Maurizio Manzin - Università di Trento

Norme per la composizione della tesi

(prof. M. Manzin)

Di seguito vengono indicati  i criteri principali per la composizione dell’apparato critico, della bibliografia e dell’Indice di una tesi di ricerca nelle materie previste dal settore scientifico-disciplinare JUS 20 - FILOSOFIA DEL DIRITTO.

1. Note a pie' di pagina e loro numerazione
2. Bibliografia
3. Criterî di citazione
4. Abbreviazioni
5. Abbreviazioni nelle note
6. Richiami interni
7. Citazioni
8. Indice

Note a pie’ di pagina e loro numerazione

Le note possono essere numerate per pagina, per capitolo, ovvero senza interruzione. Si consiglia di evitare le numerazioni elevate (es. uguali o superiori a tre cifre). Se il numero delle note non è eccessivo, risulta comodo mantenere una numerazione per file.

In generale si costruisca l’apparato con sobrietà, evitando note troppo lunghe e considerando che la sua funzione principale è quella di segnalare le fonti citate nel testo e, in subordine, di riferire citazioni d’appoggio e fornire indicazioni bibliografiche specifiche. In taluni casi la nota può essere utilizzata per dare informazioni puntuali (p.es. biografiche) in modo conciso. Le note non sono glosse medievali! La funzione esplicativa è propria del testo della tesi, non del suo apparato, che deve rimanere snello. Una nota ‘torrenziale’ indica solitamente o che l’argomento è serio (e quindi merita di essere trattato nel testo), ovvero che è del tutto marginale (e allora non merita di essere trattato in nessun luogo della tesi).

Bibliografia

Una buona bibliografia ha sempre carattere tematico. Occorrerebbe evitare di affastellare in bibliografia le opere più disparate, accomunate solo dall’ordine alfabetico. In genere si può suddividere la bibliografia in “fonti primarie” (le opere dell’autore/i cui è dedicata la tesi) e “secondarie” (la letteratura esistente su quell’autore/i), introducendo eventualmente un ulteriore indice per le opere di diverso carattere che sono state utilizzate (“opere di carattere generale”: come enciclopedie, repertori, manuali, dizionari ecc.; “altre opere”: contributi a stampa non strettamente inerenti l’argomento della tesi).

Le fonti primarie, nel caso di autori risalenti, dovrebbero sempre indicare le edizioni più recenti o autorevoli e le traduzioni italiane (e/o nelle lingue moderne occidentali).

Anche delle altre fonti è bene segnalare l’esistenza di traduzioni italiane, specialmente se recenti.

Le opere presenti nelle diverse partizioni della bibliografia non debbono essere indicate con una numerazione, ma in ordine alfabetico e secondo la sequenza:

COGNOME, Iniziale puntata (o Nome), Titolo, (Casa editrice), Luogo, Anno

(v. oltre: Criterî di citazione).

E’ scorretto indicare in bibliografia opere che non si siano potute controllare personalmente: se tuttavia ciò non è stato possibile, e la citazione è ritenuta di particolare rilevanza, è bene dichiararlo (“Non abbiamo potuto controllare direttamente la fonte...”).

Le fonti informatiche (siti web, database ecc.) possono essere raggruppate in un indice bibliografico a parte (es. “Siti internet consultati”) e debbono indicare, oltre alla location del sito, una breve descrizione (es. www.jus.unitn.it/users/manzin/pubblicazioni : Sito web del Dipartimento di Scienze giuridiche di Trento, elenco delle pubblicazioni del prof. M. Manzin [con alcuni contributi in full text]). Occorre evitare di citare motori di ricerca, portali ecc. se non specificamente inerenti l’argomento della ricerca.

Criterî di citazione

Si indicano convenzionalmente i seguenti criterî:

a) per le monografie: COGNOME, Iniziale puntata (o Nome), Titolo, (Volume-Titolo), (Casa editrice), Luogo, Anno (edizione).

