo intende analizzare il percorso
giudiziario che ha sancito la condanna di Adriano Sofri, Ovidio
Bompressi e Giorgio Pietrostefani per l’omicidio del commissario
di polizia Luigi Calabresi. Dopo aver ricordato le condizioni
della condanna dei tre ex militanti di Lotta continua e insistito
su alcuni aspetti contraddittori delle dichiarazioni del pentito
sulle quali poggia l’accusa, l’autore esamina una contraddizione
interna al funzionamento giudiziario : quella che ha opposto
in diversi momenti di questo lunghissimo iter (dal 1988 al 2000)
i giudici di merito - invitati a pronunciarsi sulla presunta colpevolezza
degli imputati - e i giudici di legittimità - i giudici della
Corte di Cassazione, la cui funzione è esattamente quella di garantire
la legittimità delle procedure. L’analisi delle diverse ottiche
propugnate da queste due istanze chiarisce il modo in cui il caso
è stato condotto : la « prova logica » (vale a
dire un giudizio preconcetto sul senso storico e politico del
caso) ha prevalso sulla pura e semplice assenza di prove.
Alessandro Pizzorusso
Les rapports entre politique et justice en Italie
de l'après-guerre à nos jours
L'auteur se propose de retracer l'évolution des
rapports entre le pouvoir politique et la magistrature de l'après-guerre
à nos jours. Cette évolution, loin d'être linéaire et univoque,
est toutefois commandée par une double volonté au lendemain de
la Libération : éliminer la législation fasciste et assurer la
poursuite d'un mouvement issu de la période libérale en faveur
de l'indépendance de la magistrature. Surtout, en retraçant ce
cadre, l'indépendance de la magistrature italienne ressort bien
avant les affaires de 1992, mais aussi les faiblesses de sa position
institutionnelle. Précisément, l'auteur s'inquiète des menaces
qui pèsent aujourd'hui sur cette indépendance difficilement acquise.
L’autore si propone di tracciare l’evoluzione
dei rapporti fra potere politico e magistratura dal dopoguerra
a oggi. Questa evoluzione lungi dall’essere lineare e univoca,
è tuttavia sorretta da una duplice volontà all’indomani della
Liberazione : eliminare la legislazione fascista e assicurare
la continuità di un movimento, nato nel periodo liberale, in favore
dell’indipendenza della magistratura. Questo percorso mostra l’indipendenza
della magitratura italiana assai prima degli scandali politici
del 1992, ma anche le debolezze della sua posizione istituzionale.
L’autore in particolare si preoccupa per le minacce che pesano
oggi su questa indipendenza difficilmente acquisita.
Diego Quaglioni
Une justice nocturne
Un épisode du règne de Henri II apparaît dans
la République de Bodin (1576 et 1586) comme le symbole
d’une justice pervertie et « nocturne », c’est-à-dire
soustraite aux garanties d’une pratique exigeant des preuves « plus
claires que le jour ». Le rapport entre politique et magistrature,
examiné dans sa dimension pré-moderne, met au premier plan le
problème du lien entre norme morale et norme juridique. La critique
de la conception légaliste du droit, au-delà des lieux communs
d’une littérature centrée sur le « principe de légalité »
comme fondement du constitutionnalisme moderne, montre que le
problème se présente à nouveau aujourd’hui de façon cruciale dans
la crise des démocraties modernes et le conflit actuel entre politique
et magistrature.
Un episodio del regno di Enrico II emerge
nella Republique di Bodin (1576 e 1586) come il simbolo
di una giustizia pervertita e « notturna », cioè sottratta
alle garanzie di una prassi che pretende prove « più chiare
della luce del sole ». Il rapporto tra politica e magistratura,
esaminato nella dimensione pre-moderna, riporta in primo piano
il problema del nesso tra norma morale e norma giuridica. La critica
della concezione legalistica del diritto, fuori dai luoghi comuni
di una letteratura che ha enfatizzato il « principio di legalità »
come fondamento del moderno costituzionalismo, mostra che il problema
si ripresenta oggi come cruciale nella crisi delle democrazie
moderne e nell'odierno conflitto fra politica e magistratura.
Stefania Stoffella
Il diritto di resistenza nel Settecento italiano.
