Convegno organizzato da IDG
Il diritto nella società dell’informazione
Firenze 2-5 dicembre 1998
Sessione n. 4
La formazione del giurista

Intervento di
Giovanni Pascuzzi
Cercare il diritto. Un esperimento di didattica giuridica assistita da calcolatore.
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Sommario. 1. Introduzione. - 2. La scelta del tema: un’opera sui processi. - 3. La scelta dei mezzi espressivi: libro cartaceo + CDROM interattivo. - 4. I contenuti dell’applicazione interattiva. - 5. La fase progettuale: nuove tecnologie e processi cognitivi. - 6. Un esperimento di didattica on-line. - 7. I cambiamenti nell’organizzazione e nelle finalità dell’istruzione universitaria: l’impatto delle nuove tecnologie. - 8. Conclusioni.
 
 

1. Introduzione.

Questo intervento mira ad illustrare perché e come è stata realizzata l’opera Cercare il diritto. Come reperire la legislazione, la giurisprudenza e la dottrina consultando libri e periodici specializzati. L’opera, pubblicata nel 1998 dall’editore Zanichelli di Bologna, si compone di un libro (autore: Giovanni Pascuzzi) e di un CDROM interattivo (autori: Giovanni Pascuzzi e Paolo Gasperi).
 
 

2. La scelta del tema: un’opera sui processi.

La riflessione in ordine alle finalità dello studio universitario del diritto costituisce la premessa ineludibile del lavoro di quanti hanno il compito di formare le nuove generazioni di giuristi. Naturalmente, proprio per questo, il tema è oggetto di vivaci dibattiti (rinfocolati di recente dalla riforma dell’ordinamento didattico del corso di laurea in Giurisprudenza) anche perché sul punto si scontrano concezioni che trascendono il versante più squisitamente educativo e coinvolgono gli stessi paradigmi rispetto ai quali ricostruire i modelli teorici e applicativi del fenomeno giuridico. Per dar conto di siffatta affermazione basterebbe, probabilmente, citare le diverse traiettorie seguite, per educare i giuristi, nell'area di civil law e nell'area di common law (più teorica nel primo caso, più pragmatica nel secondo, sia pure con le necessarie cautele rispetto agli stereotipi classificatori che la rivisitazione di tradizionali contrapposizioni all'interno della western legal tradition ci impone).

Va da sé che in questa sede è impossibile anche solo sfiorare il tema appena ricordato. Ai nostri fini è sufficiente limitare l’attenzione ad un aspetto particolare muovendo da un dato facilmente riscontrabile.

Chi si è laureato in Giurisprudenza anche solo quindicina decina di anni fa ha imparato regole che, in molti campi, possono essere ascritte alla storia del diritto. In poco più di due lustri, infatti, è cambiato totalmente il processo penale, sta cambiando in maniera sostanziale il processo civile, sono state introdotte modifiche significative al codice penale (si pensi alla nuova disciplina dei reati contro la p.a., o alle norme sulla criminalità organizzata), sono mutati i fondamenti del diritto amministrativo (basti ricordare la legge sul procedimento e la riforma delle autonomie locali), ed anche il diritto privato ha conosciuto riforme di non poco momento specie in ragione della necessità di adeguare il nostro ordinamento alle direttive comunitarie (si può citare, a titolo di esempio, l'introduzione della responsabilità da prodotto, fino a giungere alle nuove discipline introdotte nel campo contrattuale e societario).

Malgrado, però, i mutamenti intervenuti, nessuno si sognerebbe di disconoscere valore alle lauree in giurisprudenza conseguite anche solo 15 anni fa. E questo non desta alcuna meraviglia perché il giurista è comunque in grado di aggiornare la propria base di conoscenza e soprattutto è padrone di un metodo di ragionamento.

Le lauree in giurisprudenza non perdono valore con il passare degli anni perché, nell’educazione dei giuristi un posto particolare occupa l’apprendimento dei processi: è certamente necessario fare assimilare taluni contenuti (definizioni, istituti, regole principali, unitamente al lessico specializzato) ma ancor più importante è far capire come si elabora la base di conoscenza (enucleazione dei problemi, applicazione delle regole ai problemi, acquisizione dei meccanismi del ragionamento e dell’argomentare).

In definitiva, quindi, l’educazione del giurista è legata per definizione alla trasmissione di abilità relative ai metodi, alle procedure, ai processi.

E’ utile approfondire il discorso. In particolare occorre mettere in evidenza alcune circostanze che consentono di iscrivere quanto appena ricordato in un contesto più generale.

A) L’approccio tradizionale all’educazione (superiore) aveva in qualche modo accreditato l’idea che l’individuo dovesse trascorrere la prima parte della propria vita ad apprendere nozioni ed abilità: tali nozioni ed abilità sarebbero state poi messe in pratica nella seconda parte della vita, una volta entrati nel mondo del lavoro e/o della produzione. Siffatto scenario sta rapidamente cambiando. L’incremento delle conoscenze, la rapida evoluzione delle tecnologie, l’inevitabile obsolescenza di soluzioni in precedenza applicate, impongono all’individuo di accostarsi in maniera diversa all’apprendimento. Sempre più prende corpo la consapevolezza che l’individuo non può smettere un solo momento di seguire e fare proprie le evoluzioni che intervengono nel campo della conoscenza (pena il rischio di marginalizzazione). Con la locuzione lifelong learning, di recente entrata nel lessico comune, si suole ormai indicare il nuovo approccio all’educazione: l’uomo è destinato ad imparare per tutto l’arco della vita e deve maturare la flessibilità (soprattutto intellettuale) necessaria a ridefinire in continuazione le proprie modalità di lavoro al fine di mettere in pratica le nuove conoscenze acquisite. Non è un caso, del resto, che l’Unione Europea abbia posto l’accento sul lifelong learning varando appositi programmi comunitari. Agli individui è chiesto di incrementare ed aggiornare in continuazione la propria base di conoscenza (quale che sia il campo concreto di attività). Nella prospettiva appena indicata, i contenuti in quanto tali (soggetti ad obsolescenza e ad apparire comunque parziali) finiscono sullo sfondo come esito finale di una (continua) ricerca. Il nuovo approccio inevitabilmente pone l’accento sui processi: è importante sapere come aggiornarsi, come appropriarsi delle nuove acquisizioni, come interagire con le tecnologie più avanzate, come ridefinire le metodologie di lavoro.