Es. ROSSI, M. (o: Mario), Come laurearsi bene e in fretta, III-Giurisprudenza, Edizioni Mangiafuoco, Trento, 19993 [l’apice indica la terza edizione]

—Se il luogo di edizione non è indicato (neppure nel colophon), si scrive: s.d.

—Se l’anno di pubblicazione non è indicato, si scrive: s.a.

—Ma se il luogo o l’anno, per altra via, sono noti allo scrivente, si aggiunge: [ma: Milano] oppure [ma: 1987].

—Se l’edizione citata è recente, ma la stampa originale è alquanto più risalente, si indica l’anno della prima edizione fra parentesi. Es. ...19987 (=1931).

—Se si cita dalla traduzione, lo si indica fra parentesi dopo il titolo originale. Es. GILSON, E., La philosophie au moyen âge, Paris 1952 (= tr. it. La filosofia nel medioevo, a c. di M.A. Della Torre, Firenze 1973).

—L’indicazione della casa editrice, facoltativa, una volta decisa va mantenuta per tutte le opere citate in bibliografia.

—Per la citazione di manoscritti, fonti antiche, incunaboli, stampe cinque-sei-settecentesche, valgono alcuni criterî specifici che saranno indicati direttamente dal relatore;

b) per gli articoli di riviste scientifiche: COGNOME, Iniziale puntata (o Nome), “Titolo dell’articolo”, in Titolo della rivista, numero nell’anno, anno, pp. da- a- .

Es. ROSSI, M. (o: Mario), “Della possibilità di laurearsi bene e in fretta”, in Rassegna trimestrale di filosofia dell’assurdo, 2, 1997, pp. 17-25.

—E’ possibile abbreviare il titolo della rivista. Es. RTFA, oppure: RivTrimFilAss, oppure: Riv. Trim. Fil. Ass. ;

c) per i contributi da atti di convegni, miscellanee di singolo autore o di autori vari: COGNOME, Iniziale puntata (o Nome), “Titolo dell’articolo”, in Autori Vari (o: AUTORE della raccolta), Titolo della raccolta, (Volume-Titolo), (Atti del Convegno “x”, Luogo e data del Convegno), (Casa editrice), Luogo, Anno, pp. da- a- .

Es. ROSSI, M., “Come copiare una tesi di laurea”, in AA.VV., Il plagio tra morale e diritto penale, Atti del XX Convegno della Società Autori ed Editori (Rovereto, 10-13 giugno 1989), Edizioni Mangiafuoco, Trento 1990, pp. 90-107. ;

Es. ROSSI, M., “Come copiare una tesi di laurea”, in ID., Condizione studentesca ed ipotesi di reato connesse, Edizioni Mangiafuoco, Trento 2000, pp. 10-27;

d) per le voci da dizionari, enciclopedie, ecc.: COGNOME, Iniziale puntata (o Nome), s.v. “Titolo della voce”, in Titolo dell’enciclopedia, Volume, (Casa editrice), Luogo, Anno, pp. (o: coll.) da- a- .

Es. CAVALLA, F., s.v. “Topica giuridica”, in Enciclopedia del diritto, 49, Milano 1992, pp. 720-739.

Abbreviazioni

E’ vivamente raccomandato di evitare nelle note sistemi di abbreviazione desueti, come il ricorso continuo all’op. cit. (o anche AUTORE, op. cit.; AUTORE, Titolo parziale... cit.). Se essi potevano risultare confacenti al tempo o in circostanze in cui le opere citate erano relativamente poche, sono tuttavia inadeguati in apparati critici consistenti (immaginiamoci per es. di dover rintracciare il titolo esteso di una fonte indicata con op. cit. a pagina 712: saremmo costretti a scorrere tutte le note delle pagine precedenti sino a ritrovarlo citato per la prima volta, magari qualche centinaio di pagine prima!).