Documento per la storia della traduzione del De iure naturae et
gentium di Pufendorf
La traduction italienne du De iure naturae
et gentium de Pufendorf (1672), qui rendit possible à la moitié
du XVIIIe s. la première diffusion en Italie des doctrines
du droit moderne développées en Allemagne, constitue un événement
très important dans l’histoire de la culture juridico-politique
européenne. La diffusion de la pensée de Pufendorf en Italie fut
réalisée par l’intermédiaire du ‘canal français’ : le traducteur
italien, Giovambattista Almici (1717-1793), s’est conformé à la
traduction française de Jean Barbeyrac (1674-1744) - qui est le
résultat d’une véritable réélaboration du texte original - à laquelle
il a ajouté des rectifications supplémentaires. Dans cette affaire,
Clemente Baroni Cavalcabò (1726-1796) et Giovanni Chiaramonti
(1731-1796) jouent un rôle de premier plan. La correspondance
inédite entre Baroni, attiré par la pensée de Montesquieu, et
Chiaramonti, est un témoignage sur le vif de l’accueil réservé
dans un premier temps en Italie à la pensée politique dérivée
des œuvres de Grotius et Pufendorf. Dans les lettres que nous
publions ici, Baroni justifie le droit de résistance sur la base
des principes naturels. Ces documents offrent donc des éléments
nouveaux pour comprendre dans quelle mesure et avec quelles conséquences
les milieux politiques italiens ont participé à la première circulation
du droit naturel moderne, apportant ainsi une contribution à l’étude
d’une question historique toujours ouverte.
La traduzione italiana del De iure naturae
et gentium di Pufendorf (1672), che permise a metà del XVIII
secolo il primo ingresso in Italia delle dottrine di diritto naturale
moderno maturate in area tedesca, costituisce un avvenimento di
enorme importanza nella storia della cultura giuspolitica europea.
La diffusione del pensiero di Pufendorf si realizzò attraverso
il ‘canale francese’ : il traduttore italiano, Giovambattista
Almici (1717-1793), si è modellato sulla traduzione francese di
Jean Barbeyrac (1674-1744), che è il risultato di una profonda
rielaborazione del testo originario, intervenendo con ulteriori
rettifiche. In questa vicenda un ruolo di primo piano spetta a
Clemente Baroni Cavalcabò (1726-1796) e a Giovanni Chiaramonti
(1731-1796). L’inedita corrispondenza tra il Baroni, attratto
dal pensiero di Montesquieu, e il Chiaramonti è una viva testimonianza
della prima recezione del pensiero politico di matrice groziano-pufendorfiana
in Italia. I documenti che qui si pubblicano, dove il Baroni giustifica
il diritto di resistenza sulla base dei princìpi naturali, offrono
nuove informazioni per comprendere in quale misura e con quali
conseguenze il panorama politico italiano abbia partecipato alla
prima circolazione del diritto naturale moderno, che è un problema
storico ancora aperto.
Antoine Vauchez
La magistrature dans l’espace public. Éléments
pour une analyse du rôle politique des juges dans l’Italie contemporaine
L’article cherche à rendre compte de la concomitance
dans l’Italie des années 1990 d’une critique judiciaire du politique
qui bénéficie d’un écho sans précédent dans l’espace public et
d’une représentation de la fonction judiciaire comme d’une fonction
strictement « notariale » d’inventaire des illégalités
commises. On s’attache ainsi à restituer ces deux éléments apparemment
contradictoires comme un seul et même processus de redéfinition
de la profession judiciaire et de son rôle dans la démocratie
italienne autour d’un nouveau modèle d’excellence, celui forgé
dans la lutte judiciaire contre la criminalité économique, la
corruption politique et le crime organisé.
L’articolo intende illustrare l’effetto concomitante
nell’Italia degli anni novanta di una critica giudiziaria del
potere politico, sorretta da una straordinaria eco nello spazio
pubblico, e di una rappresentazione della funzione giudiziaria
come funzione puramente « formale » di individuazione
delle illegalità commesse. L’autore cerca in tal modo di analizzare
questi due fattori apparentemente contraddittori come un unico
processo di ridefinizione della professione di gudice e del suo
ruolo nella democrazia italiana intorno ad un nuovo paradigma :
quello della lotta giudiziaria contro la criminalità economica,
la corruzione politica e il crimine organizzato.
Frédérique Verrier
Les Amazones : des phobies masculines aux rêves
de femmes…
L’article illustre quelques-unes des manipulations
et mystifications dont font l’objet les Amazones, exemple et précédent
incontournable de femmes guerrières, dans la trattatistique philogyne
et dans la poésie épique du XVIe siècle. Cette revue non
exhaustive est extraite d’une enquête plus systématique sur la confrontation
entre les différents traitements rhétoriques de la femme guerrière
(biographique, trattatistique, historiographique, épique).
L’articolo illustra alcune manipolazioni e mistificazioni
delle Amazzoni, esempio assoluto delle donne guerriere, nella trattatistica
filogina e nella poesia epica del XVI secolo. Questa rassegna non
esaustiva fa parte di un’inchiesta sistematica sul confronto fra i
diversi trattamenti retorici della donna guerriera (biografico, trattatistico,
storiografico, epico).
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