B) Lo scenario che oggi domina le esperienze giuridiche occidentali è caratterizzato da una produzione imponente di testi e materiali. Chi convive quotidianamente con la produzione normativa sovranazionale, oppure rileva l’accresciuta prolificità del Parlamento, ovvero cerca di orientarsi nel diluvio di disposizioni adottate da autorità amministrative o, ancora, prova a controllare l’incremento esponenziale delle pronunce giurisprudenziali o, infine, cerca di trovare conforto nella messe di contributi dottrinali, non farà certo fatica a condividere quanto affermato.

Per la verità, quanto avviene in campo giuridico rappresenta un aspetto di un fenomeno più generale. Dalla comparsa sul pianeta in poi (e con un tasso di crescita che ha raggiunto vette inimmaginabili negli anni a noi più vicini), l’umanità ha compiuto progressi enormi in tutti i campi. Il dominio della natura, insieme all’evoluzione del pensiero e delle forme espressive, si è sostanziato nella nascita di molti saperi (dai più nobili come la fisica, ai più odiosi come il pettegolezzo) e nell’accumulo spaventoso di conoscenze. I saperi, dandosi un proprio statuto epistemologico, si sono organizzati in scienze e queste ultime hanno utilizzato le conoscenze già raggiunte per produrre nuova conoscenza.

Un modo banale, non esaustivo (perché indifferente alla qualità), ma sicuramente immediato di visualizzare questa realtà è il numero immane di volumi, quantificabili nell’ordine dei milioni, presenti nelle biblioteche. Va da sé che la conoscenza può essere ritrovata in una varietà di forme: dai c.d. "documenti di pietra" (come le opere architettoniche di una civiltà) fino alla letteratura grigia (spesso veicolo di dati importantissimi per la ricerca) passando per le arti figurative, visive e sonore. Il libro, però, è certamente il modo più intuitivo per conservare e trasmettere il sapere.

È evidente, quindi, che il problema del rapporto con il patrimonio sapienziale accumulato nel tempo si pone in tutti i campi dello scibile. Se migliaia e migliaia di ricercatori hanno condotto esperienze e ricerche in una pluralità di settori, occorre chiedersi in che modo si fa tesoro di quelle ricerche ed esperienze e dei risultati conseguiti sul piano conoscitivo.

In una situazione quale quella descritta si verifica una radicale trasformazione nelle condizioni dell’apprendimento. E’ importante non più o non tanto sapere qualcosa, ma sapere in che modo accedere alle conoscenze ed elaborarle (ancora processi, quindi).

C) Appartiene ad un passato forse di impronta romantica la convinzione che il progresso dell’umanità (in qualsiasi campo dello scibile) possa essere frutto dell’idea o della scoperta concepita o realizzata dal singolo nel chiuso del proprio studio e della propria isolata riflessione. L’evoluzione della conoscenza è sempre più prodotto dell’impegno di molte persone. Il successo finale e collettivo è funzione della capacità di comunicare (e confrontarsi) dei ricercatori così da condividere i risultati parziali conseguiti.

Le reti telematiche (ed Internet che delle reti è stata definita ‘la regina’) favoriscono la comunicazione ed è certamente da approvare la pratica di ‘mettere in linea’ filoni di attività ed esiti di ricerche.

Non possono, però, essere tralasciate le conseguenze che le nuove pratiche comportano sul piano culturale. La possibilità di creare un modo per rendere disponibile a chiunque e in tempi rapidi l’intera conoscenza accumulata è un sogno risalente dell’umanità. A tale aspirazione si riconnette la stessa nascita delle biblioteche o la predisposizione di strumenti per il reperimento delle informazioni. Internet, in qualche modo, sta dando corpo al sogno appena ricordato: tutta la conoscenza fin qui accumulata viene digitalizzata e riversata nella rete. Sennonché vi è stato chi ha rilevato come il collegamento dei calcolatori e l’integrazione in rete di uomini e macchine prefiguri la nascita di un nuovo soggetto di conoscenza collettivo (o connettivo) diffuso e fluido, che sa e sa fare cose che nessuna sua componente sa o sa fare.

Di qui la necessità di interrogarsi a fondo sui cambiamenti culturali che Internet sta innescando: il nuovo modo di rappresentare, conservare trasmettere conoscenza non può non avere conseguenze sullo stesso modo di organizzare il pensiero (giuridico e non).

Intervenendo sull’argomento, Gianni Vattimo ha tratteggiato un efficace paragone. La filosofia sottesa alla società industriale può essere sintetizzata nell’immagine del motore; un centro unico che attiva la periferia punto di partenza ma anche meta ultima. Sempre a dire del filosofo, invece, la società post-moderna è caratterizzata dalla rete. Quest’ultima non ha centro e non ha neanche un nodo ultimo. Sul versante culturale le conseguenze sono di non poco momento. La rete diventa la metafora di una cultura priva di organizzazione (o di sistema) e in cui manca una struttura gerarchica forte. Nell’alluvione di informazioni che le banche dati forniscono, il sapere non si organizza più intorno a concetti e idee di fondo: si possono accumulare molti dati inerenti ai singoli problemi indagati magari individuati da parole chiave.

Naturalmente non siamo in grado di prevedere se i mutamenti futuri saranno tutti di segno positivo. E’ certo, però, che il processo educativo deve attrezzare le persone in formazione affinché siano in grado di capire le caratteristiche del cambiamento per dominarlo (e non per esserne vittime marginalizzate).

Abbiamo possibilità fino a ieri inimmaginabili di acquisire in tempi brevi quantità sterminate di dati, informazioni, conoscenze. Diventa allora importante far capire cosa è possibile fare con detti materiali una volta che sono in nostro possesso. Il pensiero critico opera correlando molte cose tra loro. Il processo educativo deve far comprendere come si creano relazioni (o associazioni) tra i diversi materiali al fine di raggiungere nuova conoscenza (o risolvere i problemi).