Sarà invece utile ricorrere ad un sistema di abbreviazioni che rimandi ad un indice generale (in genere collocato a inizio o fine testo) dove le stesse abbreviazioni siano sciolte. Si potrebbe, ad esempio, concepire la Bibliografia come “Tavola dei riferimenti bibliografici”: essa sarebbe compilata contemporaneamente all’apparato critico, inserendovi di volta in volta le fonti citate con l’abbreviazione stabilita. Questo sistema, oltre ad essere comodo per il lettore che ritrova immediatamente i titoli estesi, è economico anche per lo scrivente, che di fatto ‘costruisce’ progressivamente l’indice bibliografico mentre compila la tesi, evitando errori o controlli ripetuti (Ho già citato questo testo? Dove?).

E’ ovvio che l’abbreviazione si utilizza per opere citate almeno due volte, mentre l’opera citata un’unica volta comparirà in esteso sia in nota che nella “Tavola dei riferimenti bibliografici”.

Occorre innazitutto stabilire dei criterî generali. Convenzionalmente sono invalsi due modelli fondamentali: l’uno di derivazione umanistica e continentale, l’altro soprattutto anglosassone e derivato dalle scienze applicate; essi sono ormai comunemente in uso in entrambi gli ambiti.

Qualunque sia il criterio prescelto sulla base di una preferenza individuale, le abbreviazioni saranno indicate in ordine alfabetico, e sciolte, nella “Tavola dei riferimenti blibliografici”.

Prendiamo come esempio l’opera (citata in esteso):

MANZIN, M. (o: Maurizio), “Norme per l’individuazione del plagio nelle tesi di laurea” in AA.VV., Il plagio tra morale e diritto penale, Atti del XX Convegno della Società Autori ed Editori (Rovereto, 10-13 giugno 1989), Edizioni Mangiafuoco, Trento 1990, pp. 108-121;

quest’opera, nella “Tavola”, sarà preceduta dalla abbreviazione prescelta (la stessa utilizzata nelle note):

a) secondo il “modello umanistico”: Autore-Titolo:

MANZIN, “Norme”

b) secondo il “modello scientifico”: Autore-Data:

MANZIN (1990)

—In questo secondo caso, se due o più opere del medesimo autore sono state pubblicate nello stesso anno, si distinguerà con l’uso di a, b, c:

es. MANZIN (1990a).

E’ ovvio che, se nella “Tavola” si citano contributi diversi (o di autori diversi) da un’unica fonte (es. da una miscellanea), il titolo della miscellanea sarà esso stesso abbreviato nelle citazioni successive alla prima:

ROSSI, “Come copiare” [oppure: ROSSI (1990)].

ROSSI, Mario, “Come copiare una tesi di laurea”, in AA.VV., Il plagio, pp. 108-121.

Abbreviazioni nelle note

Nelle note a pie’ di pagina l’opera sarà indicata con l’abbreviazione prescelta, seguita dal num. di pag./pagg. donde è tratta la citazione o il riferimento nel testo.

Es. MANZIN (1990), pag. 120 (o: p. 120, o: 120)

—L’indicazione cfr. (o: v.) posta in nota davanti alla fonte citata, si utilizza quando il riferimento nel testo non è virgolettato.

—Se la citazione si estende su due pagine successive (es. pagg. 120-121) si indica con 120 seg. o 120s; se le pagg. sono più di due si usa il trattino (es. pp.120-123, o: 120-3); se le citazioni o i riferimenti sono due o più, distintamente presenti su due pagine successive, non si usa il trattino ma la congiunzione “e” o la virgola (es. pp. 120 e 121; pp. 120, 121); lo stesso se le pagine non sono successive (es. pp. 120, 145, 148).

—Se nella nota x+1 si cita una fonte dello stesso autore/autrice citato nella nota precedente x, esso sarà abbreviato con ID. (o IDEM)/EAD. (o EADEM).

Es.

