La proprietà collettiva nell'era digitale

Responsabile: prof. Giovanni Pascuzzi

 

La riflessione economica e giuridica sulle forme di appartenenza delle moderne tipologie di beni, caratteristiche dell' information society, mette in luce le loro peculiarità in relazione al regime proprietario classico. Si tratta, infatti, di fenomeni la cui spiegazione non può più essere ricercata e spiegata in termini di diritto per eccellenza dell'individuo di matrice settecentesca. Allo stesso tempo, però, sarebbe affrettato pensare di dover coniare concetti ex novo per definire la natura delle forme di appartenenza e gestione dei beni immateriali, tipici del momento storico in cui viviamo. A tal fine, molteplici e polivalenti input di riflessione derivano dalle caratteristiche dell'istituto della proprietà collettiva.

Questo diverso modo di possedere, infatti, che nella sua sintesi massima prevede che il titolare di tutte le risorse ambientali all'interno del demanio civico sia la collettività territoriale locale, ha oggi ragion d'essere non solamente in relazione al bene “terra” (foreste, boschi, zone di pesca, ecc.), ma anche in riferimento ad un moderno bene giuridico: l'informazione digitale.

Distanziandosi, infatti, dalle primitive radici storiche, la forma di appartenenza collettiva assurge al ruolo di modello giuridico, e le sue caratteristiche strutturali si ritrovano nelle “nuove” forme di appartenenza.

Un primo spunto di riflessione, in prospettiva sia giuridica che economica, emerge dall'analisi di un punto fermo che aveva distinto nettamente proprietà comune e libertà di sfruttamento, per non attribuire, irragionevolmente, la qualifica di “fonte d'inefficienza” alla prima. Nella più evoluta prospettiva tale distinguo si può estendere al modo in cui i fruitori delle opere collettive digitali utilizzano tali tipologie di beni immateriali(ad esempio il newsgroup, il chat-channel).

La corrispondenza a cui dinanzi si accennava, si carica di maggior intensità in relazione all'attuale diffusione di una nuova logica: il free and open software. Grazie al particolare tipo di licenza, cosiddetta General Public License (GPL) , il software è espressione del connubio tra la necessità di libera circolazione delle idee nell'ambiente web, e la scoperta di una forma di regolamentazione che permette di disciplinarla.

La sopravvivenza e l'aumentata familiarità del software aperto e libero è dovuta proprio all'individuazione di un meccanismo (le specifiche condizioni generali di contratto espresse nella GPL) attraverso il quale la disponibilità al pubblico dominio del software a codice aperto non diventa causa di una successiva “appropriazione” dello stesso. E' la forma di appartenenza collettiva che diviene garante delle libertà di distribuzione e di modificazione dello stesso software, costituendosi, quindi, come condizione necessaria per la sopravvivenza della nuova tipologia di beni immateriali, caratteristici del periodo storico contemporaneo.