D) I mutamenti appena descritti influiscono anche sul ruolo e sulla figura di chi insegna. Nel momento in cui la conoscenza è sempre più accumulata in nuovi centri di sapere (banche dati, memorie ottiche) il docente non è più colui che (solo) trasmette conoscenze. Il docente aiuta ad orientarsi nella conoscenza, spiega le tecniche attraverso le quali è possibile impadronirsene, suggerisce approcci metodologici, disegna le procedure nella prospettiva di una rielaborazione critica della conoscenza. Con la capacità ormai sconfinata di immagazzinare ogni forma di sapere, il ruolo del sistema educativo (ad ogni livello) diventa sempre più quello di insegnare l’arte e il modo di orientarsi nel sapere. Ancora una volta vengono in rilievo i processi.

E) Esistono due modi fondamentali per apprendere. Si può apprendere grazie al linguaggio (rectius: un sistema simbolico) ad esempio: ascoltando una lezione o leggendo un libro. Oppure si può apprendere attraverso l’esperienza, e cioè osservando la realtà ed interagendo con essa. Nelle aule universitarie il sapere giuridico è trasmesso oralmente alle giovani generazioni attraverso le lezioni del docente. Gli studenti, inoltre, affinano e approfondiscono la loro preparazione consultando i manuali istituzionali, le monografie e/o altri generi letterari. In definitiva questo tipo di approccio privilegia, quasi in senso esclusivo, una sola delle modalità utili alla acquisizione di informazioni. Tutt’altro che sistematica, invece, è la ricerca di situazioni che permettano a chi apprende di fare esperienza diretta come avviene, ad esempio, quando si lavora sulle fonti ovvero quando ci si propone di individuare gli elementi utili alla soluzione di un problema (es.: reperire la legislazione, la dottrina, e la giurisprudenza necessarie per rispondere ad un quesito di natura giuridica). Eppure, a ben vedere, questo diverso approccio consente di far capire meglio come si elabora la base di conoscenza (ovvero: come si riconoscono i problemi, e come si applicano agli stessi le regole): esso infatti rende palesi i processi mentali in cui si articola il lavoro dei giuristi.

Cercare il diritto è un’opera sui processi. Essa si propone di aiutare i giuristi in formazione ad apprendere le modalità per reperire i dati giuridici (normativa, giurisprudenza, dottrina) consultando libri e periodici specializzati.

Se è vero che è sempre più importante sapere: incrementare ed aggiornare le proprie conoscenze; orientarsi nel campo della conoscenza, per trovare le informazioni di volta in volta utili; costruire nuove conoscenze mettendo in relazione i dati trovati; apprendere sulla base dell’esperienza diretta; è facile intuire come mai si è scelto di approfondire il tema della ricerca dei dati giuridici.

In altre esperienze vengono impartiti corsi specificamente finalizzati ad insegnare agli studenti come si trova una legge, come si fa a sapere se essa è ancora in vigore o se è stata emendata, come si ricostruisce l'orientamento della giurisprudenza su un certo conflitto di interessi oppure come si organizza una bibliografia. Nelle nostre università non esiste nulla di analogo e la trasmissione di questo tipo di attitudini è affidata all’impegno dei singoli docenti, magari come attività seminariali integrative di corsi istituzionali. L’esito è che, sovente, gli studenti giungono ad iniziare il lavoro di tesi (ove il possesso della capacità di cercare dati di riferimento è premessa necessaria) senza aver mai aperto un repertorio (di legislazione, dottrina e giurisprudenza), per il semplice fatto che se ne ignora l'esistenza.

In buona sostanza, si insegna a rielaborare i dati giuridici (mercé l’utilizzo di un metodo di ragionamento), ma non a cercarli. Eppure quest’ultima attività (e la connessa capacità di creare, incrementare ed aggiornare la base di conoscenza) è sicuramente propedeutica all’altra. Ed è destinata a caratterizzare il lavoro quotidiano dell’operatore del diritto, attesi i costanti cambiamenti introdotti nell’ordinamento da riforme legislative o da revirement giurisprudenziali: prima di imbastire un qualsivoglia ragionamento è indispensabile possedere (nella versione aggiornata) tutti gli elementi rilevanti che ne costituiscono il fondamento e la trama.

Cercare il diritto si limita ad illustrare le modalità di utilizzo delle pubblicazioni cartacee che diffondono dati giuridici. Alla ricerca computerizzata di leggi, sentenze e dottrina era stato dedicato un altro lavoro.
 
 

3. La scelta dei mezzi espressivi: libro cartaceo + CDROM interattivo.

La conoscenza viene rappresentata e trasmessa ad altri (sì da divenire patrimonio culturale condiviso) grazie alla disponibilità di mezzi espressivi e di comunicazione. Si è già detto che nelle aule universitarie il sapere giuridico è trasmesso oralmente attraverso le lezioni del docente. Gli studenti, inoltre, affinano e approfondiscono la loro preparazione consultando i manuali istituzionali, le monografie e/o altri generi letterari. Le ipotesi descritte costituiscono altrettanti esempi di modalità di rappresentazione e trasmissione del patrimonio conoscitivo. Esse hanno caratteristiche diverse e si rivelano più o meno efficaci in ragione dello specifico parametro preso in considerazione (la contestualità delle presenze rende apprezzabile, nella lezione, la possibilità, per il docente, di riformulare in continuazione i contenuti in conseguenza dei feedback che rinvengono dall’uditorio; per altro verso, la lettura di un libro di testo, se non consente lo stesso grado di interazione, permette una modulazione personale dell’impegno cognitivo).

In ogni caso le modalità espressive appena ricordate non esauriscono la gamma degli strumenti atti a rappresentare e trasmettere conoscenza. Traiettorie nuove (meritevoli di essere esplorate) sono oggi offerte dalle tecnologie informatiche. L’avvento dei computer sta introducendo radicali mutamenti nei processi formativi. Anche nel campo dell’educazione del giurista è possibile usare il calcolatore come strumento per favorire l’apprendimento.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative volte a realizzare software didattico a supporto dell’insegnamento del diritto. Punto di forza di queste applicazioni sono la multimedialità e l’interattività.

A) Multimedialità. I media possono essere definiti come apparati culturali che utilizzano tecnologie per selezionare, raccogliere, immagazzinare, inviare conoscenza in forme rappresentative (sistemi simbolici). Per esemplificare tale definizione si può dire che nel libro tradizionale la tecnologia è rappresentata dalla carta, mentre il sistema simbolico si riduce al testo ovvero al sistema simbolico linguistico.