4 Cfr. MANZIN, “Norme”, pag. 56.

5 Cfr. ID., “Ordine politico”, pag. 123.

Se la fonte è la stessa, si userà ib. (o ibidem):

6 ibidem, pag. 127.

Se anche la pagina è la stessa, si userà soltanto ib. (o ibidem).

Richiami interni

Si sconsiglia l’uso di richiami interni all’apparato critico, del tipo: vedi infra nota 56, vedi supra nota 15, e simili. L’ordine numerale delle note viene infatto continuamente modificato durante la stesura. Lo stesso dicasi per il richiamo (in nota o in testo) a pagine precedenti o successive. Poiché in effetti è difficile stabilire l’ordine definitivo delle note e delle pagine in corso d’opera, sarà più utile limitare i richiami interni alla partizione del testo (es. Si veda al cap.6 §12): donde l’opportunità di ripartire il testo secondo capitoli, paragrafi ecc.

Citazioni

Le citazioni in corpo di testo si indicano tra virgolette. Se sono particolarmente lunghe (il che, in linea generale, andrebbe limitato a pochi e significativi casi), possono essere trascritte senza virgolettatura, in corpo minore e rientrato, separate dal resto del testo mediante un’interlinea doppia.

Le citazioni in lingua classica o straniera, specialmente se di una certa lunghezza (non una o due parole), vanno tradotte in nota a piede, indicando la fonte della tr. it. (se esistente e confacente), ovvero avvertendo che la traduzione è dello scrivente (“Trad. ns.” o “tr. ns.”).

L’uso dei tre puntini deve limitarsi alle brevi parti di testo omesse nella citazione, e non va mai apposto a inizio o fine di citazione. Se le parti omesse sono cospicue (una riga o più) si usano i tre puntini fra parentesi (...). In generale l’omissione di parti di testo dovrebbe riguardare elementi incongrui o accidentali rispetto alle finalità della citazione, e va usata con parsimonia, per non correre il rischio di stravolgere il senso originale del passo citato.

La citazione può essere introdotta dai due punti, nel qual caso la lettera che segue sarà maiuscola, anche se nel testo originale è minuscola (es. Rossi scrive: “Copiare una tesi... è sempre sconsigliato”). Oppure può essere introdotta senza i due punti, nel qual caso segue con lettera minuscola (es. Perché, come dice il Rossi, “copiare una tesi... è sempre sconsigliato”).

Le citazioni non immediatamente essenziali al testo, o corroboranti una citazione già riportata nel testo, o contrarie all’opinione ivi espressa (nel qual caso siano introdotte da vs. o contra) possono essere riportate in apparato, onde non appesantire il testo.

Indice

L’Indice si colloca preferibilmente all’inizio della tesi, secondo l’uso anglosassone dei “Contents”. Esso può limitarsi a riportare i titoli dei capitoli-paragrafi ecc. accanto al numero delle pagine, ovvero può costituirsi come Indice-Sommario, indicando (in corpo minore) accanto al titolo un breve riassunto degli argomenti trattati nel capitolo. L’uso del sommario risulta particolarmente utile al lettore.

E’ bene in ogni caso (e specialmente in assenza dei sommarî) prevedere per ogni suddivisione del testo un titolo corrispondente, evitando le indicazioni puramente numerali (es. Il plagio tra morale e diritto penale. Parte Prima: Profili morali; Parte Seconda: Profili giuridici. Parte Seconda: Capitolo I: Il plagio nel diritto classico; Capitolo II: Il plagio nell’età intermedia; Capitolo III: Il Plagio nelle codificazioni moderne, ecc. Capitolo III: §1: L’esperienza di Common Law; §2: L’esperienza di Civil Law; §3: Il plagio nell’ordinamento giuridico italiano, ecc. §3.1: Il Codice Penale anteriore alla riforma Rocco; §3.2: Successive modifiche della normativa; §3.3: Profili giurisprudenziali; §3.4: Profili dottrinali, ecc.).

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