Nei prodotti multimediali, più sistemi simbolici (testi, immagini, audio, animazioni) vengono coordinati da un computer. Nella comunicazione scritta l’acquisizione delle informazioni segue una precisa sequenza: un elemento succede all’altro. Di fronte ad una immagine il cervello codifica contestualmente tutte le informazioni assunte nel momento della visione elaborandole in parallelo.

B) Interattività. L’interazione è la caratteristica che distingue il computer da alcuni mass-media come ad esempio la televisione (almeno nella sua accezione tradizionale). L’utilizzatore è coinvolto personalmente nella situazione (virtuale) riprodotta dall’applicazione essendo chiamato ad interagire con essa e, quindi, a decidere tempi, modi, traiettorie.

Per questa via si giunge ad individualizzare il processo di apprendimento ovvero a fare in modo che ciascun utilizzatore fruisca dell’opera secondo attitudini e motivazioni personali. E’ infatti possibile approfondire singoli aspetti, passare ad argomenti diversi, creare autonome relazioni tra elementi cognitivi, ripetere più volte lo stesso passaggio, procedere per gradi di difficoltà.

La decisione di realizzare Cercare il diritto è maturata come occasione per condurre un esperimento teso a saggiare le potenzialità offerte dall’informatica sul piano della didattica giuridica. In particolare, avendo scelto di produrre un opera sui processi, si è voluto verificare se detti processi non possano essere spiegati (e trasmessi) in maniera più incisiva ricorrendo ad un mezzo espressivo più ricco e articolato del tradizionale libro cartaceo. Un esempio per tutti: un processo è certamente quello che conduce a trovare una determinata informazione in una pubblicazione specializzata (es.: trovare una certa legge nella Gazzetta ufficiale). Ebbene, tale processo si compone di più tappe che possono essere descritte (ricorrendo al linguaggio naturale) oppure, più semplicemente, visualizzate (ricorrendo alle immagini).

Va da se che la visualizzazione del processo che riguarda una singola pubblicazione consente di imparare un procedimento di valenza più generale. Ogniqualvolta si deve trovare un certo dato occorre seguire determinate tappe: trovare la pubblicazione che riporta quella tipologia di dati, capire in che modo sono strutturati gli indici, scegliere l’indice più utile in relazione agli elementi in nostro possesso (es.: consultare gli indici cronologici se gli elementi posseduti riguardano gli estremi identificativi del dato), capire come è strutturata e impaginata la pubblicazione in modo da dare significato agli elementi che nell’indice corrispondono al dato cercato (es.: numero di pagina e di colonna).

Cercare il diritto si compone di un libro e di un CDROM. Si è scelto di utilizzare due modalità di rappresentazione del pensiero al fine di sfruttare le diverse caratteristiche di ciascuna.

Libro e CDROM non contengono le stesse cose. Certo, alcuni elementi sono condivisi (es.: le spiegazioni relative alle singole pubblicazioni). Ma per la più parte i contenuti non sono sovrapponibili. Nel libro, ad esempio, non v’è l’elencazione degli indici relativi a ciascuna tipologia di pubblicazione, e tanto meno si indugia sulla struttura degli stessi o su come si trova un singolo dato. Del pari nel libro non c’è alcun accenno alla fase di verifica dell’apprendimento (Test). Ciò che manca nel cartaceo caratterizza il CDROM. In quest’ultimo, invece, manca la parte riepilogativa che chiude il libro (si tratta di una specie di ‘pro-memoria’ che permette di conoscere con immediatezza le diverse strategie attuabili per trovare un certo dato: è utile solo se si è già imparato cosa sono i dati giuridici, attraverso quali pubblicazioni gli stessi sono diffusi e come sono strutturate dette pubblicazioni).

Insomma si è ritenuto che l’utilizzo (tanto sul piano dell’autore, quanto su quello del lettore) di entrambe le alternative avrebbe consentito di raggiungere risultati migliori.

Edizioni cartacee ed edizioni computerizzate hanno caratteristiche differenti, risultando ora più incisive le une ora più versatili le altre, a seconda degli obiettivi che ci si prefigge. Non merita, quindi, particolare attenzione chi si imbarca in improbabili predizioni circa la scomparsa del libro (al più, infatti, cambierà l’accezione della parola). Ma, del pari, non è giustificato lo scetticismo di quanti guardano con sufficienza (a tacer d’altro) l’introduzione del computer nel bagaglio culturale dei giuristi anche per i profili inerenti la loro educazione.

È quanto mai indispensabile saggiare tutte le potenzialità dei nuovi mezzi espressivi, ovvero delle forme di comunicazione e rappresentazione della conoscenza rese disponibili dal progresso tecnologico. Cercare il diritto, affiancando al tradizionale libro cartaceo un’applicazione interattiva, si muove in tale direzione.
 
 

4. I contenuti dell’applicazione interattiva.

Il CDROM Cercare il diritto si propone di illustrare i contenuti e le modalità di consultazione delle principali pubblicazioni e tipologie di pubblicazioni (21 in tutto) utili a rintracciare i materiali giuridici.

Le pubblicazioni prese in esame sono raggruppate in 4 categorie (distinguibili per il diverso colore dello sfondo) in ragione della natura della documentazione in esse riportata.

Nella categoria ‘Legislazione’ (colore grigio) sono riportati libri, raccolte e periodici che pubblicano leggi, regolamenti etc. In particolare vengono illustrati contenuti e modalità di consultazione de: la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana; Le Leggi; i Codici; le Raccolte di leggi; i Codici commentati.

Nella categoria ‘Giurisprudenza’ (colore azzurro) sono riportate le riviste che diffondono i materiali giurisprudenziali. In particolare vengono illustrati contenuti e modalità di consultazione de: Il Foro italiano; Il Massimario del Foro italiano; Giurisprudenza italiana; Giustizia civile; I Tribunali amministrativi regionali; Cassazione penale.

Nella categoria ‘Dottrina’ (colore rosa) sono riportati riviste e tipi di generi letterari che diffondono contributi dottrinali. In particolare vengono illustrati contenuti e modalità di consultazione de: Rivista di diritto civile; Rivista trimestrale di diritto pubblico; Rivista italiana di diritto e procedura penale; e di manuali e monografie.

Nella categoria ‘Reperimento delle informazioni’ (colore verde) sono riportati i periodici che aiutano a reperire i materiali giuridici. In particolare vengono illustrati contenuti e modalità di consultazione de: Il Repertorio del Foro italiano; Il Repertorio di Giustizia civile; Il Repertorio delle leggi statali vigenti; Il Repertorio di Giurisprudenza del lavoro; Il Dizionario bibliografico delle riviste giuridiche italiane.

In relazione a ciascuna delle 21 pubblicazioni (o tipologia di pubblicazioni) si possono attivare due possibilità (clickando con il mouse i pulsanti corrispondenti): Informazioni ed Esercitazioni.

Il pulsante Informazioni consente di visualizzare, per ciascuna pubblicazione: le informazioni bibliografiche; la descrizione dei contenuti; l’elenco degli indici; la descrizione dei singoli indici. Il passaggio dall’una all’altra fase avviene clickando sui libri posti in calce alle singole pagine.

Il pulsante Esercitazioni consente di vedere esempi concreti di ricerca di informazioni e/o materiali su ciascuna pubblicazione presa in esame. Per ogni esercizio è descritto l’obiettivo che si vuole raggiungere (es.: trovare una certa legge) e i diversi passaggi che è necessario effettuare per raggiungerlo.

In tutte le pagine è attivo anche il pulsante Memorizza pagina per percorso. Esso consente di memorizzare la pagina in un percorso di consultazione autonomamente costruito dal lettore. (Cfr. infra ‘Percorsi’).

Quando il cursore del mouse cambia forma vuol dire che si sta attraversando una zona attiva. Clickando una volta con il mouse in questa zona succede qualcosa (ad esempio: parte un’animazione, cambia la videata, ci si sposta in un’altra parte del programma, etc.)

In tutte le situazioni dell’applicazione, clickando sull’icona raffigurante la Scrivania si torna sempre alla situazione iniziale. Clickando su Uscita si abbandona il programma.

Lanciato il programma ci si trova nell’ambiente iniziale denominato Scrivania. La situazione iniziale riproduce il tipico ambiente di lavoro del giurista: il suo tavolo di lavoro e la sua biblioteca.

Nella parte inferiore della videata iniziale ci sono tre pulsanti denominati: Introduzione; Struttura CD; Emeroteca.

Il tasto Introduzione attiva una breve introduzione alla ricerca dei dati giuridici ove vengono esposti alcuni concetti fondamentali che è necessario padroneggiare prima di proseguire.

Clickando su Struttura CD, invece, è possibile conoscere tutte le situazioni nelle quali ci si può imbattere navigando nell’applicazione.

Il pulsante Emeroteca fa accedere alla vetrina delle pubblicazioni esaminate nel CD. Clickando su ciascuna categoria (es. Giurisprudenza) compaiono le copertine delle pubblicazioni appartenenti a quella categoria. Clickando su ciascuna copertina compaiono le informazioni bibliografiche relative alla pubblicazione.

La videata iniziale consente di attivare i punti di accesso alle seguenti situazioni: La consultazione sequenziale; I percorsi; La biblioteca; I test.

La consultazione sequenziale. I contenuti dell’opera possono essere consultati in forma sequenziale seguendo il percorso principale (o lineare). Clickando sul video del computer posto sulla destra della scrivania si attiva un percorso che comprende tutte le pubblicazioni (o tipologia di pubblicazioni) riportate nell’opera. Per ciascuna di esse, in sequenza, è possibile visualizzare: la copertina, le informazioni relative alla pubblicazione, gli esercizi di consultazione.

I percorsi. I contenuti del CD possono essere attinti seguendo sequenze diverse. Ad esempio: un percorso può essere costituito da tutte le copertine. Un altro dalle esercitazione relative alle riviste di dottrina e così via. Clickando sul libro dei percorsi è possibile accedere ad una serie di percorsi suggeriti. In ogni caso, nel corso delle consultazione, il lettore può costruire propri percorsi utilizzando il tasto Memorizza pagina per percorso. Quando il tasto, presente in ogni pagina, viene premuto cambia di colore avvertendo che la pagina stessa è stata messa in memoria. Per questa via sono memorizzabili, indipendentemente dalla sequenza concretamente seguita, tutte le pagine visualizzate secondo un proprio ordine. Ogniqualvolta si torna alla Scrivania, l’applicazione chiede se si vuole salvare in un file (consultabile successivamente) la sequenza che è stata memorizzata. Per consultare i file memorizzati (aventi estensione *.lst) occorre entrare nel libro dei percorsi e scegliere dall’elenco che appare quando si clicca su Percorsi personali memorizzati. Un percorso si genera anche se si commettono errori nei test (cfr. infra).

La biblioteca. Cercare il diritto riproduce anche una biblioteca giuridica virtuale cui si accede clickando sulla parte superiore della videata iniziale. Essa è composta da quattro elementi, che ospitano, rispettivamente: Riviste di giurisprudenza; Riviste e libri di dottrina; Raccolte di legislazione; Repertori. È possibile consultare la pubblicazione presente su ciascun scaffale clickando su di esso non appena compare la copertina dell’opera in esso contenuta.

I test. Aprendo (con un click) il libro dei test è possibile valutare il grado di apprendimento raggiunto. Clickando sul tasto Domande, l'applicazione formula delle domande che contemplano tre possibili risposte delle quali solo una è esatta. In corrispondenza della risposta ritenuta esatta occorre segnare una ics (clickando con il mouse). Premendo il tasto Correggi è possibile conoscere gli errori commessi (segnalati in rosso). Premendo il tasto Risposte è possibile conoscere le risposte esatte.

Ogni volta che si commette un errore l’applicazione memorizza la pagina che contiene la risposta che non si è stati in grado di fornire. Quando si decide di abbandonare i test, l’applicazione chiede se si vuole memorizzare (al fine di consultarlo in un secondo momento) il percorso generato dagli errori (ovvero l’insieme delle pagine che se fossero state lette con maggiore attenzione avrebbero permesso di rispondere esattamente alle domande). Per memorizzare il percorso generato dagli errori occorre scrivere il nome con il quale il percorso verrà memorizzato nella maschera che appare quando si esce dai test. Se nel rispondere ai test si commettono più di 10 errori, non viene generato alcun percorso: viene formulato l’invito a consultare per intero il percorso principale. Per consultare i files generati dagli errori, ove siano stati memorizzati, (ed aventi estensione *.tes), occorre entrare nel libro dei Percorsi e scegliere dall’elenco che appare quando si clicka su Percorsi generati dagli errori commessi nei test.

Le frecce. All’interno di ogni percorso, le frecce che compaiono in basso a destra e a sinistra consentono di andare avanti o indietro all’interno del percorso stesso. Se si parte dalla biblioteca, le frecce permettono di tornare alla biblioteca dopo aver esaminata una singola pubblicazione.

Uscita. Per uscire dal programma occorre andare alla Scrivania e clickare su Uscita.
 
 

5. La fase progettuale: nuove tecnologie e processi cognitivi.

Cercare il diritto è un prodotto multimediale perché affida al computer la gestione contestuale di immagini e testi. Per questa via è stato possibile avvalersi delle diverse potenzialità dei due sistemi simbolici.

Cercare il diritto riproduce (in maniera virtuale) l’ambiente nel quale opera il giurista impegnato a rintracciare leggi, sentenze o saggi. Viene ricostruita una biblioteca giuridica. L’utilizzatore è in grado di apprendere in via intuitiva e immediata molti elementi che difficilmente potrebbero essere resi con altrettanta efficacia usando il linguaggio.

L’applicazione visualizza:

- l’organizzazione delle librerie e degli scaffali;

- il modo di catalogare le informazioni;

- l’aspetto esteriore delle principali pubblicazioni giuridiche;

- le singole modalità di impaginazione;

- la struttura di contenuti e indici;

- le procedure atte al reperimento delle informazioni cercate.

Ciascuno di questi elementi poteva essere illustrato ricorrendo al linguaggio naturale (e in alcuni casi ciò avviene: ad esempio quando viene spiegato come si utilizzano i singoli indici). Non v’è dubbio, però, che la visualizzazione concreta dei ridetti elementi raggiunge molto prima l’obiettivo che ci si prefigge (ad esempio: far capire di cosa si sta parlando quando si cita la Gazzetta ufficiale, così da poterla facilmente rintracciare in una biblioteca reale).

Del pari in Cercare il diritto si è cercato di sfruttare l’approccio interattivo.

L’opera può essere letta in forma sequenziale, ovvero come un normale libro cartaceo. Attivando il Percorso completo (clickando con il mouse sul computer che appare alla destra della Scrivania) vengono analizzate in sequenza le 21 pubblicazioni (o tipologie di pubblicazioni) prese in esame). Per ciascuna di esse viene mostrata la copertina, le spiegazioni e le esercitazioni. Come si è già detto all’interno del percorso ci si muove usando le Frecce che appaiono in basso a destra e a sinistra della videata. Ciascuna videata può articolarsi in sub percorsi (es.: le spiegazioni si articolano in: informazioni bibliografiche, contenuti, elenco degli indici, singoli indici) nei quali ci si muove seguendo le tappe numerate indicate in sequenza nella pagina.

Non si deve, però, necessariamente seguire il Percorso completo. L’utilizzatore può scegliere, aprendo (con il mouse) il Libro dei percorsi, tra alcuni Percorsi più limitati prestabiliti. Così si può seguire il Percorso delle esercitazioni o il Percorso delle spiegazioni (in totale ce ne sono una quindicina).

Ancora, esiste la possibilità di seguire un Percorso personalizzato (forse definibile come percorso random, in quanto non suggerito dall’autore). Entrando nella Biblioteca, infatti, l’utilizzatore può ‘prendere’ uno qualsiasi dei volumi posti sugli scaffali, consultare i relativi contenuti cognitivi (prima ricordati) senza alcun ordine che non sia il proprio interesse personale.

Mette conto notare che l’utilizzatore può, in qualsiasi momento, e in qualsiasi situazione, creare e salvare un proprio Percorso personalizzato utilizzando il tasto Memorizza pagina per percorso (presente in ogni pagina): è la modalità più semplice per creare relazioni tra punti diversi dell’applicazione.

Infine un percorso viene generato automaticamente (e salvato se si vuole) dagli errori commessi nel rispondere ai Test. È quasi superfluo rilevare che la possibilità di saggiare il grado di preparazione di raggiunta rappresenta una caratteristica tipica dell’ambiente interattivo che si adatta alle esigenze del fruitore. In questo caso si è cercato di andare oltre offrendo la possibilità di rivedere, in un autonomo percorso, l’insieme delle pagine che contengono i dati che (se studiati con maggiore cura) avrebbero permesso di rispondere esattamente alla domanda. Muovere dagli errori per costruire un percorso significa muovere dalle specifiche esigenze dell’utilizzatore (in questo caso: dalle sue lacune).

Alcune considerazioni meritano di essere svolte sull’ambiente cognitivo.

Come ricordato, l’idea di ‘costruire’ Cercare il diritto aveva l’obiettivo di rendere familiari a quanti si accostano allo studio del diritto, le modalità di consultazione delle principali pubblicazioni cartacee specializzate utili a rintracciare i dati giuridici.

Nel concepire tanto la videata iniziale quanto le animazioni e le singole situazioni, si è cercato di mantenersi il più fedeli possibile alla realtà riproducendo gli ambienti tipici in cui opera il giurista impegnato a reperire i dati giuridici (su supporto cartaceo).

Nell’immaginare le interfacce delle diverse situazioni si è cercato di ovviare ad uno dei possibili problemi che possono insorgere quando si consulta una applicazione interattiva (non sequenziale): il c.d. smarrimento, ovvero la sensazione (per l’utilizzatore) di non sapere a che punto si sia in un percorso. Più in generale può trattarsi della perdita di orientamento insita nel non riuscire a comprendere come rapportare la singola situazione al contesto in cui ci si sta muovendo.

Per ovviare a tali problemi Cercare il diritto adotta due accorgimenti: a) utilizza, come sfondo, un medesimo colore per le pubblicazioni che diffondono la medesima tipologia di documenti (es.: le situazioni in cui vengono esaminate le opere che diffondono materiali dottrinali hanno sempre lo sfondo rosa); b) riproduce (in piccolo in un angolo), nelle situazioni in cui viene approfondita in dettaglio una certa pubblicazione, la copertina della pubblicazione stessa. Ne deriva che, tramite i segnali visivi appena menzionati, l’utilizzatore sa in ogni momento di quale pubblicazione si sta parlando e la categoria (legislazione, giurisprudenza, etc.) cui la stessa appartiene.

L’iter che ha portato alla realizzazione dell’opera ha seguito le tappe che inevitabilmente si devono seguire nell’approntare un lavoro quale quello di cui si discute.

Nella fase finale di verifica, il CDROM è stato visionato da alcuni studenti. Lo scopo era quello di controllare che la consultazione fosse agevole e che risultasse intuitivo clickare sui punti attivi che permettono di muoversi nell’applicazione. La scelta è stata felice perché tutti gli studenti interpellati hanno fatto notare che un certo passaggio era poco intuitivo, dandoci la possibilità di correre ai ripari.

Sin dall’inizio si è escluso che Cercare il diritto dovesse rimanere allo stato di prototipo. Al contrario, l’idea era quella di realizzare un prodotto che potesse essere distribuito nelle librerie. Molto tempo, è stato così dedicato a far sì che l’applicativo non crei problemi al cambiare delle macchine su cui viene impiegato.
 
 

6. Un esperimento di didattica on-line.

Con Cercare il diritto si è voluta realizzare un’opera ascrivibile al genere del software didattico.

Esistono altre modalità di utilizzare l’informatica a supporto dell’insegnamento del diritto. Ad esempio diffondere i materiali di ausilio al corso di lezioni via Internet (nella prospettiva di realizzare una didattica on-line).

E’ forse utile, brevemente, illustrare l’iniziativa posta in essere durante il Corso il Diritto privato comparato svolto presso l’Università di Trento nell’anno accademico 1997-’98.

Il corso, dal titolo, "Il diritto dell’era digitale: un’analisi comparata" ruotava intorno ad un interrogativo che può essere così sintetizzato: "Posto che, storicamente, ogniqualvolta l’uomo ha avuto nuovi mezzi a disposizione per rappresentare, conservare e diffondere il pensiero si sono avuti notevoli mutamenti nelle caratteristiche del fenomeno giuridico sul piano delle regole operazionali, quali sono le caratteristiche del diritto della società che usa i bit per comunicare (ovvero per rappresentare, conservare e diffondere il pensiero)? In che modo il diritto dell’era digitale differisce dal diritto delle epoche precedenti?".

In particolare il corso ha affrontato quattro tematiche principali:

- Computer privacy

- Documento elettronico

- Commercio elettronico

- Opere dell’ingegno nell’era digitale.

Oltre a seguire le lezioni e studiare i libri di testo, i frequentanti si sono impegnati nell’approfondimento di un tema. All’inizio del corso sono stati individuati un certo numero di temi (comunque inerenti i contenuti del corso). I frequentanti, singolarmente o in gruppo, hanno scelto nella rosa il tema di loro interesse sul quale hanno lavorato al fine di giungere alla stesura di un elaborato scritto.

Settimana per settimana venivano messi a disposizione sul web della facoltà tanto i materiali (leggi, sentenze, etc.) di supporto alle lezioni quanto la sequenza delle slides che sarebbero state proiettate in aula.

Agli studenti è stato chiesto (in relazione ai singoli temi approfonditi) di reperire materiali ulteriori che (una volta visionati dal docente) venivano anch’essi resi disponibili sul web. Ai ragazzi, inoltre, è stato chiesto di individuare i possibili links tra i documenti disponibili e soprattutto di condividere gli esiti delle proprie ricerche al fine di attuare, nelle lezioni finali, un dibattito allargato sui risultati raggiunti da ciascuno.

Al termine del Corso è stato distribuito (ai circa 130 frequentanti) un questionario anonimo contenente domande tese ad appurare il tasso di gradimento del corso. A parte due persone che hanno dichiarato di non aver apprezzato ‘l’abbandono della carta’, chi ha risposto (circa il 70%) si è dichiarato soddisfatto o molto soddisfatto dell’esperienza. Molti si sono sentiti coinvolti dal processo di ‘costruzione’ del web relativo al corso (che poi era uno degli obiettivi dell’iniziativa, non a caso inerente ai processi).
 
 

7. I cambiamenti nell’organizzazione e nelle finalità dell’istruzione universitaria: l’impatto delle nuove tecnologie.

L’istruzione universitaria sta vivendo un momento di rapide trasformazioni. E’ sufficiente ricordare in proposito le innovazioni preconizzate dalla c.d. ‘bozza Martinotti’ o la necessità di rapportare il nostro sistema universitario a quello europeo.

Anche nel campo della formazione dei giuristi sono in gestazione novità rilevanti. Si pensi alla istituzione delle scuole forensi che cambierà le modalità di accesso alle tradizionali professioni di magistrato, notaio e avvocato.

Innovazioni importanti sono propiziate anche dall’avvento delle nuove tecnologie. Non a caso la bozza di regolamento interministeriale recante i "Criteri per l'istituzione ed organizzazione delle scuole di specializzazione per le professioni legali" (trasmesso al Ministero di grazia e giustizia per il parere dei competenti organi consultivi il 27/04/98), prevede che tra gli obiettivi formativi e contenuti minimi qualificanti della scuola ci sia l’addestramento alle più moderne tecniche di ricerca delle fonti e l’insegnamento dell’informatica giuridica.

I cambiamenti in atto impongono di rimeditare la stessa organizzazione universitaria (quale struttura che garantisce la produzione e la trasmissione delle conoscenze).

In questa sede ci si limiterà a richiamare brevemente l’attenzione su alcuni aspetti.

A) Strutture e contenuti per la trasmissione di nuove abilità.

1) Aule didattiche. Per poter utilizzare gli elaboratori, è necessario innanzitutto averli a disposizione. E' indispensabile, quindi, che le università si dotino delle apparecchiature idonee. Il primo passo è quello di creare aule informatiche atte ad ospitare più workstations. È auspicabile, inoltre, che le stazioni di lavoro siano dotate di lettori di CDROM e siano collegate in rete, tanto tra loro (rete locale) quanto con le reti di comunicazione (in particolare, Internet).

2) Alfabetizzazione informatica. Molti tra coloro che si iscrivono alla facoltà di Giurisprudenza sono quasi del tutto digiuni delle cognizioni elementari sull'uso degli elaboratori. Su questo aspetto le strutture didattiche non possono rimanere inerti anche perché è ormai impensabile che le università sfornino laureati, destinati per definizione a coprire posti di responsabilità nella società, che non sappiano utilizzare i computer. Cosicché è indispensabile organizzare corsi per introdurre gli studenti ai sistemi operativi e ai pacchetti software più diffusi (wordprocessor, fogli elettronici, database, etc.).

3) Addestramento all'uso delle reti e delle edizioni computerizzate. L'alfabetizzazione di base in campo informatico non può certo esaurire i compiti che le strutture didattiche sono chiamate ad assolvere. A ben vedere, essa rappresenta solo una premessa. Gli studenti di Giurisprudenza devono essere posti in condizione di apprendere le modalità di utilizzazione delle reti di comunicazione e le procedure di consultazione delle banche dati on-line e dei Cd-rom contenenti informazioni di carattere giuridico.

4) Valorizzazione dell'apprendimento del diritto assistito da calcolatore. Software didattici, ipertesti, sistemi esperti sono in grado di agevolare l'insegnamento e l'apprendimento del diritto. È auspicabile che, anche nel nostro Paese, un numero crescente di docenti si dedichi alla produzione di detti strumenti e che gli stessi vengano messi a disposizione degli allievi in maniera sempre più copiosa. In relazione a tale profilo, un aspetto su cui è utile richiamare l'attenzione è quello che attiene alla fase della distribuzione. I prodotti di cui si discute impongono l'adozione di nuove forme editoriali. Accanto o al posto dei supporti cartacei, nelle librerie devono trovare posto i supporti elettronici. Ne consegue che gli editori devono attrezzarsi per pubblicare e diffondere gli strumenti in discorso.

5) Le aule virtuali. Oggi siamo abituati a pensare all'insegnamento universitario come ad una relazione intercorrente tra docente e studenti all'interno di un’aula in muratura. Si tratta di una relazione ben determinata nel tempo e nello spazio. Le reti di comunicazione e telematiche consentono di creare occasioni di interscambio culturale non costrette in spazi fisici specifici e non limitate ad ambiti temporali prefissati. Le discussioni via posta elettronica rappresentano il mezzo per continuare ed approfondire il rapporto educativo instaurato nella lezione tradizionale. Le videoconferenze consentono a docenti che si trovano in posti diversi di intrattenere, contestualmente, gruppi di studenti anch'essi fisicamente collocati in sedi ancora diverse.

6) L'università a distanza. Il nostro sistema universitario ricalca un modello sorto secoli fa quando l’unico modo per accostarsi al sapere era raggiungere ‘fisicamente’ i luoghi dove erano custoditi i libri e dove i Professori trasmettevano la loro conoscenza. La riproduzione del patrimonio sapienziale, in quel contesto, richiede una compresenza fisica in spazi predeterminati. Non passerà molto tempo prima che sia concretamente possibile seguire sul proprio monitor (o, per quel che conta, sul televisore domestico) una lecture sui Torts tenuta da un professore di Harvard, un seminario sul Grundgesetz promosso da un professore di Amburgo, e una lezione di diritto privato comparato impartita a Trento. Ciascuno potrà crearsi un proprio ‘palinsesto’ delle lezioni. Si potrà discutere sull’efficacia didattica di questo diverso modello. Ma, una volta ribadito che il nuovo si aggiunge al vecchio e non lo sostituisce, sarebbe miope negare che si stanno profilando orizzonti del tutto innovativi.

B) Formazione permanente.

Ci si è già soffermati sul fatto che è necessario apprendere durante tutto l’arco della vita. Ne deriva che le facoltà di Giurisprudenza devono attrezzarsi al fine di richiamare periodicamente i propri laureati alla ‘casa madre’ per trasmettere loro nuovi contenuti e nuove abilità. Occorre immaginare iniziative specifiche (es.: i corsi vanno organizzati in modo da tenete presente le esigenze di chi è già inserito nel mondo del lavoro). Di certo l’Università non può delegare ad altri il ruolo che le è proprio (non si capisce perché oggi la formazione di chi già lavora, specie su tematiche innovative o specialistiche, debba essere appannaggio di operatori privati).

C) Il ruolo del docente.

Si è insistito sui cambiamenti culturali che le nuove tecnologie stanno generando. Tali cambiamenti incideranno sulla natura e il ruolo dei soggetti chiamati a formare le nuove generazioni (di giuristi). In questa sede l’argomento può essere solo sfiorato. Un punto merita, però, di essere sottolineato. Se il sapere è sempre più immagazzinato in strutture esterne alla mente umana (banche dati, server, etc.) l’insegnamento non si presenta più come una trasmissione di contenuti da parte di chi sa verso chi non sa (studenti). Il docente diventa un ‘orientatore’ nel sapere che suggerisce metodi, approcci, strategie per muoversi nel sapere e per produrre nuove conoscenze.

D) La valutazione.

Del pari non è possibile affrontare funditus l’altro aspetto che si ricollega a quanto appena esposto. Nel clima che stiamo vivendo è destinato a mutare anche il concetto di valutazione. Non solo perché potranno cambiare le modalità attraverso le quali essa si attua (es.: ricorrendo a procedure informatizzate) ma soprattutto perché potranno variare le attitudini che è necessario valutare.
 
 

8. Conclusioni.

Alla domanda di un intervistatore che gli chiedeva: "A Suo avviso quali sono le materie che si adattano meglio ad essere studiate sul supporto digitale?" il prof. Martinotti (che insegna Sociologia urbana nell’Università statale di Milano sperimentando tecniche di didattica on-line) così ha risposto: "Dipende. Nella mia facoltà, l'esperimento di studio attraverso le tecnologie digitali è stato fatto con me che insegno Sociologia Urbana, piuttosto che con un docente che insegna Diritto Internazionale o Diritto Privato. … E' chiaro che alcune materie possiedono una propensione maggiore verso le tecnologie digitali".

La risposta dell’illustre sociologo sconta probabilmente un luogo comune: quello secondo cui l’insegnamento del diritto segua per definizione un’impostazione di tipo tradizionale restando come tale insensibile alle innovazioni (ivi comprese quelle propiziate dall’avvento delle tecnologie digitali).

I luoghi comuni non portano molto lontano. È anche vero, però, che i giuristi dovrebbero fare di più per sfatarli.

Giovanni Pascuzzi
Associato di Diritto Privato Comparato
nella Facoltà di Giurisprudenza di Trento